Il filosofo equilibrista BOBO PERNETTAZ espone al Forte di Bard

Si definisce “sarto di legni esausti”, ma l’artista valdostano Bobo Pernettaz è, soprattutto, un equilibrista. Della vita e dell’arte. Che, poi, è la stessa cosa. Anzi un “filosofo equilibrista”, com’è il titolo di una delle opere che da ieri al 9 settembre saranno esposte alla mostra che si tiene nelle Scuderie del Forte di Bard.

E’ ispirandomi a quest’opera (e ad una canzone di Marta sui tubi) che nella didascalia della mostra (e del catalogo) ho scritto: “L’artista è un equilibrista che gioca con la gravità dei sogni che ha nell’anima. Siano note che pezzi di legno. I più bravi sanno come precipitare verso l’infinito.”

Perché i grandi equilibristi sono quelli che hanno sperimentato il vuoto della solitudine, dell’emarginazione, del lutto («l’unico compagno che avevo dopo la morte di mio padre era lo scrosciare dell’acqua della fontana di Brusson», mi confessò una volta), ma, poi, hanno saputo, rimettere insieme i mille pezzi della loro esistenza con la stessa armonia e vita con cui Bobo, nelle sue opere, assembla pezzi di legno recuperati e colorati, trasformandoli in persone, animali, oggetti e scene di vita. 

Composizioni che sanno coniugare la piacevolezza estetica all’introspezione psicologica, l’ironia all’inquietudine. Con dietro la traccia di un preciso disegno e la libertà di chi sa intuire “il mistero del legno parlante”. «Imparò-hanno scritto, infatti, gli alunni della scuola elementare di Jovencan nel catalogo della mostra- che l’arte è nascosta in ogni oggetto, anche in quelli più insignificanti e che un bravo artista deve sempre ascoltare.»

BOBO PERNETTAZ: l’inesauribile “sarto di legni esausti” in mostra all’osteria “La Cave” di Aosta

Molta Arte è nata nelle osterie, che, per lungo tempo, sono state uno dei pochi luoghi di incontro e scambio d’idee. Ecco perché gente come Benvenuto Cellini e Ludovico Ariosto frequentava l’Hostaria del Chiucchiolino di Ferrara, che, fondata nel 1435, è considerata l’osteria più vecchia del mondo. O perché un locale di Arles ispirò diverse tele a Van Gogh. O, ancora, la fama dell’Osteria delle Dame di Bologna, alla quale Guccini ha dedicato “La canzone delle osterie di fuori porta”.

La loro tipica atmosfera bohémiennnè sarà ricreata venerdì 27 gennaio, a partire dalle 18, anche all’Osteria La Cave di via De Tillier 3, ad Aosta, in occasione dell’evento “musical gastronomico” organizzato per l’inaugurazione “postuma” della mostra di Bobo Pernettaz. “Postuma” nel senso che già da qualche giorno undici quadri di questo cinquantanovenne artigiano valdostano fanno bella di mostra di loro sulle pareti dell’osteria, dove rimarranno fin dopo la Fiera di Sant’Orso, godendo della formidabile vetrina che questa offre. Nei lavori questo inesauribile “sarto di legni esaustiha assemblato e stratificato pezzi di legno pregni di vita in composizioni inquiete che sanno coniugare la piacevolezza estetica all’introspezione psicologica.

Il tutto esaltato da un’ironia che si esprime anche in titoli come “Uomo con due uccelli” o “Donna che s’arrovella la vita mentre il suo gatto pasce ignaro”. In “Solitaire ou solidaire?”, ritratto dell’artista naïf Ligabue, si interroga, invece, sul bivio in cui l’uomo prima o poi si imbatte: isolarsi o socializzare?

Il rapporto ludico con l’Arte di Bobo si riflette anche negli happening festosi che caratterizzano le inaugurazioni delle sue mostre. Le ricordiamo, negli anni Ottanta, animate dall’estroso Enrico Thiebat, mentre ultimamente vi suona con regolarità l’architetto, nonchè contrabbassista e chitarrista, Alberto Faccini (a cui Pernettaz ha dedicato il quadro “Alberto pizzica”), che nell’occasione si alternerà con Elio Chamonin, Remy e Vincent Boniface e Massimo Lévêque. Economista, ex assessore e presidente della Siski, quest’ultimo è, anche, insospettabile musicista. «Quando studiavo a Torino facevo piano bar alla Birreria degli Artisti», confessa. Se si creerà l’atmosfera giusta, lo dimostrerà cantando e suonando la chitarra “chiodo” e la tastiera “tascabile” dei fratelli Zublena, gestori de “La Cave”.