CONCRETE GARDEN: un gruppo strumentale senza strumentalizzazioni

Con quello di Berlino, l’11 novembre 1989 cadde un altro importante muro. Il bagno di folla che accolse il grande violoncellista Mstislav Rostropovich, che suonava le suites di Bach davanti alle macerie, sancì, infatti, l’abbattimento del muro che separava il violoncello, strumento strettamente legato alla musica classica, dalla musica popolare. Da lì è partito il viaggio verso il suo “wild side” che in Valle vede protagonista Federico Puppi, ventiquattrenne violoncellista e compositore di Hône, che, dopo una seria preparazione classica, sta cercando un nuovo approccio allo strumento. Nel 2009 la sua ricerca è sfociata nel progetto “Concrete Garden” nel quale è affiancato da Maurizio Verna (chitarre e bouzouki), Mauro Dellacqua (basso) e Emmanuele Pella (batteria). Un gruppo che ha destato un’ottima impressione, oltre ad attirare un discreto pubblico, in occasione del concerto dell’8 gennaio all’Espace Populaire di Aosta per la rassegna “Espace Jazz”. «In Italia è raro un progetto come il nostro- spiega Puppi- perché da noi la musica è legata al personaggio e al testo e non all’ascolto della musica e basta. Il nostro, invece, è un gruppo strumentale senza strumentalizzazioni, con il violoncello che svolge il ruolo di un’ipotetica voce solista, uscendo dal suo ambito classico ed inserendosi in un paesaggio sonoro contemporaneo. Il tutto con un approccio pop ma non banale.» La libertà della musica dei “Concrete Garden” si vede dalla disinvoltura con cui si muovono tra generi e culture, ma, anche, dalla scelta di far scaricare gratuitamente il loro EP “Each One No One” dal sito www.concretegardenmusic.com. «Vogliamo arrivare a quanta più gente possibile senza essere sfruttati da nessuno. Pur non essendo jazz, nella nostra musica c’è l’improvvisazione che, col passare del tempo, sta prendendo sempre più spazio, amalgamandosi con le parti scritte. I nostri sono pezzi melodici senza parole perché vogliamo lasciare libera la fantasia dell’ascoltatore di immaginare scene e testi. Il risultato è una musica da film senza film.» E’ anche per questo che brani come “Rain Dance” e “Skyline” si sono prestati bene alla realizzazione di videoclip realizzati da Olivier Bertholin e Alessandro Nicco e presenti su YouTube. «La nostra è musica nuova con lo spirito di una volta- conclude Puppi- di quando la musica era musica e basta, prima del rincoglionimento televisivo avanzato che vuole a tutti i costi lo spettacolo. Questo c’é, ma é parte della musica stessa. Anche perché se ti concentri a suonare ne hai già abbastanza, e se, contemporaneamente, balli e volteggi molto probabilmente stai facendo tutto male. Quest’idea post-romantica del musicista stravagante sta trasformando tutto in una porcata dalla proporzioni colossali.»

I “Noir” vincono, a sorpresa, le selezioni valdostane di “Italia Wave”

Neanche il tempo di formarsi che, alla loro prima esibizione pubblica, i “Noir” vincono le selezioni valdostane dell’“Italia Wave Festival” svoltesi il 17 e 18 aprile alla Cittadella dei giovani di Aosta. Un esordio “col botto” per il trio formato dall’astigiano Adriano Redoglia (batteria) e dagli aostani Matteo Mossoni (chitarra) e Luca Moccia  (basso e voce), questi ultimi già insieme nei “Value Price”. «Facciamo un “indie rock” caratterizzato da scarni riff di chitarra – spiega Moccia, autore dei pezzi- con una ritmica “pestata” e ritornelli melodici che ricordano le “aperture” anni Ottanta di “Cure” e “Police”. I testi sono in italiano e parlano delle paranoie giovanili. Per scriverli mi ha aiutato il senso critico sviluppato frequentando il corso C.E.T. di Mogol e, soprattutto, i consigli di Francesco Cieri, con cui ho suonato l’anno scorso.» Ventenni, i tre confermano la linea verde delle selezioni valdostane di “Italia Wave” che l’anno scorso avevano visto l’affermazione degli “MMF”. «Siccome loro si sono sciolti quasi subito- ha ammonito René Cuignon, responsabile regionale delle selezioni- questo premio deve essere uno stimolo affinché i “Noir” durino a lungo. Musicalmente sono puliti, e sono riusciti a mettere le cose giuste dove servivano.» Non è, comunque, stato facile il compito della giuria formata da Cuignon con Raffaele “Neda” D’Anello, Luca Minieri, Paolo Carlotto e Daniele Iacomini. Dei tredici gruppi esibitisi nelle due serate (i “Back to Eternity” non si sono presentati), alla fine a giocarsi la vittoria sono rimasti in tre: gli “El Negro”, i “Concrete Garden” e, appunto, i “Noir”. Il verdetto finale ha favorito le potenzialità di questi ultimi, a scapito degli altri due che, è stato sottolineato dalla giuria, “sono già pronti cosi’”. Nei programmi prossimi dei “Noir” c’è la pubblicazione di un cd che anticiperà il viaggio a Livorno per esibirsi sul palco dell’“Italia Wave Festival” che, tra il 21 e il 25 luglio, vedrà sfilare artisti del calibro di “Editors” e “Underworld”.

CONCRETE GARDEN: raggiungere ognuno senza essere sfruttati da nessuno

Se per diversi musicisti valdostani il corso C.E.T. di Mogol ha rappresentato, creativamente, un capolinea, per altri è stato solo la tappa in un percorso artistico diretto verso lidi più avventurosi. E’ questo il caso di Federico Puppi, ventiquattrenne violoncellista e compositore di Hône, che, dopo una seria preparazione classica (sta completando il corso A.F.A.M. all’Istituto Musicale di Aosta), è alla ricerca di un nuovo approccio allo strumento che si inserisca nel panorama musicale attuale. Un percorso passato attraverso il “rockroadfunkheavytrashcelanacousticpop” degli “Spellbound” ed il funky di Christine “Naif” Herin, per approdare alla musica sperimentale del “X Musa Duo” formato, nel 2006, con il contrabbassista Luca Bertinaria. Questa sua incessante ricerca di nuove sonorità, che lo ha portato ad abbattere barriere musicali e “violentare” il violoncello con l’uso dell’elettronica, è sfociata nel 2009 nel progetto “Concrete Garden” nel quale è affiancato da Maurizio Verna (chitarre), Mauro Dellacqua (basso) e Emmanuele Pella (batteria). Oltre che per l’originale musica prodotta, il gruppo si caratterizza per il tentativo di diffonderla in modo nuovo, evitando le forche caudine delle case discografiche e dei canali tradizionali di distribuzione. «La discografia è morta- spiega Puppi- perchè è rimasta indietro rispetto all’evoluzione della tecnologia e alla mentalità della gente. E’ riduttivo attribuire valore musicale all’oggetto Cd, per cui abbiamo deciso di consentire che dal 5 marzo la nostra musica si scarichi gratuitamente dal sito www.concretegardenmusic.com. Vogliamo arrivare a quanta più gente possibile, in modo di raggiungere ognuno senza essere sfruttati da nessuno.» “Each One No One” è, non a caso, il titolo dell’EP contenente i cinque brani scaricabili dal sito insieme alla copertina ed al videoclip del brano “Rain Dance”, realizzato dal regista Olivier Bertholin rifacendosi alle atmosfere dei western di Sergio Leoni. «Essendo musica strumentale- continua Puppi- per aumentarne la fruibilità ho strutturato i brani in forma canzone. Pur avendo, poi, preso spunti da varie culture, credo che gli arrangiamenti comunitari abbiano conferito all’EP unità stilistica.» Le sonorità insolite di un organico atipico in cui spiccano la voce solista del violoncello ed il vasto campionario di strumenti a corda di Verna, permette ai “Concrete Garden” di passare con disinvoltura dai sapori afro-irlandesi dell’iniziale “Skyline” al blues con inserti hip hop di “Blues Jeans”, dall’obliquità alcolica della ballata “The drunk dreamer” ai ritmi turchi di “Tuareg”. Nuovo si preannuncia anche l’approccio che il gruppo avrà con il pubblico nella serie di concerti in via di definizione.