Il pop leggero e colorato dei NYLON

La musica dei Nylon è un po’ come il tessuto da cui il trio aostano ha preso il nome: leggera, vivacemente colorata e resistente ai ripetuti ascolti. E’, soprattutto, costruita con un filo continuo di melodia che rende il loro secondo, omonimo, demo, appena pubblicato, quanto mai riuscito e accattivante. 

Il merito è in gran parte del ventenne Andrea Franco, il frontman che canta, suona chitarra e tastiera e, soprattutto, compone con talento ed un gusto a cui non sono estranei modelli che vanno dai Muse a Cesare Cremonini. Non è, infatti, facile di questi tempi e, soprattutto, da queste parti imbattersi nell’urgenza emotiva di “Più” o nelle aperture polifoniche di “Viola”. Più rockeggiante “Sì, lo so” in cui è in evidenza la coppia ritmica formata da Simone Cheillon (batteria) ed Erik Focareta (basso).

Nati nel 2008, i Nylon si erano fatti notare nel 2009 per un demo, “Misanthropy”, “cattivo ed acidello”, il cui titolo lasciava presagire inquietudini ed aspirazioni non allineate. Conteneva un pezzo d’atmosfera come “Fearless”, in cui Andrea invitava i coetanei a non lasciarsi scivolare la vita addosso. «Adesso scrivo i testi in italiano.- spiega- E questo sia perché, essendo la mia lingua, è più facile, ma, soprattutto, per riuscire a comunicare meglio ed avere un riscontro maggiore di pubblico. Cantiamo fondamentalmente d’amore, rivestendo le parole con un pop melodico al cui interno, però, c’è un po’ di tutto

Nel corso dei vari contest valdostani cui hanno partecipato, i Nylon si sono distinti anche per una buona padronanza della scena ed una tendenza a sviluppare, con intro ed assoli, la parte strumentale delle canzoni. «Adesso abbiamo capito meglio chi siamo- conclude Cheillon, che cura l’aspetto organizzativo del gruppo- e con il nuovo anno, sistemate alcune situazioni lavorative e di studio, punteremo decisamente ad uscire dalla Valle.»              

I “WINTERWOOD” vincono il MUSIC DOES FESTIVAL

Il 20 giugno si è conclusa alla Cittadella dei Giovani di Aosta la maratona del “Music Does Festival” organizzato dal ventenne Alessandro Longo con Michael Subet ed Alessandro Mocellin. Partita il 23 Gennaio, la rassegna si è snodata in otto serate a tema, svoltesi in vari locali aostani, che hanno esplorato i generi musicali più in voga tra i giovani: dal Metal al Punk, dall’Hip Hop all’Elettronica, dall’Alternative Rock all’Acustico. I venti gruppi partecipanti sono stati scremati fino ai sei esibitisi il 20. Il voto del pubblico intervenuto (310 le schede) ha deciso che a vincere fosse il “viking metal” dei “Winterwood”, seguiti, nell’ordine, da “Augusta Massive”,”Sciultz”, “Aedy”, ”Nylon” e ”Pol En Tino”. I “Winterwood” avranno così l’opportunità di registrare gratuitamente, nello studio di Roberto Angiari, un demo con 3 pezzi. Immancabili le polemiche sul verdetto, in particolare da parte degli “Augusta Massive” il cui set è stato, indubbiamente, quello con maggiore partecipazione, sia numerica che emotiva. «Andata sto cazzo!- scrive sul suo FB Original Efno- Hanno trassato e basta. Quando abbiamo suonato c’erano 200 persone davanti a noi, quando suonavano loro (i “Winterwood”:n.d.r.) non c’era nessuno, e non lo dico solo io

Commenti che non possono che amareggiare l’organizzatore Alessandro Longo. «Volevo coinvolgere tutte le bands e tutte le persone che conosco a suonare in questo festival. – commenta- Volevo che la gente amasse quest’iniziativa. Tutto l’ambaradan non era per suonare e basta. La nostra idea era quella di creare realmente una scena musicale qui in Valle. Di riunire tutti noi che suoniamo e cantiamo. Ci hanno dato dei truffatori, degli incapaci, dei “bocia del 90”. Abbiamo ricevuto minacce (io precisamente). E ora molti ci odiano per come si è concluso il contest. La scena musicale valdostana si divide tra persone che sono pronte a darsi da fare con iniziative del genere e persone che, invece, si lamentano dicendo che “non c’è mai niente ad Aosta”. Sono gli stessi che, quando si ha la possibilità di fare realmente qualcosa, sono i primi a dileguarsi, per, poi, lamentarsi.»

Uno scoramento naturale, che non deve, però, far dimenticare quanto di buono si è ascoltato in “Music Does”.«La Valle- commenta Longo- si è dimostrata piena di ragazzi tecnicamente bravi. Ho apprezzato i “Winterwood”, che mi hanno stupito molto. Trovo molto interessante l’idea musicale portata avanti dagli “Sciultz” e molto orecchiabili i testi degli “Augusta Massive”. Insuperabile, infine, la tecnica dei “Synaptic Collapse”.» Alessandro, che è nato il 19 febbraio 1990 ad Aosta (dove vive, studia, mangia e si diverte), non è nuovo a queste esperienze, nel 2007 aveva, infatti, organizzato, con Subet ed altri ragazzi, la rassegna “MusicalMente”. Con vari interessi musicali (dall’hard rock dei Led Zeppelin al grunge e alla musica elettronica), suona la batteria nei “Frances-K”, gruppo di “brutal metal” elettronico nato nel “lontano agosto 2008”. «So di aver commesso degli errori nell’organizzare “Music Does”.- confessa sul suo FB- E, dopo le polemiche, ero tentato di andare all’assessorato della sanità per ritirare la domanda per la seconda edizione del festival.Ma so anche che se non provo ad organizzare una nuova edizione non potrò mai rimediare a tutti gli errori che ho fatto. È per questo che sono più che mai  convinto di portare avanti questo progetto, sperando di poter accontentare tutti. So di poter migliorare. Magari assieme a voi

I “Noir” vincono, a sorpresa, le selezioni valdostane di “Italia Wave”

Neanche il tempo di formarsi che, alla loro prima esibizione pubblica, i “Noir” vincono le selezioni valdostane dell’“Italia Wave Festival” svoltesi il 17 e 18 aprile alla Cittadella dei giovani di Aosta. Un esordio “col botto” per il trio formato dall’astigiano Adriano Redoglia (batteria) e dagli aostani Matteo Mossoni (chitarra) e Luca Moccia  (basso e voce), questi ultimi già insieme nei “Value Price”. «Facciamo un “indie rock” caratterizzato da scarni riff di chitarra – spiega Moccia, autore dei pezzi- con una ritmica “pestata” e ritornelli melodici che ricordano le “aperture” anni Ottanta di “Cure” e “Police”. I testi sono in italiano e parlano delle paranoie giovanili. Per scriverli mi ha aiutato il senso critico sviluppato frequentando il corso C.E.T. di Mogol e, soprattutto, i consigli di Francesco Cieri, con cui ho suonato l’anno scorso.» Ventenni, i tre confermano la linea verde delle selezioni valdostane di “Italia Wave” che l’anno scorso avevano visto l’affermazione degli “MMF”. «Siccome loro si sono sciolti quasi subito- ha ammonito René Cuignon, responsabile regionale delle selezioni- questo premio deve essere uno stimolo affinché i “Noir” durino a lungo. Musicalmente sono puliti, e sono riusciti a mettere le cose giuste dove servivano.» Non è, comunque, stato facile il compito della giuria formata da Cuignon con Raffaele “Neda” D’Anello, Luca Minieri, Paolo Carlotto e Daniele Iacomini. Dei tredici gruppi esibitisi nelle due serate (i “Back to Eternity” non si sono presentati), alla fine a giocarsi la vittoria sono rimasti in tre: gli “El Negro”, i “Concrete Garden” e, appunto, i “Noir”. Il verdetto finale ha favorito le potenzialità di questi ultimi, a scapito degli altri due che, è stato sottolineato dalla giuria, “sono già pronti cosi’”. Nei programmi prossimi dei “Noir” c’è la pubblicazione di un cd che anticiperà il viaggio a Livorno per esibirsi sul palco dell’“Italia Wave Festival” che, tra il 21 e il 25 luglio, vedrà sfilare artisti del calibro di “Editors” e “Underworld”.