TANGUEANDO con il bandoneón di EZIO BORGHESE

Gli argentini lo chiamano anche “fuelle”, mantice, in quanto attizzerebbe gli animi dei tangueros come questo fa col fuoco. Nato, infatti, in Germania per accompagnare i canti durante le processioni, il bandoneón è diventato lo strumento caratteristico della passione del tango bonaerense. «La scelta- spiega Ezio Borghese- fu dettata dal fatto che agli inizi, quando il Tango si ballava per strada, era sicuramente più comodo suonarlo con strumenti portatili come la chitarra, il violino, il flauto e, appunto, il bandoneón. Ma, ben presto, è stato il suo suono introverso e malinconico che si è identificato come nessun altro con questa musica

Unico valdostano a suonare lo strumento, Borghese si è esibito il 31 maggio all’Espace Populaire di Aosta con Tangueando, il duo formato con il flautista Giovanni Miszczyszyn, in una serata organizzata in collaborazione coi ballerini dell’associazione Artetango.

Tra i migliori fisarmonicisti valdostani e membro del sestetto Akkordeon Ensemble, Borghese si è appassionato al bandoneón dopo aver assistito, nel 2000, ad un concerto aostano di Dino Saluzzi.

«Decisi, così, di comprarne uno.- racconta- Inizialmente l’ho studiato da autodidatta, per, poi, perfezionarmi,con musicisti professionisti come William Sabatier, Guillermo Destaillats e, soprattutto, Alfredo Marcucci. E’ stato lui, morto, purtroppo, due anni fa, il mio maestro di Tango. Mi ha insegnato i colori, la ritmica, l’espressività e lo stare nel tempo

L’esperienza con l’Orchestra di Tango argentino “Tipica Marcucci” (di cui fa parte dal 2006) gli è servita per suonare un pò in tutta l’Italia (ha partecipato, fra l’altro, al Festival EtnoTango di Torino) ed allargare il repertorio dei Tangueando dal “solito” Astor Piazzolla” ad una copiosa serie di tanghi, valzer e milonghe. Nato nel 2009, il gruppo si può allargare con la presenza di un contrabassista e del pianista Beppe Barbera (intervenuto anche lui alla serata), imboccando strade che non disdegnano l’improvvisazione jazz.

Presentato “Terra mia”, il nuovo cd della cantautrice MAURA SUSANNA

Avrai molto da dire se non ti nasconderai”. Questa frase, che ha scritto nel testo di “Nell’oggi”, deve essere rimbombata a lungo nella testa di Maura Susanna. Perché, anche dopo quarant’anni di onorata carriera e l’unanime riconoscimento come la voce dell’animo popolare valdostano, la cantautrice di Saint-Vincent conserva un’insospettabile fondo di timidezza. La stessa che nei primi anni Settanta l’aveva costretta per un anno a cantare i pezzi di Magui Betemps da dietro le quinte de “La veillá de Tsateilon”. «Ero talmente timida che non riuscivo ad affrontare il pubblico.-ricorda- La timidezza ha continuato ad uscire quando si trattava di cantare le canzoni che componevo, per cui o le distruggevo subito o, pur registrandole, non le ho messe in repertorio. Mi hai sentito mai cantare dal vivo “Il viaggio” e “Predze pa”?» Qualcosa deve, però, essere scattato in lei se la sera del 10 febbraio, al Teatro Giacosa di Aosta, Maura ha presentato un nuovo cd, “Terra mia”, di cui ha scritto 11 canzoni su 13. «Gli impegni lavorativi hanno a lungo rallentato la mia carriera- ha spiegato- al punto che il precedente cd, “Il viaggio”, risale a ben 15 anni fa. Adesso ho ricominciato a provare il piacere di scrivere e, soprattutto, ho il coraggio di non buttare via.» Una sicurezza nuova che si fonda su tre punti fermi: la sua terra, la sua lingua (il patois), le sue radici musicali. Non a caso i momenti migliori del cd si hanno proprio nelle canzoni in cui questi si ritrovano. Come nella title track “Terra mia, madre mia”, nella quale Maura ha curato la versione in italiano di una canzone di Natalie Merchant. O in “Tango”, in cui infiammandosi di “pachòn”, il patois riesce ad esprimere “mots de soie” (al Giacosa è stato eseguito con il bandoneista Ezio Borghese ed i ballerini Paola Indelicato e Alberto Comiotto). O, ancora, “J’ai un amour” in cui, con Giorgio Negro, ha rivestito di note un testo inedito di Enrico Thiébat, che, con Maura e Luis de Jyaryot (nel cd autore del testo di “Tot i tsandze”), costituisce la trinità dei padri della canzone d’autore valdostana. Nuove prospettive le si aprono, poi, quando vola nel “cielo del tempo” di “Lo conto de Gran-a” di Claudio Mantovani trasfigurata dal cameo del multistrumentista Vincenzo Zitello. Uno dei gioiellini del cd è, infine, “Outor du vèn”, grazie ad una grande interpretazione di un suo adattamento in patois del preludio n.20 op.28 di un compositore di belle speranze, tale Fryderyk Chopin. Al Giacosa Maura è stata accompagnata da un gruppo guidato dal tastierista Andrea Dugros (che ha curato tutti gli arrangiamenti e la registrazione del cd) che annoverava Christian Curcio e Marco Brunet alle chitarre, Remy Boniface all’organetto e violino, Beppe Salussoglia al basso e Andrea Urbica alla batteria. E’ stato della partita anche il Coro Alpino di Saint-Vincent, che l’ha affiancata nell’esecuzione di “Les Prisons du Roy- La bergère des Aravis”. Il concerto, inserito nell’ambito della “Saison Culturelle”, è stato ripreso dalla sede regionale della Rai.

TERRA MIA, MADRE MIA

Quando il sole verrà a riscaldare il tuo viso

nulla potrà più far male, perchè tutto un giorno cambierà.

Non morire perchè saremo in tanti con te

ad aiutare la vita rinascere in te non morire perchè

Terra mia, madre mia nel tuo ventre la poesia

lascia il vento ti asciughi il dolore

delle lacrime, no non piangere più

Un bambino verrà senza rabbia sarà

gocce d’acqua e spighe nel palmo terrà

e la voce sarà

Terra mia, madre mia chiudi gli occhi e non andare via

lascia il vento ti asciughi il dolore delle lacrime e poi

nelle mani noi, porteremo sai se mi nuovi riceverai

Cresceranno in te la speranza e il coraggio di amare di più

l’alba della vita vedrai

Nuovi fiori darà e il canto dell’armonia

danzeremo per te, solo per te

…Tu perdonerai, tu rinascerai