JUKEBOX (9)- 21st Century Schizoid Man dei KING CRIMSON

1 King Crimson con Pete Sinfield image

King Crimson PhotoJimi Hendrix, che, secondo Robert Fripp, avrebbe ascoltato i suoi King Crimson nel luglio 1969, sembra sia saltato sulla sedia del “Marquee” di Londra, esclamando: “this is the greatest band on earth.”

Furono, in ogni caso, in molti quelli che cominciarono a pensarlo quel mese, specie dopo l’esibizione del 5 luglio al grande concerto (si parlò di 500.000 spettatori) in memoria di Brian Jones organizzato dai Rolling Stones all’Hyde Park di Londra.

I King Crimson, che si erano costituiti pochi mesi prima, erano stati chiamati ad aprirlo proprio grazie al passaparola delle esibizioni al Marquee, e Mick Jagger sul palco li presentò come una “nuova band che farà molta strada.

107460Il primo pezzo in scaletta fu “21st Century Schizoid Man”, brano epocale sia per l’apocalittico testo di Pete Sinfield (il quinto Re Cremisi) che per l’impatto sonoro devastante costruito dalla chitarra distorta di Fripp, dal sax di Ian McDonald e dalla voce urlata di Greg Lake (alla batteria c’era il fratello Michael).

Inserito nell’album “In the court of the Crimson King“, pubblicato nell’ottobre del 1969, fu definito dal chitarrista dei Who, Pete Townshend, “un capolavoro assoluto“, segnando l’inizio del progressive rock.

Greg-Lake-Robert-Fripp-King-Crimson«La canzone era un avvertimento. - ha spiegato Lake- Se non si stava attenti, l’uomo del 21° secolo avrebbe, infatti, potuto diventare qualcosa di molto spiacevole. Volevamo si riflettesse su dove stavamo andando, perché le parole indicavano una strada che non credevamo il mondo volesse percorrere

McDonald imageCi si è, invece, ficcato così dentro che nel 2012 ha costretto Fripp, leader e fondatore del gruppo, ad annunciare il ritiro dal mondo della musica per potersi concentrare sull’aspetto business della sua carriera. «Non riuscivo più a concentrarmi sulla musica,- ha confessato- quindi ho fatto la scelta di rinunciare alla carriera di artista per gestire l’aspetto finanziario

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la battaglia legale col rapper Kanye West  che ha inserito il sample di “21st Century Schizoid Man” nella “sua” “Power” senza chiedere alcun permesso .

«Cosa è cambiato in questi 40 anni?- ha spiegato Fripp- Che una volta c’era un’economia di mercato e oggi una società di mercato, per cui tutto ha un prezzo. Compresa la morale

UOMO SCHIZOIDE DEL VENTUNESIMO SECOLO


Cat’s foot iron claw
(Zampa di gatto con artiglio di ferro)

Neuro-surgeons scream for more
(Neuro chirurghi urlano a lungo)


At paranoia’s poison door.
(alla porta velenosa della paranoia)

Twenty first century schizoid man
 (Uomo schizoide del ventunesimo secolo)

Blood rack barbed wire 
(Griglia insanguinata con filo spinato)

Politicians’ funeral pyre
 (Rogo funebre di politicanti)

Innocents raped with napalm fire
(Innocenti violentati dal fuoco del napalm)

Twenty first century schizoid man (Uomo schizoide del ventunesimo secolo)



Death seed blind man’s greed
(Semi di morte della cieca cupidigia dell’uomo)

Poets’ starving children bleed 
(Figli dissanguati di poeti affamati)

Nothing he’s got he really needs 
(Lui non ha niente che gli serva realmente )

Twenty first century schizoid man.(Uomo schizoide del ventunesimo secolo)

“O fadista pequenino” LUCIO DALLA ricordato ad Aosta da ANA MOURA, la sacerdotessa del Fado

Destino ha voluto che il concerto aostano della cantante portoghese Ana Moura si sia tenuto lo stesso giorno, primo marzo 2012, della morte di Lucio Dalla. O fadista pequenino“, com’era stato ribattezzato da Argentina Santos, la decana del fado portoghese, quando, nell’aprile 2005, si era esibito al teatro Sao Luiz di Lisbona, vero e proprio tempio del Fado. «Ho avuto il privilegio di cantare in Sicilia con lui e so quanto il Fado gli piacesse.- ha detto, commossa, Ana Moura durante il concerto -E’ un giorno molto triste per la musica di tutto il mondo

Ma tutto il soggiorno aostano della trentaduenne portoghese si è svolto nel segno del fato (e come poteva essere diversamente, visto che Fado deriva il nome dal latino fatum?). Fato avverso (leggasi ritardi aerei) che, il pomeriggio del 29 febbraio, l’ha fatta arrivare con un’ora di ritardo all’incontro con gli studenti previsto alle 19 alla Biblioteca Regionale di Aosta. «In questo momento- ha detto la cantante ai ragazzi superstiti- in Portogallo c’è un progetto musicale di fado in testa all’hit parade, e i giovani come voi si mostrano molto interessati e vogliono imparare a cantarlo e suonarlo.»

Quanto mai propizio è stato, invece, il Fado sciorinato la sera del primo marzo davanti ai 500 spettatori entusiasti del Teatro Giacosa. Accompagnata da un eccellente “colecção” formato da Angelo Freire (guitarra portuguesa), Filipe Larsen (baixo) e Pedro Soares (viola), Ana Moura ha passato in rassegna il meglio dei suoi quattro cd, qualche classico come “Vou dar de beber à dor (“Darò da bere al dolore)” di Amália Rodrigues e la cover di “No Expectations” dei Rolling Stones.

Perché Ana ha la capacità delle grandi interpreti di far propria qualsiasi canzone spremendone l’essenza. Una capacità miracolosa che ha convertito al verbo della musica portoghese musicisti da lei lontanissimi geograficamente e culturalmente come Gilberto Gil, Prince e, appunto, i Rolling Stones. Un’ammirazione non si è limitata a vacue parole, ma si è concretizzata in straordinari duetti, come quello in “Vou dar de beber à dor” con Prince (che nel 2009 è andato a conoscerla a Parigi) o quello, ancor più incredibile, con Charlie Watts nel tributo “The Rolling Stones Project” in cui trasfigurò in modo molto “português” “Brown Sugar” e “No Expectations”. Piacque così tanto che, nel 2007, a duettare con lei in “No Expectations” sul palco dello stadio Alvalade di Lisbona, furono Keith Richard e Mick Jagger in persona. «In fondo è un blues- ha spiegato ad Aosta- che come il fado emoziona e stimola l’anima e la mente.»

Nella serata non poteva, infine, mancare un ricordo di Lucio Dalla, “o fadista pequenino” che aveva, tra l’altro, collaborato con il chitarrista Jorge Fernando che ha arrangiato e prodotto tutti i cd di Ana Moura, oltre ad aver composto pezzi come le stupende “Rumo ao Sul” e “A Penumbra”. «Lucio Dalla ha più volte reso omaggio al Fado- ha detto la cantante- per cui stasera vorrei ricambiare facendo un piccolo omaggio a lui.» E, nonostante le scuse («non la so molto bene»), il concerto si è concluso con una “Caruso” da brividi.