“L’età dell’oro” de L’ORAGE

1 L'Orage 945482_10201305996321722_1133839685_n

1 L'Orage- L'Età dell'Oro 46992985748_1724621090_nC’era anche Luciano Rebeggiani tra i fans che il 23 maggiosi sono riversati in massa all’Hiroshima mon amour di Torino per assistere al concerto durante il quale L’Orage ha presentato il nuovo cd “L’età dell’oro”.

Lui il disco ce l’aveva già da un mese. Un pò perché é un grande fan del gruppo valdostano («al termine di una giornata lavorativa, in cui, un pò cotto, faccio le cose in modo quasi automatico, lo metto sempre in sottofondo per darmi la carica»), ma, soprattutto, perché Rebeggiani è il direttore del settore Classica e Jazz di Sony Music. E’ stato lui che, dopo averli ascoltati il 2 febbraio al Palais Saint-Vincent con De Gregori, ha deciso di metterli sotto contratto per la Sony e distribuire questo loro terzo cd che, pubblicato il 21 maggio, è subito schizzato al 28° posto della classifica di iTunes, subito dopo Fabri Fibra ma prima dei Modà.

1 Luciano Rebeggiani IMG_1980«Mi sono esaltato per questa commistione di canzone d’autore con una musica folk fortemente innestata nel rock.- racconta il cinquantacinquenne manager milanese- Li ritengo una delle cose più belle e fresche che mi sia capitato di sentire ultimamente.» Il che, detto da Rebeggiani, è una garanzia. Pur essendo specializzato in classica e jazz, infatti, il suo fiuto gli ha permesso di portare al successo cd e musicisti che si muovono, come L’Orage, nella zone di confine tra i generi. E’ stato così nel 1996 per “Le onde” di Ludovico Einaudi, e, più recentemente, per il cd “Cantabile” di Nicola Piovani. «Qualche anno fa, quando ero alla BMG, ho curato anche l’area della world music, lavorando con gruppi come i Chieftains, e secondo me L’Orage sono ad un livello di eccellenza e non solo in Italia. Adesso vediamo cosa succede con il cd. Ci proviamo, sarebbe un delitto non farlo avendo in Italia una pepita d’oro come loro

1 FB L'Orage 263284_10201305968881036_1369171275_nOro che, non a caso, è evocato anche nel titolo del cd che da una parte gioca con il nome del gruppo (l’or age – l’age d’or), 
dall’altro ricorda un mitico tempo caratterizzato da abbondanza, pace e fratellanza. Uno stato di grazia che si respira anche all’ascolto del cd de L’Orage, in cui una selezione di undici loro “greatest hits” (nove in studio e due live) si fonde perfettamente con due nuovi gioiellini di Visconti: “A Loreley” e “La canzone dell’orecchino (sul sopracciglio)”. «Parlano entrambe d’amore.- spiega il leader del gruppo Alberto Visconti- Più algido nella prima, scritta diciottenne ispirandomi ad un’antica leggenda e ad una poesia di Apollinaire, più fresco, com’è a vent’anni, nella seconda che è l’ultima composta

1 FB L'Orage 417805_10201305974681181_1368792410_n“La canzone dell’orecchino”, in particolare, è il miglior esempio di quel sentimento del tempo, misto di allegra malinconia e innocente sapienza, che sta sempre più caratterizzando la produzione del gruppo. Lo stesso che ha permesso loro di fare propri i pezzi di Francesco De Gregori nel concerto di Saint-Vincent che nel cd è testimoniato dall’interpretazione live che il Principe fece de “La teoria del veggente” di Visconti. «Quando, qualche settimana fa,- racconta Visconti- siamo andati ad un suo concerto a Cremona per chiedergli il permesso di pubblicarla mi ha detto: “va bene, ve la lascio. Peccato, perché la volevo mettere nel mio prossimo cd.” Il concerto con lui è stato magico anche perché l’avevamo preparato in maniera maniacale in modo da essere pronti a qualsiasi evenienza. Avremmo potuto farlo anche in coma farmacologico. E’ lì che c’è stato il nostro salto di qualità

1 FB L'Orage 431785_10201306032722632_1678051916_n

Nel cd Visconti ha ricambiato l’onore cantando la sua “Il panorama di Betlemme” in una nuova versione in studio che, nelle sue mutevoli atmosfere, esalta la maturità artistica raggiunta dagli indispensabili soci del cantautore: i fratelli multistrumentisti Rémy e Vincent Boniface, il batterista Florian Bua, il chitarrista Matteo “Memo” Crestani, il percussionista scozzese Ricky Murray e il bassista Stefano Trieste.

Una gioiosa macchina da musica che dopo aver conquistato il pubblico torinese (“noi abbiamo l’impressione che sia successo qualcosa ieri sera all’Hiroshima“, hanno commentato nella loro pagina Facebook), il 24 ha entusiasmato anche al CICIUFESTIVAL di Villar San Costanzo (Cn).

 Eccellenza che si ritrova anche in altre giovani professionalità valdostane che L’Orage ha coinvolto nella realizzazione del cd: dallo studio MeatBeat di Sarre, dove sono state registrate le nuove tracce, alle foto dello Stopdown Studio che impreziosiscono il lavoro grafico di Giuliano Morelli.

Si ringrazia Roger BERTHOD per le foto scattate durante il concerto dell’Hiroshima mon amour.

1 FB L'Orage 417877_10201305971281096_2067822584_n

I sorpredenti L’ORAGE presentano “La Bella Estate” a Villeneuve

La sorpresa è una caratteristica fondamentale della musica de L’Orage, il gruppo musicale valdostano recente vincitore di Musicultura. Lo conferma l’ultimo cd, La bella estate”, che presenteranno stasera, 7 luglio, a Villeneuve, nell’area verde di Chavonne.

«Sono tutti pezzi avventurosi, in cui capita qualcosa che non ti aspetti.- spiega Alberto Visconti, che del gruppo è il principale autore- Anche perché siamo allergici alla noia. Per cui abbiamo messo tantissima carne al fuoco, senza porre barriere di generi, impiegando, poi, due anni per mettere a punto un cd di cui siamo orgogliosi.»

A sorpresa è stato anche l’happening che ieri mattina hanno improvvisato ad Aosta, nella centrale Piazza Chanoux, nel corso di una diretta di Radio Proposta. In veste rigorosamente unplugged, non amplificati e senza la batteria di Florian Bua, hanno dimostrato la bontà di canzoni nate per genuino bisogno di comunicare e arrangiate con cura artigianale.

E’ stata un’occasione intima, nonostante la sede, per addentrarsi negli ingranaggi della più gioiosa macchina da musica che la Valle abbia prodotto. Capace di passare con leggerezza da sorridenti giochi di seduzione (“Giugno”) a poesie maudit di Baudelaire (“Un morto contento”), da oniriche danze bretonì (“Laridè de la princesse”) a rock surreali (“Rose e rasoi).

Un eccitante viaggio sonoro, quello del cd, che finisce con la carezza finale di “E te ne andrai”, in cui Visconti duetta con il Fender Rhodes di Venso Boniface, principale responsabile dell’accattivante sound di un cd in cui l’energia rock e l’orecchiabilità pop si fondono perfettamente con le giocose atmosfere popolari evocate dagli strumenti tradizionali di Vincent e del fratello Remy. 

Parallelamente alla maturazione nelle composizioni e negli arrangiamenti, il cd mostra, inoltre, una crescita tecnica e propositiva degli altri membri  del gruppo: Florian Bua, Stefano Trieste (basso), Ricky Murray (percussioni) e Matteo Crestani (chitarre e oud). Il concerto sarà aperto, alle 21.30, dai loro “fratelli feroci” Iubal Kollettivo Musicale (anche loro freschi di pubblicazione del bellissimo “¡Indignados!– La piazza è nostra”) e chiuso da Arma Aka DJ Radar Martellini. 

Ai valdostani L’ORAGE fa bene “Giugno”

A L’Orage fa bene giugno. La sera del 17 giugno, infatti, il gruppo valdostano ha calato uno storico “triplete” nella finalissima della XXIII edizione di Musicultura, presentata da Fabrizio Frizzi allo Sferisterio di Macerata. La loro “Queste ferite sono verdi” si è aggiudicata il premio per la migliore musica, la targa della critica e, soprattutto, la vittoria assoluta con consegna dell’assegnone da 20.000 Euro dell’Ubi Banca Popolare di Ancona.

Ma “(Fa bene) Giugno” è anche il singolo che sta trainando il loro nuovo cd “La bella estate” presentato la sera del 23 giugno al Molodiciotto di Torino. Della canzone ha realizzato un bellissimo videoclip il regista Marco Ponti, uno che, prima de L’Orage, ha lavorato ai videoclip di musicisti come Vasco Rossi, Jovanotti e Ligabue. E che nei titoli di coda del film “Santa Maradona” si è fatto aiutare dai Subsonica.

«La musica- spiega Ponti- esercita una grande fascinazione su di me, perché la sento come un giusto completamento dell’immagine. La musica de L’Orage mi ha colpito per la sua rivisitazione delle radici folk in maniera talmente moderna che la definisco la musica del futuro. Hanno, poi, facce e corpi che cinematograficamente funzionano. È anche un bel casino perché sono tanti, ma questo stimola la ricerca

Nel videoclip il gruppo deve andare a fare un concerto in un posto lontano ed, essendo in grave ritardo, prende una mongolfiera, inseguendo una ragazza («che forse è un ricordo, forse un sogno», precisa Ponti) che troverà nel posto dove c’è la gente che li aspetta per sentirli suonare. Quest’ultima scena è stata girata il 22 aprile al “Magazzino sul Po“, ai Murazzi di Torino, con la partecipazione di un centinaio di comparse, molte delle quali provenienti dalla Valle, e della protagonista del clip, la fascinosa Alice Crepaldi.

«E’ stato un vero spasso- racconta Alberto Visconti, team leader de L’Orage- Ci siamo divertiti come matti, nonostante abbiamo dovuto ripetere “(Fa bene) Giugno”, in playback, quindici volte. La gente è stata al gioco, ed ha reagito come se si trattasse di un vero concerto, saltando e ballando con sempre maggior entusiasmo. Senza contare l’amico Bob che è sceso dalla Valgrisenche con un mega generatore per dare corrente elettrica o Marco che ha portato e montato un impianto luci più grosso di quello di “Étetrad”.» E alla fine è stata, inevitabilmente, festa con un improvvisato concerto “unplugged”. «Il filo conduttore del videoclip – conclude Ponti- è la musica de L’Orage che dà emozioni, che, per quanto mi riguarda, sono di gioia, divertimento e festa. Cosa, oggi come oggi, molto rara. La sfida enorme è riuscire a restituire questa magia, e, addirittura, amplificarla per interessare chi non li conosce.» 

L’ORAGE va a tutta birra!

L’Orage va a tutta birra. Artisticamente, ma, anche, nel senso letterale del termine, visto che il 30 settembre, a partire dalle 22, animerà “A Tutta Birra!”, la prima festa della birra artigianale organizzata in Piazza Severino Caveri dal Birrificio 63. Accanto a fiumi di birra chiara Swing spillata dal mastro birraio, vi si potranno assaporare wurstel e crauti, taglieri di formaggi e salumi, bretzel, patatine e stinco.

«Nella birra ci sono troppe erre, preferisco gli stinchi… ma non di santo», puntualizza Alberto Visconti, trentenne cantautore di Pré-Saint-Didier noto per la erre moscia e la trascinante musica che fa con un supergruppo formato da Stefano Trieste (basso), Florian Bua (batteria), Ricky Murray (percussioni), Matteo Crestani (chitarre e oud) e i fratelli Remy (violino, organetto, ghironda) e Vincent Boniface (organetto, clarinetto e sax soprano). L’Orage è reduce dal successo ottenuto il 9 settembre al Teatro Romano di Aosta per il III Festival des Peuples MinoritairesNell’occasione hanno accompagnato Luigi Fosson, in arte Luis de Jaryot ed il gaitero galiziano Carlos Nunez.

Il primo, mitico cantautore valdostano, con loro ha scoperto, a sessantatré anni, un’insospettabile vena rock nella selvaggia versione de “La fête du village”. «E’ il mio antico sogno della Noëla Tradixon che si realizza.- ha detto Jyaryot- Reinventare, cioè, la tradizione, modernizzandola.» Quest’estate, poi, L’Orage ha scorazzato in lungo e in largo per le valli valdostane con un tour pieno di allegria e energia. «E’ stata, proprio, dall’esperienza dei balli a palchetto- continua Visconti- che è nata “Giugno”, la canzone che canteremo per la prima volta in pubblico alla festa della birra. E’ un pezzo popolare di seduzione che vorrebbe aiutare i ragazzi a corteggiare le ragazze.» La canzone sarà inclusa nel secondo cd che il gruppo sta attualmente registrando in uno studio torinese. Fitti, poi, i loro impegni live: da quello di sabato, alle 15, nel Parco del Castello di Aymavilles per la mostra mercato dei prodotti eno-agro-alimentari a Km0 al concerto dell’11 novembre a “La scighera”, locale di tendenza milanese.                                                                                                                                                            

L’alchimia ethnorock degli “ORAGE”

E’ come una festa”, di nome e di fatto, il primo Cd  appena pubblicato degli “Orage”, il gruppo valdostano guidato da Alberto Visconti e dai fratelli Remy e Vincent Boniface. Pieno, com’è,  di colori musicali, incanti poetici e, soprattutto, di quella sensazione di leggera follia che è garanzia di autentica urgenza creativa. «Il disco- spiega Visconti- ha due chiavi di lettura: i dodici pezzi si possono ascoltare come canzoni slegate che si reggono singolarmente sulle proprie gambe o uniti, a mò di “concept album”, dal filo conduttore della vita e alle opere di Arthur Rimbaud.» Si parte, infatti, dall’infelice infanzia del poeta francese nella provinciale Charlesville (“La fête du village”, rilettura rock di una canzone della valle di Cogne) per raccontare, poi, dello scontrò con il gruppo dei poeti parnassiani (“E’ come una festa”, resa popolare dal video caricato su YouTube) e dell’ironica accoglienza che il professore Georges Izambard riservò alla sofferta “Le Coeur Supplicié” (“Il novello Anarchista”, ispirata al canto popolare “Il galeone”). «Nacque li’- prosegue Visconti-quel senso di disgusto ed inadeguatezza nei confronti della norma che portò Rimbaud a cercare la compagnia degli sbandati e, tramite una “lunga e ragionata sregolatezza di tutti i sensi”, provare a raggiungere, alchemicamente, una condizione dell’anima superiore.» Se per Rimbaud non diede i frutti sperati, l’alchimia si rivela, invece, perfettamente riuscita nel Cd degli “Orage” nel quale le canzoni di Visconti si trasformano in intrigante ethnorock grazie ad arrangiamenti in cui si fondono le due anime del gruppo: quella rock di Stefano Trieste (basso) e Florian Bua (batteria) e quella etnica di Ricky Murray (percussioni), Matteo Crestani (chitarre e oud) e dei fratelli Remy (violino, organetto, ghironda) e Vincent Boniface (organetto, clarinetto e sax soprano). «Anche se sono io che scrivo le canzoni- confessa Visconti- è talmente forte l’intervento negli arrangiamenti dei Boniface che li ho inseriti come coautori.» Tra gli autori c’è anche lo scrittore torinese Dario Voltolini, che ha riletto la rimbaudiana “Vocali” nella struggente “Queste ferite sono verdi”. Il Cd, autoprodotto, sarà venduto nel corso dei concerti del gruppo. A cominciare da quello del 1° maggio, all’Auditorium del Parco della Musica di Roma, in cui gli “Orage” saranno tra i protagonisti della terza edizione di “Si canta Maggio”, la festa dei canti di lavoro della tradizione popolare italiana organizzata da Ambrogio Sparagna. Nell’occasione Visconti canterà anche “Qu’et arevà” di Luis de Jyaryot, a conferma del filo che unisce Visconti alla parte più nobile del cantautorato valdostano.

Per ALBERTO VISCONTI e “L’Orage” è “come una festa”

Alberto Visconti CIMG2428Saltati i canali tradizionali di diffusione, la musica corre per le strade del mondo grazie a Internet e a social networks come “MySpace” e “YouTube”. E’, quindi, da segnalare il buon riscontro che sta avendo su “YouTube”  il video-clip della canzone “Come una festa” de “L’Orage”, il gruppo valdostano guidato da Alberto Visconti e Remy Boniface. Al di là del dato numerico, oltre duemila visualizzazione in poco più di due mesi, sono da sottolineare i lusinghieri commenti (“che bello…degno del miglior folk Italiano”, “spiritoso e intenso allo stesso tempo!”) che gratificano anche lo sforzo produttivo dell’associazione culturale “Raffinerie Risonanze” di Courmayeur e la bravura del regista Andrea Tomaselli, del fotografo Daniele Fazio e del montatore Federico Lagna. «Il video è ambientato nella Parigi nel 1871- spiega Visconti, che ha composto la canzone- perché il pezzo parla di una storica serata in cui il poeta Arthur Rimbaud si scontrò con il gruppo dei poeti parnassiani. Il tutto raccontato da Rimbaud il mattino dopo coi postumi della sbornia.» “Deleghiamola ai postumi l’ardua sentenza” conclude, infatti, il raffinato testo in cui i parnassiani, chiusi nell’atmosfera ingessata ricreata nel video al “Circolo dei Lettori” di Torino, passano dall’incanto per la “lingua di fuoco” del giovane Rimbaud (che all’epoca aveva 16 anni) al panico, con conseguente rabbia, “di chi si sente invecchiato”.L'Orage 1 CIMG2483 Il risveglio sulle rive della Senna (girato vicino ad Ovada) ha per Rimbaud l’euforia di chi sa “che il tempo li avrebbe spazzati via”. Musicalmente “Come una festa” è l’esempio più riuscito dell’intrigante commistione di canzone d’autore ed etno-pop che il cantautore di Prè-St-Didier persegue dal 1999 quando, diciassettene, si affacciò alla scena musicale valdostana armato di chitarra ed una passione viscerale per cantautori come De Andrè, Guccini, Dylan e Cohen. Sono, poi, venuti la laurea in Lettere e  il master in “Tecniche della narrazione” presso la scuola “Holden” di Alessandro Baricco. Musicalmente sono, invece, stati decisivi un viaggio in Sudamerica, in cui si è «un po’ svegliato con la chitarra ritmica», e la collaborazione con l’organettista e violinista Remy Boniface. «Io scrivo le canzoni- spiega Visconti- poi benedico Remy e gli altri che hanno la bontà di lavorarci per arrangiarle». Gli “altri” che dal 2008, quando ha formato il gruppo “L’Orage”, sono Remy e Vincent Boniface (organetto, clarinetto e sax), Ricky Murray (percussioni), Stefano Trieste (basso) e Florian Bua (batteria). Una energica band folk-rock che miscela “una forte base ritmica a melodie trad e liriche intense e spiazzanti. Il risultato è una via di mezzo tra “Noir Désir” e la “Rolling Thunder Rewiew” di Bob Dylan”. Più di tante parole vale l’ascolto di alcune anticipazioni del Cd di prossima pubblicazione che si possono ascoltare nel sito www.myspace.com/lorage1 . Brani come la versione tex-mex di “Satura” (che echeggia Montale), l’ipnotica “La Teoria del Veggente” (“Io conosco una condizione dell’anima che si rivela efficace nella produzione dell’arte”)  e la strumentale “Tempo spietato” che ha una coda “rappata”. Oltre al Cd, nei programmi futuri di Visconti ci sono molti concerti, soprattutto a Torino dove si è trasferito. Ma prima sarà preso da “una condizione dell’anima che lo farà essere un altro”: in questi giorni sta, infatti, per diventare papà di Ginevra. Facile immaginare che quel giorno sarà “come una festa”.