FRANCESCO C, animalaccio da palco in anticipo sui tempi

Non è bello arrivare in ritardo, ma nell’Arte può essere, a volte, peggio arrivare in anticipo. Ben lo sa il Francesco Cieri, in arte Francesco C (nato ad Ancona il 12.05.1974), che nei primi anni Duemila si era imposto all’attenzione nazionale con una serie di irresistibili filastrocche elettroniche contenute nel Cd “Standard” (pubblicato dall’etichetta “Mescal”) , al  punto da affermarsi nel 2002 nella “Top Ten” dei critici del mensile “Tutto”, mettendo in fila gente del calibro di Vasco Rossi e Franco Battiato. Una proposta in anticipo sui tempi e problemi con l’etichetta discografica ne avevano, però, tarpato le ali, nonostante la pubblicazione, nel 2005, dell’ottimo “Ulteriormente” prodotto da Madaski (tastierista e fondatore degli “Africa Unite”). «Mi sono rotto di come girano le cose in ambito artistico in Italia. – afferma- Questo linguaggio musical-diplomatico-burocratico-strategico…strategie un cazzo, siamo artisti e ci occupiamo di espressione.

Con PAU dei NEGRITA

Quante volte ho sentito frasi tipo:  “è fuori target”…”non è radiofonica”… Fanculo!». I pezzi di Francesco C  “che nel 2001 sembravano un pugno nello stomaco, ma oggi, probabilmente, sarebbero in testa alle classifiche” (come scrive Lorenza Biasi su “XL” dell’ ottobre 2008) hanno, in ogni caso, influenzato molti giovani musicisti italiani. Tra questi l’aostano Dario Pirovano, che ha deciso di provare a suonare anche lui dopo aver ascoltato “Flan”, il primo Cd di Francesco. Ed è, proprio, sull’onda del successo mediatico dei “Dari” (l’attuale gruppo di Pirovano), che c’è stato un rinnovato interesse per Francesco–C. Sono, così, venuti un’articolone su “XL” ed una decina di concerti che a cavallo tra dicembre 2008 e gennaio 2009 lo hanno visto esibirsi da Nembro a Foggia con i fidi Loris Massera (chitarra) e Lollo Domaine (batteria), mentre Luca Moccia ha sostituito al basso Patrick Faccini. Oltre a toccare con mano gli effetti che questo “animalaccio da palco” ha su migliaia di fans (soprattutto donne, ai cui “cuori in standby” regala energia) ,collegandosi al sito  www.myspace.com/staicontento si possono ascoltare alcune sue canzoni.

 

“TAMTANDO”: dieci anni di viaggi musicali con bagaglio leggero

Tamtando P5090123Se vuoi arrivare primo, corri da solo. Se vuoi arrivare lontano, cammina insieme”. La saggezza africana fotografa al meglio il progetto dell’Associazione “Tamtando” di Aosta che sabato 9 maggio ha festeggiato al Palais-Saint-Vincent i dieci anni di vita. L’occasione è stata il concerto di solidarietà “Insieme Live 2009” per aiutare le attività umanitarie dell´Associazione Onlus “Karacel” incentrate sull’ampliamento e la manutenzione del Saint-Luke Hospital di Angal, in Uganda. Giovinazzo P5090453«”Tamtando”- mi ha spiegato Marco Giovinazzo, direttore artistico dell’associazione- ha portato avanti in questi anni un progetto che ruota intorno al concetto di musica senza confini, spaziando tra concerti, stages, produzioni discografiche, corsi e vacanze studio. Quello che ci caratterizza è il fatto che, in quanto associazione culturale, vogliamo far crescere la cultura nel territorio in cui operiamo. Il nostro è un fenomeno di aggregazione sano che può servire anche per prevenire condotte socialmente pericolose, dando ai ragazzi un’alternativa che faccia stare bene. Perché lo stare bene è contagioso». Che sia contagioso lo confermano le centinaia di persone che in questo periodo hanno frequentato i corsi “Tamtando” e le 160 che si sono avvicendate nei concerti. «Siamo partiti come gruppo amatoriale di percussioni, cui spesso univamo parti cantate. Avendo, però, la fortuna di avere tra gli amici ottimi musicisti ci siamo trasformati in una orchestra etnica e la musica si è indirizzata verso altri lidi.» Lidi avventurosi e pieni di meraviglie, raggiunti nel corso di viaggi musicali affrontati con il “bagaglio leggero” costituito da curiosità, passione e un cuore e una mente aperti. Siccome, poi, “non ci sono viandanti isolati”, in questo loro viaggio li hanno accompagnati amici illustri: da Ray Lema ad Alberto Mandarini, da Luis Agudo a Riccardo Tesi. Il loro percorso artistico si può apprezzare nei Cd “Akepa!”(2001) , “Viaggio con bagaglio leggero” (2005)  e “Tamtando dal vivo” (2007) pubblicati dall’etichetta valdostana “L’Eubage”.

Per maggiori informazioni: http://www.tamtando.com

Il “primitive rockabilly” dei valdostani “BOTTLE ROCKETS”

bottle-rockets_con_marilyn_84Anche se non tutti sono d’accordo, la nascita del rock’n’roll si fa risalire al 12 aprile 1954, quando  negli studi “Pythian Temple” di New York Bill Haley registrò “Rock Around the Clock”. Quel giorno era impossibile immaginare quali conseguenze quel pezzo avrebbe avuto nella storia della musica. Ancor più fantascientifico pensare che 55 anni dopo quella data sarebbe stata festeggiata a Mosca, la capitale dell’acerrimo nemico russo. La sera di sabato 11 aprile 2009, invece, è stato l’enorme “XO Club” moscovita ad organizzare il concerto “Happy Birthday Rock ‘n Roll” nel corso del quale si sono esibiti 5 gruppi di rockabilly. Quattro di questi erano russi, mentre il quinto, i “Bottle Rockets”, era italiano e faceva capo al valdostano Stefano Enrietti. «Il contatto è avvenuto tramite internet.- mi ha spiegato- Oleg Berezin degli “Alligators” ci ha scoperti attraverso il nostro sito “MySpace”. E dopo essere venuto a vederci, nel settembre 2008, alla Festa della birra di Hone, ci ha scritturati». I “Bottle Rockets” sono, infatti, uno dei migliori gruppi italiani di “primitive rockabilly”, quello legato alle origini di questo antenato del rock’n’roll sviluppatosi nei primi anni Cinquanta nel Sud degli Stati Uniti dalla fusione tra Rhythm & Blues e Country. «Facciamo una musica quasi di ricerca, perché, a parte qualche pezzo di Elvis Presley, Johnny Cash e Roy Orbison, andiamo a cercare 45 giri di gente che magari ha fatto solo un successo». Filologica è anche la strumentazione usata, composta da contrabbasso (Stefano Enrietti), batteria (Roberto Mussetto) e chitarra semiacustica (la “Gretsch” di Giovanni Fassio). A dare al tutto un tocco ancora più “vintage” è la calda voce di Marcello Crotta (anche chitarra ritmica). «Io e Marcello- ha ricordato Enrietti- ci siamo conosciuti il giorno di Capodanno 2003. Io ero reduce da esperienze di musica tradizionale, e volevo tornare al rock, e il rock suonato col contrabbasso è il rockabilly». Dopo un rodaggio come duo, il gruppo si è allargato alla formazione attuale cimentandosi in concerti in Toscana e, soprattutto, Lombardia che è la regione leader per questo genere musicale. «Lì ai raduni, oltre a ballare, i partecipanti arrivano con macchine e moto d’epoca. Molto curato è il look fatto di pantaloni ampi con pense, camicie con colletto grosso, “two tone shoes” (scarpe bicolori: n.d.r.) e, soprattutto, tanta brillantina».

Per maggiori informazioni e l’ascolto di alcuni brani cliccare sul sito http://www.myspace.com/bottlepoirockets

JUKEBOX (31) Lo meis de May di LUIS DE JYARYOT

1 De Jyariot Luis (by Gaetano Lo presti) P1220049 copiaLuigi Fosson, in arte Luis de Jyaryot, è il più grande cantautore valdostano in lingua franco-provenzale.

1 De Jyaryot (by Gaetano Lo Presti) 2012-11-20 18.29.25Nato nel 1948, nel 1978 ha pubblicato l’album “La Noëla Tradixon (La nuova Tradizione)” in cui ha raccolto sue composizioni che parlavano di temi d’attualità in lingua arpitana.

Con questo titolo- ha spiegato- volevo dire che si poteva parlare in lingua valdostana di temi attuali come l’amore, la società, il modo di stare con gli amici, la terra, i vecchi. Ho un fortissimo legame con le mie radici, anche se so che queste radici hanno soffocato molte cose. Perché è molto più comodo essere i primi della classe in un ambiente piccolo, che confrontarsi con un ambiente esterno di cui si ha paura».

Tra le canzoni dell’album, accomunate da un fondo di struggente nostalgia, emergevano la profetica ”Trent’an d’otonomie (Trent’anni di autonomia)” e “Lo meis de may (Il mese di maggio)”.

cogne_prato

Ecco la traduzione in italiano del testo di quest’ultima.

IL MESE DI MAGGIO

L’inverno era passato, era già il mese di maggio

La neve completamente disciolta ed i prati già verdi

Tutti i larici e i fiori cambiavano colore

Io partii un mattino, un mattino un po’ grigio,

Andai a prenderti per portarti con me

Per farti conoscere la mia valle, per insegnarti la mia lingua

Farti amare la mia gente, per non abbandonarla più.

 

Il mio paese è completamente diverso

Da quei paesaggi che tu conosci

Qui ci sono i fiori, il ghiacciaio, c’è il verde

La gente si ama e si parla di più

Qui che altrove

 

Un anno era passato, era di nuovo il mese di maggio

Tu, nei prati verdi, raccoglievi fiori

Parlavi il patois, ancora un po’ balbettando

Come i bimbi che sono nati ad Ayas

 

LO MES DE MAI

La_MineurL’evér l’éra passà l’éra djan lo mé ‘è mai

La néi totta fondouà è li pra djan ‘n tso vert

Totte ‘i bréngue è li fiour i tchandjavon coloù

 

Iò siu modà un matin, un matin un tso grich

seu ala-te prénde té pè ména-te avòi mé

Pè mohtra-te ‘a mià val pè mohtra-te ‘o prèdjà

Fa-te anmà li mie djèn pè jamé li quéttà

 

Lo miò pais l’ét teut défèramèn

Que tsi paézadjo què te cognéch teu

Tsé y ét li fiour la rouja y ét lo vert

Li djèn i s’anmon

I sè prèdjon dè pieuch

Tsè què défèramèn

 

Eun an l’éra passà l’éra tourna ‘o mé ‘è mai

Te vià pè li pra vert teu couéyave dè fiour

Te prèdjavè ‘o patou é ‘ncò ‘n tso lo brequionèn

Comme li barbijòt qui son nachù èn Ayas