Presentato “Terra mia”, il nuovo cd della cantautrice MAURA SUSANNA

Avrai molto da dire se non ti nasconderai”. Questa frase, che ha scritto nel testo di “Nell’oggi”, deve essere rimbombata a lungo nella testa di Maura Susanna. Perché, anche dopo quarant’anni di onorata carriera e l’unanime riconoscimento come la voce dell’animo popolare valdostano, la cantautrice di Saint-Vincent conserva un’insospettabile fondo di timidezza. La stessa che nei primi anni Settanta l’aveva costretta per un anno a cantare i pezzi di Magui Betemps da dietro le quinte de “La veillá de Tsateilon”. «Ero talmente timida che non riuscivo ad affrontare il pubblico.-ricorda- La timidezza ha continuato ad uscire quando si trattava di cantare le canzoni che componevo, per cui o le distruggevo subito o, pur registrandole, non le ho messe in repertorio. Mi hai sentito mai cantare dal vivo “Il viaggio” e “Predze pa”?» Qualcosa deve, però, essere scattato in lei se la sera del 10 febbraio, al Teatro Giacosa di Aosta, Maura ha presentato un nuovo cd, “Terra mia”, di cui ha scritto 11 canzoni su 13. «Gli impegni lavorativi hanno a lungo rallentato la mia carriera- ha spiegato- al punto che il precedente cd, “Il viaggio”, risale a ben 15 anni fa. Adesso ho ricominciato a provare il piacere di scrivere e, soprattutto, ho il coraggio di non buttare via.» Una sicurezza nuova che si fonda su tre punti fermi: la sua terra, la sua lingua (il patois), le sue radici musicali. Non a caso i momenti migliori del cd si hanno proprio nelle canzoni in cui questi si ritrovano. Come nella title track “Terra mia, madre mia”, nella quale Maura ha curato la versione in italiano di una canzone di Natalie Merchant. O in “Tango”, in cui infiammandosi di “pachòn”, il patois riesce ad esprimere “mots de soie” (al Giacosa è stato eseguito con il bandoneista Ezio Borghese ed i ballerini Paola Indelicato e Alberto Comiotto). O, ancora, “J’ai un amour” in cui, con Giorgio Negro, ha rivestito di note un testo inedito di Enrico Thiébat, che, con Maura e Luis de Jyaryot (nel cd autore del testo di “Tot i tsandze”), costituisce la trinità dei padri della canzone d’autore valdostana. Nuove prospettive le si aprono, poi, quando vola nel “cielo del tempo” di “Lo conto de Gran-a” di Claudio Mantovani trasfigurata dal cameo del multistrumentista Vincenzo Zitello. Uno dei gioiellini del cd è, infine, “Outor du vèn”, grazie ad una grande interpretazione di un suo adattamento in patois del preludio n.20 op.28 di un compositore di belle speranze, tale Fryderyk Chopin. Al Giacosa Maura è stata accompagnata da un gruppo guidato dal tastierista Andrea Dugros (che ha curato tutti gli arrangiamenti e la registrazione del cd) che annoverava Christian Curcio e Marco Brunet alle chitarre, Remy Boniface all’organetto e violino, Beppe Salussoglia al basso e Andrea Urbica alla batteria. E’ stato della partita anche il Coro Alpino di Saint-Vincent, che l’ha affiancata nell’esecuzione di “Les Prisons du Roy- La bergère des Aravis”. Il concerto, inserito nell’ambito della “Saison Culturelle”, è stato ripreso dalla sede regionale della Rai.

TERRA MIA, MADRE MIA

Quando il sole verrà a riscaldare il tuo viso

nulla potrà più far male, perchè tutto un giorno cambierà.

Non morire perchè saremo in tanti con te

ad aiutare la vita rinascere in te non morire perchè

Terra mia, madre mia nel tuo ventre la poesia

lascia il vento ti asciughi il dolore

delle lacrime, no non piangere più

Un bambino verrà senza rabbia sarà

gocce d’acqua e spighe nel palmo terrà

e la voce sarà

Terra mia, madre mia chiudi gli occhi e non andare via

lascia il vento ti asciughi il dolore delle lacrime e poi

nelle mani noi, porteremo sai se mi nuovi riceverai

Cresceranno in te la speranza e il coraggio di amare di più

l’alba della vita vedrai

Nuovi fiori darà e il canto dell’armonia

danzeremo per te, solo per te

…Tu perdonerai, tu rinascerai


Il folk orchestrale di “TradAlp” chiude, ad Aosta, la Fiera di Sant’Orso

Dal 1992 il concerto che il 31 gennaio conclude la Foire de Saint-Ours è organizzato dai “Trouveur Valdoten”, storico gruppo valdostano di musica tradizionale. Si spiega, così, il titolo, Veunt’an“, dello spettacolo che il 31 gennaio 2011 si è tenuto al cinema Giacosa di Aosta, con protagonisti La Kinkerne e l’orchestra folk TradAlp“. Quest’ultima raccoglie il testimone di precedenti formazioni che raggruppavano musicisti provenienti da varie parti dell’arco alpino, che, negli anni, hanno calcato il palco del Giacosa: dai Musikalpina a Le Grand Orchestre des Alpes, che festeggiò il 2000 con più di sessanta musicisti di cinque nazioni diretti da Christian Thoma. E’ stato sempre il compositore ed oboista vadostano a dirigere TradAlp, ensemble nato nel 2008 che riunisce 23 musicisti, provenienti dalle Alpi di Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia e Canton Ticino. Tutti professionisti, accomunati dalla bravura nell’uso degli strumenti tipici della musica tradizionale europea e dal desiderio di aprire nuovi scenari “a cavallo tra antico e moderno, fra tradizione e innovazione”. «Rispetto all’altra esperienza- ha spiegato Thoma- non suoneremo semplici arrangiamenti di brani tradizionali, ma vere e proprie composizioni in cui ho sviluppato i pezzi con sezioni in cui esce fuori la musica classica e altre che hanno un sound jazzistico per l’uso dell’improvvisazione da parte di strumentisti che, ricordiamolo, sono sempre più evoluti. Si tratta di un’evoluzione della tradizione, come indica il nome di un gruppo francese, “MusTraDem”, che è l’acronimo delle parole “musica tradizionale di domani”.» Il progetto si è concretizzato in un concerto d’ascolto di grande impatto, per l’energia sonora, e suggestione, per la varietà timbrica e la particolare rilettura che, pur raffinatamente colta, è riuscita a ricreare l’emozione primigenia da cui i brani sono nati. Un’importante apporto all’ensemble viene dalla Valle d’Aosta, visto che, oltre a Thoma, dell’ensemble fanno parte Mathieu Aymonod (ocarina e piffero) e l’intera famiglia Boniface di Aymavilles: Remy (violino), Vincent (clarinetto, sax soprano e cornamusa), Sandro (fisarmonica e organetto, nell’occasione assente per malattia) e Lilliana Bertolo (voce). «I brani in repertorio- ha concluso Thoma- provengono dalle zone di cui sono originari i musicisti dell’orchestra. Tra questi c’è la “Monferrine de l’aurore”, un pezzo tradizionale valdostano che è nel repertorio dei “Trouveur”. Per ogni strumento ho preparato partiture scritte che richiedono giorni di prove nella nostra sede di “Maison Musique” a Rivoli. Questo ci distingue da altre orchestre folk italiane e ci accomuna alla rete europea del progetto europeo “ENFO” (European Network of Folk Orchestras), promosso dal comune di Vigo, in collaborazione con l’orchestra spagnola “Sondeseu” e la Sibelius Accademy di Helsinki. Grazie a questa rete a fine agosto andremo a suonare in Finlandia.»


JASMINE TRINCA duetta con L’ ORAGE nel film “Ti amo troppo per dirtelo”

1 L'Orage con Jasmine Trinca IMG_5060

1 L'ORAGE Schermata 2014-06-25 alle 06.21.49Che c’azzecca Alberto Visconti con Jasmine Trinca?

Lui è il cantautore valdostano del momento, che con “L’Orage” ha valicato i confini regionali e conquistato la cantantessa Carmen Consoli. Lei, invece, è l’attrice italiana, scoperta da Nanni Moretti, che è entrata nei favori del pubblico italiano interpretando film come “Il caimano”, “La meglio gioventù” e “Romanzo criminale”.

1 L'ORAGE 06-25 alle 06.23.22Indubbiamente quando lei appare sullo schermo “è come una festa” (come canta Visconti in un loro hit), ma fino ad adesso i due non avevano niente a che vedere.

La sera del 9 novembre 2010 si sono, invece, ritrovati sul palco del “Kogin’s Club” di Torino a duettare in “Bang Bang”, un vecchio successo di Sonny & Cher. Alle loro spalle “L’Orage” li accompagnava con un insolito arrangiamento, con tanto di ghironda ed organetto suonati dai fratelli Remy e Vincent Boniface. Davanti, a riprenderli, c’era la troupe diretta dal regista Marco Ponti, quello di film come “Santa Maradona” e dei videoclip di Vasco Rossi e Jovanotti. Il tutto si spiega col fatto che quella che si può definire la “meglio gioventù” musicale valdostana è stata assoldata da Ponti per scrivere la colonna sonora di Ti Amo Troppo Per Dirtelo“, 
un suo film ambientato a Torino che, oltre alla Trinca, ha nel cast Francesco Scianna, Carolina 
Crescentini, Enrico Bertolino.

1 L'ORAGE Schermata 2014-06-25 alle 06.32.08«Ponti- spiega Visconti- E’ un nostro fan, al punto che ha voluto suonassimo al suo matrimonio, regalando bomboniere fatte col nostro cd e sopra i confetti. Doveva fare un videoclip ad una nostra canzone, invece è finito che ci fa fare questa colonna sonora. Nei suoi precedenti film aveva chiamato i “Motel Connection” , questa volta ha scelto noi perché sostiene che stiamo facendo la musica del futuro

Anche grazie al lavoro in studio di registrazione per il film, il sound de “L’Orage” si sta evolvendo. «Stiamo cercando di essenzializzarci, accentuando una velatura di elettronica,- afferma Vincent Boniface- Nell’arrangiamento gothic di “Bang Bang” c’è la vena dei “Dedale”, antesignani del progressive nella musica tradizionale. Per il film avevano preparato anche una versione di “Sous le soleil exactement” di Serge Gainsbourg che, però, non è stata inserita

Nel film NOI CREDEVAMO due garibaldini “per fiction” di Aymavilles

Curioso come nei Mille di Garibaldi che fecero l’Italia non ci fossero valdostani. Eppure l’82% proveniva dall’Italia settentrionale, e quasi duecento erano sudditi del regno Sabaudo di cui la Valle faceva parte. Un parziale e tardivo rimedio arriva, dopo 150 anni, grazie a due garibaldini “per fiction” di Aymavilles. Trattasi dei fratelli Remy e Vincent Boniface, noti membri dei “Trouveur Valdotèn”, che hanno interpretato due camicie rosse nel film “Noi credevamo” di Mario Martone che sarà nelle sale italiane il 12 novembre con un cast che comprende Luigi Lo Cascio, Francesca Inaudi, Toni Servillo (nel ruolo di Mazzini) e Luca Zingaretti (nel ruolo di Crispi). Presentato lo scorso 8 settembre al Festival del cinema di Venezia, il film è stato salutato da sette minuti di applausi ma anche da polemiche per una certa “freddezza” del racconto che poco concede allo spettacolo e che, più che gli entusiasmi, evidenzia le delusioni dei patrioti per le repressioni indiscriminate che seguirono l’Unità e le incomprensioni fra “nuovi” italiani. Diffidenza che si respira anche nella scena che fa da trailer al film, presente su YouTube, in cui i Boniface, schierati con un centinaio di garibaldini sulla costa siciliana, accolgono dei rinforzi che arrivano in barca dalla costa calabrese. «In realtà abbiamo girato nel Cilento, su una spiaggia magnifica in provincia di Salerno.- spiega Vincent Boniface- Interpretavamo due garibaldini che sapevano suonare, per cui la sera, intorno ad un fuoco sulla spiaggia, abbiamo allietato la compagnia intonando canti garibaldini e anticlericali. E’ tra l’altro l’unico momento del film in cui si intravede Garibaldi a cavallo in mezzo alle fiaccole, in una scena che è stata ripresa nella locandina del film.» Tra i canti che vi si ascoltano c’è quello che recita “a Roma a Roma ci sta un papa che di nome fa Pio Nono. Lo butteremo giù dal trono, dei papa in Roma non ne vogliamo più”. «Li avevamo imparati ascoltando dei files ricevuti per posta dalla produzione.- continua Boniface- E’ stata dura insegnarli a 150 comparse sulla spiaggia sotto un sole cocente e 40 gradi di temperatura, visto che le riprese sono avvenute nel luglio 2009.» I Boniface sono stati coinvolti grazie alla segnalazione dell’organettista Ambrogio Sparagna. «Eravamo appena stati suoi ospiti nel concerto del 1° maggio che organizza tutti gli anni al Parco della Musica di Roma. E’ stato in quell’occasione che gli è venuto in mente che un suo amico cercava due fratelli musicisti per interpretare questa scena.» Oltre che per l’indubbia bravura musicale, la scelta è caduta sui Boniface per le loro fisionomie d’antan, dimostratesi già perfette nella Parigi di Rimbaud del 1871 in cui il regista Andrea Tomaselli aveva ambientato il video del brano “Come una festa” de “L’Orage”, gruppo del quale i due condividono la leadership con Alberto Visconti.


L’INTERCULTURA tra i popoli? Si può fare

Presente in Valle d’ Aosta dal 1955, l’Associazione Intercultura si occupa di “promuovere e favorire il dialogo e la pace fra i popoli”. Più concretamente, ogni anno l’associazione dà l’opportunità a più di 1.500 giovani valdostani di studiare all’estero e ad altrettanti stranieri di essere ospitati dalle famiglie valdostane.

Da tre anni, inoltre, organizza una Giornata europea del dialogo interculturale che quest’anno ha avuto come clou un concerto svoltosi il 30 settembre alla Cittadella dei Giovani di Aosta. Condotto da Andrea “Sago” Di Renzo, lo spettacolo ha “viaggiato” dalla Valle d’Aosta di “Wandering” e “PolEnTino” all’Ucraina del cantautore YuriY Dmytriyiv, dall’Argentina dell’Associazione SpazioTango al Brasile del fachiro Jeff. Si sono, inoltre, ammirate le percussioni dei Mamima Swan Junior, la danza del ventre delle ragazze dell’Associazione Araba Fenice, l’elettrodance dei “VDAec”, il rap di Face & Flebwoy e i Mad Heroes . Dove lo spirito di “Intercultura” si è incarnato al meglio è stato in una canzone presentata da “La Valle in Rima” . Il titolo, “Si può fare”, riassume il messaggio che le differenze si possono annullare: per uno scopo comune, tutti insieme, in ogni lingua.

A dimostrarlo concretamente ci ha pensato il pool multietnico che l’ha realizzata: la base musicale è opera di Raffaele Neda D’Anello su dei suoni dei fratelli Remy e Vincent Boniface, il testo è, invece, del polacco Mateusz Sebastian, del tunisino Gaiht Hamza e dell’aostano Andrea Sago Di Renzo. Hanno, poi, collaborato il marocchino Samy El Jouarani e Daniele Caregaro. “Razzismo serpente serpeggia tra la gente- vi rappa Sago- ma schiaccio quel mostro come san Giorgio. San Giacomo calabro arabo o slavo, claro che apro anche all’ultimo arrivato.” «Il razzismo è presente anche tra noi giovani- spiega il rapper- Spesso è subdolo, camuffato da una maschera ipocrita di perbenismo. E’ difficile tenere la mente aperta in una società sempre più conformista e venale. E’ quello che sta succedendo anche nel rap: una volta era un modo per essere sè stessi, adesso è diventato un modo per essere qualcuno.»

LA VALLE IN RIMA canta “IO RESISTO”

A parlare di “Nuova Resistenza” fu proprio il “Presidente partigiano” Sandro Pertini. “Per difendere le posizioni che noi abbiamo conquistato- disse- oggi ci vogliono due qualità: l’onestà e il coraggio. La politica deve essere fatta con le mani pulite. Se c’è qualche uomo politico che approfitta della politica per fare i suoi sporchi interessi, deve essere denunciato!”. Belle parole, rivolte a giovani che la realtà ha, in seguito, sempre più disilluso e demotivato. Non tutti, però. C’è chi continua a “resistere” ad un mondo sempre più spersonalizzante ed “espropriato”, denunciando le cose che, dal suo punto di vista, non vanno attraverso il web e, musicalmente, il rap. Anche in Valle. «Il rap è spietatamente sincero- spiega, infatti, l’aostano Andrea “Sago” Di Renzo- Quello che pensi lo dici. Il suo spirito è urlare le cose che nessuno vuole sentirsi dire.» L’ultimo esempio è il brano “Io resisto”, appositamente scritto da Sago con i fratelli Fabio e Olivier Comai e Remy e Vincent Boniface per lo spettacolo dei “Trouveur Valdotèn” «Résistence 2010- Mémoire actuelle», rappresentato il 22 aprile alla Cittadella di Aosta e e 23  all’Auditorium di Aymavilles nell’ambito della «Settimana della Resistenza» organizzata dall’assessorato regionale alla Cultura. “Resistere a cosa, non ci sono mica i nazi /no, ma lentamente ci tolgono gli spazi”, rappano, infatti, Sago e Fabio riferendosi alla realtà locale dove, a fronte della fine di esperienze giovanili autogestite e decentrate come “La Valle in rima” (“sará che abbiam tirato troppo la corda”), c’è stato l’accentramento in spazi rigidamente controllati (“se dico Cittadella qualcuno mi capisce/ come Cinderella a mezzanotte si finisce”). Il problema, però, è, più in generale, di una società che tende a cancellare “il presente, il passato e anche la storia”, imponendo grazie alla TV una “vita tipo fast food”. La soluzione è collettiva: “se resisto allora sono un partigiano/ basterebbe dire tutti insieme: noi resistiamo”. Di “Io resisto” di “La Valle in rima” Alessandro Di Renzo ha realizzato e caricato su YouTube un video.

IO RESISTO

(Sago) Io resisto qui c’è qualcosa di sbagliato /Qualcuno vorrebbe cancellare il passato/Fare piazza pulita averla vinta /E poi prendere il controllo della nostra vita/Musica trita partita alla tele/ E noi seduti sul divano a far le ragnatele/Io resisto studio piú lingue di Babele/ Voglio viaggiare spiegare le vele/Non credo alla storia dello straniero cattivo/ Meglio Pont st. Martin o Ponte San Martino/Parla con tua nonna conserva la memoria/ Diffida di chi ti da la pappa pronta/La vita che vivo tipo fast food/ Butta giú e non pensarci su/Ma dimmi di sto passo cosa resta dimmi cosa/ Ci tolgono il presente il futuro e anche la storia/

Rit. Davanti agli occhi quanto per desistere / Ma dentro il cuore troppo per resistere/ Ancora voglio insistere/ Ancora ancora

(Sago) Se dico quel che vedo sono troppo politico/ Dovrei far finta di niente e tornare ad esser tímido/Se resisto allora sono un partigiano/ Basterebbe dire tutti insieme noi resistiamo/Resistere a cosa non ci sono mica i nazi/ No ma lentamente ci tolgono gli spazi/ Se dico Valle in Rima qualcuno si ricorda/ Sará che abbiam tirato troppo la corda/Se dico cittadella qualcuno mi capisceCome cinderella a mezzanotte si finisce/Tanto noi siamo distratti noi siamo sempre on line/ Oh baby bye baby bye baby bye bye bye/ Saluta questa vita te la sfilano da sotto il naso/ Apprezzo la mia libertá da quando sono evaso/È la mia libertá ma non me ne faccio niente/ Se non posso condividerla col resto della gente 

Rit. Davanti agli occhi quanto per desistere / Ma dentro il cuore troppo per resistere/ Ancora voglio insistere/ Ancora ancora 

(Fabio Comai) La libertá forzata è dittatura / E a me mi suona tanto di fregatura / Cos’hai dentro al cervello la segatura / Non essere famosi è da paura/ Vestire tutti uguali è da sfigati / Non tutti gli stranieri sono criminali /E poi non tutti i criminali vanno in giro armati /Il mondo non finisce dove finiscono i canali / Lo dice la tivú non è una garanzia/ La fissa dei vaccini è la malattia / Non puoi cambiare il mondo é una bugia /Io penso che sto mondo è anche casa mia /Non trovo religione neanche in Vaticano /Se so di aver ragione io non parlo piano / Se dio mi da la vita io la prendo in mano/ Pensarla a questo modo è partigiano

L’alchimia ethnorock degli “ORAGE”

E’ come una festa”, di nome e di fatto, il primo Cd  appena pubblicato degli “Orage”, il gruppo valdostano guidato da Alberto Visconti e dai fratelli Remy e Vincent Boniface. Pieno, com’è,  di colori musicali, incanti poetici e, soprattutto, di quella sensazione di leggera follia che è garanzia di autentica urgenza creativa. «Il disco- spiega Visconti- ha due chiavi di lettura: i dodici pezzi si possono ascoltare come canzoni slegate che si reggono singolarmente sulle proprie gambe o uniti, a mò di “concept album”, dal filo conduttore della vita e alle opere di Arthur Rimbaud.» Si parte, infatti, dall’infelice infanzia del poeta francese nella provinciale Charlesville (“La fête du village”, rilettura rock di una canzone della valle di Cogne) per raccontare, poi, dello scontrò con il gruppo dei poeti parnassiani (“E’ come una festa”, resa popolare dal video caricato su YouTube) e dell’ironica accoglienza che il professore Georges Izambard riservò alla sofferta “Le Coeur Supplicié” (“Il novello Anarchista”, ispirata al canto popolare “Il galeone”). «Nacque li’- prosegue Visconti-quel senso di disgusto ed inadeguatezza nei confronti della norma che portò Rimbaud a cercare la compagnia degli sbandati e, tramite una “lunga e ragionata sregolatezza di tutti i sensi”, provare a raggiungere, alchemicamente, una condizione dell’anima superiore.» Se per Rimbaud non diede i frutti sperati, l’alchimia si rivela, invece, perfettamente riuscita nel Cd degli “Orage” nel quale le canzoni di Visconti si trasformano in intrigante ethnorock grazie ad arrangiamenti in cui si fondono le due anime del gruppo: quella rock di Stefano Trieste (basso) e Florian Bua (batteria) e quella etnica di Ricky Murray (percussioni), Matteo Crestani (chitarre e oud) e dei fratelli Remy (violino, organetto, ghironda) e Vincent Boniface (organetto, clarinetto e sax soprano). «Anche se sono io che scrivo le canzoni- confessa Visconti- è talmente forte l’intervento negli arrangiamenti dei Boniface che li ho inseriti come coautori.» Tra gli autori c’è anche lo scrittore torinese Dario Voltolini, che ha riletto la rimbaudiana “Vocali” nella struggente “Queste ferite sono verdi”. Il Cd, autoprodotto, sarà venduto nel corso dei concerti del gruppo. A cominciare da quello del 1° maggio, all’Auditorium del Parco della Musica di Roma, in cui gli “Orage” saranno tra i protagonisti della terza edizione di “Si canta Maggio”, la festa dei canti di lavoro della tradizione popolare italiana organizzata da Ambrogio Sparagna. Nell’occasione Visconti canterà anche “Qu’et arevà” di Luis de Jyaryot, a conferma del filo che unisce Visconti alla parte più nobile del cantautorato valdostano.