A dispetto di “Caterpillar”, la stella di Naïf Herin si illumina di più

Per la cantautrice valdostana Christine Naïf Herin “M’illumino di meno” è solo il titolo dell’ultimo hit, scelto come inno dell’omonima campagna del programma di Radio2 “Caterpillar”. In realtà, infatti, la stella della trentenne cantautrice valdostana splende sempre più nella scena musicale italiana (e non solo). Lo conferma il coinvolgimento della bravissima Paola Turci nell’omaggio alla grande canzone italiana e francese che il 3 febbraio le due artiste hanno portato sul palco del Teatro Giacosa di Aosta. «Abbiamo selezionato canzoni che, per vari motivi, hanno lasciato il segno, in noi e nel cuore della gente.- aveva spiegato prima del concerto Christine- Io mi occuperò del versante francese, spaziando da canzoni di Edith Piaf, come “Mon manège à moi”, che sono patrimonio culturale dell’umanità, a “Le Vent Nous Portera” dei Noir Désir. Con Paola abbiamo in serbo anche duetti e tante sorprese. Il nostro obiettivo è emozionare gli spettatori, risvegliando le immagini che queste canzoni hanno suscitato in loro.»
Una capacità nella quale le due sono maestre, anche perché conoscono bene la “virtù magica” dello scrivere belle canzoni. Ne è un esempio la recente vittoria di Naïf Herin al concorso per l’inno della campagna “M’Illumino di meno” di “Caterpillar”, in cui la composizione della cantautrice è stata scelta tra le 120 arrivate da tutta Italia. «E’ un grande onore essere chiamata a musicarne la campagna 2012.- afferma Naïf Anche perché negli anni scorsi era stata scelta gente del calibro di Frankie HI-NRG, Bandabardò e Mau Mau.»
Sul palco del Giacosa la cantautrice è stata accompagnata da Simone “MoMo” Riva (batteria e percussioni), Manouche Zena (chitarre), Federico Marchetti (flauti e chitarra classica) e Stefano Blanc (violoncello), formazione che fonde la sua attuale con quella con cui, nel 2005, aveva partecipato per la prima volta alla Saison. Con loro è passata con disinvoltura dalla malinconia di “Les passantes” di Brassens (dedicata a Pierre Aymonod, artista valdostano recentemente scomparso) alla spensieratezza di “Comme Un Garçon” di Sylvie Vartan, dall’ironia di “Couleur café” di Serge Gainsboug al medley rock/punk di “Argent Trop Cher” dei Téléphone e “Tes yeux noirs” degli Indochine.
Gran finale in coppia con Paola Turci a interpretare “Bambini” e la sua “Tous les jours”, che non ha assolutamente sfigurato in una scaletta che raccoglieva la crème de la crème della canzone europea. Non poteva essere altrimenti, visto che nel perfetto incedere emozionale del pezzo Christine è riuscita a cogliere l’essenza degli evergreen: cantare “tous les jours la chanson de ma vie”.
NAIF HERIN festeggia i 30 anni con “La peggior settimana della mia vita”

Il 28 ottobre 2011 sarà un giorno importante per la cantautrice valdostana Christine Naïf Herin. Per un motivo privato (compirà 30 anni) e uno pubblico. Quel giorno, infatti, uscirà nelle sale cinematografiche italiane “La peggior settimana della mia vita”, il film d’esordio del regista Alessandro Genovesi i cui titoli di coda sono accompagnati dalla canzone “L’amore sei tu”, scritta da Christine con Rosalba Pippa, in arte Arisa, che ne è pure l’interprete.
«E’ stata lei a contattarmi- racconta la cantautrice valdostana- Mi seguiva da un po’ di tempo e le serviva un brano ironico. Inizialmente ero un po’ titubante per via delle sue partecipazioni al Festival di Sanremo, che l’hanno resa un’artista molta conosciuta ma, anche, molto pop. Lavorando, però, insieme sul testo di una mia canzone, siamo riuscite a mischiare le carte: per cui io sono diventata un po’ più pop e lei un po’ più… Naïf.»
Ad un primo ascolto del videoclip della canzone (dal 18 ottobre su YouTube), la bilancia della collaborazione sembra, però, decisamente pendere verso una “naïffizzazione” di Arisa. Sia come stile vocale che, naturalmente, per il modo tipicamente “naïffio” con cui la composizione coniuga melodia e swing. Per non parlare del sound, visto che il brano, arrangiato dalla cantautrice, è stato registrato nel “TdEstudio” di Quart con la supervisione di Momo Riva e le chitarre di Andrea “Manouche” Alesso.
“La peggior settimana della mia vita” s’ispira alla serie omonima trasmessa dalla BBC e racconta i dubbi e gli imprevisti che accompagnano la settimana che precede il matrimonio tra Paolo (Fabio De Luigi) e Margherita (Cristiana Capotondi). Situazione sviluppata in modo divertente grazie ad una sceneggiatura piena di ritmo ed un cast che annovera attori del calibro di Monica Guerritore, Antonio Catania e Alessandro Siani.
Prosegue, frattanto, spedita la carriera di Naïf Herin, che, in attesa del nuovo album in lingua francese, ha lanciato su YouTube il videoclip del singolo “Goute-Moi” uscito a giugno per il mercato francese. Un video pieno di gusto e sapore (in tutti i sensi, visto che ambientato in un surreale ristorante) che, come ha scritto una commentatrice su YouTube, sa far sorridere e sognare lasciando, inevitabilmente, fame di lei. Il brano è la traduzione della canzone “Goccia”, scritta per la cantautrice romana Paola Turci con la quale Naïf Herin si esibirà il 3 febbraio al Teatro Giacosa di Aosta per la “Saison Culturelle”.
NAIF HERIN bissa il successo al concorso di STRADE DEL CINEMA

Le “Strade del Cinema” sono infinite. E tornano spesso a incrociarsi. E’ avvenuto ancor più facilmente nell’edizione 2011 dell’omonimo festival internazionale del cinema muto musicato dal vivo, che per il Concorso Giovani Musicisti Europei ha richiamato, a musicare dei “corti” di Charlot, alcuni dei vincitori delle precedenti edizioni. Tra questi Naïf Hérin, vincitrice dell’edizione 2003, che si è esibita al Teatro Romano il 10 agosto.
«La mia carriera ha preso il la da quella vittoria.- ha confessato la cantautrice valdostana- Per cui, quando quest’anno “Strade del cinema” mi ha contattato, ho pensato di riproporre la formazione che aveva vinto nel 2003, richiamando Federico Marchetti che dal 2005 non avevo più visto né sentito. Lui ha accettato subito e quando abbiamo ripreso a suonare sembrava ci fossimo
lasciati solo qualche giorno prima.» Con Christine (voce, basso e synth) e Federico “Sssnakie” Marchetti (flauto e chitarra classica) c’era, naturalmente, Simone “Momo” Riva (batteria).
Era lo stesso trio che il 7 agosto 2003 aveva conquistato la giuria di esperti di “Strade del Cinema” per l’originalità e la raffinatezza del suo commento sonoro al film “Love Nest” di Buster Keaton. Il 10 agosto i tre si sono, invece, cimentati con “The Masquerader” e “The New Janitor” di Charlie Chaplin.«Abbiamo cercato di conferire loro un’aspetto più ampio rispetto al corto comico, dando qualche suggerimento in più con la musica.- ha spiegato Naïf- Anche se l’istinto e la strumentazione sono rimasti gli stessi, rispetto ad otto anni fa c’è adesso una presa di coscienza diversa legata all’esperienza accumulata che da più sicurezza e voglia di mettersi in gioco.» Il risultato è stato eccellente, soprattutto in “The Masquerader”, che col suo ritmo incalzante ha messo in risalto il senso del racconto e l’ironia del gruppo esaltato dal multistrumentismo di Naif e Marchetti. L’happy end tipico dei corti di Chaplin, per Naif ha avuto un’appendice il giorno dopo quando ha saputo di aver vinto il concorso. Con un finale al fotoinish ha, infatti, bissato il successo nel 2003, prevalendo di stretta misura sul chitarrista Federico Ferrandina ed il belga Louis Louis.
Il villaggio universale di Christine Naïf Hérin a BABEL

Alla base di “Tre civette sul comò”, il cd pubblicato recentemente da Christine Naïf Hérin, c’è il tentativo di portare il villaggio in cui la cantautrice valdostana vive in un contesto europeo. Nell’era del villaggio globale, teorizza, infatti, il ritorno ad un villaggio universale fatto di rapporti veri (“l’Italia generosa e premurosa” ricordata in “Annarosa”), di speranze che aiutano a superare i momenti tristi (“Una giornata triste”), di passioni capaci di accendere (“E’ l’inferno”).
Perchè in tempi di “grave solitudine virtuale” c’è più che mai bisogno del potere aggregante di un “saggio Menestrello da Strapazzo” come lei, capace di risvegliare, con una musica dal respiro corale, “un desiderio non solamente mio”.
L’eccezionalità del concerto aostano dell‘otto maggio, inserito nella rassegna “Babel”, sta, invece, nel fatto che, per una volta, è successo il contrario: Christine ha, cioè, riportato la sua musica di respiro europeo nel suo villaggio. Inteso come Aosta, ma, anche e soprattutto, come Vignil, il villaggio di Quart dove vive. Molti dei suoi pochi abitanti erano nelle primi file, a sorridere dei suoi sorrisi e cantare col cuore le sue canzoni- civetta (“perchè cantare fa bene al cuore”) che hanno la “virtù magica” di annegare inquietudini armoniche e melodiche in un’accattivante orecchiabilità.
Una musica essenziale anche nell’organico che l’ha resa, che, oltre a Christine al basso e piano, comprendeva Andrea “Manouche” Alesso alle chitarre e Simone Momo Riva alla batteria (con un’ospitata di Stefano Blanc al violoncello).
Sopra tutto e tutti lei, Christine, con la grinta affinata sotto le “lumières” di centinaia di concerti e la forza dell’artigiana della musica che sa che “la differenza sta nel senso di appartenenza” e che questo non si deve confondere con gli orpelli esteriori (pur avendone pubblicato lo scorso anno un intero cd, non ha cantato nemmeno una canzone in francese).
Una lezione appresa da papà Silvano, “l’uomo dalle poche parole” che in prima fila sorrideva felice. Come pure mamma Daniela, quella che le ripeteva “con la musica non ci puoi campare, ma lo hai sentito tuo padre? Oui maman!”
“Tre civette sul comò”: il nuovo cd dell’artigiana della musica NAIF HERIN

Con la sua musicalità popolare, “Tre civette sul comò”, una delle filastrocche italiane più note, ha conquistato schiere di ragazzi. Dietro l’innocente cantilena cela, però, un fascino sfuggente che è stato, addirittura, oggetto di un saggio di Umberto Eco. Diversi piani di lettura ha anche il terzo cd di Naïf Hérin, in vendita dal 12 aprile, che, non a caso, si intitola proprio “Tre civette sul comò”. Non potrebbe essere diversamente visto che è il frutto maturo delle variegate esperienze che la giovane cantautrice valdostana ha accumulato in otto anni di attività contrappuntati da collaborazioni eccellenti. Da quella con la “New Power Generation”, il gruppo di Prince, al chitarrista Marc Ribot, che ha donato
inquietudine ad alcuni pezzi del suo cd “...è tempo di raccolto”. E’, poi, dello scorso anno l’inclusione di due sue canzoni nel cd “Giorni di Rose” di Paola Turci. Per non parlare delle continue puntate di Christine in terra di Francia, dove lo scorso anno ha pubblicato il cd “Faites du bruit” e partecipato alla prestigiosa trasmissione televisiva “Taratata”. Otto anni di lavoro matto e disperato che hanno forgiato un’ “artigiana della canzone”, come si autodefinisce, capace in quest’ultimo lavoro di costruire dodici “canzoni-civetta” che dietro l’accattivante orecchiabilità celano inquietudini armoniche e melodiche in grado di accontentare i palati più fini. Rispolverando il fascino leggero degli anni felici della canzone d’autore, la cantautrice di Vignil ha saputo coniugare l’immediatezza della musica popolare con sonorità moderne costruite con l’aiuto del marito Simone Momo Riva ed ospiti come Andrea “Manouche” Alesso (chitarre), Stefano Blanc (violoncello) e Dave Moretti (armoniche). “La differenza sta nel senso di appartenenza”, canta ne “L’uomo di poche parole”, uno dei gioiellini di un cd che, nell’era del villaggio globale, teorizza il ritorno ad un villaggio universale fatto di rapporti veri (“l’Italia generosa e premurosa” ricordata in “Annarosa”), di speranze che aiutano a superare i momenti tristi (“Una giornata triste”), di passioni capaci di accendere (“E’ l’inferno”). In un mondo che soffre di “grave solitudine virtuale” c’è bisogno di un “saggio Menestrello da Strapazzo” come lei, capace di risvegliare, con una musica dal respiro corale, “un desiderio non solamente mio”. Così canta in “Il mio Anton scorderò”, l’ultimo brano del disco in cui ha saputo fare sua una canzone di Cesária Évora, tradotta in italiano da Alberto Zeppieri, che sarà inserita in “Capo Verde, terra d’amore”, un progetto per il World Food Programme dell’ONU. Perché anni di esperienze in giro per l’Europa hanno insegnato a Christine la “virtù magica” di trovarsi musicalmente a suo agio tanto tra le sofisticate “lumières” di Parigi (cantata in “La Ville Lumière”) quanto tra le lucciole di una festa di paese (“La festa delle lucciole”). Il segreto, in fondo, è far musica con “dita affusolate d’amore”, le stesse della sua “Annarosa” che dei panni della gente che lavava sapeva conservare le avventure, riconoscere i dolori, mettere da parte petali di rosa.
CHRISTINE NAIF HERIN prende il volo
Se c’è una valdostana che aspetta con ansia l’apertura del nuovo aeroporto di Saint-Christophe, quella è Christine Naïf Herin. «Quando l’apriranno- spiega la cantautrice valdostana- sarò la musicista più contenta del mondo perché così potrò volare direttamente a Roma e Parigi.» Tanta felicità si spiega sapendo che Christine è attualmente l’unica musicista valdostana (con Dari) ad avere spiccato il volo (tanto per rimanere in
argomento) verso la scena pop nazionale, e, proprio per questo, è costretta a viaggiare “come una pallottola impazzita” tra l’Italia e la Francia. Martedì 29 dicembre era, per esempio, negli studi milanesi della celebre trasmissione di Radiodue “Caterpillar” dove “Miss Fette di Brie” (come l’hanno soprannominata i due conduttori storpiando il titolo di una sua canzone) si è prodotta in un entusiasmante live acustico con il batterista Simone “Momo” Riva e il chitarrista Manouche. Oltre a programmarne in continuazione i brani del Cd “…è tempo di raccolto”, Filippo Solibello e Massimo Cirri hanno fatto della versione “naiffia” di “Minuit Chretiens” la colonna sonora delle puntate natalizie. «Sono i miei principali sostenitori.In questo momento di crisi dell’industria musicale bisogna ripartire dal rapporto che l’artista riesce a creare col pubblico che, ricordiamolo, é il primo fruitore della musica. Il mio pubblico non è fatto di fans isterici ma di sostenitori consapevoli, che, aumentando di giorno in giorno, mi ricaricano di energia consolidano l’autonomia della mia musica. Anche per questo ho regalato loro una mia versione di “Minuit Chretiens”. Questo rapporto, nato nei concerti, è div
entato, poi, ancora più stretto da quando distribuisco direttamente i dischi attraverso la mail mistribuisco@gmail.com.». E già, perché, a fronte dell’entusiasmo crescente del pubblico, c’è il disinteresse ottuso dei discografici italiani che ha costretto Christine a autodistribuirsi il Cd “…è tempo di raccolto”. Per fortuna in Francia è stata, invece, accolta a braccia aperte, tanto che sta per pubblicarvi il Cd “Faites du bruit” che verrà presentato alla stampa il 12 gennaio a “La Boule Noir” di Parigi, e successivamente, in Belgio (il 14 gennaio a “La Piola Libri” di Bruxelles) e Lussemburgo (il 16
gennaio al “D:QLIQ”). «In Francia ho trovato con facilità produzione, distribuzione e ufficio stampa. Si sono, anzi, mostrati molto stupiti che in Italia nessuno mi abbia aiutata. Ma non è un caso che in Francia si suoni moltissimo dal vivo e il livello sia sensibilmente più alto rispetto all’Italia, dove la devastazione dell’industria discografica tarpa le ali a qualsiasi forma di originalità.» Christine conosce bene la scena musicale giovanile francofona (“così so di che pasta è fatta la concorrenza”) anche perché costituisce l’oggetto di “Radio Naïf”, la trasmissione che da fine ottobre conduce ogni sabato nell’ambito delle trasmissioni regionali di Rai Radiouno. Se, infine, il 27 gennaio prossimo l’aeroporto fosse pronto servirebbe a Naïf per volare a Roma per l’importante concerto che vi terrà quella sera, nell’Auditorium del Parco della Musica, con Paola Turci per la quale ha scritto due canzoni che potrebbero, ma il codizionale è più che mai d’obbligo, essere inserite nel prossimo Cd della cantautrice romana.
E’ tempo di raccolto per Christine “Naïf” Hérin
E’ tempo di raccolto per Christine “Naïf” Hérin. Nella vita come nell’Arte. A giugno è, infatti, convolata a nozze con lo storico fidanzato, il batterista Simone “Momo” Riva («Tranquilli, nulla di serio. Avevo bisogno di due settimane di ferie…», ha scherzato al raduno di “Caterpillar” di Senigallia). Il 16 agosto, invece, durante un concerto al castello di Aymavilles, ha presentato il suo nuovo Cd- “E’ tempo di raccolto”, appunto- che, in copertina, la vede immersa nel campo di grano di Vignil di Quart del padre con in testa una cuffia stereo. A ribadire l’attaccamento alle proprie radici, ma, anche il filo continuo che la lega alla musica. «Era dal 2005 che non pubblicavo un album ufficiale- ha spiegato- per cui ho voluto raccogliere in un CD i brani scritti negli ultimi 4 anni.» I 13 pezzi diventano, così, occasione per un viaggio nell’universo musicale di una cantautrice che ha saputo metabolizzare influenze diversissime, dal funky alla canzone d’autore, per creare una musica “popolare e contemporanea” che sa distinguersi nell’affollatissimo panorama attuale. Canzoni che risultano godibilissime anche quando trattano argomenti delicati come il suicidio: «“Io sono il mare”- ha spiegato- è nata sull’onda emotiva delle notizie di suicidi di adolescenti. Ho cercato di entrare nella loro testa, immaginandomi una persona che si lancia nel mare in un gesto di libertà, perché, in fondo, il suicidio è un liberarsi del mondo abbandonandosi al silenzio». Ma nel Cd ci sono anche canzoni che sanno fare riflettere pur sembrando scanzonate cantilene: «Il senso di “Faites du bruit” è che se c’è qualcosa che ami è meglio che ti dia una sveglia e tiri fuori le unghie. Primo: per salvarti le chiappe. E secondo: per non essere pirla.» Unghie che “Naïf” Hérin sta tirando fuori anche per farsi largo nel difficile mondo della canzone italiana, pieno di se e di ma. «Ho scelto l’autoproduzione perché vendersi ad un agente che fa delle scelte per te può essere pericoloso. Preferisco gestire personalmente i miei sogni. In fondo è anche una forma di terapia, perché, come canto in “I tuoi sogni”, questi permettono di superare gli scogli che ci sono di fronte alle nostre idee. L’importante è abbandonarvisi conservando la coscienza che trattasi di sogni. Sono molto precisa ed autocritica, gli unici momenti in cui mi abbandono sono quando faccio i concerti o compongo. Tutto il resto è un “incubo” frenetico in cui è bellissimo ritagliarsi un po’ di tempo per scrivere canzoni che nascono come un’intuizione che, poi, un po’ alla volta costruisco, fino a farle diventare realtà.» Di magnifiche “intuizioni” nel Cd ce ne sono diverse. Oltre a quelle citate, l’ironica “Oui maman”, l’epica “Piove col sole” e l’intensa “Immensamente” che canta l’illusione di poter vivere per l’ultima volta l’incanto dell’amore prima del definitivo abbandono. Gioiellini suonati coi fidi Momo e Raffaele “Neda” D’Anello ed incastonati nella confezione d’alta classe (dalla grafica al packaging) di un Cd che, purtroppo, è ancora in attesa di trovare una distribuzione a livello nazionale. Per contatti ed ascoltare brani del Cd cliccare http://www.myspace.com/naifspace
FOTO DI DARIO CICCHERO
VIDEO DI “TU M’AS PROMIS” LIVE AL CASTELLO DI AYMAVILLES IL 16 agosto 2009
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