C’ERA UNA VOLTA (18) A 20 anni dalla morte THIEBAT E’ ANCORA VIVO

1 THIEBAT_FBThiebat-Paillex 1157471_589657186_nL’amore è memoria. Uno dei modi per amare una persona è, infatti, ricordarla. A giudicare, quindi, dalla straordinaria quantità (e qualità) di gente che il 16 dicembre 2012 è accorsa per ricordarlo all’Espace Populaire di Aosta, Enrico Thiebat, a 20 anni dalla morte, è ancora amatissimo.

1 Tulipe (by Gaetano Lo Presti)  IMG_0990Ma amore è, anche, condivisione. Condividere, in questo caso. il ricordo di chi ha lasciato un segno con chi non l’ha mai conosciuto. Ho, quindi, organizzato la serata soprattutto per spiegare chi fosse ai tanti giovani che, ogni volta che ne parlavo, mi chiedevano: “Thiebat chi?”, per, poi, rimanerne affascinati. Ecco il perchè del titolo della serata, «Thiebat chi ?», ed ecco il perchè della presenza di tanti protagonisti che non erano nati o erano dei bambini quando Thiebat è morto.

1 Maura FB IMG_0981Sono, infatti, passati venti anni da quel 14 dicembre 1992 quando morì, a 43 anni, sulla statale 26, uscendo di strada, con una Uno bianca, all’altezza di Champagne di Verrayes. Alle 7 de la tarde, mentre tornava a casa da un lavoro, finì come era vissuto: « sottosopra». E i simbolismi della sua morte non finiscono qui: morto « sottosopra », uscendo « fuori strada », «ai margini » della SS 26, « dimenticato » dalla società (perché, anche se morì sul colpo, i soccorsi arrivarono dopo due interminabili ore).

1 Frison FB  IMG_0975In quell’occasione Enrico Martinet scrisse su « La Stampa » un bellissimo articolo. «Enrico oggi esce in scena per sempre e si infila nel sogno di una generazione», scrisse. Aggiungendo : «Enrico perso in un sogno. Quello di un’utopia sempre inseguita, quello di una vita ai margini, quello di tutti gli idealisti usciti da un ’68 che non hanno mai voluto dimenticare. Perso in un sogno, perchè per gli amici la morte di Enrico Thiebat sarà presto rimossa dalla memoria. Non potrebbe essere altrimenti, ricordarla sarebbe annunciare la propria: di chi ha creduto in quel miraggio, in una società che non esiste, che si può vivere solo con la fantasia.» 

1 Gramsci FB b IMG_0972Mi piacciono i sogni e mi piacciono le cose difficili, e la serata del 16 dicembre è stata un pò tutti e due. Non è stato, infatti, facile smuovere l’inerzia che circondava la figura di Enrico Thiebat, perchè la “profezia” di Martinet in molti casi si è avverata, e molti amici hanno rimosso la sua morte perchè era scomoda perfino la sua memoria. Se, poi, lo era per gli amici, figuriamoci per gli altri. Ecco, quindi, alcune polemiche su Facebook che, nei giorni precedenti l’evento, hanno bollato il progetto come una « mitizzazione acritica» di un « un Borghese dalla vita facile, spaccapalle e anarchico-rigolo». O del silenzio o minimizzazione che alcuni mass media gli (e mi) hanno, inevitabilmente, riservato sia prima che dopo.

1 Iubal FB (by Gaetano Lo Presti) IMG_0984Per strapparlo a questo “sonno della memoria” non si poteva essere didascalici, pignoli, precisini (per cui ci sono, indubbiamente, stati errori, mancanze, dimenticanze), ma c’era bisogno della forza prepotente di un’emozione. Ed emozione è stata. Innescata dalle parole di un breve video, realizzato in collaborazione con Alessandro ed Andrea Di Renzo, in cui, all’inizio della serata, si è rivisto Thiebat in filmati concessi dalla sede Rai VdA e si sono ascoltate testimonianze di amici (Bobo Pernettaz, Alberto Faccini, Andrea « Frank » Degani, Maria Pia Simonetti, Enrico Martinet, Roberto Contardo, Barbara Tutino, Franco Grobberio).

1 Yvette FB bis IMG_0978Ma l’emozione è venuta, soprattutto, dalla tanta sua musica, suonata e cantata nell’occasione da quanto di meglio la Valle abbia espresso negli ultimi anni (con Alberto Faccini, antico sodale di Thiebat, a fare da prezzemolino e collante).

Si è, infatti, passati da TULIPE TRAPANI (“Une île”) a YVETTE BUILLET e GIORGIO PILON (“Blanche Biche” e “Le Deserteur”), dai TROUVEUR VALDOTEN (“La jambe me fait mal” e “La Princesse et le marriage”) a MAURA SUSANNA e ANDREA DUGROS (“A Cormajor”, “Il maialino” e “J’ai un amour”), da ALBERTO VISCONTI e STEFANO FRISON (“L’acqua”, “Mi è salita una mosca in macchina” e “Monsieur Thiebat”) a IUBAL KOLLETTIVO MUSICALE (“Queun casinò” e “C’ho la donna che mi mena”) e GRUPPO GRAMSCI (“Addio Lugano bella”, “Albergo a ore”, “Bella ciao” versione jazz).

1 Trouveur(by Gaetano Lo Presti)  IMG_1023Musicisti, in particolare questi ultimi, che hanno portanto avanti negli anni la canzone di impegno sociale in Valle. Un pò come, con le sue provocazioni, faceva Enrico, convinto che, come cantava Robert Charlebois, «si les chanteurs se mettent à penser, le public sera obligé de réfléchir».

1 Con Pino America e Sergio Milani IMG_1006La serata si è, infine, proiettata nel futuro con la proposta di Roberto Contardo (che, con Beppe Barbera e Roberto Biazzetti ha, dopo 30 anni, riformato il «Gruppo Gramsci ») di intitolare il nuovo auditorium di Aosta ad Enrico Thiebat. Ma, anche,con «Monsieur Thiebat», la canzone da me scritta per l’occasione con Alberto Visconti e con il video ripreso dalla troupe di Gian Luca Rossi per un futuro programma RaiVdA.

Gran finale con tutti sul palco a interpretare « C’ho una donna che mi mena » con l’intervento speciale di Pino America, personaggio fuori dalle righe della società valdostana, e, quindi, perfetto per ricordare Enrico con un rap politicamente scorretto culminato con l’urlo «Thiebat è ancora vivo».

La mostra «Les disques vinyles en VdA» alla Biblioteca Regionale di Aosta

Sarà per un ritorno alla fisicità della musica evaporatasi con il formato digitale. Oppure per la ricerca di un ascolto più «caldo» e attento. O, più semplicemente, per nostaglia. Il risultato è, in ogni caso, un ritorno di fiamma per il disco in vinile che va ben oltre la cerchia dei fanatici audiofili. Una «vinilmania» che in Valle d’Aosta si è manifestata con il successo di manifestazioni come il mercatino del vinile, organizzato lo scorso 21 ottobre alla Cittadella dei Giovani, e della mostra «Les disques vinyles en VdA» tenuta quest’estate alla Maison de Mosse di Avise dall’Association Valdôtaine Archives Sonores. Mostra che l’AVAS,in collaborazione con l’Assessorato regionale all’Istruzione, sta riproponendo fino al 5 gennaio 2013 nei locali della Fonoteca della Biblioteca Regionale di Aosta.

Vi si possono ammirare 160 dischi (donati o prestati all’AVAS) prodotti o realizzati in Valle o che siano di valdostani o musicisti che abbiano avuto legami con la Valle, i cui formati variano dal 7″ (quelli più piccoli, singoli generalmente a 45 giri) al 10″ (i vecchi dischi a 78 giri) e 12″ (i classici LP a 33 giri).

Si parte con una decina di 78 giri fatti registrare nel 1952 dall’allora assessore regionale all’Istruzione, Aimé Berthet, ad alcuni cori valdostani, per passare ai dischi di protagonisti della scena musicale valdostana come Nadir Vietti, Pino Cerruti e Guido Sportelli.

Agli anni Sessanta risalgono, invece, chicche come i «campioni non in vendita » di alcune corali locali registrati dalla RAI che hanno la particolarità di essere incisi con la spirale che va dall’interno verso l’esterno. O, ancora, il 45 giri del Choeur Valdôtain de Genève registrato nel 1965 in occasione dell’apertura del Traforo del Monte Bianco.

La maggior parte dei pezzi esposti riguarda, però, la musica pop: dai primi 45 giri degli Ergastolani, il gruppo di Claudio Bal che con la Bal Musik creò la prima etichetta valdostana, ai dischi di Ezio Magliano, Guido Lamberti (che negli anni Sessanta ebbe notorietà nazionale come Ugolino) e dell’etichetta Ambrokal (8 LP pubblicati dal 1983 al 1988 da artisti come Maura Susanna, Trouveur Valdotèn e Luis De Jyaryot, ma, anche, la prima compilation rock valdostana “AO 00001”).

La fetta più importante riguarda l’etichetta «Blu Bus» dei Kina, che da soli o con altri gruppi, sono protagonisti di ben 26 titoli (tra 12″, 10” e 7″).

Tra i quasi introvabili, da segnalare i 45 giri incisi negli anni 60 e 70 dagli aostani Tonino Sofi, Marcella Pol e Romolo Ferri (nome d’arte di Albino Mammoliti che, con il brano Vorrei, vinse la Gondola d’Argento di Venezia nel 1971). Tra i prodotti, per così dire, nazionali spicca la versione di «Montagnes valdôtaines» di Gigliola Cinquetti e «Valdostana» incisa nel 1961 da Marta Tomelli e Carlo Pierangeli e poi ripresa da tanti fisarmonicisti.

Agli anni ’60 risalgono anche il documentario sonoro di Roberto Leydi, “Tuttitalia”, che contiene un brano sulla Valle d’Aosta, e le canzoni di Mario Pogliotti, che fu uno degli animatori a Torino a fine anni ‘50 del gruppo Cantacronache. Oltre ad ammirare le copertine, in Fonoteca c’è una postazione audio dove ascoltare i brani digitalizzati.

La Nouvelle Vague della musica valdostana al CONCERTO x L’EMILIA

Ad un mese e mezzo dalla prima scossa di terremoto che ha colpito l’Emilia si susseguono, anche in Valle d’Aosta, le iniziativa di solidarietà a favore delle popolazioni colpite.

Il concerto che si è tenuto la sera dell’8 luglio alla Cittadella di Aosta si è distinto perché ha visto esibirsi tutta laNouvelle Vague” che ha imposto il pop valdostano all’attenzione nazionale: Francesco-C, dARI, Naif Herin e L’Orage.

Sono stati loro (con il contributo di Maura Susanna e Philippe Milleret) ad aprire una serata culminata con l’esibizione del quarantatreene cantautore Stefano “Cisco” Bellotti, che, essendo di Carpi, il dramma del terremoto lo ha vissuto in prima persona.

L’ORAGE va a tutta birra!

L’Orage va a tutta birra. Artisticamente, ma, anche, nel senso letterale del termine, visto che il 30 settembre, a partire dalle 22, animerà “A Tutta Birra!”, la prima festa della birra artigianale organizzata in Piazza Severino Caveri dal Birrificio 63. Accanto a fiumi di birra chiara Swing spillata dal mastro birraio, vi si potranno assaporare wurstel e crauti, taglieri di formaggi e salumi, bretzel, patatine e stinco.

«Nella birra ci sono troppe erre, preferisco gli stinchi… ma non di santo», puntualizza Alberto Visconti, trentenne cantautore di Pré-Saint-Didier noto per la erre moscia e la trascinante musica che fa con un supergruppo formato da Stefano Trieste (basso), Florian Bua (batteria), Ricky Murray (percussioni), Matteo Crestani (chitarre e oud) e i fratelli Remy (violino, organetto, ghironda) e Vincent Boniface (organetto, clarinetto e sax soprano). L’Orage è reduce dal successo ottenuto il 9 settembre al Teatro Romano di Aosta per il III Festival des Peuples MinoritairesNell’occasione hanno accompagnato Luigi Fosson, in arte Luis de Jaryot ed il gaitero galiziano Carlos Nunez.

Il primo, mitico cantautore valdostano, con loro ha scoperto, a sessantatré anni, un’insospettabile vena rock nella selvaggia versione de “La fête du village”. «E’ il mio antico sogno della Noëla Tradixon che si realizza.- ha detto Jyaryot- Reinventare, cioè, la tradizione, modernizzandola.» Quest’estate, poi, L’Orage ha scorazzato in lungo e in largo per le valli valdostane con un tour pieno di allegria e energia. «E’ stata, proprio, dall’esperienza dei balli a palchetto- continua Visconti- che è nata “Giugno”, la canzone che canteremo per la prima volta in pubblico alla festa della birra. E’ un pezzo popolare di seduzione che vorrebbe aiutare i ragazzi a corteggiare le ragazze.» La canzone sarà inclusa nel secondo cd che il gruppo sta attualmente registrando in uno studio torinese. Fitti, poi, i loro impegni live: da quello di sabato, alle 15, nel Parco del Castello di Aymavilles per la mostra mercato dei prodotti eno-agro-alimentari a Km0 al concerto dell’11 novembre a “La scighera”, locale di tendenza milanese.                                                                                                                                                            

Con Carlos Nuñez la Galizia profuma d’intesa. Anche ad Aosta.

Nelle foto ufficiali il quarantenne musicista galiziano Carlos Nuñez, che è stata la star del concerto che si è tenuto la sera del 9 settembre al Teatro Romano di Aosta, compare spesso con in mano la gaita e, sullo sfondo, il mare. Non a caso, perché la tipica cornamusa gallega è lo strumento che ha fatto conoscere lui e la Galizia nel mondo, mentre l’Atlantico è la via di comunicazione attraverso la quale la musica del mondo è arrivata in Galizia. «Grazie a viaggi spesso pericolosi- ha raccontato prima del concerto- la musica ha viaggiato dall’Irlanda al Nord Africa, spingendosi, addirittura, in Sud America. E tutto ciò, si è, naturalmente, riflesso sulla nostra musica tradizionale. Senza contare il famoso cammino di Santiago de Compostela con cui sono arrivate da noi influenze da tutta Europa

Il concerto di Nuñez era inserito in una giornata del “Festival des peuples minoritaires” dedicata a questa piccole enclave celtica nel nord-ovest della Spagna. «La Valle d’Aosta è per l’Italia quello che la Galizia è per la Spagna.- ha continuato- Come voi siete stati a lungo il capolinea dell’Italia, così i Romani ci chiamavano “finis terrae”, perché era il punto più ad ovest verso cui si erano spinti, oltre il quale c’era l’oceano

Forte di più di un milione di cd venduti e di collaborazioni eccellenti che vanno da Ryuichi Sakamoto a Madonna, Nuñez ha suonato dappertutto. Valle compresa. «Ho scoperto la musica celtica quando a 12 anni andai, in Bretagna, al festival di Lorient. Da quel momento ho contribuito a far ritrovare al mio paese il suo spirito celtico. Perché la musica celtica è una piattaforma che, al di là della lingua, aiuta i paesi, anche quelli non celtici, a ritrovare le proprie tradizioni. Mi piace cercare identità simili alla mia in altri paesi, e in Valle mi sento a casa, perché c’è un mondo di storie e leggende che si riflette in una musica che ricrea la magia e il mistero che sono alla base dello spirito della musica celtica.»

Ad Aosta Nuñez, accompagnato da un quartetto che annoverava alla batteria il fratello Xurxo Núñez, ha fatto un viaggio musicale che, seguendo idealmente il cammino di Santiago, si è snodato tra musiche celtiche e medievali e qualcuna delle tante colonne sonore interpretate: da “L’isola del tesoro” (con cui iniziò la collaborazione con gli irlandesi “Chieftains”) a “L’ultimo Samurai”. Ha anche trovato il tempo per chiamare sul palco i connazionali della Banda de Gaitas Xarabal e alcuni ospiti del “Nord dell’Italia”: dalla famiglia del liutaio Michele Sangineto ai valdostani Luis de Jyaryot, Maura Susanna ed Alberto Visconti con cui ha cantato “Raggle taggle gypsy”. Conclusione con il pubblico in delirio ed una scatenata “Rupert’s Mambo”.                                                                                                                                                                                                                                                                                                       

Presentato “Terra mia”, il nuovo cd della cantautrice MAURA SUSANNA

Avrai molto da dire se non ti nasconderai”. Questa frase, che ha scritto nel testo di “Nell’oggi”, deve essere rimbombata a lungo nella testa di Maura Susanna. Perché, anche dopo quarant’anni di onorata carriera e l’unanime riconoscimento come la voce dell’animo popolare valdostano, la cantautrice di Saint-Vincent conserva un’insospettabile fondo di timidezza. La stessa che nei primi anni Settanta l’aveva costretta per un anno a cantare i pezzi di Magui Betemps da dietro le quinte de “La veillá de Tsateilon”. «Ero talmente timida che non riuscivo ad affrontare il pubblico.-ricorda- La timidezza ha continuato ad uscire quando si trattava di cantare le canzoni che componevo, per cui o le distruggevo subito o, pur registrandole, non le ho messe in repertorio. Mi hai sentito mai cantare dal vivo “Il viaggio” e “Predze pa”?» Qualcosa deve, però, essere scattato in lei se la sera del 10 febbraio, al Teatro Giacosa di Aosta, Maura ha presentato un nuovo cd, “Terra mia”, di cui ha scritto 11 canzoni su 13. «Gli impegni lavorativi hanno a lungo rallentato la mia carriera- ha spiegato- al punto che il precedente cd, “Il viaggio”, risale a ben 15 anni fa. Adesso ho ricominciato a provare il piacere di scrivere e, soprattutto, ho il coraggio di non buttare via.» Una sicurezza nuova che si fonda su tre punti fermi: la sua terra, la sua lingua (il patois), le sue radici musicali. Non a caso i momenti migliori del cd si hanno proprio nelle canzoni in cui questi si ritrovano. Come nella title track “Terra mia, madre mia”, nella quale Maura ha curato la versione in italiano di una canzone di Natalie Merchant. O in “Tango”, in cui infiammandosi di “pachòn”, il patois riesce ad esprimere “mots de soie” (al Giacosa è stato eseguito con il bandoneista Ezio Borghese ed i ballerini Paola Indelicato e Alberto Comiotto). O, ancora, “J’ai un amour” in cui, con Giorgio Negro, ha rivestito di note un testo inedito di Enrico Thiébat, che, con Maura e Luis de Jyaryot (nel cd autore del testo di “Tot i tsandze”), costituisce la trinità dei padri della canzone d’autore valdostana. Nuove prospettive le si aprono, poi, quando vola nel “cielo del tempo” di “Lo conto de Gran-a” di Claudio Mantovani trasfigurata dal cameo del multistrumentista Vincenzo Zitello. Uno dei gioiellini del cd è, infine, “Outor du vèn”, grazie ad una grande interpretazione di un suo adattamento in patois del preludio n.20 op.28 di un compositore di belle speranze, tale Fryderyk Chopin. Al Giacosa Maura è stata accompagnata da un gruppo guidato dal tastierista Andrea Dugros (che ha curato tutti gli arrangiamenti e la registrazione del cd) che annoverava Christian Curcio e Marco Brunet alle chitarre, Remy Boniface all’organetto e violino, Beppe Salussoglia al basso e Andrea Urbica alla batteria. E’ stato della partita anche il Coro Alpino di Saint-Vincent, che l’ha affiancata nell’esecuzione di “Les Prisons du Roy- La bergère des Aravis”. Il concerto, inserito nell’ambito della “Saison Culturelle”, è stato ripreso dalla sede regionale della Rai.

TERRA MIA, MADRE MIA

Quando il sole verrà a riscaldare il tuo viso

nulla potrà più far male, perchè tutto un giorno cambierà.

Non morire perchè saremo in tanti con te

ad aiutare la vita rinascere in te non morire perchè

Terra mia, madre mia nel tuo ventre la poesia

lascia il vento ti asciughi il dolore

delle lacrime, no non piangere più

Un bambino verrà senza rabbia sarà

gocce d’acqua e spighe nel palmo terrà

e la voce sarà

Terra mia, madre mia chiudi gli occhi e non andare via

lascia il vento ti asciughi il dolore delle lacrime e poi

nelle mani noi, porteremo sai se mi nuovi riceverai

Cresceranno in te la speranza e il coraggio di amare di più

l’alba della vita vedrai

Nuovi fiori darà e il canto dell’armonia

danzeremo per te, solo per te

…Tu perdonerai, tu rinascerai


Quella volta che JOAN BAEZ cantò a Saint-Vincent

Passano gli anni, ma Joan Baez fa sempre notizia. Ieri perchè ha festeggiato il settantesimo compleanno (è nata a New York il 9 gennaio 1941), ma fu così anche il 22 luglio 2004, quando il suo arrivo in Valle d’Aosta mobilitò  le maggiori testate italiane per la conferenza stampa di presentazione del suo tour italiano. L’evento, inserito nella rassegna “Aosta Classica”, visse, così, due momenti: uno, privato, in cui ad uscire fuori fu la Baez politicamente impegnata, ed uno pubblico, il concerto, in cui, in un affollatissimo Palais Saint-Vincent, fece, finalmente, musica. Grande, naturalmente.

 

ATTO PRIMO. Più che una conferenza stampa sembrò di assistere ad una tribuna politica. Imputato principale: il governo di George Bush. «Mi scuso per il comportamento disgustoso del governo americano- esordì la Baez- Sono seriamente preoccupata. In Europa ci sono varie posizioni, ma io rimango scioccata quando vedo che qualche paese si schiera con l’America.» E’ l’opinione pubblica americana cosa dice? «Sta cambiando, soprattutto dopo “Fahrenheit 9/11” il coraggioso documentario di Michael Moore contro l’amministrazione Bush che ha vinto la Palma d’oro a Cannes. Pensiamo di fare qualcosa insieme. Mi ha ricordato che quando studiava all’Università, sono andata lì a fare un mio concerto, e, alla fine, abbiamo parlato a lungo delle loro lotte. Così, poi, gli ho spedito un assegno di 300 dollari per aiutarli. La sua attività politica è cominciata così.» La musica ha ancora il potere di muovere le coscienze?«Tra tutte le arti è quella che riesce maggiormente a cambiare il cuore e la mente delle persone. Non basta, però, andare ad un concerto o partecipare ad una manifestazione, bisogna rendersi conto che per ottenere qualcosa bisogna prendersi dei rischi. Il concerto Live Aid di Bob Geldolf è stato talmente innocuo che, alla fine, l’unico rischio era quello di non essere invitato.» Con la saggezza della maturità come vede il suo rapporto con Dylan? «Altro che saggezza: dovevate vedermi oggi mentre risalivo la Dora saltando sui sassi. Non c’era niente di saggio in me.»

ATTO SECONDO. Il Dylan accuratamente glissato in conferenza stampa venne fuori in concerto: prima con “Farewell Angelina”, e, poi, con “It’s all over now, baby blue”. Furono, proprio, questi ed altri suoi classici (“Joe Hill”, “Sweet Sir Galahad”, “Diamonds & rust”, “Here’s to you”, ma, anche, le morandiane “Un mondo d’amore” e “C’era un ragazzo”), eseguiti in gran parte con la sola chitarra acustica, a regalare le maggiori emozioni. Poco spazio, invece, per il ben collaudato gruppo con cui eseguì, soprattutto, le canzoni di “Dark Chords on a Big Guitar”, il suo ultimo Cd dedicato alle canzoni di alcuni giovani autori americani. Tra questi “Wings” del bravissimo Josh Ritter che aprì il concerto. Gran finale con la classica “Gracias a la vida”, cantata guardando la sua amica valdostana Maura Susannaseduta in prima fila. «Maura è una brava cantante- mi aveva detto nel pomeriggio- Ieri ho pranzato nel suo ristorante ed ho ripassato con lei i testi delle canzoni in italiano.»



ARIA NUOVA: musicisti valdostani insieme per i terremotati dell’Abruzzo

L’idea è nata nel giugno scorso sulla scia della canzone “Domani” realizzata dai migliori cantanti pop italiani per aiutare le popolazioni abruzzesi colpite dal terremoto dell’aprile 2009. Perché non fare qualcosa di simile in Valle d’Aosta?, si sono chiesti i musicisti aostani Andrea Dugros e Luca Pera. Detto fatto hanno composto (con Carlo Benvenuto) la canzone “Aria nuova”, contattatando i migliori cantanti valdostani perché la interpretassero. Hanno risposto in ventiquattro, in rappresentanza un po’ di tutti i generi: dal jazz (Donatella Chiabrera) al liscio (Lady Barbara), dalla lirica (il baritono Federico Longhi) alla musica etnica (Ranzie Mensah, Luis De Jyaryot e Maura Susanna), dal rap (i rapper Mene e Shite) al pop (ChimeraFrancesco C, Giorgio Pilon, Andrea Balestrieri, Maximilian Noussan, Patrick Mittiga, Francesco Tripodi, Patrick Vignale, Joe Sopala, Luca Stefanoli, Elisabetta Padrin, Morena Avenoso, Carlo Benvenuto ed Erika Iamonte). Senza contare che tra i musicisti che hanno confezionato la base musicale c’erano i fratelli Remy e Vincent Boniface della premiata ditta “Trouveur Valdoten”. Tutti insieme per la prima volta, eccezionalmente riuniti in una canzone e nel bel video della giornata di registrazione (un afoso 5 luglio) realizzato dal bravissimo Alessandro Di Renzo. Con tutta questa carne al fuoco il lavoro di post produzione è stato lungo ed impegnativo, concludendosi solo a fine ottobre. La presentazione del Cd è, quindi, avvenuta  il 21 dicembre, al Palazzo Regionale di Aosta, alla presenza del Presidente della Giunta Augusto Rollandin e dell’Assessore regionale all’Istruzione e Cultura Laurent Vierin. L’Amministrazione regionale ha, infatti, deciso di comprare mille copie del Cd, mentre altre mille saranno disponibili, dietro un’offerta minima di cinque Euro, nella sede di Via Trottechien del Centre Musique Aosta che fa capo ad Andrea Dugros. Il ricavato sarà devoluto a Lucoli, il paese abruzzese con il quale la Valle ha, in occasione del terremoto, stabilito un gemellaggio di solidarietà.

ARIA NUOVA (Testo: Carlo Benvenuto e  Luca Pera  Musica: Andrea Dugros)

Metti insieme tante mani e avrai / la certezza di un sorriso li per te

basta solo respirare / l’aria fresca e nuova che ti arriverà

Per colmare le distanze  / acqua che ci porta al mare

non siam poi così lontani  / un motivo per cantare

…per te …per noi …con te …l’aria è nuova

Metti ancora qualche mano e saprai  /  riscaldare cuore e anima …vedrai

come un grande girotondo  / senti tutte questa voci intorno a te

Le vallate colorate  /  non son poi così distanti

se bastasse una canzone   /  per sentirci più vicini    /   …così …sarà …calore

Respira …gira nell’aria  / respira …prendi fiato e / respira …guarda che cielo

respira …oggi più che mai  / …siamo noi …siete voi …l’aria è nuova

C’è un profumo nuovo che    /     su dalle montagne si alza e vola giù

come fosse un fiore fresco che  /    poi di mano in mano passa e arriva lì

Porterà tanti colori    /    serve a non sentirsi soli

come fosse un grande abbraccio    /    un sorriso che ti passo    /     …così …sarà …luce

Respira …gira nell’aria  / respira …prendi fiato e / respira …guarda che cielo

respira …oggi più che mai  / …siamo noi …siete voi …l’aria è nuova

LUIS DE JYARYOT al “Festival des peuples minoritaires” di Aosta

Luis de Jyaryot (by Gaetano Lo Presti) IMG_5208

Luis de Jyaryot

Il filo conduttore culturale della “Festa della Valle d’Aosta” di quest’anno sono state le minoranze linguistiche ed etniche, un tema molto caro all’Assessore regionale all’Istruzione Laurent Viérin che ha organizzato un “Collège d’études fédéralistes” (tenutosi dal 2 all’11 settembre all’Institut Agricole Régional) e la prima edizione del “Festival des peuples minoritaires”, che ha visto sfilare al Teatro Romano di Aosta gli “Abnoba” e il gruppo basco degli “Oskorri” (mercoledì 2 settembre), i valdostani Luis de Jyaryot e Maura Susanna e il gruppo “Canta u Populu Corsu” (giovedì 3 settembre) e il gruppo occitano di ragamuffin “Massilia Sound Festival-Peuples-MinoritairSystem” (venerdì 4 settembre). La manifestazione ha un illustre precedente che si svolse il 26 luglio 1976 a Champoluc con la partecipazione del “Coro di Santu Predu” di Nuoro, del cantautore bretone Patrick Ewen, dell’occitano Pietro Beltrami e del valdostano Luis de Jyaryot (accompagnato alla chitarra da un giovanissimo Marco Lavit).

Maura Susanna & Luis de Jyaryot

Maura Susanna & Luis de Jyaryot

Luigi Fosson in arte Luis De Jyaryot,  l’unico presente anche questa volta,  è il cantautore valdostano che negli ultimi trenta anni  ha saputo meglio trovare una via valdostana alla canzone popolare,  confezionando nella lingua dolce di Ayas una manciata di canzoni di cui la Valle può menar vanto: da “Trent’an d’otonomie” a “Dor meinà”, da “Li an” a “La mineur”. Nell’occasione, accompagnato da un gruppo in cui spiccavano il pianista Giorgio Negro e l’organettista e violinista Remy Boniface,  ha riproposto alcuni suoi cavalli di battaglia degli anni Settanta, come “La novela de Jan Kapon” e “Jozefine” (una “bocca di rosa” valdostana che dava agli uomini del paese più amore di quanto loro dessero a lei) , ed una “quasi” novità:  la ballata “Delva”. «E’ il nome di un cavallo bianco- ha spiegato- che, quando mio nonno agli inizi del secolo emigrò in Australia, lo seguì per tutto il tragitto da Perth fino alla zona mineraria di Kalgoorlie dove, finalmente, si fece prendere, quasi ad indicargli che quella era la sua meta.»