I “Noir” vincono, a sorpresa, le selezioni valdostane di “Italia Wave”

Neanche il tempo di formarsi che, alla loro prima esibizione pubblica, i “Noir” vincono le selezioni valdostane dell’“Italia Wave Festival” svoltesi il 17 e 18 aprile alla Cittadella dei giovani di Aosta. Un esordio “col botto” per il trio formato dall’astigiano Adriano Redoglia (batteria) e dagli aostani Matteo Mossoni (chitarra) e Luca Moccia  (basso e voce), questi ultimi già insieme nei “Value Price”. «Facciamo un “indie rock” caratterizzato da scarni riff di chitarra – spiega Moccia, autore dei pezzi- con una ritmica “pestata” e ritornelli melodici che ricordano le “aperture” anni Ottanta di “Cure” e “Police”. I testi sono in italiano e parlano delle paranoie giovanili. Per scriverli mi ha aiutato il senso critico sviluppato frequentando il corso C.E.T. di Mogol e, soprattutto, i consigli di Francesco Cieri, con cui ho suonato l’anno scorso.» Ventenni, i tre confermano la linea verde delle selezioni valdostane di “Italia Wave” che l’anno scorso avevano visto l’affermazione degli “MMF”. «Siccome loro si sono sciolti quasi subito- ha ammonito René Cuignon, responsabile regionale delle selezioni- questo premio deve essere uno stimolo affinché i “Noir” durino a lungo. Musicalmente sono puliti, e sono riusciti a mettere le cose giuste dove servivano.» Non è, comunque, stato facile il compito della giuria formata da Cuignon con Raffaele “Neda” D’Anello, Luca Minieri, Paolo Carlotto e Daniele Iacomini. Dei tredici gruppi esibitisi nelle due serate (i “Back to Eternity” non si sono presentati), alla fine a giocarsi la vittoria sono rimasti in tre: gli “El Negro”, i “Concrete Garden” e, appunto, i “Noir”. Il verdetto finale ha favorito le potenzialità di questi ultimi, a scapito degli altri due che, è stato sottolineato dalla giuria, “sono già pronti cosi’”. Nei programmi prossimi dei “Noir” c’è la pubblicazione di un cd che anticiperà il viaggio a Livorno per esibirsi sul palco dell’“Italia Wave Festival” che, tra il 21 e il 25 luglio, vedrà sfilare artisti del calibro di “Editors” e “Underworld”.

La luce di CLAUDIA GERINI e l’Ombra di FEDERICO ZAMPAGLIONE al “Noir in Festival”

La luce e l’ombra. Lei a mostrare, radiosa, una matura bellezza neanche minimamente scalfita (anzi) dalla recente seconda maternità.  Lui a (di)mostrare il suo “dark side” presentando, fuori concorso, il suo secondo film “Shadow“. L’attrice Claudia Gerini ed il cantautore Federico Zampaglione sono stati  la coppia più ammirata della diciannovesima edizione del “Noir di Festival” svoltasi a Courmayeur dal 7 al 13 dicembre. «Un paio di anni fa – ha raccontato Zampaglione – stavo andando in bicicletta con Claudia nei boschi, quando, ad un certo punto, mi volto e lei non c’era più. Allora ho iniziato a chiamarla e a cercarla rifacendo la strada al contrario. Ero terrorizzato, quando, finalmente, l’ho trovata che stava facendo pipì dietro un albero! Mi sono veramente sorpreso di quanto spaventi la scomparsa improvvisa di qualcuno che ti è caro, soprattutto quando sei in un luogo solitario come un bosco. Cosi’ quando sono tornato a casa mi è venuta l’ispirazione è ho cominciato a scrivere il soggetto che poi sarebbe diventato ‘Shadow’». Il film racconta la storia di David, giovane soldato americano tornato dal fronte iracheno, che parte per l’Europa per mettersi alle spalle la tremenda esperienza della guerra. In un affascinante quanto misterioso luogo di montagna incontra Angeline con la quale si mette ad esplorare un luogo isolato dove aleggiano antiche leggende. Presto, però, la cosiddetta “normalità” si trasforma in un incubo più orribile della guerra, con due cacciatori che li inseguono per ucciderli e un nemico ancor più oscuro che li attende. «E’ un film molto violento- aveva detto Zampaglione- Sono un appassionato di horror, e facendo questi film (nel 2007 aveva diretto “Nero bifamiliare”, un film a metà fra noir e commedia: n.d.r.) sfogo, un pò schizofrenicamente, il mio dark side. Anche musicalmente sono più crepuscolare che solare.» Il 12 dicembre, nel corso della serata finale del “Noir in Festival”,  Zampaglione ha fatto un breve concerto riproponendo al “PalaNoir” una parte della colonna sonora psycho- dark del film con gli “Alvarius”, un trio formato con il fratello Francesco (batteria) e Andrea Moscianese (chitarra). «Sono tutti brani strumentali, molto d’atmosfera, completamente diversi da quelli dei “Tiromancino”. Io mi sono limitato a dare delle indicazioni ed una supervisione, ma sono stati Andrea e Francesco a portare avanti l’aspetto compositivo cimentandosi con suoni sperimentali e profondi.»  Accanto agli echi dei “Goblin” (il gruppo che frmò per Dario Argento il memorabile commento musicale di ‘Profondo rosso”:n.d.r.),  a predominare nella musica del trio è il “noise” che riflette le esperienze di Moscianese che vanta al suo attivo una tournee mondiale con Joe Lally,  bassita dei “Fugazi”. Un’ultima curiosità: il nome del trio deriva da quello del Bufo Alvarius, un rospo allucinogeno che se leccato (e nel film lo è)  produce allucinazioni provocate dalla bufotenina secreta dalle ghiandole della schiena.

Il NOIR IN FESTIVAL conferma che il Noir si addice agli scrittori sardi

Con 45 case editrici locali, oltre 300 nuove uscite all’anno ed uno scrittore ogni settemila abitanti si parla ormai della Sardegna come dell’isola degli scrittori. Lo ha confermato l’incontro “Meglio Sardi che Noir” organizzato lo scorso martedì 8 dicembre presso il Jardin de l’Ange di Courmayeur nell’ambito del “Noir in Festival”. Condotto da Marcello Fois (il cui “Sempre caro”, pubblicato nel 1988, è preso come punto d’inizio del boom sardo), l’incontro ha visto gli scrittori Michela Murgia, Giulio Angioni, Giovanni Maria Bellu, Wilson Saba e Giorgio Todde concordare sul fatto che il Noir si addice a questo popolo rimasto per secoli felicemente appartato”. C’è stato chi, come Todde, ha parlato di particolare corredo genetico mantenutosi inalterato soprattutto nel centro dell’isolaPer essere noir basta essere… noiresi») e chi, come la Murgia (autrice di “Accabadora“, incentrato su Tzia Bonaria, una vecchia sarta che conosce sortilegi e fatture che sanno dare una morte pietosa), ha attribuito l’attitudine ad una cattiva coscienza con conseguente senso di colpa. «Anche quando le narrazioni battono tutt’altre strade- ha detto- noi sardi non riusciamo a fare a meno dell’idea di essere detentori di destini misteriosi da illuminare, di essere vittime di complotti nascosti orditi dal Fato o dai nostri vicini di casa, e la certezza granitica di avere sempre un colpevole dietro, accanto o dentro che ci esigerà complici o carnefici al momento giusto. Probabilmente siamo un popolo che ha qualcosa da nascondere, ma non ci ricordiamo dove diavolo lo abbiamo messo.» Da ciò deriverebbe una scrittura dell’inquietudine che, oltre ad essere comune a molti scrittori sardi, è, anche, l’anima del Noir. Soprattutto quello praticato, più o meno consapevolmente, dagli scrittori sardi presenti a Courmayeur che, stando in bilico tra ponderabile e imponderabile, tendono ad indagare i massimi sistemi, raccontando vicende a tinte più o meno forti dove la domanda principale non è tanto “chi è stato?”, quanto, piuttosto, “perché l’ha fatto?”