Stop alla messa in onda de “Il paradiso non è quì”, cantata da Ron al Premio Mogol 2011, da parte della vedova Battisti

In attesa che la sera del 23 giugno venga messa in onda su Rai1 la registrazione della serata finale del Premio Mogol tenutasi al Teatro Romano di Aosta il 14 giugno, scoppia un caso su ‘Il paradiso non e’ qui‘, l’inedito di Lucio Battisti che ad Aosta è stato interpretato magistralmente da Ron con Beppe Barbera al piano. La vedova di Lucio Battisti, Grazia Letizia Veronese, ha chiesto, infatti, alla Rai di non trasmettere quello spezzone.
E’ l’ennesima azione protezionistica nei confronti dell’immagine e dell’opera del marito che la signora Veronese porta avanti, e che ha, finora, portato al blocco di iniziative, cover e pubblicazioni di CD e DVD. «Per legge dobbiamo attenerci alla volonta’ degli eredi di Lucio Battisti- spiega il capostruttura di Rai1 Michele Bovi- Se dalla famiglia non arrivera’ l’autorizzazione a mandarla in onda taglieremo la parte in cui Ron canta “Il paradiso non e’ qui”.»
Indispettita la reazione di Giulio Mogol Rapetti che della canzone aveva scritto il testo alla fine degli anni Settanta. «Quel brano – racconta Mogol – doveva far parte dell’album ‘Una giornata uggiosa’, l’ultimo che abbiamo fatto insieme. Poi ne rimase fuori e non se ne fece piu’ nulla. Battisti l’aveva cantata in un provino che circola liberamente su Internet.Non capisco questa idea di soffocare una canzone che se non e’ un successo non e’ niente. Ho gia’ deciso che, se mai sara’ possibile pubblicarla, devolverò tutti i proventi in beneficienza. Se la signora Battisti accetta, regaliamo una canzone meravigliosa agli italiani.» 




JOVANOTTI e “Le tasche piene di sassi”: con questa canzone qua ho proprio fatto… Mo…Gol.

Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, doppia la vittoria conseguita nel 2008, vincendo, al Teatro Romano di Aosta, anche la quarta edizione del “Premio Mogol” con la canzone “Le tasche piene di sassi”. Il verdetto è stato annunciato dal presidente della giuria, Giulio Mogol Rapetti, intorno alla mezzanotte del 14 giugno. Era, però, già stato deciso qualche giorno prima. Lo ha confermato il bassista Saturnino Celati, il “sarto delle canzoni di Lorenzo”, rientrato
appositamente lunedì sera dagli Stati Uniti (dove il cantautore romano si trova) per ritirare il prezioso tatà dorato del valore di 18.000 euro. «Lorenzo era entusiasta quando mi ha detto: abbiamo vinto un’altra volta il Premio Mogol.- ha raccontato Saturnino- E ha aggiunto: con questa canzone qua ho proprio fatto… Mo…Gol. Poi mi ha chiesto: io non ce la faccio ad arrivare in tempo, puoi andare tu? Adesso, però, questo tatà me lo tengo finché non mi darà il diplomino del Davide di Donatello che abbiamo vinto insieme lo scorso anno per “Baciami ancora”.» Oltre ad essere un virtuoso del basso elettrico, il quarantunenne ascolano è, infatti, un bravissimo compositore, coautore di alcuni celebri brani di Jovanotti, come, appunto, “Baciami ancora”, ma, anche, “Penso positivo”, “L’ombelico del mondo” e “Il mio nome è mai più”. «Vorrei in questo momento ricordare anche Franco Santarnecchi, il nostro pianista che ha composto la musica di “Le tasche piene di sassi” e, in precedenza, di “A te”. Con Lorenzo e gli altri musicisti si prova la sensazione bellissima di far parte di un progetto di eccellenza, che in questi vent’anni in cui ci suono con lui non ha avuto mai un calo d’energia e continua a regalarci emozioni intense. Lo dimostra il
tour che non è ma stato bello come quest’anno. Quando a fine mese darò il tatà a Lorenzo, fomenterò una data aostana perché questo Teatro romano è un posto straordinario.» Jovanotti ha sbaragliato una concorrenza la cui consistenza ed identità è cambiata fino al momento della registrazione della serata del 14 giugno, condotta con disinvoltura da Fabrizio Frizzi (andrà in onda su Rai 1 alle 23 del 23 giugno).

Spariti, infatti, cantautori importanti come Cesare Cremonini e Max Pezzali, che fino alla conferenza stampa delle 17.30 erano nella “lista definitiva dei finalisti”, sono, invece, comparsi Max Gazzè con “Mentre dormi” e Le Striscie con “Vieni a vivere a Napoli” dei quali fino a quel momento non si era avuta notizia. Come da copione, invece, le esibizioni degli altri candidati: Alessandro Mannarino, con “Statte zitta”, e Davide Van De Sfroos,con “Yanez”. Il protagonista della serata è diventato, quindi, il maxi-schermo di 8 metri per 4.50 del peso di 8 tonnellate che dominava il palco del Teatro Romano. E’ lì che è stato proiettato un video di Jovanotti, registrato prima della partenza per gli Stati Uniti, che profeticamente preannunciava: «se dovessi vincere fatemi una telefonata e stapperò una bottiglia di champagne in giro per il mondo.»
Al momento della premiazione, effettuata dal Presidente della Giunta Augusto Rollandin e dall’assessore Laurent Vierin, Saturnino ha letto una lettera di Jovanotti che ha commosso Mara Maionchi che faceva parte della giuria con Mario Luzzatto Fegiz, Paolo Giordano, Marinella Venegoni e Dario Salvatori. «Ricevere il premio Mogol per la seconda volta è come dare il primo bacio per la seconda volta.- c’era scritto- “Le tasche piene di sassi” è nata in cinque minuti, e in quei cinque minuti sono stato di nuovo bambino alle prese con la sensazione forte dell’abbandono di mia madre. Ricevendo questo premio si compie un piccolo prodigio, il dolore e il senso di abbandono si trasformano in me nel loro opposto: gioia e voglia di condividere con tutti la soddisfazione di fare un mestiere che mi permette di non sentirmi mai davvero solo e abbandonato. Grazie Mogol, grazie a tutti e godetevi la vita!» 

Tra “fango e stelle” finisce la meravigliosa avventura dei KYMERA a X FACTOR 4
La meravigliosa avventura dei “Kymera” ad “X Factor 4” si è interrotta martedì scorso. Ad un passo dalla finale del 23 novembre i cui protagonisti erano da tempo scontati. Fuori discussione Davide Mogavero (il “Gianni Morandi del Duemila”, come l’ha definito Anna Tatangelo) e l’istrionico Nevruz Joku, solo la minuscola Nathalie Giannitrapani sembrava poter essere alla loro portata. Almeno fino all’interpretazione dei brani inediti sui quali si è, in pratica, giocata la qualificazione. Davide si è messo al sicuro con una di quelle canzoni che entrano subito nelle orecchie della gente perché nelle orecchie ci sono già da anni. Al punto che l’ospite Gianni Morandi non ha potuto fare a meno di osservare: «Ma anch’io ho in repertorio una canzone che si intitola “”Il
tempo migliore”». Anche Nevruz non ha avuto problemi nonostante un pezzo di “scrittura tradizionale”(Mara Maionchi) che “cantato da chiunque altro credo che non avrebbe reso molto”(Elio). Nathalie ha, invece, presentato la sua “In punta di piedi” in cui canta di lacrime ed addii su una musica banale ma interpretata magistralmente. La migliore del lotto si è, quindi, rivelata proprio “Atlantide”, una canzone emozionante cucita sulla vocalità dei Kymera da Fabrizio Palermo ed Enrico Ruggeri con “92 piste di cuore, muscoli e cervello”. «Il mio obiettivo- ha detto Ruggeri- non è che piaccia subito, ma che tra qualche anno molte persone se la ricordino.» I contemporanei presenti in sala si sono, invece, mostrati poco sensibili alla sua “civiltà che conosce l’armonia”. «La musica dei Kymera o la ami o la odi», ha detto, sibillino, Roberto Rossi della Sony Music che il 30 novembre pubblicherà il cd dei Kymera che prende il titolo dal brano. Gli altri giudici hanno parlato di “misura”, “classe” e “raffinatezza”, tutti messaggi in codice per dire “musica per pochi”. Implacabile, il televoto popolare li ha condannati ad un ballottaggio con Nevruz il cui esito era scontato, visto che la Maionchi e la Tatangelo se l’ “erano legata al dito” per
le responsabilità di Ruggeri nell’eliminazione dei loro “puledri” Stefano Gentiloni e Dorina. Rimane, comunque, il grandissimo risultato ottenuto da Davide Dugros e Simone Giglio. Se Morandi canta “uno su mille ce la fai”, per loro che sono arrivati quarti su ottantamila concorrenti il merito è ancora più grande. Forte il rammarico tra i fans, le cui fila si erano di settimana in settimana ingrossate (e non solo in Valle). A cominciare da quelli arrivati negli studi milanesi di Via Mecenate armati di coloriti striscioni (quello con la scritta “Atlantide” è stato ricamato da Viviana Soliman, la sarta dei Kymera), e rumorosi campanacci, che, dopo un iniziale interesse, sono stati “stoppati” dal conduttore Francesco Facchinetti con un perentorio: “a una certa ora però le mucche vanno a dormire”. Per par condicio aveva, comunque, zittito alche le trombe dei fans dei Nevruz. Deluso anche Enrico Ruggeri, pur conscio che «è andata, comunque, bene perché il vero spartiacque era il potere o meno cantare l’inedito.» Il cantautore milanese ha dedicato
ai “Kymera” tre mesi della sua vita, forgiandoli artisticamente e nel carattere. «Il talento non basta.- li aveva apostrofati in una delle prime puntate- Dovete tirar fuori la grinta che, penso, abbiate.» Che ce l’abbia lui lo ha confermato in diversi frangenti. In particolare nel corso dell’undicesima puntata, conclusasi col ballottaggio con Stefano Filipponi, sostenuto dalle ospiti Claudia Mori e Simona Ventura che ai” Kymera” non avevano risparmiato colpi bassi. «Avevamo tutto contro.- spiega Ruggeri- È stata come una partita in cui ti negano due rigori, ti espellono uno per proteste, poi ti annullano un gol regolare, ti danno un rigore contro che non c’è, ma tu lo pari e al novantesimo vinci. Alla fine è stato più bello, ma ero fuoribondo. L’hanno messa sul piano umano in maniera becera: perché Stefano è un ragazzo fantastico, ma non è che i Kymera non lo siano solo perché non balbettano. Non poteva passare il principio che chi ha un problema è più buono di quello che non ce l’ha.» E grazie alla sua reazione il principio e Stefano non sono passati. In sintesi, una serata che si può riassumere nel
titolo di un suo cd: Fango e stelle? «Sì, e il fango non eravamo certo noi. Se devo dirla tutta almeno i Kymera si sono risparmiati la manche in cui gli altri sono stati accompagnati al piano da Morgan che è stata un mezzo disastro.» All’ultimo Festival di Sanremo lei è stato vittima del televoto, non pensa che possa avere falsato anche l’esito di “X Factor” ? «Nel mio caso sono stato vittima di call center ed altri meccanismi, che, voglio sperare, qui non intervengano. Certo nel televoto più che la musica vengono premiati fattori umani e di altro tipo. Penso, comunque, che alla fine siano arrivate in fondo le quattro maggiori personalità di X Factor. Forse c’era qualche cantante più bravo, ma qui non basta cantarebene.» “Atlantide” prelude ad una collaborazione col duo valdostano? «Dipende dalla Sony, che intanto pubblicherà un loro cd con “Atlantide” e 5 delle loro cover più riuscite. Tra queste la mia “Polvere” di cui hanno dato una versione magica. Credo molto in loro perché non somigliano a nessun altro artista italiano. Sono i musicisti che ogni discografico vorrebbe incontrare perché sono completi: hanno una vocalità particolare, scrivono canzoni interessanti ed hanno una linea editoriale eccezionale.»
ATLANTIDE
C’è una civiltà / che conosce l’armonia
E rinasce col passare del tempo
Nelle sua città / C’è una cosmica magia
Quando le persone scendono per strada
E la coscienza risponde
C’è una civiltà / che non genera follia
Perché vive con il meglio che ha
Ma non sappiamo dov’è / Lungo le rotte non c’è
Uomo ascolta la voce che è in noi
Quanto ti costa sapere chi sei
Ogni volta si parte da qui
Il bisogno d’amore che cresce in te
E muore cambiando
Ogni civiltà / lascia tracce di un’idea
Scomparendo grazie al peggio che ha
Noi non sappiamo perché
Questo sui libri non c’è
Uomo ascolta la voce che è in noi
Quanto ti costa sapere chi sei?
Ogni volta si parte da qui
Dal bisogno d’amore che cresce in te
E muore cambiando
Uomo ascolta la voce che hai
E’ il bisogno d’amore che cresce in noi
E vive cambiando
A X Factor 4 i KYMERA vanno avanti nonostante gufate e colpi bassi
I valdostani “Kymera” parteciperanno alla semifinale di “X Factor 4” che sarà trasmessa su Rai Due la sera del 16 novembre. La notizia nuda e cruda non rende la marea di emozioni e colpi di scena che Davide Dugros e Simone Giglio hanno dovuto superare durante l’eliminatoria di martedì scorso. Come previsto i colpi bassi si sono sprecati, anche a causa del ritorno dei tre ex giudici: Simona Ventura, Claudia Mori e Morgan. Lo si è capito dopo l’interpretazione dei “Kymera” di “She” di Aznavour. «La melodia era sfuocata- ha sibilato Morgan- più che stonati erano non convincenti nel modo di cantare.» Se a ciò si aggiunge la “gufata” del giudice Anna Tatangelo («Stasera vedo i Kymera in ballottaggio»), erano più che giustificabili gli scongiuri ed il nervosismo di Enrico Ruggeri.
Inesorabile, il televoto neutralizzava le scarpe con le ali indossate dai valdostani, mandandoli al ballottaggio. Sulle loro pagine “Facebook”, intanto, i fans erano in fibrillazione. «Ho capito…- scriveva Patrizia Ferrari- xkè l’illustrissimo maestro Morgan non voleva al suo fianco di pianista due così come sono… bastardo!» Nella seconda manche, infatti, Morgan accompagnava al piano le interpretazione dei quattro superstiti. Ed è stato proprio un suo errore in “Non arrossire” a risultare fatale a Stefano Filipponi, portandolo al ballottaggio coi “Kymera”. «Cavolo contro l’innominabile», scriveva a questo punto su FB Marcella Strazzullo, denotando il timore di affrontare un concorrente distintosi più come caso umano che come cantante.
Stefano imbroccava un’interpretazione da brividi di “Quanto t’ho amato”, alla quale i “Kymera” rispondevano con il loro cavallo di battaglia: l’Adagio di Albinoni. Seguivano i brani a cappella: “Breathe” per i valdostani e “La musica è finita” per il marchigiano, che, però, a un tratto stonava e si bloccava. A questo punto si scatenavano i giudici. Astenutosi Morgan («non vorrei rompere le scatole»), toccava a Mara Maionchi sparare a zero sui “Kymera”: «Stasera avete urlato molto. Mi siete sembrati un vecchio cantante italiano, preferisco Stefano con le sue debolezze.» A darle manforte, mettendola sul piano umano, accorrevano la Ventura («vedremo se il cuore prevarrà sulla strategia») e la Mori («sarà perché sono una madre e una donna, ma dovrebbe contare il sentimento e l’umanità dei ragazzi e non la tecnica»). La ciliegina veniva, però, dalla Tatangelo, che, dopo avere stroncato più volte Stefano, lo salvava in nome di un pilatesco «voglio che questa sera decida il pubblico.» Si andava, così, ai 200 secondi di televoto “Tilt”. L’appello finale di Stefano era cantato: “in amor le parole non contano conta la musica.” Almeno questa volta era così anche a “X Factor”. Per cui, come esultava Marinella Follioley su FB, “i gufi (Tatangelo, Mori, Ventura, Morgan) a casa!
I Kymera in semifinale”. Martedì presenteranno l’inedito scritto da Enrico Ruggeri. E’ più che mai il momento di non abbassare la guardia.
KYMERA … e tutto si avvera
Tra i regali che il 20 ottobre ha ricevuto per il suo trentasettesimo compleanno, quello che Andrea Dugros ha più gradito è stato quello fattogli dal fratello Davide, che la sera prima, in coppia con Simone Giglio, ha superato anche la settima eliminatoria di “X Factor 4”. Si può dire che sia stata la quiete dopo la “tempesta”, visto che la settimana prima i “Kymera” avevano seriamente rischiato di essere eliminati. Il voto del pubblico che, dopo l’esecuzione di “Let’s dance” di David Bowie, li aveva condannati al ballottaggio finale con l’albanese Dorina Leka, li ha, per fortuna, salvati nei tre minuti di televoto seguiti al salomonico pareggio della giuria. Con Anna Tatangelo e Elio a sostenere Dorina, ed Enrico Ruggeri e Mara Maionchi dalla parte dei Kymera. “Madonna mia giuro che mi tremavano le ossa”, ha scritto Kymerina Ily in una delle fan pages del duo su Facebook. Le ha fatto eco Francesca Azzali confessando: “Sono stata in ansia tutto il tempo x voi. Quando ho sentito che non eravate gli eliminati ho saltato x tutta casa!”. Decisamente spiazzati, nonostante la pluriennale esperienza, anche i componenti della giuria. «Non riesco a capire.- ha dichiarato Ruggeri- Forse avevano una canzone troppo raffinata,
difficile da apprezzare per la maggioranza». La verità è che, ancor più che nelle passate edizioni, a contare per il grande pubblico sono fattori extramusicali. A cominciare dal pietismo per le lacrime e la balbuzie di Stefano Filipponi, che porta a votare il caso umano più che il discusso cantante. Non è, a questo punto, casuale che in testa alla classifica di vendita di iTunes ci sia “Fantastic” dei “My-own-key”, montaggio “house” degli strafalcioni di Mara Maionchi di cui la stessa discografica ha confessato di vergognarsi. Sull’esito del televoto pesano, inoltre, i dubbi sulla sua trasparenza emersi all’ultimo Festival di Sanremo e in altri reality show (per fare vincere a Walter Nudo un’edizione dell’Isola dei famosi Lele Mora confessò di avere investito 25.000 euro in televoti). Insidia verso cui, su FB, mette in guardia la fan Silvia Nicolini: “Ricordiamoci che il voto a casa è guidato da tanti altri fattori non troppo X”. Questa settimana, invece, è filato tutto liscio anche grazie ad una intensa interpretazione di “Non me lo so spiegare” di Tiziano Ferro, un genere sicuramente più consono a Davide e Simone. Molto apprezzata anche la coreografia nipponica, da teatro kabuki, creata da Luca Tommassini. Superata la boa della partecipazione a metà delle puntate del talent show, le speranze dei fans aumentano. Anche perché, come recitava un loro cartello, “Kymera… e tutto si avvera”.
KYMERA: polvere di stelle a X FACTOR
Per i “Kymera” la terza puntata “X Factor”, trasmessa il 21 settembre su Rai 2, è stata quella della svolta. Il fatto che i valdostani Davide Dugros e Simone Giglio siano una coppia omosessuale e, finalmente, passato in secondo piano rispetto alla musica, grazie ad un’esecuzione magistrale di “Polvere”, brano composto e lanciato da Enrico Ruggeri, il loro giudice-capitano nel talent show. «Do le mie canzoni solo agli artisti che stimo. – ha precisato, presentandoli, il cantautore milanese- ma la sintonia che si è stabilita con voi è tale che sono sicuro farete una grande figura interpretandola. Anche perché siete dei performer che sapete stare benissimo sul palco.» Ruggeri si è dimostrato facile profeta perché la risposta del pubblico, sia in studio che a casa, è stata entusiasta, proiettando di slancio i “Kymera” alla puntata del 28 settembre. Complimenti sono venuti anche dai giudici. «Avete un progetto artistico chiaro in testa.- ha detto Elio- Si possono fare tutte le critiche che si vogliono sul gusto, ma siete degni della massima considerazione.» Anche Mara Maionchi e Anna Tatangelo hanno avuto parole di apprezzamento, non
risparmiando, però, frecciatine a Ruggeri. «Mi sembra proprio un bel pacchetto», ha detto la discografica che non ha gradito che il capitano dei “Kymera” abbia “giocato” una sua canzone. «Quando vi guardavate si è vista un’alchimia che è artistica e non della coppia», ha sottolineato, invece, Lady Tata riferendosi ad una precedente battuta dello stesso (“Vi guardate troppo: Al Bano e Romina in confronto a voi sembrano i Clash“). «Tra il modo in cui si guardavano negli occhi nei provini e questa sera sembrano passati cinque anni», ha ribattuto Rouge. A spellarsi le mani tra il pubblico c’era anche papà Adriano Dugros con altri nove valdostani del “Kymera Fans Club”. «Gli applausi parlavano da soli.- spiega il fratello Andrea Dugros- Non bastava la presenza di una decina di valdostani per spiegare l’entusiasmo dello studio.» Musicista di valore, Andrea da anche, una spiegazione tecnica al percorso del duo: «C‘è stata una crescita ben calcolata. Hanno iniziato con pezzi non nel loro stile che hanno fatto capire che sono artisti veri in grado di cantare qualunque cosa, finché “Polvere” ha permesso loro di tirar fuori le voci.»
A X FACTOR continua la favola degli aostani “KYMERA”
«A tornare su questo palco la prossima settimana… secondo il pubblico di “X Factor”… siete voi, Kymera!!!» E’ quasi la mezzanotte di martedì 14 settembre e Francesco Facchinetti annuncia che, come in tutte le favole che si rispettino, anche quella degli aostani Davide Dugros e Simone Giglio, nel talent show di Rai Due, continua. Tra polemiche ed emozioni, ma continua. Le polemiche sono legate alle dichiarazioni di Lady Tata, al secolo Anna Tatangelo, nella prima puntata: «Sono veramente felice- aveva detto- di vedere una coppia omosessuale in prima serata.» Frase che, sottolineando uno dei motivi della scelta di prenderli a “X Factor”, ha infiammato gli animi. Dei telespettatori (“ma la Tatangelo non aveva nulla di più interessate da dire ai Kymera? Sembra più piccola lei di tutti i concorrenti giovani”, ha scritto Reginald nel sito della trasmissione) e degli stessi protagonisti. «Quello che ci amareggia- ha detto Dugros- è che si guarda poco all’aspetto artistico rispetto a quello che siamo nella vita. Avremmo
voluto che si parlasse più di musica che non del resto.» L’intervento del loro “capitano” Enrico Ruggeri non ha certo calmato le acque: «Qualcuno ha voluto dire frasi strampalate, ma voi fregatevene», ha consigliato. «Se uno vuole fare questo mestiere deve sapere gestire le emozioni.- ha continuato il cantautore milanese- In questo mondo il talento non basta, il carattere è fondamentale. Dovete tirar fuori la grinta che, penso, abbiate.» Che ce l’abbia lui è fuori di dubbio, visto come ha ruggito: «il rumore dei nemici mi esalta, e molto». In effetti per i due cantanti trovarsi proiettati dalla placida ed iperprotettiva Valle d’Aosta nel clima esasperato che si respira davanti alle telecamere della trasmissione è parso traumatico. A sottolineare la loro aria stralunata hanno contribuito i costumi da extraterrestri indossati per interpretare “Shock the monkey” di Peter Gabriel, un “test della madonna per dei principianti”, come ha commentato Moonie nel web. Come se non bastasse, durantel’interpretazione si sono dovuti anche rotolare per terra avvolti, stile domopak, da una specie di trapunta argentata. Salvo, poi, sentire i giudici disquisire circa l’intonazione non perfetta.

«I ragazzi curano molto l’aspetto coreografico- aveva annunciato Ruggeri- Hanno preparato 13 videoclip, starà a voi decidere quanti ve ne faremo vedere.» Il voto del pubblico ha concesso loro un’altra chance. In accordo con il parere positivo dei giurati. In particolare è stato Elio, che in queste prime puntate è parso quello, incredibilmente, più assennato, ad avere parole di stima: «Ho grande ammirazione per chi osa, e voi osate. Vi piacciono le note alte, e lì, ovviamente, il rischio c’è.» Complimenti sono arrivati anche da Mara Maionchi: «Mi siete piaciuti vestiti da “Star Trek“.» La Tatangelo non ha, invece, perso l’occasione per scaricare su Ruggeri le accuse di omofobia: «Siete capitanati da un personaggio che durante i casting si è azzardato a dire: ma secondo voi la società è pronta ad una cosa del genere? Quindi la discriminazione viene da lui.» Un’ulteriore boomerang per la vacillante immagine televisiva di Lady Tata che, nel corso della serata, ha molto contribuito a fare uscire dal talent show Sofia, la seconda eliminata della sua squadra.
Il PREMIO MOGOL 2010 ex aequo a Edoardo BENNATO e Simone CRISTICCHI

E’ stata caratterizzata da inconvenienti e ritardi la premiazione del terzo “Premio Mogol” svoltasi il 3 giugno. E se i primi sono quasi fisiologici per le riprese televisive della serata condotta al Teatro Romano da Fabrizio Frizzi (trasmessa ieri su Rai Uno), imprevisto era, invece, il ritardo con cui è stato comunicato il vincitore del Tatà d’oro che ha reso inutile la conferenza pomeridiana al Palazzo Regionale. La giustificazione ufficiale è stata l’incertezza della giuria composta da Dori Ghezzi, Gino Castaldo e Dario Salvatori e presieduta da Giulio Mogol Rapetti. In realtà già nelle prove pomeridiane circolavano voci di un salomonico ex aequo tra i due “pezzi da novanta” arrivati ad Aosta: Edoardo Bennato e Simone Cristicchi. E così è stato. «Eravamo indecisi- ha detto Mogol intorno alla mezzanotte- per cui abbiamo optato per due vincitori, dando fondo alla scorta di Tatà d’oro dell’anno prossimo.» Niente da fare, quindi, per
“Mandaci una cartolina” di Carmen Consoli (impegnata in Svizzera), “U cuntu” di Franco Battiato (in concerto a Berlino) e “Pace” scritta da Giuseppe Anastasi e cantata dalla fidanzata Arisa. Quest’ultima, presente, ha confermato la corrente di simpatia che la lega al pubblico, immedesimatosi nell’autobiografismo della canzone. «E’ stata scritta in un momento particolare del nostro rapporto- ha confessato la cantante- Gli impegni dopo il Festival di Sanremo dello scorso anno avevano creato delle incomprensioni, con l’affiorare di orgoglio, nervosismo e noia. In realtà l’unica cosa che volevamo era stare insieme.» L’intento del premio, creato da Mogol con l’Assessorato regionale all’Istruzione e Cultura, di valorizzare la produzione di testi italiani dell’anno è stato, tra l’altro, sottolineato dalla lettura di quelli in gara da parte
degli attori Rosalinda Celentano e Andrea Montovoli. Naturalmente felici i due vincitori. «Per me è come una laurea ad honorem – ha detto Cristicchi – per di più davanti a miei miti giovanili come Bennato e Mogol.» Per la sua “L’ultimo valzer”,
poetica fotografia di un amore senile, i complimenti si sono sprecati. Da quelli dell’ospite Mara Maionchi («bellissima, anche se un po’ di preoccupazione di andare a finire in “via dei coglioni” ce l’ho») a Mogol («è una poesia che avrebbe potuto scrivere Charlie Chaplin, che sapeva come fare ridere e piangere nello stesso tempo»). “Le strade del rock sono infinite” recita, invece, il titolo dell’ultimo cd di un ritrovato Edoardo Bennato. Se da una parte lo hanno portato a immedesimarsi nella rabbia di pirati e briganti, dall’altra gli hanno ispirato la struggente dolcezza di “E’ lei”, la canzone in gara. «E’ una canzone di speranza per il futuro e anche un elogio della femminilità, perché ho sempre creduto che le donne abbiano una marcia in più.» «Lo trovo molto cresciuto», ha chiosato, bontà sua, Mogol, che ha sciolto anche un dubbio di Dori Grezzi. «Giulio- ha chiesto la moglie di De Andrè- ma un tuo testo potrebbe vincere il premio Mogol?». «Devo essere sincero- ha risposto l’autore di “Emozioni”- me lo sono già chiesto, e mi sono riposto che 2 o 3 volte l’avrei vinto.» Il che, se la matematica non è un’opinione, vorrebbe dire che nelle 3 edizioni avrebbe vinto sempre lui.
Le nominatons del terzo PREMIO MOGOL
La cerimonia di premiazione della terza edizione del “Premio Mogol”, organizzato dall’Assessorato regionale all’Istruzione e cultura, si svolgerà il prossimo 3 giugno (ore
21.15-ingresso gratuito) nella nuova struttura del Teatro Romano di Aosta. Lo sottolinea anche la grafica del premio che quest’anno è dominata dalla foto del monumento e da un “tatà”(cavallo giocattolo) stilizzato (che richiama quello d’oro che costituisce, materialmente, il premio). A condurla sarà Fabrizio Frizzi, il “presentatore smart (brillante)”, come l’ha definito Mogol il 26 maggio, nel corso della conferenza stampa in cui l’assessore Laurent Vierin ha annunciato la rosa delle “nomination” dei migliori testi di canzoni italiane edite nel periodo 1° marzo 2009 – 28 febbraio 2010. La giuria presieduta da Giulio Mogol
Rapetti e formata dalla cantante Dori Grezzi e dai giornalisti Gino Castaldo e Dario Salvatori ha candidato al premio “Mandaci una cartolina”,
scritta ed interpretata da Carmen Consoli; “L’ultimo valzer”, scritta e interpretata da Simone Cristicchi; “Pace”, scritta da Giuseppe Anastasi ed interpretata dalla fidanzata Arisa; “E’ lei”, scritta ed interpretata da Edoardo Bennato e “’U Cuntu”, scritta (con Manlio Sgalambro) e interpretata da Franco Battiato. «La nomination è già un premio.- ha sottolineato Mogol- Sono canzoni belle anche musicalmente, ma quello che sarà premiato è il testo. Con questo premio vogliamo valorizzare la cultura popolare per impedire che sprofondi nel “marketing”, stimolando gli autori affinché scrivano testi che appartengano al mondo dell’Arte piuttosto che del business.» Alla cerimonia, che sarà trasmessa alle 22.30 del 5 giugno su Rai Uno, parteciperanno Mara Maionchi, Mario Lavezzi e alcuni finalisti (sicure, al momento, sono le presenze di Simone Cristicchi, Edoardo Bennato, Arisa e Giuseppe Anastasi).
Nonostante il (o, forse, grazie al) “massacro mediatico” “Luca era gay” di POVIA vince il “Premio Mogol”
“Finchè i cretini fanno boh … tutto resta uguale”. Cosi cantava qualche anno fa, nel suo successo più grande, Giuseppe Povia. E rimane, pressappoco, questo il succo di quanto ha detto lunedì 15 giugno nella sala degli Archi Candidi del Forte di Bard in risposta al nuovo “massacro mediatico” per la presunta omofobia della sua “Luca era gay” che ha accompagnato la vittoria della canzone nella seconda edizione del “Premio Mogol”. «Accanto alla soddisfazione di essere premiato dal più grande autore italiano- ha detto- c’è quella per lo smacco subito dai giornalisti italiani che non hanno fatto informazione corretta su questa canzone. D’altronde già avevano dimostrato di contare come il due di picche quando al Festival di Sanremo la gente non si era fatta condizionare dalle polemiche e mi aveva votato facendomi arrivare secondo. Penso che il compito del cantautore sia quello di fare riflettere, il che non vuol dire cambiare le carte in tavola ma riuscire a fare accettare punti di vista diversi dal proprio.» L’intervento moderatore dell’esperto Mogol (“Guarda che questi sono tutti giornalisti”, gli ha sussurrato indicando i presenti alla conferenza stampa) ha fatto sfumare la “tirata” polemica del cantautore in una pacata rivendicazione della sua vena sociale. «La maggior parte degli artisti scrive canzoni d’amore o parla di sé stesso, io, invece, sono sempre stato affascinato dalle tematiche sociali. Nel 2003 ho vinto il Premio Recanati con la canzone “Mia sorella” che parlava di bulimia e anoressia, anche in quel caso scatenando polemiche. Poi ho toccato il problema delle religioni che sono spesso usate per dividere mentre è, invece, la spiritualità che unisce. E ho cantato pure il tema delle violenze sui bambini. Naturalmente mi piace scrivere anche canzoni d’amore, ma quando le ho mandate alle radio non me le hanno passate perché non fanno parlare.» A dare man forte a Povia hanno provveduto anche i membri della giuria del premio presenti alla conferenza stampa (Oliviero Beha, Marcello Veneziani e Arnaldo Colasanti), e soprattutto Mogol. «Non capisco queste proteste- ha detto il titolare del premio- perché questa è una storia di sentimenti prima che di sesso, e i sentimenti sono liberi. La prima condizione per essere autori è essere liberi, e, quindi, un autore non può mai seguire i diktat di qualche associazione ( si riferiva alle critiche di “Arcigay” e “Gaynet”: n.d.r.)». Povia, lei ha annunciato che ha in cantiere una canzone sul caso di Eluana Englaro, che, probabilmente, presenterà al prossimo Festival di Sanremo scatenando ulteriori polemiche, non le sembra che perseverare sia diabolico? «Ho pianto per la vicenda di Eluana e quindi voglio scriverne la storia. Ci sono già polemiche sull’intenzione perché esiste una velata censura morale che si nutre di ipocrisia. E, poi, non posso piacere a tutti. Se non ce l’ha fatta Gesù Cristo, che, nonostante facesse miracoli, è stato messo in croce, come posso mai farcela io?»
A proposito di VOCI CRITICHE: http://www.freddynietzsche.com/2009/06/16/le-discese-ardite-e-basta/
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