L’ omaggio a EDITH PIAF di Maura Susanna e Federico Longhi

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1 Piaf IMG_4838“Certe vite sono come can­zoni. Brevi, ma intense, vibranti, piene di amore e amori.” Nell’introduzione di un libro a lei dedicato, Enrico Giacovelli ha così, perfettamente, riassunto la vicenda umana della cantautrice francese Édith Giovanna Gassion, soprannominata da un suo impresario Édith Piaf (19 dicembre 1915- 10 ottobre 1963) per via della minuta statura (in argot parigino passerotto si dice, appunto, “piaf”).

E’ uno dei tanti libri pubblicati lo scorso anno in occasione del cinquantenario della morte avvenuta, a soli 48 anni, per cirrosi epatica. A cavallo tra quella ricorrenza ed il centenario della nascita, che si festeggerà nel 2015, il 30 aprile 2014 è arrivato, al Teatro Splendor di Aosta, “Avec Amour, Edith Piaf”, l’omaggio di Maura Susanna e Federico Longhi inserito nella Saison Culturelle.

1 Piaf IMG_4837Due cantanti valdostani dal differente percorso musicale, popolare per Maura e lirico per Federico, ma uniti dalla volontà di rendere omaggio alla straordinaria personalità artistica della Piaf attraverso le sue canzoni e gli uomini che hanno incrociato la sua vita.

«Ha avuto tantissimi amori- ha spiegato Maura- e spesso si è trattato di musicisti che lanciò: da Yves Montand a Charles Aznavour, da Moustaki a Gilbert Becaud. Per non parlare di Théo Sarapo, il suo ultimo marito, col quale è sepolta al Père Lachaise di Parigi. Aveva una grande capacità di intuire il talento, e, nonostante le fregature, fare di tutto per lanciare i suoi uomini per, poi, lasciarli andare.»

1 Piaf IMG_4841Ecco perché il concerto, che si è avvalso di foto e video scelti dalla regista Evelyne Parouty, ha alternato i cavalli di battaglia della Piaf (da “Les amants d’un jour” a “Milord”, da “Mon Dieu” a “Hymne à l’amour”) con quelli dei più famosi musicisti da lei lanciati interpretati da Longhi e con Longhi (come il duetto “À quoi ça sert l’amour?”, interpretato nel 1962 col marito Théo Sarapo) .

Quegli uomini a cui donava tutta sè stessa, inseguendo «cette immense fortune d’être deux», come cantò in “Les Amants merveilleux”. L’unica condizione, quella di innamorata, in cui riusciva a non distruggersi con alcool e droghe. “Signora Piaf, sta giocando con la sua vita”, l’avvertirono un giorno. “E allora?- rispose lei- Con qualcosa bisogna pur giocare!”

1 piaf (by glp) P1320249Ecco che, quindi, che la serata si è trasformata in un omaggio alla grande canzone francese, quella conosciuta ed amata da tutti, quella di “Les feuilles mortes”, “Et maintenant”, “Et moi dans mon coin” e Avec Les temps”. Il tutto perfettamente sottolineato dagli arrangiamenti di Stefano Seghedoninterpretati da un supergruppo formato da Enrico Giannino (piano), Giorgio Dellarole (fisarmonica), Davide Sanson (tromba), Alessandro Giorgetta (chitarra), Antonello Peretto (contrabbasso) e Mauro Gino (batteria). «La prima canzone in francese che ho cantato, a 14 anni, è stata “Les feuilles mortes”,-ha ricordato Maura- da allora mi hanno spesso paragonato alla Piaf. L’accostamento è eccessivo, in ogni caso è stata un mio modello perchè aveva una di quelle voci che io chiamo penetranti, capace cioè di entrare in profondità, facendo vibrare le corde più intime della nostra anima. Tra le sue canzoni preferisco  “Je ne regette rien”, perchè nella vita non bisogna avere mai rimpianti. Almeno là dove è possibile.»

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L’associazione “Patoué eun Mezeucca” si presenta con un concerto al Teatro Splendor di Aosta

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foto 2-1Se in Valle d’Aosta la canzone in “lenva” (lingua) franco-provenzale sta avendo un nuovo, poderoso, impulso molto lo si deve all’entusiamo del trentatreenne cantautore Philippe Milleret. Era stato lui lo scorso anno ad ideare una sezione Patoué eun Mezeuccaall’interno del Festival des peuples minoritaires, ed è sempre lui che, quest’anno, ha voluto la nascita dell’associazione culturale “Patoué eun Mezeucca” che riunisce gli artisti che fanno musica popolare in patois.

A battezzarla è stata l’evento omonimo che la sera del 1° dicembre ha visto sfilare sul palco del Teatro Splendor di Aosta sette dei suoi otto soci (mancavano i “Vin Brulé” perchè il bassista Michael Subet è impegnato in un tour irlandese coi Sidh).

1 pat (by gaetano lo presti) IMG_4009«L’associazione è un’iniziativa corale che nasce dalla sinergia patoisanta tra tutti noi.- ha spiegato Milleret- E’ aperta a tutti quelli che vogliono far conoscere e valorizzare la musica etnico popolare in lingua franco-provenzale. “Lenva” che, come si è visto, si può adattare a qualsiasi tipo di musica: dal canto popolare al blues, dal rock allo ska. Tutto è nato da me, probabilmente, perché sono l’ultimo arrivato, quello con più entusiasmo e tanta voglia di suonare con chi in patois cantava già quando non ero nato

1 pat (by gaetano lo presti) IMG_4013Uno di questi è sicuramente il sessantacinquenne Luigi Fosson, in arte Luis de Jyaryot, che con la sua Noëla Tradixon (La nuova Tradizione)” alla fine degli anni Settanta rivoluzionò la canzone popolare valdostana, parlando di temi d’attualità in lingua arpitana. E’ stato proprio lui ad aprire la serata in compagnia dei veterani Claudio Mantovani (piano) e Marco Lavit (chitarra). Un gruppo che Luis ha, scherzosamente, soprannominato “La troisième âge”, echeggiando, in versione vintage, L’Orage, la più famosa band valdostana. Tutt’altro che superati sono, invece, apparsi canti storici come “Dor meinà”, “Jozefine” e, soprattutto, “30 an d’otonomie” in cui ha saputo magistralmente distillare l’essenza dell’animo valdostano, con le sue luci e le sue ombre.

1 pat (by gaetano lo presti) IMG_4011E’ seguita, intrecciandosi a Luis, la cantautrice Maura Susanna con brani suoi (“Fouà ou veladzo” e “Lo ten”), di Mantovani (“Lo conto de Gran-a”) e di Magui Betemps (“La reserva”). Maguì, morta nel 2005, costituisce con De Jarryot ed Enrico Thiebat la “trimurti” che ha fatto grande la canzone in patois valdostana, grazie a canzoni in cui musiche orecchiabili si accompagnavano a testi in cui l’ironia si intrecciava all’impegno sociale. Un altro esempio è la sua “La feumaletta”, canzone femminista ante-litteram, che nell’occasione, è stata interpretata dai Trouveur Valdoten, gruppo che fa capo alla famiglia Boniface, che, per il resto, ha interpretato alcuni brani del suo repertorio tradizionale delle Alpi Occidentali.

1 pat (by gaetano lo presti) IMG_4020Casualmente, così, la scaletta del concerto ha seguito cronologicamente la parabola della canzone patoisante in Valle, che, dopo gli inizi più socialmente attenti, si è fatta con gli anni sempre più disimpegnata e festosa.

C’è chi ha scelto di recuperare i canti tradizionali di un determinato periodo, come i Laripionpion formati da Andrea Failla, Daniela Gavinelli, Isseddin Edy Letey, Cesare Marguerettaz ed Alexander Noussan.

1 pat (by gaetano lo presti) IMG_4007E c’è chi, come Milleret ha cercato di coniugarlo con un allegro country- rock- blues in patois, reso nell’occasione con un supergruppo formato da Patrick Faccini (batteria), Florian Bua (batteria), Ivan Colosimo (tastiere), Salvatore Presta (fisarmonica) e Rhemy Boniface (violino). Il tutto con testi in cui Milleret descrive le tappe che cadenzavano la vita del campagnar valdostano (“L’istouère di campagnar é le tèn de sa viya”) o, comunque, quelle di un ragazzo valdostano d’oggi legato alle tradizioni (“Lo peugeot”, Lo Papagran”, “Lo demars” e “Valdotén blues”).

Dopo una breve apparizione di Yvette Buillet, giovane cantautrice di Introd che si ricollega alla tradizione più impegnata, il finale è stato tutto di Erik Bionaz, fisarmonicista e cantante che ha snocciolato alcuni classici popolari come Lo poudzo valdotèn, Comboè e la Desarpa. Gran finale “tcheut eunsémblo le-z-amì de Patouè eun Mezeucca” che ha coinvolto il folto pubblico che affollava lo Splendor.

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Presentata la SAISON CULTURELLE 2013-14, quella “dell’anno zero” per la riduzione dei costi e la nuova sede (il teatro Splendor)

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1 Saison OK P1180459E’ la Saison anno zero”, ha detto Elmo Domaine presentando, l’11 ottobre, la Saison Culturelle 2013-2014, la più importante rassegna di spettacoli valdostani.

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Il dirigente dell’Assessorato regionale all’Istruzione e Cultura ha parlato per ultimo, dopo che all‘ex-cinema Splendor di Aosta si erano rapidamente susseguiti il nuovo assessore, Joëll Farcoz, e i consulenti Isabelle Godecharles (per gli spettacoli e le conferenze francofone), Emanuela Lagnier (per la musica) e Carlo Chatrian (per il cinema).

Ed è stato proprio Domaine (“l’anima della Saison”, come l’ha presentato Farcoz) a illustrare la filosofia della ventinovesima edizione della rassegna, che quest’anno ha scelto il tema grafico di Thomas Linty della cultura come pane quotidiano.

1 Domaine P1180452“Anno zero”, ha spiegato Domaine, per l’inevitabile razionalizzazione dei costi legati alla crisi. Il passaggio del finanziamento regionale da 1 milione e 400 mila a 900.000 euro non ha, comunque, impedito di mettere in cartellone 36 spettacoli, 50 film, 9 conferenze e gli appuntamenti con il teatro popolare.

Ma “anno zero” anche per la sede, che si concentrerà all’ex cinema Splendor, abbandonando lo storico “Giacosa” ed il Palais di Saint-Vincent (in corso di smantellamento).

Inevitabilmente a soffrire maggiormente, per la riduzione dei costi e l’indisponibilità di una sede capiente, è stata la musica che non ha in programma nessun grosso nome, almeno di quelli che negli anni scorsi facevano scoppiare il Palais.

Lo ha ammesso anche Domaine, che si è affrettato a precisare che quest’anno è auspicabile che il “pubblico valdostano sia più curioso ed attento del solito…e che il lavoro delle scorse Saison faccia riporre fiducia nelle scelte fatte quest’anno, spingendo ad uscire la sera per scoprire la bontà delle nuove proposte”.

baustelle-fantasma_784x0Ha pure indicato i tre concerti che, secondo lui, spiccano in un cartellone animato da “uno spirito trasversale ed aperto a tutte le età”: i Baustelle (29 novembre), che apriranno ad Aosta la tranche invernale del tour promozionale dell’ultimo cd “Fantasma”, il rapper Salmo (13 dicembre) e “L’ultima Thule” (7 febbraio), spettacolo proposto dalla storica band di Francesco Guccini, che, dopo il ritiro del cantautore emiliano, è stato sostituito da Danilo Sacco.

saba tetti-1083955_0x440Per il resto la musica più “leggera” sarà coniugata con la parola, negli spettacoli di Giorgio Faletti (4 novembre)  e Lorenzo Monguzzi e David Riondino (15 novembre), si affiderà allo showman Massimo Lopez per sdoganare il jazz della Sing and Swing Jazz Company di Gabriele Comeglio (17 dicembre), e si aprirà alle musiche del mondo con Zibba con Carlot-ta e Susanna Parigi (10 gennaio) e l’italo-etiope Saba Anglana con Fabio Barovero (11 aprile).

La Musica Classica sarà, invece, rappresentata dalla Serata Mendelssohn con l’Orchestra Sinfonica Rossini diretta dal violinista Massimo Quarta, dalla pianista venezuelana Gabriela Montero (9 marzo), dalla violinista norvegese Vilde Frang (28 marzo) e dal chitarrista Milos Karadaglic (7 aprile).

1 susanna 963262041_1027002640_nTra i musicisti valdostani la novità è rappresentata dalla SFOM Jazz Orchestra (il 13 maggio) in un cartellone che annovera anche l’Orchestre d’Harmonie du Val d’Aoste per il Concert du Nouvel An (4 gennaio), i musicisti dell’Istituto musicale ed alcuni cori valdostani che, diretti da Stephanie Pradouroux, interpreteranno, nella Cattedrale di Aosta, il Requiem di Mozart (3 aprile) e Maura Susanna e Federico Longhi che faranno un omaggio ad Edith Piaf (30 aprile).

Valdostana è anche Nuovababette Teatro che il 4 aprile interpreterà “Togliamo il disturbo”.

albanese hh-14271412Il settore Teatro, dove non c’è più la consulente Alessandra Celesia, sembra quello meno colpito dai tagli vista la sfilza di grandi nomi televisivi che annovera: da Angela Finocchiaro e Maria Amelia Monti (il 10 dicembre con “La scena” di Cristina Comencini) a Luca Barbareschi (il 14 gennaio con “Il discorso del re”), da Lucrezia Lante Della Rovere (il 25 febbraio con “Come tu mi vuoi”) ad Antonio Albanese (il 5 marzo con i suoi “Personaggi”). E, ancora, Elisabetta Pozzi (il 26 marzo con Giovanna d’Arco) e Vanessa Gravina (il 6 maggio con “A piedi nudi nel parco”.)

Silvia Azzoni -HA-Hamburg-HamburgProprio gli spettacoli teatrali potrebbero, però, evidenziare alcune pecche del nuovissimo Splendor.  Domaine ha, infatti, annunciato che, siccome “la visione dalla galleria non è dappertutto ottimale”, non ci saranno, al contrario degli scorsi anni, posti numerati, in modo da valutare insieme al pubblico eventuali problematiche.

Completano il programma della Saison Musical e Operette (“My fair lady” il 25 novembre, “Sugar” il 28 gennaio e “Cantando sotto la pioggia” il 4 febbraio), la Danza (Les Ballets Jazz de Montreal il 18 febbraio e l’ètoile Silvia Azzoni il 23 marzo), la programmazione in francese (che aprirà la Saison il 29 ottobre con “Gigi” di Colette,  e comprende, tra gli altri, il duo femminile Brigitte, il 5 dicembre, ed il folk-rock dei belgi Camping Sauvach, il 20 marzo) ed, infine, il Cinema (50 film invece dei 60 dello scorso anno).

C’ERA UNA VOLTA (18) A 20 anni dalla morte THIEBAT E’ ANCORA VIVO

1 THIEBAT_FBThiebat-Paillex 1157471_589657186_nL’amore è memoria. Uno dei modi per amare una persona è, infatti, ricordarla. A giudicare, quindi, dalla straordinaria quantità (e qualità) di gente che il 16 dicembre 2012 è accorsa per ricordarlo all’Espace Populaire di Aosta, Enrico Thiebat, a 20 anni dalla morte, è ancora amatissimo.

1 Tulipe (by Gaetano Lo Presti)  IMG_0990Ma amore è, anche, condivisione. Condividere, in questo caso. il ricordo di chi ha lasciato un segno con chi non l’ha mai conosciuto. Ho, quindi, organizzato la serata soprattutto per spiegare chi fosse ai tanti giovani che, ogni volta che ne parlavo, mi chiedevano: “Thiebat chi?”, per, poi, rimanerne affascinati. Ecco il perchè del titolo della serata, «Thiebat chi ?», ed ecco il perchè della presenza di tanti protagonisti che non erano nati o erano dei bambini quando Thiebat è morto.

1 Maura FB IMG_0981Sono, infatti, passati venti anni da quel 14 dicembre 1992 quando morì, a 43 anni, sulla statale 26, uscendo di strada, con una Uno bianca, all’altezza di Champagne di Verrayes. Alle 7 de la tarde, mentre tornava a casa da un lavoro, finì come era vissuto: « sottosopra». E i simbolismi della sua morte non finiscono qui: morto « sottosopra », uscendo « fuori strada », «ai margini » della SS 26, « dimenticato » dalla società (perché, anche se morì sul colpo, i soccorsi arrivarono dopo due interminabili ore).

1 Frison FB  IMG_0975In quell’occasione Enrico Martinet scrisse su « La Stampa » un bellissimo articolo. «Enrico oggi esce in scena per sempre e si infila nel sogno di una generazione», scrisse. Aggiungendo : «Enrico perso in un sogno. Quello di un’utopia sempre inseguita, quello di una vita ai margini, quello di tutti gli idealisti usciti da un ’68 che non hanno mai voluto dimenticare. Perso in un sogno, perchè per gli amici la morte di Enrico Thiebat sarà presto rimossa dalla memoria. Non potrebbe essere altrimenti, ricordarla sarebbe annunciare la propria: di chi ha creduto in quel miraggio, in una società che non esiste, che si può vivere solo con la fantasia.» 

1 Gramsci FB b IMG_0972Mi piacciono i sogni e mi piacciono le cose difficili, e la serata del 16 dicembre è stata un pò tutti e due. Non è stato, infatti, facile smuovere l’inerzia che circondava la figura di Enrico Thiebat, perchè la “profezia” di Martinet in molti casi si è avverata, e molti amici hanno rimosso la sua morte perchè era scomoda perfino la sua memoria. Se, poi, lo era per gli amici, figuriamoci per gli altri. Ecco, quindi, alcune polemiche su Facebook che, nei giorni precedenti l’evento, hanno bollato il progetto come una « mitizzazione acritica» di un « un Borghese dalla vita facile, spaccapalle e anarchico-rigolo». O del silenzio o minimizzazione che alcuni mass media gli (e mi) hanno, inevitabilmente, riservato sia prima che dopo.

1 Iubal FB (by Gaetano Lo Presti) IMG_0984Per strapparlo a questo “sonno della memoria” non si poteva essere didascalici, pignoli, precisini (per cui ci sono, indubbiamente, stati errori, mancanze, dimenticanze), ma c’era bisogno della forza prepotente di un’emozione. Ed emozione è stata. Innescata dalle parole di un breve video, realizzato in collaborazione con Alessandro ed Andrea Di Renzo, in cui, all’inizio della serata, si è rivisto Thiebat in filmati concessi dalla sede Rai VdA e si sono ascoltate testimonianze di amici (Bobo Pernettaz, Alberto Faccini, Andrea « Frank » Degani, Maria Pia Simonetti, Enrico Martinet, Roberto Contardo, Barbara Tutino, Franco Grobberio).

1 Yvette FB bis IMG_0978Ma l’emozione è venuta, soprattutto, dalla tanta sua musica, suonata e cantata nell’occasione da quanto di meglio la Valle abbia espresso negli ultimi anni (con Alberto Faccini, antico sodale di Thiebat, a fare da prezzemolino e collante).

Si è, infatti, passati da TULIPE TRAPANI (“Une île”) a YVETTE BUILLET e GIORGIO PILON (“Blanche Biche” e “Le Deserteur”), dai TROUVEUR VALDOTEN (“La jambe me fait mal” e “La Princesse et le marriage”) a MAURA SUSANNA e ANDREA DUGROS (“A Cormajor”, “Il maialino” e “J’ai un amour”), da ALBERTO VISCONTI e STEFANO FRISON (“L’acqua”, “Mi è salita una mosca in macchina” e “Monsieur Thiebat”) a IUBAL KOLLETTIVO MUSICALE (“Queun casinò” e “C’ho la donna che mi mena”) e GRUPPO GRAMSCI (“Addio Lugano bella”, “Albergo a ore”, “Bella ciao” versione jazz).

1 Trouveur(by Gaetano Lo Presti)  IMG_1023Musicisti, in particolare questi ultimi, che hanno portanto avanti negli anni la canzone di impegno sociale in Valle. Un pò come, con le sue provocazioni, faceva Enrico, convinto che, come cantava Robert Charlebois, «si les chanteurs se mettent à penser, le public sera obligé de réfléchir».

1 Con Pino America e Sergio Milani IMG_1006La serata si è, infine, proiettata nel futuro con la proposta di Roberto Contardo (che, con Beppe Barbera e Roberto Biazzetti ha, dopo 30 anni, riformato il «Gruppo Gramsci ») di intitolare il nuovo auditorium di Aosta ad Enrico Thiebat. Ma, anche,con «Monsieur Thiebat», la canzone da me scritta per l’occasione con Alberto Visconti e con il video ripreso dalla troupe di Gian Luca Rossi per un futuro programma RaiVdA.

Gran finale con tutti sul palco a interpretare « C’ho una donna che mi mena » con l’intervento speciale di Pino America, personaggio fuori dalle righe della società valdostana, e, quindi, perfetto per ricordare Enrico con un rap politicamente scorretto culminato con l’urlo «Thiebat è ancora vivo».

La mostra «Les disques vinyles en VdA» alla Biblioteca Regionale di Aosta

Sarà per un ritorno alla fisicità della musica evaporatasi con il formato digitale. Oppure per la ricerca di un ascolto più «caldo» e attento. O, più semplicemente, per nostaglia. Il risultato è, in ogni caso, un ritorno di fiamma per il disco in vinile che va ben oltre la cerchia dei fanatici audiofili. Una «vinilmania» che in Valle d’Aosta si è manifestata con il successo di manifestazioni come il mercatino del vinile, organizzato lo scorso 21 ottobre alla Cittadella dei Giovani, e della mostra «Les disques vinyles en VdA» tenuta quest’estate alla Maison de Mosse di Avise dall’Association Valdôtaine Archives Sonores. Mostra che l’AVAS,in collaborazione con l’Assessorato regionale all’Istruzione, sta riproponendo fino al 5 gennaio 2013 nei locali della Fonoteca della Biblioteca Regionale di Aosta.

Vi si possono ammirare 160 dischi (donati o prestati all’AVAS) prodotti o realizzati in Valle o che siano di valdostani o musicisti che abbiano avuto legami con la Valle, i cui formati variano dal 7″ (quelli più piccoli, singoli generalmente a 45 giri) al 10″ (i vecchi dischi a 78 giri) e 12″ (i classici LP a 33 giri).

Si parte con una decina di 78 giri fatti registrare nel 1952 dall’allora assessore regionale all’Istruzione, Aimé Berthet, ad alcuni cori valdostani, per passare ai dischi di protagonisti della scena musicale valdostana come Nadir Vietti, Pino Cerruti e Guido Sportelli.

Agli anni Sessanta risalgono, invece, chicche come i «campioni non in vendita » di alcune corali locali registrati dalla RAI che hanno la particolarità di essere incisi con la spirale che va dall’interno verso l’esterno. O, ancora, il 45 giri del Choeur Valdôtain de Genève registrato nel 1965 in occasione dell’apertura del Traforo del Monte Bianco.

La maggior parte dei pezzi esposti riguarda, però, la musica pop: dai primi 45 giri degli Ergastolani, il gruppo di Claudio Bal che con la Bal Musik creò la prima etichetta valdostana, ai dischi di Ezio Magliano, Guido Lamberti (che negli anni Sessanta ebbe notorietà nazionale come Ugolino) e dell’etichetta Ambrokal (8 LP pubblicati dal 1983 al 1988 da artisti come Maura Susanna, Trouveur Valdotèn e Luis De Jyaryot, ma, anche, la prima compilation rock valdostana “AO 00001”).

La fetta più importante riguarda l’etichetta «Blu Bus» dei Kina, che da soli o con altri gruppi, sono protagonisti di ben 26 titoli (tra 12″, 10” e 7″).

Tra i quasi introvabili, da segnalare i 45 giri incisi negli anni 60 e 70 dagli aostani Tonino Sofi, Marcella Pol e Romolo Ferri (nome d’arte di Albino Mammoliti che, con il brano Vorrei, vinse la Gondola d’Argento di Venezia nel 1971). Tra i prodotti, per così dire, nazionali spicca la versione di «Montagnes valdôtaines» di Gigliola Cinquetti e «Valdostana» incisa nel 1961 da Marta Tomelli e Carlo Pierangeli e poi ripresa da tanti fisarmonicisti.

Agli anni ’60 risalgono anche il documentario sonoro di Roberto Leydi, “Tuttitalia”, che contiene un brano sulla Valle d’Aosta, e le canzoni di Mario Pogliotti, che fu uno degli animatori a Torino a fine anni ‘50 del gruppo Cantacronache. Oltre ad ammirare le copertine, in Fonoteca c’è una postazione audio dove ascoltare i brani digitalizzati.

La Nouvelle Vague della musica valdostana al CONCERTO x L’EMILIA

Ad un mese e mezzo dalla prima scossa di terremoto che ha colpito l’Emilia si susseguono, anche in Valle d’Aosta, le iniziativa di solidarietà a favore delle popolazioni colpite.

Il concerto che si è tenuto la sera dell’8 luglio alla Cittadella di Aosta si è distinto perché ha visto esibirsi tutta laNouvelle Vague” che ha imposto il pop valdostano all’attenzione nazionale: Francesco-C, dARI, Naif Herin e L’Orage.

Sono stati loro (con il contributo di Maura Susanna e Philippe Milleret) ad aprire una serata culminata con l’esibizione del quarantatreene cantautore Stefano “Cisco” Bellotti, che, essendo di Carpi, il dramma del terremoto lo ha vissuto in prima persona.

L’ORAGE va a tutta birra!

L’Orage va a tutta birra. Artisticamente, ma, anche, nel senso letterale del termine, visto che il 30 settembre, a partire dalle 22, animerà “A Tutta Birra!”, la prima festa della birra artigianale organizzata in Piazza Severino Caveri dal Birrificio 63. Accanto a fiumi di birra chiara Swing spillata dal mastro birraio, vi si potranno assaporare wurstel e crauti, taglieri di formaggi e salumi, bretzel, patatine e stinco.

«Nella birra ci sono troppe erre, preferisco gli stinchi… ma non di santo», puntualizza Alberto Visconti, trentenne cantautore di Pré-Saint-Didier noto per la erre moscia e la trascinante musica che fa con un supergruppo formato da Stefano Trieste (basso), Florian Bua (batteria), Ricky Murray (percussioni), Matteo Crestani (chitarre e oud) e i fratelli Remy (violino, organetto, ghironda) e Vincent Boniface (organetto, clarinetto e sax soprano). L’Orage è reduce dal successo ottenuto il 9 settembre al Teatro Romano di Aosta per il III Festival des Peuples MinoritairesNell’occasione hanno accompagnato Luigi Fosson, in arte Luis de Jaryot ed il gaitero galiziano Carlos Nunez.

Il primo, mitico cantautore valdostano, con loro ha scoperto, a sessantatré anni, un’insospettabile vena rock nella selvaggia versione de “La fête du village”. «E’ il mio antico sogno della Noëla Tradixon che si realizza.- ha detto Jyaryot- Reinventare, cioè, la tradizione, modernizzandola.» Quest’estate, poi, L’Orage ha scorazzato in lungo e in largo per le valli valdostane con un tour pieno di allegria e energia. «E’ stata, proprio, dall’esperienza dei balli a palchetto- continua Visconti- che è nata “Giugno”, la canzone che canteremo per la prima volta in pubblico alla festa della birra. E’ un pezzo popolare di seduzione che vorrebbe aiutare i ragazzi a corteggiare le ragazze.» La canzone sarà inclusa nel secondo cd che il gruppo sta attualmente registrando in uno studio torinese. Fitti, poi, i loro impegni live: da quello di sabato, alle 15, nel Parco del Castello di Aymavilles per la mostra mercato dei prodotti eno-agro-alimentari a Km0 al concerto dell’11 novembre a “La scighera”, locale di tendenza milanese.