Il blog di Gaetano Lo Presti

GOCCE DI MEMORIA GIORNALISTICA

JONO MANSON: “almost home” anche ad Aosta

Almost Home”, quasi a casa, è uno dei maggiori successi del cinquantenne cantautore newyorkese Jono Manson. Ma, cittadino del mondo grazie alla musica, Jono è “quasi a casa” un po’ ovunque. Anche in Valle. Sia perché dal 1998 pubblica per l’etichetta indipendente valdostana “Club De Musique”, sia perché, grazie all’amico Max Arrigo, vi si è esibito più volte. La sera del 30 novembre è tornato ad Aosta per un concerto all’Old Distillery Pub inserito nel tour italiano che fino al 18 dicembre lo vedrà esibirsi tutte le sere.

Ma Jono, nato in una famiglia di artisti (i fratelli Coen sono suoi cugini), è di casa anche nei salotti buoni del pop-rock mondiale. A partire dalla fine degli anni Settanta, quando al CBGB’s, celebre Rock club di New York, collaborò con gruppi come gli Spin Doctors. Intorno alla metà degli anni Novanta, poi, fu, addirittura, messo sotto contratto da major come la A&M (per la colonna sonora di “Kingpin”, commedia con Bill Murray) e la Warner Bros (colonna sonora di “Postman” con Kevin Costner, per cui scrisse sei brani ed interpretò un ruolo nel film). Il feeling con le grandi case discografiche durò, però, poco. Non poteva essere altrimenti, per un artista ruspante ed un uomo libero come lui.

I suoi percorsi hanno, comunque, continuato ad incrociare le vie della grande musica. Il 3 maggio 2009, per esempio, Jono era sul palco del Madison Square Garden di New York come chitarrista della “house band” del concerto per il novantesimo compleanno di Pete Seeger. A suonare con gente come Bruce Springsteen, Joan Baez, Taj Mahal, Richie Havens e, naturalmente, Pete Seeger. Nel gennaio 2010, infine, ha pubblicato “Chupadero“, un concept album sui fuorilegge in cui ha cantato con Massimo Bubola, Andrea Parodi e Massimilliano Larocca riuniti sotto il nome The Barnetti Bros. Sul palco dell’Old Distillery si è esibito da solo, pescando dal suo immenso repertorio di canzoni dal fascino irresistibile e coinvolgente, in bilico tra rock’n'roll e blues, country e soul.


3 dicembre 2011 Pubblicato da | Cantautori | , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Ad Aosta si brinda all’apertura di VINERITA con Barbera e il blues

Il CICAP, Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sul paranormale, è un’associazione fondata nel 1989 da Piero Angela, Margherita Hack, Rita Levi Montalcini e Carlo Rubbia per sbugiardare ciarlatani d’ogni tipo e combattere superstizione e creduloneria. Una tessera ad honorem dovrebbe andare all’aostana Rita Vacchina che alle 17 di sabato 17 settembre ha inaugurato la sua vineria “VineRita” in Via Trottechien 17. «Non sono assolutamente superstiziosa.- ha ammesso- Anche perché 7 più 1 fa 8 che è un numero magico in quanto simbolo dell’infinito.»

Accanto ad un ricco buffet preso d’assalto da centinaia di persone, nei 110 metri quadri di un’ex falegnameria completamente ristrutturata c’è stato spazio per un’altra grande passione della Vacchina: la musica. «Amo più il rock, ma mi piace anche il jazz e il blues.- confessa- La musica si abbina bene col vino per cui, in collaborazione col mio amico Beppe Barbera, stiamo preparando un calendario di concerti che si alternerà a presentazioni di libri, e, naturalmente, degustazioni di vino.» Barbera, pianista aostano che, per via del cognome, col vino è indissolubilmente legato, all’inaugurazione ha suonato standards jazz con un inedito BiB trio formato col figlio Lorenzo (batteria) e Daniele Iacomini (basso). Alternandosi con i Nandha Blues Band formati da Max Arrigo (chitarra), Paolo Barbero (basso) e Giuliano Danieli (batteria). Un genere ed un gruppo anche loro in tema con numerologia e superstizione. «Il blues- ha spiegato Arrigo- è sempre stato legato a riti magici fatti per scacciare realtà oscure. E il trio richiama anch’esso elementi magici come la triade o il triangolo.»                                                                                                                                                   

18 settembre 2011 Pubblicato da | Musica | , , , , , , , , , , | Lascia un commento

JOE PITTS: per suonare bene il Blues devi avere un gran bel cuore, perché la musica viene da lì.

Per Joe Pitts tutto cominciò a New Orleans. Era la fine degli anni Sessanta e suo padre ne impose la presenza come “condicio sine qua non” perché la figlia Debby vi potesse andare a vedere un concerto. «Avevo 13 anni e suonavo già la chitarra.- ricorda oggi Joe- Debby mi portò al “Warehouse” raccomandandosi di guardare ed ascoltare bene il chitarrista che sarebbe salito sul palco. Quando si abbassarono le luci percepii subito la presenza di Duane Allman, una sensazione che ho provato solo due volte nella mia vita: con lui e con Miles Davis. Il suono creato dalla band fu sbalorditivo e mi fece appassionare a quella musica.» Joe Pitts fu colpito in particolare dal suono che Allman produceva facendo scorrere sulla tastiera della chitarra un botticino di Coricidin infilato nell’anulare della mano sinistra. «L’attrazione per la slide guitar è dovuta al fatto che somiglia alla voce umana. Quando suoni le singole note della chitarra in mezzo c’è il vuoto, invece la slide è modulabile come una voce e puoi creare l’atmosfera che vuoi.» “Puoi” se sei Joe Pitts, uno dei migliori specialisti mondiali di “slide guitar”, grazie al talento naturale e una tecnica affinata studiando al Berklee College of Music. Uno che, come dice lui, ha avuto la “fortuna” di suonare con gente come Larry McCray, Bobby “Blue” Bland e Eric Gales. Uno che, vivendo “on the road”, fa quasi duecento concerti all’anno. Ne farà uno anche stasera, alle 22, all’Old Distillery Pub di Aosta per il secondo appuntamento della rassegna blues organizzata da Anthony Palliser, proprietario del locale, in collaborazione con Max Arrigo. Saranno con lui il batterista Lance Womack ed il fido bassista Jimmy Lynn con cui è in giro per l’Europa per presentare i suo ultimo cd Ten Shades of Blue. Cos’è il Blues per Joe Pitts? «Il Blues è un modo di vivere.- spiega- Io e Jimmy abbiamo vissuto nel Delta del Mississipi dove abbiamo visto molta sofferenza ma, anche, cose fantastiche, e il nostro Blues è tutto questo. C’è il Blues felice e il Blues triste, c’è il Blues che parla di donnacce e quello che parla di brave ragazze. C’è il blues di qualunque cosa tu voglia cantare, perché il Blues è più un modo di vivere che uno stile musicale. Per suonarlo bene devi essere bravo ad ascoltare quello che ti succede intorno, ma, soprattutto, devi avere un gran bel cuore perché la musica viene da lì.» La serata sarà aperta dai “Nandha” formati dal chitarrista Max Arrigo, dal bassista Paolo Barbero e dal batterista Giuliano Danieli, con la partecipazione speciale del cantante Diego Tuscano.


11 marzo 2011 Pubblicato da | Chitarristi & Bassisti, Musica | , , , , , , , | 2 commenti

Il CHRISTMAS BLUES dell’ESPACE POPULAIRE

Christmas Blues” è una sdolcinata canzone di Dean Martin, ma, anche, il nome di una sindrome che accompagna le feste natalizie di un numero crescente di persone. Il misto di tristezza, senso di solitudine e facile irritabilità che la caratterizza è conseguenza diretta della delusione che accompagna le ingannevoli promesse di amore e felicità della più crudele festa che ci sia. Il 23 dicembre scorso è stato Blues anche il Natale dell’Espace Populaire di Aosta, nel senso, però, di una lunga jam session che, grazie a questo genere musicale, ha recuperato il senso primigenio della festa pagana che voleva scacciare l’oscurità misteriosa del periodo più buio dell’anno. Ad animarla è stato “Nandha Blues Band”, trio formato nella primavera di quest’anno dal chitarrista torinese di origine siciliana Max Arrigo con i valdostani Paolo “Barbhe” Barbero (basso) e Giuliano Danieli (batteria). «Il blues- spiega Arrigo- è sempre stato legato a riti magici fatti per scacciare realtà oscure, una delle quali, per i bluesmen, era la fatica della vita di tutti i giorni. Anche il nostro nome, Nandha, che si ispira ad una fattucchiera a metà tra realtà ed immaginazione, richiama la magia che cerchiamo di ricreare con una musica fatta con una formazione, il trio, che richiama anch’esso elementi magici come la triade o il triangolo.» Ad essere incantato dalla “voice in the night” il quarantatreenne Arrigo ha cominciato a 16 anni, vedendo il film “Mississipi Adventure” che raccontava la vita di Robert Johnson, che la leggenda vuole si sia venduto l’anima al diavolo in cambio della capacità di suonare il blues in modo sublime. «E’un genere di musica che ti sceglie.-racconta Arrigo- Quel suono mi è entrato nelle ossa e mi ha stregato, è un’emozione che per me è diventata stile di vita.» Dopo aver scorazzato in giro per l’Europa con gruppi come “Voodoo Lake” e “Shanghai Noodle Factory”, dal 2008 Arrigo è approdato in Valle per fare l’educatore. Da allora è per tutti “Blues Max” , per assonanza con il nome di una celebre discoteca locale. Ha fondato anche l’ “Aosta Blues Society”, gruppo aperto a tutti i musicisti e amanti della “musica del diavolo”, valdostani e non. Alcuni di questi hanno partecipato alla jam dell’Espace: da Beppe Barbera a Marco Brunet, da Luca Addario a Stefano “Steo” Trieste. Quest’ultimo e stato un “Sannidei” come gli attuali sodali di Arrigo, Danieli e Barbero, pulsante coppia ritmica che si è esaltata in un repertorio che nell’occasione è passato dai Gov’t Mule (32/20 e Thorazione Shuffle) a T Bone Walker (Stormy Monday), da Muddy Waters (Catfish Blues) a Elmore James (Dust my Broom). Ascoltandoli si è capito perché l’esperto Arrigo abbia scelto proprio loro per “keep on runnin” (continuare a correre) per le strade del Blues( che, nell’occasione, non potevano che portare alla conclusiva “Merry Christmas Baby” di B.B.King). «Le montagne valdostane- ha spiegato il chitarrista- danno molta energia positiva che cerco di riproporre nella musica. Il nostro è un “power trio” anche perché in tre si è tutti in prima linea e nessuno si può “imboscare” come nel quartetto. Tra noi c’è un “interplay” quasi jazzistico, non a caso, tra tanti classici blues e qualche pezzo originale facciamo, “Afro Blue” di John Coltrane. E, poi, il trio costituisce la base ideale per qualsiasi tipo di ospite, come quelli che parteciperanno alla jam o l’armonicista americano Hook Herrera, già con Allman Brothers e Willy DeVille, che prossimamente suonerà con noi.»


25 dicembre 2010 Pubblicato da | Musica | , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

JIMI BARBIANI: slide Jimi, slide

Tutta colpa (o merito) di un padre hendrixiano che lo ha chiamato Jimi. A quel punto la strada verso la chitarra elettrica era segnata. Di suo, il friulano Jimi Barbiani ci ha messo una buona dose talento che ha fatto sì che sia attualmente uno dei migliori chitarristi rock blues italiani. Coi “W.i.n.d.”, di cui è stato a lungo solista, si è, infatti, esibito nei palchi più prestigiosi d’Europa, suonando con gente come Eric Sardinas e Johnny Neel, tastierista della “Allman Brothers Band” e “Gov’t Mule”. «Il mio cuore e la mia anima sono pieni di blues. –afferma- Anche perché Frank Zappa ha detto che se sai suonare il blues sai suonare tutto. Indubbiamente le mie influenze principali sono Hendrix e Duane Allman, ma amo anche Peter Green, Jimmy Page ed il  Mick Taylor del periodo “Rolling Stones”. E’ stato cercando di imitarlo che ho cominciato a suonare la slide. Poi ho ascoltato il Duane Allman di “Statesboro Blues” ed ho capito che alla slide era veramente di un altro pianeta.» Con il suo nuovo progetto, la “Jimi Barbiani Band, il 30 aprile  il chitarrista ha chiuso la rassegna rock blues dell’Espace Populaire curata da Max Arrigo. Erano con lui il batterista Elvis Fior, il bassista Daniele Vicario  ed il cantante J. C. Cinel già solista del gruppo hard rock “Wicked Minds”. I quattro sono stati protagonisti di un concerto coinvolgente, fatto di pezzi originali e classici del rock blues. La parte del leone l’ha, naturalmente,  fatta la Gibson Les Paul 59 Reissue di Barbiani, come non mai “dolce come il miele ma capace di ruggire come una tigre”. “Barbiani- ha scritto Mauro Zambellini- è un chitarrista che negli Stati Uniti avrebbe un sacco di lavoro. Non si specchia negli assoli, ma è a disposizione del collettivo anche quando lascia partire i suoi riff micidiali. E’ caldo e fine, rigoroso ed hendrixiano, è un Guitar man coi fiocchi”.

3 maggio 2010 Pubblicato da | Chitarristi & Bassisti, Musica | , , , , , , , , , , | 1 commento

SHANGHAI NOODLE FACTORY: good times are coming

Nonostante la giovane età sul chitarrista Max Arrigo fioriscono già leggende. Nell’ambiente del blues torinese si favoleggia, infatti, di un suo viaggio a Clarksdale, nel Mississippi, e di certi suoi affari col diavolo nei pressi del celeberrimo “Crossroads” (incrocio: n.d.r.) tra le Highway 49 e 61. Quel che è certo è che da una tournèe negli Stati Uniti è tornato con un suono della chitarra “extra mojo”, cioè potente e magico, ed una capacità di creare pezzi di “southern rock” quanto mai viscerali e sulfurei. Una “seconda natura” che si esalta nell’omonimo Cd, “Second Nature”, dei suoi “Shanghai Noodle Factory” presentato all’Espace Populaire il 20 dicembre scorso. «E’ raro che il  bluesman sia una rockstar- ha spiegato- in genere è, invece, uno che di giorno lavora come un nero per, poi, sfogarsi, la sera suonando. Da qui nasce la natura ribelle di gente che, dovendosi sudare tutto, non può certo essere dei “Mama’s Pride (Cocchi di mamma)”, come canto in un pezzo.» Sono, infatti, gente “tosta” anche gli altri “Shanghai Noodle”: il bassista Sandro Picciuolo, il batterista Roberto Tassone (recentemente sostituito da Gianluca Chamonal) ed il cantante Diego Tuscano. E nel Cd lo dimostrano “randellando” una musica piena di energia che ha la sua massima espressione in “Hard times are coming”, un intrigante rock blues che non sfigurerebbe nel repertorio di gruppi più blasonati. Non sono da meno pezzi come “Away from you” e “Never know” che sprigionano un suono caldo “come una stufetta”, dove ogni nota riesce a trasmettere all’ascoltatore stati d’animo diversi. Che l’obiettivo sia centrato lo conferma anche l’imprimatur che, con la loro presenza, danno due big americani come il chitarrista Joe Pitts  (in “Son of the witch”) ed il cantautore Jono Manson (nella title track) , ospiti d’onore (con l’armonicista Dave Moretti) di un Cd che si conclude con la dolcezza acustica di “The moon is knocking”, una ninna nanna composta da Arrigo per la figlia Dharma ispirandosi alle bellezze della natura valdostana. Alcuni estratti dal Cd si possono ascoltare nel sito  http://www.myspace.com/maxarrigo

27 dicembre 2009 Pubblicato da | Musica valdostana | , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

La “seconda natura” di MAX ARRIGO & Shanghai Noodle Factory

Max Arrigo (by Gaetano Lo Presti) IMG_3741Crossroads-Shanghai Noodle FactoryClarksdale, nel Mississippi, è, per il Blues, una città da bollino blù. Muddy Waters vi ha, infatti, vissuto per quasi vent’anni, mentre nel locale “Riverside Hotel” è morta, a seguito delle ferite riportate in un incidente stradale, la grande Bessie Smith. Ma  soprattutto è  lí, dove si incrociano le Highway 49 e 61, che si trova il celeberrimo “Crossroads” (incrocio: n.d.r.), dove la leggenda vuole che Robert Johnson abbia venduto l’anima al diavolo in cambio della capacità di suonare in modo sublime il blues. Nel 2008 “Crossroads” è stata meta di pellegrinaggio del chitarrista piemontese Max Arrigo che, coi suoi “Shanghai Noodle Factory”, si trovava in tour nel Sud degli Stati Uniti con la band del “guitar hero” Joe Pitts. «Abbiamo cercato di barattare l’anima di Sandro (Sandro Picciuolo è il bassista del gruppo: n.d.r.)- racconta Max-  ma manco il diavolo se lo piglia! Nel 2010 torneremo con Diego (Diego Tuscano: n.d.r.), il nuovo cantante, e questa potrebbe essere la volta buona.» Già così, però, la band fa musica mica da ridere, come si potrà apprezzare il prossimo venerdì 16 ottobre (ore 22) al “Panoramix” di Quart (AO). Lo ha riconosciuto anche la nota rivista “Buscadero” per laSlide Guitar (by Gaetano Lo Presti) IMG_4798 quale “la voce di Max Arrigo non ha nulla da invidiare ai colleghi d’oltreoceano”. E’ la sua chitarra “slide” (tecnica che risale proprio ai bluesmen del delta del Mississippi e che consiste nel fare scivolare un boccettino di vetro sulle corde riproducendo un suono simile al canto: n.d.r.) a caratterizzare il suono di un gruppo che, oltre a Tuscano e Picciuolo, si avvale del batterista Roberto Tassone, richiestissimo da musicisti americani come Joe Pitts e Jono Manson. Saranno proprio questi due artisti (con l’armonicista Dave Moretti) i “special guests” del Cd “Second Nature” che gli “Shanghai Noodle Factory” stanno per pubblicare. Il lavoro si caratterizza per un  ernegico  “southern rock” fatto di classici del rock-blues ( come “Good Morning Little School Girl” e “Come in my kitchen” di Robert Johnson), ma, anche, di grintosi pezzi composti da Arrigo, che ha talmente fatta sua la lezione dei grandi maestri che si può  veramente  dire per lui il Blues sia diventata una “seconda natura”.

Shanghai Noodle Factory (by Gaetano Lo Presti)

Shanghai Noodle Factory (by Gaetano Lo Presti)

10 ottobre 2009 Pubblicato da | Musica valdostana | , , , , , , , , , | Lascia un commento

Gli eccitanti cocktail musicali dei “TISHAMINGO”

Tishamingo-Bataclan_MG_8504Il successo ottenuto dalla rassegna “Aosta Blues & Soul Festival 2009” premia l’organizzatrice Aurora Carrara che ha saputo preparare un’equilibrata miscela di nomi noti (Brian Auger, Sarah Jane Morris, Ronnie Jones) e eccitanti scoperte. Tra queste ultime spiccano sicuramente i “Tishamingo”, uno dei migliori gruppi al mondo di “southern rock”, esibitisi allo Stadio Puchoz di Aosta il 4 luglio scorso. «Il southern rock e’ solo una definizione per indicare un mix di country blues e hard rock.- ha spiegato il chitarrista e cantante Cameron Williams nel corso di un informale dopoconcerto in un ristorante aostano- Per me è un modo di vivere che rispecchia il carattere tipico della gente del Sud degli Stati Uniti che è accogliente e concreta, di poche parole ma ben chiare. A tutti noi piace il Blues, che, però, come l’alcool che fa da “base” per la preparazione di qualsiasi cocktail, deve essere usato con cautela, altrimenti finisce per ubriacare subito. Per cui mescoliamo il Blues con altri generi tipici del nostro paese come il country, il rock’n roll, il funky e il jazz.». Jess Franklin IMG_7856Da ottimi “barman” i “Tishamingo” ad Aosta hanno, infatti, servito inebrianti cocktail musicali che sotto il Jason Fuller IMG_7812gusto forte di pezzi come il devastante “Get On Back” o il texas boogie “Bad News”, avevano il delicato retrogusto di una “Are we Rollin’?”. Tutti brani contenuti nel loro ultimo Cd “The Point”. «Dopo i primi due album- ha confidato l’altro chitarrista Jess Franklin- è stato con l’arrivo Chuck (Chuck Thomas, il bassista che con il batterista Richard Proctor e il tastierista Jason Fuller, completa la formazione: n.d.r.) che la band ha cominciato a girare veramente forte. Le canzoni di “The Point” rispecchiano proprio il nostro nuovo punto di vista. I testi parlano della vita di ognuno di noi, fatta di speranze e delusioni, mentre la musica è molto più rock, con un suono che, pur essendo classicamente “vintage”, non suona vecchio. Pensiamo che questa sia la direzione da seguire, altrimenti dopo gruppi come “Led Zeppelin” e “Allman Brothers” non ci sarebbe più lavoro per nessuno!» Conoscete qualche rocker italiano? «Stimiamo molto la bravura e la coerenza di gruppi come “Shanghai Noodle Factory” e “Guinea Pig”.» Come giudicate, infine, l’”Aosta Blues & Soul Festival”? «E’ stato organizzato in modo molto professionale e i valdostani si sono dimostrati gente cordialissima e ottimi ascoltatori.»

Ringrazio Stefano Reboli e Max  Arrigo per il loro indispensabile aiuto nella realizzazione di questa intervista

Roger Proctor IMG_7928Tishamingo IMG_7919Cameron Williams IMG_7788

Video di “Don’t do it” 

11 luglio 2009 Pubblicato da | Foto Gaetano Lo Presti, Musica | , , , , , , , , | 3 commenti

   

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