L’INTERCULTURA tra i popoli? Si può fare

Presente in Valle d’ Aosta dal 1955, l’Associazione Intercultura si occupa di “promuovere e favorire il dialogo e la pace fra i popoli”. Più concretamente, ogni anno l’associazione dà l’opportunità a più di 1.500 giovani valdostani di studiare all’estero e ad altrettanti stranieri di essere ospitati dalle famiglie valdostane.

Da tre anni, inoltre, organizza una Giornata europea del dialogo interculturale che quest’anno ha avuto come clou un concerto svoltosi il 30 settembre alla Cittadella dei Giovani di Aosta. Condotto da Andrea “Sago” Di Renzo, lo spettacolo ha “viaggiato” dalla Valle d’Aosta di “Wandering” e “PolEnTino” all’Ucraina del cantautore YuriY Dmytriyiv, dall’Argentina dell’Associazione SpazioTango al Brasile del fachiro Jeff. Si sono, inoltre, ammirate le percussioni dei Mamima Swan Junior, la danza del ventre delle ragazze dell’Associazione Araba Fenice, l’elettrodance dei “VDAec”, il rap di Face & Flebwoy e i Mad Heroes . Dove lo spirito di “Intercultura” si è incarnato al meglio è stato in una canzone presentata da “La Valle in Rima” . Il titolo, “Si può fare”, riassume il messaggio che le differenze si possono annullare: per uno scopo comune, tutti insieme, in ogni lingua.

A dimostrarlo concretamente ci ha pensato il pool multietnico che l’ha realizzata: la base musicale è opera di Raffaele Neda D’Anello su dei suoni dei fratelli Remy e Vincent Boniface, il testo è, invece, del polacco Mateusz Sebastian, del tunisino Gaiht Hamza e dell’aostano Andrea Sago Di Renzo. Hanno, poi, collaborato il marocchino Samy El Jouarani e Daniele Caregaro. “Razzismo serpente serpeggia tra la gente- vi rappa Sago- ma schiaccio quel mostro come san Giorgio. San Giacomo calabro arabo o slavo, claro che apro anche all’ultimo arrivato.” «Il razzismo è presente anche tra noi giovani- spiega il rapper- Spesso è subdolo, camuffato da una maschera ipocrita di perbenismo. E’ difficile tenere la mente aperta in una società sempre più conformista e venale. E’ quello che sta succedendo anche nel rap: una volta era un modo per essere sè stessi, adesso è diventato un modo per essere qualcuno.»

Presentato ad Aosta il nuovo Cd “Into the Flesh” dei MELODY FALL

Ricordate i “Melody Fall”?  Boy band emo punk torinese, nel 2008 arrivarono alla grande ribalta del Festival di Sanremo con la canzone “Ascoltami”. Bene, è lo stesso gruppo che lo scorso 5 marzo si è esibito al “No Comment” di Quart in un concerto aperto dai valdostani “Wandering”. O, almeno, i membri sono gli stessi- Fabrizio Panebarco (voce e chitarra), Pierandrea Palumbo (basso), Marco Ferro (batteria) e Davide Pica (chitarra)- mentre la loro musica è cambiata. Una svolta stilistica sancita dall’ultimo Cd “Into the Flesh” pubblicato il 2 marzo in Giappone (in Italia uscirà a maggio) che hanno presentato in anteprima proprio al “No Comment”. «Nei due anni che sono passati dal precedente Cd italiano- ci ha detto Panebarco- abbiamo studiato altri strumenti e nuove idee musicali. E’ stato come chiudersi nella foresta delle nostre menti che si materializzerà nel video di “Holy Wood”, il pezzo che apre il Cd portando l’ascoltatore nel mood dell’album.» In effetti, nel video del pezzo, già su YouTube, sembra di ascoltare tutto un altro gruppo, a partire dalle note introduttive di pianoforte che evocano atmosfere minimali. «Avendo studiato piano- spiega il cantante- l’ho usato nel pezzo. Ma ci sono anche parti di violini mai utilizzate prima. Abbiamo cercato di sfuggire alle etichette in cui ci avevano rinchiuso cambiando molti stili: c’è sempre del pop punk ma, anche, il rock’n’roll di “N.K.”, una ballata comeIt can’t be over” e “Revolution”, un pezzo basato su un ritmo elettronico in cui invitiamo tutti a partecipare alla nostra rivoluzione musicale. “Rivoluzione” che, comunque, si deve anche al nostro produttore Andrea Fusini che ha saputo dare al sound uno stile americano che calza a pennello alla nostra musica.» Il ritorno all’uso dell’inglese nei testi esprime la volontà dei “Melody Fall” di puntare al mercato internazionale (sono appena tornati da una tournèe in Russia e Ucraina e a giugno suoneranno in Inghilterra) per sfuggire alle crisi della discografia italiana. «Il mercato italiano si è chiuso in cliché che non ci piacciono, perché se non fai pop melodico e non sei supportato da una major che ti fa andare in televisione hai chiuso. Meglio il Giappone, dove abbiamo molto successo, perché la discografia indirizza l’interesse dei giovani anche su altri tipi di musica, dando spazio a tutti.»