A Strade del Cinema 2012 FRANCO D’ANDREA musica “Why Worry” di HAROLD LLOYD

Why Worry? (Perchè preoccuparsi?)”, il titolo del film del 1923 che la sera del 10 agosto è stato proiettato al Teatro Romano di Aosta, sintetizza al meglio la filosofia dell’occhialuto Harold, il personaggio che ne è protagonista, e del suo ideatore ed interprete: l’attore e regista statunitense Harold Clayton Lloyd, uno dei grandi del cinema muto. L’ esuberanza e l’ ottimismo che lo caratterizzano fecero, infatti, sì che Harold entrasse in perfetta sintonia con lo spirito dei ruggenti anni Venti americani. Sono queste le qualità che in “Why Worry?” gli permettono di passare, ineffabile ed inconsapevole, attraverso una cruenta rivolta popolare scoppiata nell’atollo Paradiso dove si era ritirato per stare tranquillo, e, alla fine, di venirne vittoriosamente a capo.

Una commedia tutta gag e risate, che ad Aosta è stata musicata dal vivo dal quartetto del pianista Franco D’Andrea che comprendeva Andrea Ayassot (sax), Aldo Mella (contrabbasso) e Zeno De Rossi (batteria). «Conosco bene il cinema acrobatico e surreale di Lloyd.- ha confidato prima del concerto il settantunenne musicista di Merano- Ho già musicato “Safety Last”, in cui c’è la celebre scena in cui rimane appeso alla lancetta dell’orologio di un grattacielo. Improvviseremo traendo man mano spunto dalle situazioni e sfruttando l’affiatamento che ci deriva dal suonare assieme da 16 anni.»

La bravura dei musicisti è, del resto confermata anche dai premi ricevuti in questi anni, tra questi il “Top Jazz 2011” della rivista “Musica jazz” vinto lo scorso anno come miglior pianista e miglior gruppo italiano. E’ il giusto riconoscimento ad una carriera che per D’Andrea è iniziata nel 1963 con il trombettista jazz Nunzio Rotondo, nel corso della quale ha registrato più di 200 dischi e collaborato con musicisti del calibro di Lee Konitz e Gato Barbieri. Importante anche la sua attività didattica che lo ha visto inaugurare al Conservatorio di Trento la prima cattedra di jazz italiana e formare centinaia di jazzisti (tra cui l’aostano Beppe Barbera). «Ho passato i miei primi trenta anni alla ricerca di me stesso, e solo dopo l’esperienza con il “Perigeo” posso dire di essere diventato veramente io distillando le varie esperienze in un pianismo di sintesi in cui ho recuperato cose che spaziano dagli anni Venti e Trenta alla sperimentazione estrema con il Modern Art Trio. Il titolo del mio ultimo doppio cd, “Traditions and Clusters”, è una metafora del mio modo di essere: con un piede nella tradizione e l’altro nel rischio, nell’avventura, nel futuro.»

C’ERA UNA VOLTA (9) Ricordando gli anni d’oro del JVC JAZZ FESTIVAL di Torino

Chick Corea, Al Jarreau, Sergio Ramella

Gato Barbieri & Franco D'Andrea

«Hey amico, ci scatteresti una foto che voglio spedirla a New York a mia madre». Una scena di ordinaria amministrazione per un turista americano in vena di souvenirs nei Giardini del Palazzo Reale di Torino. Un po’ meno normale se il turista in casacca hawaiana che il 9 luglio 1997 mi porse la fotocamera digitale era Armando Chick Corea, uno dei più famosi pianisti jazz del mondo. Nell’occasione volle essere immortalato con l’amico Al Jarreau, incontrato nel corso di una serata del “JVC Newport Jazz Festival”. Baci, abbracci e pacche sulle spalle tra i due fecero da preludio ad un’eccezionale “fuori programma”:

Io e Steve Winwood

Joao Gilberto

al termine del set del duo Corea-Gary Burton, si unì loro Jarreau per un memorabile “All Blues”. E’ uno dei tanti episodi di cui fui testimone seguendo tra il 1996 ed il 1999 quel mitico festival, organizzato da Sergio Ramella, che rappresentò il mio imprinting col grande jazz. Come dimenticare nel 1996, il bacio che suggellò il ritrovarsi, dopo vent’anni, del sassofonista argentino Gato Barbieri col pianista Franco D’Andrea? O, sempre quell’anno, le parole che scambiai con altri due grandi sassofonisti: Wayne Shorter e Michael Brecker. Il 1998 fu, invece, la volta di degli “Headhunters” di Herbie Hancock, del leggendario cantante e chitarrista brasiliano Joao Gilberto e di Steve “Mr.Fantasy” Winwood, che, in Piazzetta Reale, suonò con due leggende della musica cubana come il trombettista Arturo Sandoval ed il percussionista Tito Puente. Musica e musicisti a parte, ricordo l’atmosfera rilassata del backstage, i sigari di Ramella, le zanzare e incontri arricchenti con gli addetti ai lavori. Tra questi il grande Massimo Milano. Secondo Wikipedia importante “etnomusicologist, critic and sound experimentalist”, per me un amico.

Wayne Shorter, Sergio Ramella, Phil Woods

Con Michael Brecker

Con Massimo Milano