Ad Aosta Stefano CISCO Bellotti canta per i terremotati della sua Emilia

L’8 luglio è stato l’ospite speciale del concerto benefico a favore dei terremotati dell’Emilia che si è tenuto alla Cittadella di Aosta. Non poteva essere diversamente, visto che, essendo di Carpi, il quarantatreene cantautore Stefano “Cisco” Bellotti il dramma del terremoto lo ha vissuto in prima persona. «E’ stata un’esperienza molto forte,- ha raccontato- soprattutto per la doppia scossa del 29 maggio che nessuno si aspettava. Dopo quella delle 13 sono scappato di casa coi bambini ed abbiamo vissuto per una settimana in tenda. Non ho avuto danni alla casa, ma agli oggetti sì: ricordi di famiglia, cd, strumenti e, purtroppo, anche un premio di Amnesty International che, nel 2005, avevo vinto coi Modena City Ramblers per la canzone “Ebano”

Tra il 1992 ed il 2005 Cisco è stato, infatti, il cantante della celebre band emiliana di combat folk, con la quale ha registrato nove cd, venduto 700.000 dischi e collezionato oltre 1200 date in Italia ed Europa. Un’entusiasmante avventura che, “grazie” al terremoto, ha avuto un’appendice lo scorso 25 giugno per il concerto benefico “Emilia: live” a Bologna

«E’ stata una bellissima sensazione- ha confidato- però la vedo collegata ad una storia passata. Non escludo possa ripetersi occasionalmente, ma una reunion in pianta stabile non ci sarà mai.» Accompagnato da un quartetto molto versatile e ricco di suoni, ad Aosta Cisco ha eseguito un misto di pezzi del suo repertorio (a cominciare da “Fuori i secondi”, il cd uscito qualche mese fa) e di antichi inni dei Modena City Ramblers riarrangiati. Tra questi “Viva la Vida” e “I Cento Passi” (interpretato da solo con il bodhrán), ripresi durante la reunion allo stadio Renato Dall’Ara.

In anni in cui domina il disimpegno come se la passa il combat folk?, abbiamo chiesto. «Dipende da come uno lo fa.- ha risposto- C’è chi lo fa in modo forzato, e la gente lo capisce, e c’è, invece, a chi, come a me, viene naturale scrivere canzoni che hanno l’urgenza di lanciare un messaggio. Ho anche provato a scriverne di disimpegnate, ma i risultati sono stati pessimi. Devo necessariamente trovare una lettura profonda in quello che faccio e scrivo, perché sennò prenderei in giro me stesso e il pubblico.» Subito dopo il terremoto Cisco è stato uno degli artisti che, per iniziativa dell’ARCI emiliana, si sono esibiti nei campi degli sfollati. «Sono state esibizioni in acustico, senza palco, emotivamente molto forti.- ha ricordato- Si va a suonare per gente che ha voglia di distrarsi un attimo e per i volontari della Protezione Civile. Mi sono esibito a Novi, con il coro delle Mondine con cui nel 2010 avevo fatto uno spettacolo, e a Mirandola, dove c’era la Protezione Civile della Valle d’Aosta. Sono stati 40 minuti di festa che in quella situazione sembrava paradossale

La Nouvelle Vague della musica valdostana al CONCERTO x L’EMILIA

Ad un mese e mezzo dalla prima scossa di terremoto che ha colpito l’Emilia si susseguono, anche in Valle d’Aosta, le iniziativa di solidarietà a favore delle popolazioni colpite.

Il concerto che si è tenuto la sera dell’8 luglio alla Cittadella di Aosta si è distinto perché ha visto esibirsi tutta laNouvelle Vague” che ha imposto il pop valdostano all’attenzione nazionale: Francesco-C, dARI, Naif Herin e L’Orage.

Sono stati loro (con il contributo di Maura Susanna e Philippe Milleret) ad aprire una serata culminata con l’esibizione del quarantatreene cantautore Stefano “Cisco” Bellotti, che, essendo di Carpi, il dramma del terremoto lo ha vissuto in prima persona.

Il soffio di sensualità di ARABA FENICE DANZA

Teatro della Cittadella dei Giovani di Aosta tutto esaurito il 16 giugno per lo spettacolo “Dal Medio Oriente all’Occidente. Soffio d’amore in danza e musica” organizzato dall’associazione Araba Fenice Danza.

Protagoniste sono state le allieve dei corsi di danza orientale tenuti al C.C.S. Cogne da Maria Paola Spagnuolo ed il gruppo musicale Jazira.

Ha presentato Lauretta Cigolini.

«Le motivazioni che spingono le valdostane a venire a studiare danza del ventre sono molteplici.- ha spiegato la Spagnuolo-  C’è la ragazza che pensa sia molto femminile e la signora con famiglia che si ritaglia un spazio per sé stessa. Ogni tanto, poi, arriva qualche femme fatale che ha un bisogno psicologico di seduzione, quando, però, capisce che deve lavorare, sparisce in fretta.» 

Sull’altalena emotiva di SIMONE CRISTICCHI alla Cittadella di Aosta

La seconda edizione del “Little City Contest” si è conclusa il 5 agosto con un concerto, alla Cittadella dei Giovani di Aosta, della valdostana Christine Naïf Herin e di Simone Cristicchi. L’ultima volta del cantautore romano ad Aosta era stata il 3 giugno 2010, quando aveva vinto il Premio Mogol (ex aequo con Edoardo Bennato) per il testo della canzone “L’ultimo valzer”. In quell’occasione Mogol aveva commentato: «è una poesia che avrebbe potuto scrivere Charlie Chaplin, che sapeva come fare ridere e piangere nello stesso tempo». E’ una caratteristica che accomuna tutta la produzione di questo abilissimo “fabbricante di canzoni” che sa conciliare, come pochi, il suo lato romantico e nostalgico con quello più scanzonato e pungente.

«La cifra stilistica dei miei dischi e del concerto di Aosta è proprio questa altalena emotiva.- ha ammesso, prima del concerto, Cristicchi- Al punto che lo definisco un concerto “all inclusive”, per cui, sulla falsariga di Gaber, passerò da pezzi scanzonati come “Meno male” e “Vorrei cantare come Biagio Antonacci” a “Ti regalerò una rosa”, intercalandoli con monologhi tratti dai miei spettacoli teatrali.» Tra questi un breve estratto di “Li Romani In Russia”, il monologo teatrale che racconta le peripezie dei romani della Divisione “Torino” in Russia, durante la seconda guerra mondiale (lo spettacolo sarà, tra l’altro, in cartellone nella prossima “Saison Culturelle”). «Tra quei romani c’era mio nonno Rinaldo che, seppur con un principio di congelamento, è stato uno dei pochi a tornare. Mi piace scavare nella storia delle persone con un approccio puro, senza pregiudizi, e, poi, mettere assieme il mosaico di memorie raccolto

Quando, però, lo stesso metodo lo ha usato per fatti a noi più vicini, come quelli della scuola Diaz e della caserma di Bolzaneto durante il G8 del 2001 a Genova, ne è nata una canzone, come “Genova brucia”, premiata da Amnesty International ma che, nello stesso tempo, gli ha creato molti problemi: con l’amministrazione di Villadose, sede del premio, che ne ha preso le distanze considerandola “una scelta avventata”, ma, anche coi sindacati di Polizia. «In realtà molti poliziotti mi hanno dato ragione sull’esistenza di certi loro colleghi in po’ esaltati.- ha raccontato- La canzone ha acceso gli animi perché ha messo sotto i riflettori, rendendoli fruibili a un gran numero di persone, gli atti processuali. Quando l’anno scorso sono stato a Genova, dopo averla cantata al concerto del 1° maggio a Roma, ho dovuto essere scortato del servizio d’ordine di MTV.» Tra i grandi successi, che ha eseguito ad Aosta in versione minimale con il chitarrista Riccardo Corso e il tastierista e fisarmonicista Riccardo Ciaramellari, c’e stata anche la sempre attuale “L‘Italia di Piero”. «In effetti è sempre più l’Italia dei “cazzari” descritti nel pezzo.- ha concluso- In questo periodo è uno dei miei video più cliccati, sarà un segno dei tempi?»                                                                                      

I “Noir” vincono, a sorpresa, le selezioni valdostane di “Italia Wave”

Neanche il tempo di formarsi che, alla loro prima esibizione pubblica, i “Noir” vincono le selezioni valdostane dell’“Italia Wave Festival” svoltesi il 17 e 18 aprile alla Cittadella dei giovani di Aosta. Un esordio “col botto” per il trio formato dall’astigiano Adriano Redoglia (batteria) e dagli aostani Matteo Mossoni (chitarra) e Luca Moccia  (basso e voce), questi ultimi già insieme nei “Value Price”. «Facciamo un “indie rock” caratterizzato da scarni riff di chitarra – spiega Moccia, autore dei pezzi- con una ritmica “pestata” e ritornelli melodici che ricordano le “aperture” anni Ottanta di “Cure” e “Police”. I testi sono in italiano e parlano delle paranoie giovanili. Per scriverli mi ha aiutato il senso critico sviluppato frequentando il corso C.E.T. di Mogol e, soprattutto, i consigli di Francesco Cieri, con cui ho suonato l’anno scorso.» Ventenni, i tre confermano la linea verde delle selezioni valdostane di “Italia Wave” che l’anno scorso avevano visto l’affermazione degli “MMF”. «Siccome loro si sono sciolti quasi subito- ha ammonito René Cuignon, responsabile regionale delle selezioni- questo premio deve essere uno stimolo affinché i “Noir” durino a lungo. Musicalmente sono puliti, e sono riusciti a mettere le cose giuste dove servivano.» Non è, comunque, stato facile il compito della giuria formata da Cuignon con Raffaele “Neda” D’Anello, Luca Minieri, Paolo Carlotto e Daniele Iacomini. Dei tredici gruppi esibitisi nelle due serate (i “Back to Eternity” non si sono presentati), alla fine a giocarsi la vittoria sono rimasti in tre: gli “El Negro”, i “Concrete Garden” e, appunto, i “Noir”. Il verdetto finale ha favorito le potenzialità di questi ultimi, a scapito degli altri due che, è stato sottolineato dalla giuria, “sono già pronti cosi’”. Nei programmi prossimi dei “Noir” c’è la pubblicazione di un cd che anticiperà il viaggio a Livorno per esibirsi sul palco dell’“Italia Wave Festival” che, tra il 21 e il 25 luglio, vedrà sfilare artisti del calibro di “Editors” e “Underworld”.