ARTE (1) La “fisicofollia” futurista di ENZO PARRETTA

futurismo-p4070303Potrebbe sembrare un controsenso, ma il fatto che lo spettacolo con aperitivo futurista organizzato il 7 aprile 2009 al Centro Saint–Bénin di Aosta (nella sede e nell’ambito della mostra “Futurismi“) abbia avuto un notevole gradimento fa sì che lo si possa considerare un “fallimento”. Per la provocatoria estetica futurista la “fisicofollia” degli spettacoli doveva, infatti, riuscire a creare una “corrente di confidenza senza rispetto” che, secondo l’ideologo del Futurismo Filippo Tommaso Martinetti, doveva “trasfondere nel pubblico la vivacità dinamica di una nuova teatralità futurista”. Alla luce di ciò si può considerare deludente uno spettacolo, come quello aostano, in cui gli attori (i bravi Enzo Parretta e Domenico Brioschi) non sono stati sommersi da fischi, nè, tanto meno, dal lancio di pomodori ed uova marce. La “colpa” non è stata, certo di Parretta che ha ideato e realizzato la situazione con bravura e meticolosità filologica (deliziosi i costumi, liberamente tratti da disegni di Balla e Depero e realizzati da Laura Duc). I suoi sforzi sono, purtroppo, stati vanificati dal pubblico ormai, in gran parte, assuefatto a considerare gli eventi culturali non come occasione di partecipazione attiva quanto, piuttosto, di sfoggio passivo di “orgoglio intellettuale”. «Le situazioni Futuriste erano una continua provocazione per scatenare “casino”.– ha spiegato Parretta- Visto che non mi è stato permesso di distribuire agli spettatori della frutta di plastica da lanciarci contro, ho ripiegato su degli strumentini, gentilmente prestati dall’Istituto Musicale, da suonare al posto degli applausi. Il loro ricorrere a qualsiasi mezzo per scuotere gli spettatori ha fatto sì che i Futuristi siano stati i primi grandi comunicatori. A loro la moderna pubblicità deve molto». Pubblicità che, non a caso, è anche il campo lavorativo di Parretta che al Futurismo si è appassionato collaborando alla grande mostra “Futurismo & Futurismi” svoltasi nel 1986 a Venezia. «I Futuristi– continua- hanno cercato di scuotere la società scagliandosi contro il “passatismo” ed il bon-ton ipocrita ed esaltando il dinamismo (“marciare, non marcire”), l’“immaginazione senza fili” (né logici né sintattici) e la sinergia tra varie arti e discipline». Cucina compresa, come ha dimostrato lo chef Agostino Buillas del Café Quinson di Morgex che ha preparato delle “uova divorziate” (da una parte purea di patate con sopra un rosso d’uovo e dall’altra crema di carote con sopra l’albume sodo), e gli aperitivi  “Diavolo in tonaca nera” e “Rigeneratore”. «Quest’ultimo– ha spiegato il cuoco- è uno zabaione freddo con granella di noci e banane che in Valle d’Aosta, con l’aggiunta di vino rosso e rosso d’uovo si chiama “pacioccata”. Perché, nomi fantasiosi a parte, la cucina futurista è fatta di mescolanze di gusti che, se all’epoca erano strane, oggi, dosate nella maniera giusta, sono normali e molto gradite».