Il blog di Gaetano Lo Presti

GOCCE DI MEMORIA GIORNALISTICA

Sull’altalena emotiva di SIMONE CRISTICCHI alla Cittadella di Aosta

La seconda edizione del “Little City Contest” si è conclusa il 5 agosto con un concerto, alla Cittadella dei Giovani di Aosta, della valdostana Christine Naïf Herin e di Simone Cristicchi. L’ultima volta del cantautore romano ad Aosta era stata il 3 giugno 2010, quando aveva vinto il Premio Mogol (ex aequo con Edoardo Bennato) per il testo della canzone “L’ultimo valzer”. In quell’occasione Mogol aveva commentato: «è una poesia che avrebbe potuto scrivere Charlie Chaplin, che sapeva come fare ridere e piangere nello stesso tempo». E’ una caratteristica che accomuna tutta la produzione di questo abilissimo “fabbricante di canzoni” che sa conciliare, come pochi, il suo lato romantico e nostalgico con quello più scanzonato e pungente.

«La cifra stilistica dei miei dischi e del concerto di Aosta è proprio questa altalena emotiva.- ha ammesso, prima del concerto, Cristicchi- Al punto che lo definisco un concerto “all inclusive”, per cui, sulla falsariga di Gaber, passerò da pezzi scanzonati come “Meno male” e “Vorrei cantare come Biagio Antonacci” a “Ti regalerò una rosa”, intercalandoli con monologhi tratti dai miei spettacoli teatrali.» Tra questi un breve estratto di “Li Romani In Russia”, il monologo teatrale che racconta le peripezie dei romani della Divisione “Torino” in Russia, durante la seconda guerra mondiale (lo spettacolo sarà, tra l’altro, in cartellone nella prossima “Saison Culturelle”). «Tra quei romani c’era mio nonno Rinaldo che, seppur con un principio di congelamento, è stato uno dei pochi a tornare. Mi piace scavare nella storia delle persone con un approccio puro, senza pregiudizi, e, poi, mettere assieme il mosaico di memorie raccolto

Quando, però, lo stesso metodo lo ha usato per fatti a noi più vicini, come quelli della scuola Diaz e della caserma di Bolzaneto durante il G8 del 2001 a Genova, ne è nata una canzone, come “Genova brucia”, premiata da Amnesty International ma che, nello stesso tempo, gli ha creato molti problemi: con l’amministrazione di Villadose, sede del premio, che ne ha preso le distanze considerandola “una scelta avventata”, ma, anche coi sindacati di Polizia. «In realtà molti poliziotti mi hanno dato ragione sull’esistenza di certi loro colleghi in po’ esaltati.- ha raccontato- La canzone ha acceso gli animi perché ha messo sotto i riflettori, rendendoli fruibili a un gran numero di persone, gli atti processuali. Quando l’anno scorso sono stato a Genova, dopo averla cantata al concerto del 1° maggio a Roma, ho dovuto essere scortato del servizio d’ordine di MTV.» Tra i grandi successi, che ha eseguito ad Aosta in versione minimale con il chitarrista Riccardo Corso e il tastierista e fisarmonicista Riccardo Ciaramellari, c’e stata anche la sempre attuale “L‘Italia di Piero”. «In effetti è sempre più l’Italia dei “cazzari” descritti nel pezzo.- ha concluso- In questo periodo è uno dei miei video più cliccati, sarà un segno dei tempi?»                                                                                      

6 agosto 2011 Pubblicato da | Cantautori | , , , , , , , , , , | Lascia un commento

La vita è bella quando ti sorride con la voce di NOA

Stasera (alle 23) la si potrà ascoltare su RAI 1 nel corso della premiazione del Premio Mogol. Registrata ad Aosta il 14 giugno, l’esibizione andrà, quindi, in onda giusto il giorno del suo compleanno (è nata il 23 giugno 1969). Con alle spalle il suggestivo scenario notturno del Teatro Romano, Achinoam Nini, in arte Noa, interpreterà “I te vurria ‘vasà” , una delle celebri canzoni napoletane che da qualche tempo sono diventate la sua passione, al punto che ha dedicato loro “Noapolis“, il suo ultimo cd. «In questa musica- ha spiegato- c’è qualcosa di universale che accomuna i napoletani agli ebrei: entrambi sono, infatti, emigrati per cercare un futuro migliore in America, continuando, però, a sognare la patria al di qua dell’oceano

Nata a Tel Aviv da una famiglia di ebrei yemeniti costretti a fuggire dal loro paese dopo la proclamazione dello stato d’Israele, a due anni Noa si trasferì con la famiglia a New York. «Inevitabilmente- ha ricordato- imparai ad amare le sonorità di un certo rock degli anni Settanta, del jazz e dell’etno-folk di Paul Simon. Non si può, però, fuggire dalle proprie radici, per cui a 17 anni sono tornata in Israele. Nella mia musica sono, quindi, confluite anche melodie yemenite, ritmi arabi e, naturalmente, la tradizione ebraica. Il risultato è una musica universale, anche perché la mia storia personale mi ha portato ad abbattere ogni barriera. Ecco perché non sopporto le etichette. Non capisco, per esempio, perché, solo per il fatto di essere nata in Israele, qualcuno definisca la mia musica “ebraica”. Quando mai quella di Sting è stata definita musica “cristiana”?».

Non ti sembra, però- abbiamo chiesto- che, così come avevano fatto per il jazz musicisti come Gershwin, grazie a compositori come Paul Simon e Leonard Cohen si sia creato anche nella musica pop-rock un “Jewish mood”? «Gli Ebrei dopo la Diaspora non hanno più avuto una loro terra, per cui se la sono creata nel profondo dell’anima. Non potendo più dire questo è il mio albero, la mia casa, la mia verità, il loro mondo è diventato la poesia, la letteratura, l’elaborazione intellettuale basata sul continuo bisogno di porsi delle domande. L’enorme ricchezza poetica ed intellettuale che ne è scaturita si riflette anche nella nostra musica». Si parla di ebrei e di Olocausto anche nel film “La vita è bella” di Roberto Benigni, alla cui colonna sonora Noa deve uno dei suoi più grandi successi.«Nicola Piovani- ha ricordato- mi chiese di scrivere dei versi per due suoi temi tratti dal film “La vita è bella” di Benigni. “Buongiorno Principessa” era un po’ troppo lento ed i versi non si adattavano bene. Quando, invece, ho sentito quello che poi è diventato “Beautiful that way” ne sono stata subito conquistata. E’ stato come se la musica mi avesse detto: per favore, scrivi i versi per me». E’ stato, aggiungiamo noi, come se la musica di Piovani le avesse detto “cantami”. Indimenticabile, a questo proposito, la versione da brividi con la quale il 15 aprile 2000 Noa,accompagnata dalla sola chitarra di Gil Dor, chiuse, al Palais Saint-Vincent, il suo primo concerto valdostano.                                      

23 giugno 2011 Pubblicato da | Musiche del mondo | , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Il fuoco e il desiderio di GINO CASTALDO al Premio MOGOL

Quando si ascoltano personaggi come Gino Castaldo viene, inevitabilmente, in mente il detto “parla come un libro stampato”. Ne ho avuto una conferma il 3 giugno, quando ho incontrato il celebre critico musicale di “Repubblica” prima della cerimonia di consegna, al Teatro Romano di Aosta, del terzo Premio Mogol, di cui era uno dei membri della giuria. Punto di partenza della nostra chiaccherata è stato, proprio, un suo interessantissimo libro del 2008: “Il buio, il fuoco, il desiderio. Ode in morte della musica”. «E’ stato un atto di libertà.- mi ha spiegato- Mi sono permesso il lusso di scrivere un libro di riflessione filosofica sulla musica che nasce dal timore che, sotto un’apparente vitalità, la musica che conosciamo stia morendo. E’ quanto è sicuramente successo allo spirito di avventura che la caratterizzava quando noi, pionieri del giornalismo musicale, abbiamo iniziato a fare questo mestiere. Ho cominciato a lavorare a 21 anni, con un “pezzone” sul jazz d’avanguardia che “Musica Jazz”, cui l’avevo spedito, mi pubblicò. Erano altri tempi, e capitava, come mi è successo con “Repubblica”, che fossero i giornali a chiamarti. Adesso il mestiere è molto cambiato, diventando troppo spesso routine.»

Nel libro scrivi che le più belle canzoni di tutti i tempi sono tutte canzoni del desiderio, lo ritrovi anche nelle cinque canzoni finaliste del Premio Mogol? «Mi riferivo ai capolavori del passato, queste sono canzoni oneste che, però, non so se rimarranno nella storia della canzone. Alcune sono originali, come “U Cuntu” di Battiato che abbiamo inserito per dare un’idea dei possibili diversi tipi di canzone. La canzone può e deve parlare di tutto, senza pudori. Invece, a causa dei talent show, che stanno imponendo un’immagine omologata della canzone, siamo in un momento di grande restaurazione.» E la follia? Hai scritto che le canzoni migliori nascono dalla follia, è così anche in questo premio? «In quasi tutti i protagonisti di quest’anno c’è una vena di follia: Bennato vive in un suo stato mentale particolare, Cristicchi (che ha vinto ex aequo con Bennato: n.d.r.) ha lavorato nei manicomi, e anche in Arisa c’è quella leggera follia che ci deve essere nella creatività.» In molti articoli ed in libri come “La Terra Promessa. Quarant’anni di cultura rock” hai messo il relazione la musica pop con la realtà sociale in cui è nata, è un nesso importante per le canzoni? «Secondo me la canzone non deve essere impegnata come si intendeva una volta, bensì consapevole, cioè deve conservare, anche quando parla d’amore, la consapevolezza del mondo che ci circonda.» Come giudichi il Premio Mogol? «Mi piace l’idea che ha avuto Giulio (Giulio Mogol Rapetti:n.d.r.). In Italia abbiamo questo patrimonio enorme rappresentato dalla canzone, che non ha, però, né riconoscimenti né luoghi dove possa essere vissuta come merita. Questa organizzata dalla Valle d’Aosta, che mette, in particolare, l’accento sui testiè, quindi, un’iniziativa meritoria.»

17 giugno 2010 Pubblicato da | Libri, Musica | , , , , , , , , | 2 commenti

Il PREMIO MOGOL 2010 ex aequo a Edoardo BENNATO e Simone CRISTICCHI

E’ stata caratterizzata da inconvenienti e ritardi la premiazione del terzo “Premio Mogol” svoltasi il 3 giugno. E se i primi sono quasi fisiologici per le riprese televisive della serata condotta al Teatro Romano da Fabrizio Frizzi (trasmessa ieri su Rai Uno), imprevisto era, invece, il ritardo con cui è stato comunicato il vincitore del Tatà d’oro che ha reso inutile la conferenza pomeridiana al Palazzo Regionale. La giustificazione ufficiale è stata l’incertezza della giuria composta da Dori Ghezzi, Gino Castaldo e Dario Salvatori e presieduta da Giulio Mogol Rapetti. In realtà già nelle prove pomeridiane circolavano voci di un salomonico ex aequo tra i due “pezzi da novanta” arrivati ad Aosta: Edoardo Bennato e Simone Cristicchi. E così è stato. «Eravamo indecisi- ha detto Mogol intorno alla mezzanotte- per cui abbiamo optato per due vincitori, dando fondo alla scorta di Tatà d’oro dell’anno prossimo.» Niente da fare, quindi, per “Mandaci una cartolina” di Carmen Consoli (impegnata in Svizzera), “U cuntu” di Franco Battiato (in concerto a Berlino) e “Pace” scritta da Giuseppe Anastasi e cantata dalla fidanzata Arisa. Quest’ultima, presente, ha confermato la corrente di simpatia che la lega al pubblico, immedesimatosi nell’autobiografismo della canzone. «E’ stata scritta in un momento particolare del nostro rapporto- ha confessato la cantante- Gli impegni dopo il Festival di Sanremo dello scorso anno avevano creato delle incomprensioni, con l’affiorare di orgoglio, nervosismo e noia. In realtà l’unica cosa che volevamo era stare insieme.» L’intento del premio, creato da Mogol con l’Assessorato regionale all’Istruzione e Cultura, di valorizzare la produzione di testi italiani dell’anno è stato, tra l’altro, sottolineato dalla lettura di quelli in gara da parte degli attori Rosalinda Celentano e Andrea Montovoli. Naturalmente felici i due vincitori. «Per me è come una laurea ad honorem – ha detto Cristicchi – per di più davanti a miei miti giovanili come Bennato e Mogol.» Per la sua “L’ultimo valzer”, poetica fotografia di un amore senile, i complimenti si sono sprecati. Da quelli dell’ospite Mara Maionchibellissima, anche se un po’ di preoccupazione di andare a finire in “via dei coglioni” ce l’ho») a Mogol («è una poesia che avrebbe potuto scrivere Charlie Chaplin, che sapeva come fare ridere e piangere nello stesso tempo»). “Le strade del rock sono infinite” recita, invece, il titolo dell’ultimo cd di un ritrovato Edoardo Bennato. Se da una parte lo hanno portato a immedesimarsi nella rabbia di pirati e briganti, dall’altra gli hanno ispirato la struggente dolcezza di “E’ lei”, la canzone in gara. «E’ una canzone di speranza per il futuro e anche un elogio della femminilità, perché ho sempre creduto che le donne abbiano una marcia in più.» «Lo trovo molto cresciuto», ha chiosato, bontà sua, Mogol, che ha sciolto anche un dubbio di Dori Grezzi. «Giulio- ha chiesto la moglie di De Andrè- ma un tuo testo potrebbe vincere il premio Mogol?». «Devo essere sincero- ha risposto l’autore di “Emozioni”- me lo sono già chiesto, e mi sono riposto che 2 o 3 volte l’avrei vinto.» Il che, se la matematica non è un’opinione, vorrebbe dire che nelle 3 edizioni avrebbe vinto sempre lui.

5 giugno 2010 Pubblicato da | Musica | , , , , , , , , , , , , , , , , | 5 commenti

Le nominatons del terzo PREMIO MOGOL

La cerimonia di premiazione della terza edizione del “Premio Mogol”, organizzato dall’Assessorato regionale all’Istruzione e cultura, si svolgerà il prossimo 3 giugno (ore 21.15-ingresso gratuito) nella nuova struttura del Teatro Romano di Aosta. Lo sottolinea anche la grafica del premio che quest’anno è dominata dalla foto del monumento e da un “tatà”(cavallo giocattolo) stilizzato (che richiama quello d’oro che costituisce, materialmente, il premio). A condurla sarà  Fabrizio Frizzi, il “presentatore smart (brillante)”, come l’ha definito Mogol il 26 maggio, nel corso della conferenza stampa in cui l’assessore Laurent Vierin ha annunciato la rosa delle “nomination” dei migliori testi di canzoni italiane edite nel periodo 1° marzo 2009 – 28 febbraio 2010. La giuria presieduta da Giulio Mogol Rapetti e formata dalla cantante Dori Grezzi e dai giornalisti Gino Castaldo e Dario Salvatori ha candidato al premio “Mandaci una cartolina”, scritta ed interpretata da Carmen Consoli; “L’ultimo valzer”, scritta e interpretata da Simone Cristicchi; “Pace”, scritta da Giuseppe Anastasi ed interpretata dalla fidanzata Arisa; “E’ lei”, scritta ed interpretata da Edoardo Bennato e “’U Cuntu”, scritta (con Manlio Sgalambro) e interpretata da Franco Battiato. «La nomination è già un premio.- ha sottolineato Mogol- Sono canzoni belle anche musicalmente, ma quello che sarà premiato è il testo. Con questo premio vogliamo valorizzare la cultura popolare per impedire che sprofondi nel “marketing”, stimolando gli autori affinché scrivano testi che appartengano  al mondo dell’Arte piuttosto che del business.» Alla cerimonia, che sarà trasmessa alle 22.30 del 5 giugno su Rai Uno, parteciperanno Mara Maionchi, Mario Lavezzi e alcuni finalisti (sicure, al momento, sono le presenze di Simone Cristicchi, Edoardo Bennato, Arisa e Giuseppe Anastasi).

27 maggio 2010 Pubblicato da | Musica | , , , , , , , , , , , , , | 1 commento

MOGOL: il paradiso è qui’, in Valle d’Aosta

Al contrario di quanto recita il titolo di una delle ultime canzoni scritte con Lucio Battisti (“Il paradiso non è qui”), si può dire che per Giulio Mogol Rapetti  il “paradiso è qui”, in Valle d’Aosta. Da quando, infatti, la frequenta gli si sono aperte nuove prospettive umane e, soprattutto, professionali. In tre anni,per esempio, una cinquantina di musicisti valdostani hanno frequentato il suo “Centro Europeo di Toscolano (C.E.T.)”, una specie di Università della canzone nel cuore dell’Umbria, grazie ad altrettante borse di studio pagate dall’amministrazione regionale. Dal 2008, poi, la stessa finanzia il “Premio Mogol” che premia il miglior testo di canzone italiana dell’anno (i vincitori delle passate edizioni sono stati Jovanotti e Povia). Dal dicembre 2009 Mogol è anche direttore artistico della “Cittadella dei giovani” di Aosta, un centro di aggregazione giovanile costato circa 3 milioni di euro. Un intreccio sempre più stretto di rapporti umani e affari che lo hanno portato a prendere casa in Valle e, il 7 settembre 2009, ad entrare nella “Confrérie des amis de la Vallée d’Aoste” che annovera le personalità, italiane o straniere, che “con la loro presenza o la loro opera hanno conferito prestigio alla Valle d’Aosta“. L’altra faccia della medaglia sono le polemiche che hanno accompagnato questa escalation (http://patuasia.wordpress.com/2009/12/30/la-mia-valle-e-la-mia-banca/). A conferma di questo rapporto privilegiato con la regione, la sera del 29  aprile Mogol è stato protagonista, al Castello di Sarre, dell’incontro “Vita e leggenda di un mito”, inserito nel Festival “Babel”, in cui si è raccontato in un colloquio con Arnaldo Colasanti. «Qual è il segreto per scrivere canzoni come le tue?», gli ha chiesto quest’ultimo. «E’ semplice- ha risposto Mogol- Un autore deve confessarsi, perché raccontare le proprie emozioni dà  risultati molto superiori che il cercare di inventarle. Tutti viviamo storie ed emozioni simili, per cui, raccontandole, la gente finisce per riconoscervisi e le parole penetrano più facilmente e più in profondità. L’arte quando si sovrappone alla vita diventa un miracolo, perché la vita è un miracolo.» Come esempio ha portato la celebre “Anna”, scritta con Battisti nel 1970. «L’invocazione “Anna” (“Voglio Aaaa-nna”: n.d.r.) corrisponde al grido di dolore del bambino, quell’ahi che è l’espressione massima del dolore.» Dolore affiorato nelle sue parole quando ha ricordato l’amico Gianni Bella colpito da ictus il 10 febbraio scorso, appena tre giorni dopo aver finito di scrivere, con Mogol, il melodramma moderno “Storia di una Capinera”, tratto dal romanzo di Giovanni Verga. «Per fortuna non è stata lesa la parte destra del cervello, quella responsabile della creatività. Spero che si riprenda al più presto. Benaugurante è il titolo dell’ultima canzone che abbiamo scritto insieme: “Rinascimento”. E’ la canzone più bella che abbia scritto, la considero il mio nuovo “canto libero”.» Cos’è per te la libertà?, ha chiesto Colasanti. «La libertà è una conquista personale che poggia su valori come l’onestà, il rispetto degli altri e il coraggio, che è superare il pericolo di cui si è coscienti con lo slancio dell’ideale. Si è liberi solo quando si è coscientemente sereni, allora diventa un’ebbrezza, aprendo un’altra dimensione della vita.»

1 maggio 2010 Pubblicato da | Musica | , , , , , , , , , , , , , , , , | 3 commenti

Oh VALENTINA vestita di…note

Valentina IMG_3017Jovanotti 075Valentina Anzalone è “una ragazza sensibile ma insicura e troppo trasparente”. Tutti “difetti”, come li definisce lei, che si trasformano in pregi quando canta. Ha infatti una bellissima voce che ha incantato gli spettatori valdostani che l’hanno ascoltata le volte che si è esibita in Valle. In particolare durante le cerimonie di premiazione delle due edizioni del “Premio Mogol” svoltesi nel giugno 2008 e 2009 al Forte di Bard. Nel primo caso ha fatto da corista, col gruppo “Retrò”, al vincitore Jovanotti, nel 2009 ha, invece, avuto uno spazio solistico eseguendo “Egocentrica”, una delle canzoni finaliste. Il legame con la Valle è nato durante il corso del C.E.T. di Mogol frequentato nel 2007 in Umbria, quando la simpatia  di Valentina ha conquistato i colleghi “valdostrani”. Al termine, visto che Valentina è di Casale Monferrato, il rapporto è proseguito, e, anzi, si è, se possibile,  ulteriormente stretto. Mi è capitato, quindi, di fotografarla in più occasioni. Ripropongo alcune di queste foto per la gioia dei tanti ammiratori che mi hanno scritto tessendone le lodi.

Chi volesse ascoltarne la voce clicchi http://www.myspace.com/valentinaanzalone

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Il video di “Egocentrica” al Premio Mogol 2009

2 luglio 2009 Pubblicato da | Foto Gaetano Lo Presti, Musica | , , , , , , | Lascia un commento

ARISA: un’adorabile Calimero fuori dal tempo e dalle mode

Arisia IMG_2895 blogPer certi versi si può dire che all’ultimo Festival di Sanremo la “sincerità” di Arisa abbia vinto ma non convinto. C’è stato, infatti, chi ha dubitato dell’autenticità dell’aria da Calimero un po’ sfigato e fuori dal tempo messa in mostra dalla vincitrice della categoria “giovani”. La ventiseienne lucana Rosalba Pippa (questo il suo vero nome)  non ha, però, tardato a convincere e conquistare la stragrande maggioranza degli italiani. Se ne è avuta una conferma in occasione della cerimonia di premiazione del “Premio Mogol” svoltasi il 15 giugno scorso nella Piazza d’Armi del Forte di Bard.  Al termine, infatti, più che Povia, vincitore con “Luca era gay”, è stata Arisa ad essere assediata da donne, uomini e, soprattutto, bambini in cerca di autografi, foto o anche solo di una battuta. «Sento molto questo affetto che è assolutamente ricambiato, perché io voglio bene a tutti. - mi aveva detto prima della cerimonia- Senza volermi vantare, sto facendo molti concerti e sono tutti affollatissimi. Vivo di rendita sul successo di Sanremo, ma non è detto che riesca a cavalcare la sua onda. Se, comunque, andasse male sono sicura che continuerei a cantare.» Comunque vada, la musica le ha portato in dote un fidanzato, Giuseppe Anastasi, che a Bard ha interpretato con lei una intensa “E penso a te”, e che è, tra l’altro, l’autore di “Sincerità”. Come è nata la canzone? «Sono uno degli insegnanti dei corsi C.E.T. di Mogol, – ha spiegato il musicista palermitano - ed è stato durante uno di questi corsi che, nel 2007, l’ho conosciuta. Nella canzone non ho fatto altro che raccontare la nostra storia, dagli inizi fino ad oggi, che è stata vissuta all’insegna, appunto, della sincerità. Ho capito che  funzionava già mentre la componevo, perché veniva dal cuore. Quando, poi, l’ho fatta ascoltare a Mogol il suo giudizio è stato: “deliziosa”.»  Oltre a respirarsi a pieni polmoni quando li si vede insieme, il sentimento nato tra i due si è intuito anche dalla risposta che, durante la serata, Arisa ha dato alla dotta domanda di Arnaldo Colasanti: ”Perché solo l’amore fa crescere l’anima? ” E lei, pronta: “Per essere in grado di accogliere l’amore che cresce a sua volta.”  Arisa, quale cantante hai come modello? «Mina. Infatti a Sanremo sono stata molto contenta di cantare con Lelio Luttazzi che ha a lungo lavorato con lei. Luttazzi mi ha dato molto anche umanamente, facendomi sentire come se fossi stata sul palco con mio nonno». Inevitabile un accenno al look che tanta parte ha avuto nel tuo successo mediatico. Sai che il tipo di occhiali che usi caratterizza anche il cantautore inglese Elvis Costello? «Non conosco Costello, il mio modello è, invece, Charlie Chaplin. Dato che non ho un buon rapporto con il mio aspetto esteriore preferisco che dal look venga fuori il mio lato ironico. D’altronde  mi vesto e mi trucco così solo quando ho tempo. Siccome,  però, non ce l’ho quasi mai, nella vita di tutti i giorni l’alternativa è la tuta

Giuseppe Anastasi IMG_2892Con Mogol IMG_2667Arisa IMG_2873Con Arisia IMG_2668 blog

22 giugno 2009 Pubblicato da | DONNE, Foto Gaetano Lo Presti, Musica | , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Nonostante il (o, forse, grazie al) “massacro mediatico” “Luca era gay” di POVIA vince il “Premio Mogol”

 

Povia IMG_2687 blogFinchè i cretini fanno boh … tutto resta uguale”. Cosi cantava qualche anno fa, nel suo successo più grande, Giuseppe Povia. E rimane, pressappoco, questo il succo di quanto ha detto lunedì 15 giugno nella sala degli Archi Candidi del Forte di Bard in risposta al nuovo “massacro mediatico” per la presunta omofobia della sua “Luca era gay” che ha accompagnato la vittoria della canzone nella seconda edizione del “Premio Mogol”. «Accanto alla soddisfazione di essere premiato dal più grande autore italiano- ha detto- c’è quella per lo smacco subito dai giornalisti italiani che non hanno fatto informazione corretta su questa canzone. D’altronde già avevano dimostrato di contare come il due di picche quando al Festival di Sanremo la gente non si era fatta condizionare dalle polemiche e mi aveva votato facendomi arrivare secondo. Penso che il compito del cantautore sia quello di fare riflettere, il che non vuol dire cambiare le carte in tavola ma riuscire a fare accettare punti di vista diversi dal proprio.» L’intervento moderatore dell’esperto Mogol (“Guarda che questi sono tutti giornalisti”, gli ha sussurrato indicando i presenti alla conferenza stampa)  ha fatto sfumare la “tirata” polemica del cantautore in una pacata rivendicazione della sua vena sociale. «La maggior parte degli artisti scrive canzoni d’amore o parla di sé stesso, io, invece, sono sempre stato affascinato dalle tematiche sociali. Nel 2003 ho vinto il Premio Recanati con la canzone “Mia sorella” che parlava di bulimia e anoressia, anche in quel caso scatenando polemiche. Poi ho toccato il problema delle religioni che sono spesso usate per dividere mentre è, invece, la spiritualità che unisce. E ho cantato pure il tema delle violenze sui bambini. Naturalmente mi piace scrivere anche canzoni d’amore, ma quando le ho mandate alle radio non me le hanno passate perché non fanno parlare.» A dare man forte a Povia hanno provveduto anche i membri della giuria del premio presenti alla conferenza stampa (Oliviero Beha, Marcello Veneziani e Arnaldo Colasanti), e soprattutto Mogol. «Non capisco queste proteste- ha detto il titolare del premio- perché questa è una storia di sentimenti prima che di sesso, e i sentimenti sono liberi. La prima condizione per essere autori è essere liberi, e, quindi, un autore non può mai seguire i diktat di qualche associazione ( si riferiva alle critiche di “Arcigay” e “Gaynet”: n.d.r.)». Povia, lei ha annunciato che ha in cantiere una canzone sul caso di Eluana Englaro, che, probabilmente, presenterà al prossimo Festival di Sanremo scatenando ulteriori polemiche, non le sembra che perseverare sia diabolico? «Ho pianto per la vicenda di Eluana e quindi voglio scriverne la storia. Ci sono già polemiche sull’intenzione perché esiste una velata censura morale che si nutre di ipocrisia. E, poi, non posso piacere a tutti. Se non ce l’ha fatta Gesù Cristo, che, nonostante facesse miracoli, è stato messo in croce, come posso mai farcela io?»

A proposito di VOCI CRITICHE: http://www.freddynietzsche.com/2009/06/16/le-discese-ardite-e-basta/

 Mogol IMG_3045 blogArisia IMG_2875 blogAudio 2 IMG_3096 blogPremio Mogol IMG_2755 blogPovia IMG_3430 blogMara Maionchi IMG_2825 blogGiada IMG_3131 blog

 

17 giugno 2009 Pubblicato da | Cantautori, Valle d'Aosta | , , , , , , , , , , , , , | 2 commenti

Sei ragazzi del C.E.T. protagonisti a Bard per il “Premio Mogol”

Ci sono stati anche sei  frequentatori del C.E.T. (Centro Europeo Tuscolano) di Mogol tra i protagonisti che il 15 giugno 2009, al Forte di Bard (AO), hanno animato la seconda edizione del “Premio Mogol“. Ad eseguire le sei canzoni finaliste sono stati: Roberto Gerardi  (“Luca era gay”), Valentina Anzalone (“Egocentrica”),  Andrea Balducci  (“Il paradiso dei calzini”), Mattia Capitini  (“Tutto l’universo obbedisce all’amore”) , Emiliano Duncan (“A te”) e la valdostana Giada Cognein (“Sincerità”).

Roberto Gerardi IMG_2933 blogValentina Anzalone IMG_3011 blogAndrea Balducci blog IMG_3122

Mattia Capitini IMG_3035 blogEmiliano Duncan IMG_2817 blogGiada Cognein IMG_2865 blog

16 giugno 2009 Pubblicato da | Foto Gaetano Lo Presti, Musica | , , , , , , , , | Lascia un commento

   

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