Alla ricerca del Senso dell’Arte con il murale di Fabio Cuffari & C. inaugurato alla Cittadella di Aosta

1 Murale (by gaetano lo presti) 2014-01-29 14.50.35-2

1 Fabio (by gaetano lo presti) IMG_4417Il muro è fatto per essere disegnato.” A sostenerlo era il pittore statunitense Keith Haring, che dei disegni sui muri del tessuto urbano di New York ha fatto un’arte. E’ anche grazie a lui che, da clandestina e considerata alla stregua di atti di vandalismo, questa branca della cultura di strada è stata sdoganata dalle periferie degradate di grandi città in edifici pubblici e di interesse storico.

E’ quello che sta avvenendo alla Cittadella dei Giovani di Aosta, i cui muri dal 2013 hanno iniziato ad animarsi grazie ai murales realizzati da Alessandro Viale, Fabio Cuffari e dai ragazzi dei corsi di murales che quest’ultimo, bassista dei dARI, vi tiene.

Si è partiti lo scorso settembre coi due, dedicati alle attività della Cittadella, che sono stati collocati nelle nicchie accanto all’ingresso della struttura. Il 30 gennaio è stato, invece, inaugurato quello che adorna la facciata del Teatro che dà sul cortile interno. 20 pezzi di legno OSB vi sono stati montati a formare un frontone di oltre 10 metri di larghezza per uno e mezzo di altezza da cui scendono, costeggiando le finestre, tre banner verticali.

1 Fabio (by gaetano lo presti) 2014-01-29 14.44.26Viale, Cuffari e gli 8 ragazzi del corso di murales tenutosi dal 22 dicembre a fine gennaio, vi hanno raffigurato un ipotetico viaggio di un astronauta in un’altra dimensione alla ricerca del Senso dell’Arte, ormai dimenticato dal genere umano. Attraverso un buco nero, Blixa, questo il nome dell’astronauta, arriva nel pianeta Thayma i cui abitanti impersonano il senso dell’Arte teatrale in tutte le varie sfaccettature. I Thayman, in particolare, non parlano e non hanno personalità finché non indossano le maschere del personaggio che devono interpretare e che si scambiano ad ogni rappresentazione nel Tempodrom, il Grande Teatro di Thayma. Lì Blixa conosce il Grande Guardiano Pitaram che gli svela il lavoro che c’è dietro ciò che appare, facendogli capire che spesso sotto ciò che vediamo si nasconde molto altro.

Una grande metafora sul significato del Teatro, perfetta per la struttura della Cittadella su cui il murale è posto. Disegnato da Viale e trasposto su legno da Cuffari, il murale è stato, poi, colorato con tinte acriliche, su cui sono state applicate una vernice protettiva trasparente ed una fosforescente che lo farà risaltare di notte.

Si dovrebbe trattare del tassello iniziale di un progetto più grande che dovrebbe portare a rivestire di murales tutte le facciate degli edifici che danno sul cortile interno dell’ex Macello Civico che, ristrutturato, è stato tornato a nuova vita, come Cittadella dei Giovani, l’11 dicembre 2009.

1 Fabio (by gaetano lo presti)  IMG_4418

FOLLE BANDERUOLA: l’omaggio valdostano alla Mina più folle con PLATINETTE

1 Platy IMG_4364

1 Loris 9357265848_277239116_oAncor più che il pubblico che, la sera del 23 gennaio, ha affollato l’auditorium della Cittadella dei Giovani di Aosta, a confermare la riuscita del tributo che un gruppo di musicisti valdostani ha reso a Mina è stata una critica apparsa il giorno dopo su Facebook.

Mi hanno detto- ha scritto, infatti, Rossana- che (nella serata) di “Mina” c’era veramente troppo poco.”

1 Eli IMG_4369

Accusa bislacca,visto che per 75 minuti non si è cantato e parlato d’altro, che però, a ben guardare, confermava come l’obiettivo della serata fosse stato centrato: strappare, cioé, la grande cantante dalle virgolette (“Mina”) di un’immagine stereotipata che in Italia molti hanno. Quella “Mina” legata ad un piú o meno ristretto numero di grandi successi datati che si vuole a tutti i costi risentire tali e quali (nelle sue incisioni d’epoca o, il più fedelmente possibile, da pallidi replicanti).

1 Frizzy IMG_4367

Una “Mina” che nell’occasione si è, invece, cercato di “disimbalsamare” puntando sulla follia che, attraversandone la sterminata produzione musicale, le ha permesso di evadere dalla prigione (e dalla noia) di essere sempre sé stessa. Ecco, quindi, il titolo della serata, “Folle banderuola”, lo stesso di un suo successo del 1960, a sottolinearne la “schizofrenia” musicale che ha fatto sì che, accanto alle grandi canzoni d’amore (che, in ogni caso, é follia pur esso), abbia interpretato pezzi surreali e demenziali, o sconfinato in generi apparentemente lontani, o, ancora, stravolto, con interpretazioni ardite, canzoni ormai cristallizzate nell’immaginario collettivo.

1 Boj MG_4372E’ stato questo il filo conduttore delle canzoni in scaletta interpretate da alcuni dei migliori musicisti valdostani: Beppe Barbera, Roberto Biazzetti, Sylvie Blanc, Boj, Christian Curcio, Alberto Faccini, Stefano Frison, Marco Lavit, Elisabetta Padrin, Simone “Momo” Riva ed Alberto Visconti.

1 Faccini IMG_4365

A condurre la serata, in tutta la sua “vasta e roboante bellezza”, Mauro Coruzzi, in arte Platinette. Una/o che con il tema della serata é legata/o a filo doppio, visto che, nel 1980, ha creato a Parma il Mina Fan Club e che sull’essere “portatrice sana d’insensatezza” ha fondato la sua carriera di drag queen.

1 Momo P1270486«Ho conosciuto personalmente Mina nel lontano 1981.-ha raccontato- Mi trovavo negli studi romani della PDU per avere il riconoscimento ufficiale del Fan Club quando comparve, all’improvviso, un donnone con pelliccia bianca e pantaloni neri che disse: “io cappuccino scuro senza zuccherooo, e voiii?” E noi, marmorizzate dall’emozione di vederla, tutte a prendere cappuccino scuro senza zucchero. Quando, qualche tempo dopo, le mandammo una videocassetta in cui tre di noi impersonavano Mine di varie epoche ci rispose: “la prossima volta che chiamano meee mando voiii”. Se non è folle e simpatica una così!!! A livello personale, più che Mina celebre cantante, per me è la mamma di Benedetta, solo che quando ce l’hai davanti devi mediare tra il ricordo di un personaggio che è nella memoria collettiva ad una che ne ha la stessa voce. L’argomento di cui più abbiamo parlato nei nostri incontri è il cibo, con conseguenti grandi sgridate di Benedetta. L’ultima volta che l’ho sentita al telefono è stato due Natali fa. “Cretinaaa,- mi disse- sembri più grassaaa”.»

1 Biaz IMG_4371Qual’è, secondo Platinette, la follia musicale di Mina? «La sua follia è la capacità di cambiare registro e saper fare tutto con un tocco inimitabile.- ha spiegato- E’ una iperdonna. Piace perchè transgenerazionale, in quanto, assommando nella sua forte personalità tante qualità, supera i generi ed anche i sessi, perchè dentro quel donnone di 1 ed 80 c’è anche un uomo. Ecco perché piace a tutti: uomini, donne e a noi che non siamo né l’uno né l’altro.»

1 sylvie IMG_4374

Transgenerazionale era anche la “all star” di musicisti valdostani che ha fornito la colonna sonora della serata. Sia anagraficamente, visto che accanto a veterani (come Alberto Faccini, Roberto Biazzetti e Beppe Barbera), erano presenti giovani come Sylvie Blanc e Elisabetta Padrin, che come genere musicale di appartenenza (si andava dal funky di Boj e Momo Riva al cantautorato di Visconti e Frison, dal jazz di Lavit e Barbera ed alla musica etnica di Christian Curcio).

1 Torta IMG_4375

Una all star band valdostana che é passata, con personalità, dalla carica vitale da stato nascente di “Folle banderuola” e “Tintarella di luna” al mantra buddista “Om mani peme um”, dallo swing di “Canto (anche se sono stonato)” di Lelio Luttazzi alla sensualità blues di “Non gioco più”, dalle follie d’amore di “Se c’è una cosa che mi fa impazzire” e “Se telefonando” ai peccati di gola di “Ma che bontà”.

Brano, quest’ultimo, che, nel finale, ha accompagnato anche l’ingresso della grande Minatorta del Mastro Pasticciere Marco Piancastelli, uno dei fondatori del mitico Fan Club di Parma.

1 barbera IMG_4373Accompagnato/a da Barbera, Platinette ha, invece, interpretato un’intensa “Io ho te”, prima di dialogare telefonicamente con Massimiliano Pani, figlio nonché stretto collaboratore musicale di Mina. E i ripetuti applausi della sala che hanno accompagnato questo momento hanno fatto capire quale e quanto sia l’affetto che circonda ancora sua madre. «Tanto forte-ha sottolineato Platinette-che anche una che ha la cotica da maiale come me se ne accorge.»

Ciliegina sulla torta l’intervento di Alberto Visconti che, coi Prull, ha cantato “Com’è come non è (Mina)” dedicata alla Signora di Lugano. Scritto di getto il giorno prima, il pezzo è un accattivante motivetto che, insinuandosi inesorabilmente nel cervello, riveste rime piene di argute assonanze con il nome della cantante.

L’evento è stato reso possibile grazie all’aiuto finanziario della direzione della Cittadella dei Giovani ed è stato trasmesso in diretta radio ed in streaming web da Radio Proposta in Blù che lo replicherà alle 21 di sabato 1° febbraio.   

1 Albe P1270344

1 Platy 7582820598835_1115678141_o


COM’E’ COME NON E’ (di Alberto Visconti)

Com’è come non è…1 Mina IMG_4370

M’INAlberavo

si nascondevano

al mondo le mie virtù

Sono andate via non ci sono più!

Non mi aiutavano

Sono andate via non ci sono più!

Sono andate via non ci sono più!1 Platy 81813932269_1259384704_n

Com’è come non è

M’INnAmoravo

M’INAbissavo

Nel fondo degli occhi blu

belli gli occhi neri belli gli occhi blu

M’INAbissavo

Nel fondo degli occhi blu

belli gli occhi neri belli gli occhi blu

belli gli occhi neri belli gli occhi blu

MI ricordo quando

NAsceva nel cuore1 lavit P1270432

MIo di NAufrago

quell’ombra che era un dubbio

MI ricordo quando

NAsceva nel cuore

MIo di NAufrago quel dubbio

che era un attimo

Inaspettato e stupendo

1 pubblico IMG_4376

Ad Aosta Stefano CISCO Bellotti canta per i terremotati della sua Emilia

L’8 luglio è stato l’ospite speciale del concerto benefico a favore dei terremotati dell’Emilia che si è tenuto alla Cittadella di Aosta. Non poteva essere diversamente, visto che, essendo di Carpi, il quarantatreene cantautore Stefano “Cisco” Bellotti il dramma del terremoto lo ha vissuto in prima persona. «E’ stata un’esperienza molto forte,- ha raccontato- soprattutto per la doppia scossa del 29 maggio che nessuno si aspettava. Dopo quella delle 13 sono scappato di casa coi bambini ed abbiamo vissuto per una settimana in tenda. Non ho avuto danni alla casa, ma agli oggetti sì: ricordi di famiglia, cd, strumenti e, purtroppo, anche un premio di Amnesty International che, nel 2005, avevo vinto coi Modena City Ramblers per la canzone “Ebano”

Tra il 1992 ed il 2005 Cisco è stato, infatti, il cantante della celebre band emiliana di combat folk, con la quale ha registrato nove cd, venduto 700.000 dischi e collezionato oltre 1200 date in Italia ed Europa. Un’entusiasmante avventura che, “grazie” al terremoto, ha avuto un’appendice lo scorso 25 giugno per il concerto benefico “Emilia: live” a Bologna

«E’ stata una bellissima sensazione- ha confidato- però la vedo collegata ad una storia passata. Non escludo possa ripetersi occasionalmente, ma una reunion in pianta stabile non ci sarà mai.» Accompagnato da un quartetto molto versatile e ricco di suoni, ad Aosta Cisco ha eseguito un misto di pezzi del suo repertorio (a cominciare da “Fuori i secondi”, il cd uscito qualche mese fa) e di antichi inni dei Modena City Ramblers riarrangiati. Tra questi “Viva la Vida” e “I Cento Passi” (interpretato da solo con il bodhrán), ripresi durante la reunion allo stadio Renato Dall’Ara.

In anni in cui domina il disimpegno come se la passa il combat folk?, abbiamo chiesto. «Dipende da come uno lo fa.- ha risposto- C’è chi lo fa in modo forzato, e la gente lo capisce, e c’è, invece, a chi, come a me, viene naturale scrivere canzoni che hanno l’urgenza di lanciare un messaggio. Ho anche provato a scriverne di disimpegnate, ma i risultati sono stati pessimi. Devo necessariamente trovare una lettura profonda in quello che faccio e scrivo, perché sennò prenderei in giro me stesso e il pubblico.» Subito dopo il terremoto Cisco è stato uno degli artisti che, per iniziativa dell’ARCI emiliana, si sono esibiti nei campi degli sfollati. «Sono state esibizioni in acustico, senza palco, emotivamente molto forti.- ha ricordato- Si va a suonare per gente che ha voglia di distrarsi un attimo e per i volontari della Protezione Civile. Mi sono esibito a Novi, con il coro delle Mondine con cui nel 2010 avevo fatto uno spettacolo, e a Mirandola, dove c’era la Protezione Civile della Valle d’Aosta. Sono stati 40 minuti di festa che in quella situazione sembrava paradossale

La Nouvelle Vague della musica valdostana al CONCERTO x L’EMILIA

Ad un mese e mezzo dalla prima scossa di terremoto che ha colpito l’Emilia si susseguono, anche in Valle d’Aosta, le iniziativa di solidarietà a favore delle popolazioni colpite.

Il concerto che si è tenuto la sera dell’8 luglio alla Cittadella di Aosta si è distinto perché ha visto esibirsi tutta laNouvelle Vague” che ha imposto il pop valdostano all’attenzione nazionale: Francesco-C, dARI, Naif Herin e L’Orage.

Sono stati loro (con il contributo di Maura Susanna e Philippe Milleret) ad aprire una serata culminata con l’esibizione del quarantatreene cantautore Stefano “Cisco” Bellotti, che, essendo di Carpi, il dramma del terremoto lo ha vissuto in prima persona.

Il soffio di sensualità di ARABA FENICE DANZA

Teatro della Cittadella dei Giovani di Aosta tutto esaurito il 16 giugno per lo spettacolo “Dal Medio Oriente all’Occidente. Soffio d’amore in danza e musica” organizzato dall’associazione Araba Fenice Danza.

Protagoniste sono state le allieve dei corsi di danza orientale tenuti al C.C.S. Cogne da Maria Paola Spagnuolo ed il gruppo musicale Jazira.

Ha presentato Lauretta Cigolini.

«Le motivazioni che spingono le valdostane a venire a studiare danza del ventre sono molteplici.- ha spiegato la Spagnuolo-  C’è la ragazza che pensa sia molto femminile e la signora con famiglia che si ritaglia un spazio per sé stessa. Ogni tanto, poi, arriva qualche femme fatale che ha un bisogno psicologico di seduzione, quando, però, capisce che deve lavorare, sparisce in fretta.» 

Sull’altalena emotiva di SIMONE CRISTICCHI alla Cittadella di Aosta

La seconda edizione del “Little City Contest” si è conclusa il 5 agosto con un concerto, alla Cittadella dei Giovani di Aosta, della valdostana Christine Naïf Herin e di Simone Cristicchi. L’ultima volta del cantautore romano ad Aosta era stata il 3 giugno 2010, quando aveva vinto il Premio Mogol (ex aequo con Edoardo Bennato) per il testo della canzone “L’ultimo valzer”. In quell’occasione Mogol aveva commentato: «è una poesia che avrebbe potuto scrivere Charlie Chaplin, che sapeva come fare ridere e piangere nello stesso tempo». E’ una caratteristica che accomuna tutta la produzione di questo abilissimo “fabbricante di canzoni” che sa conciliare, come pochi, il suo lato romantico e nostalgico con quello più scanzonato e pungente.

«La cifra stilistica dei miei dischi e del concerto di Aosta è proprio questa altalena emotiva.- ha ammesso, prima del concerto, Cristicchi- Al punto che lo definisco un concerto “all inclusive”, per cui, sulla falsariga di Gaber, passerò da pezzi scanzonati come “Meno male” e “Vorrei cantare come Biagio Antonacci” a “Ti regalerò una rosa”, intercalandoli con monologhi tratti dai miei spettacoli teatrali.» Tra questi un breve estratto di “Li Romani In Russia”, il monologo teatrale che racconta le peripezie dei romani della Divisione “Torino” in Russia, durante la seconda guerra mondiale (lo spettacolo sarà, tra l’altro, in cartellone nella prossima “Saison Culturelle”). «Tra quei romani c’era mio nonno Rinaldo che, seppur con un principio di congelamento, è stato uno dei pochi a tornare. Mi piace scavare nella storia delle persone con un approccio puro, senza pregiudizi, e, poi, mettere assieme il mosaico di memorie raccolto

Quando, però, lo stesso metodo lo ha usato per fatti a noi più vicini, come quelli della scuola Diaz e della caserma di Bolzaneto durante il G8 del 2001 a Genova, ne è nata una canzone, come “Genova brucia”, premiata da Amnesty International ma che, nello stesso tempo, gli ha creato molti problemi: con l’amministrazione di Villadose, sede del premio, che ne ha preso le distanze considerandola “una scelta avventata”, ma, anche coi sindacati di Polizia. «In realtà molti poliziotti mi hanno dato ragione sull’esistenza di certi loro colleghi in po’ esaltati.- ha raccontato- La canzone ha acceso gli animi perché ha messo sotto i riflettori, rendendoli fruibili a un gran numero di persone, gli atti processuali. Quando l’anno scorso sono stato a Genova, dopo averla cantata al concerto del 1° maggio a Roma, ho dovuto essere scortato del servizio d’ordine di MTV.» Tra i grandi successi, che ha eseguito ad Aosta in versione minimale con il chitarrista Riccardo Corso e il tastierista e fisarmonicista Riccardo Ciaramellari, c’e stata anche la sempre attuale “L‘Italia di Piero”. «In effetti è sempre più l’Italia dei “cazzari” descritti nel pezzo.- ha concluso- In questo periodo è uno dei miei video più cliccati, sarà un segno dei tempi?»                                                                                      

I “Noir” vincono, a sorpresa, le selezioni valdostane di “Italia Wave”

Neanche il tempo di formarsi che, alla loro prima esibizione pubblica, i “Noir” vincono le selezioni valdostane dell’“Italia Wave Festival” svoltesi il 17 e 18 aprile alla Cittadella dei giovani di Aosta. Un esordio “col botto” per il trio formato dall’astigiano Adriano Redoglia (batteria) e dagli aostani Matteo Mossoni (chitarra) e Luca Moccia  (basso e voce), questi ultimi già insieme nei “Value Price”. «Facciamo un “indie rock” caratterizzato da scarni riff di chitarra – spiega Moccia, autore dei pezzi- con una ritmica “pestata” e ritornelli melodici che ricordano le “aperture” anni Ottanta di “Cure” e “Police”. I testi sono in italiano e parlano delle paranoie giovanili. Per scriverli mi ha aiutato il senso critico sviluppato frequentando il corso C.E.T. di Mogol e, soprattutto, i consigli di Francesco Cieri, con cui ho suonato l’anno scorso.» Ventenni, i tre confermano la linea verde delle selezioni valdostane di “Italia Wave” che l’anno scorso avevano visto l’affermazione degli “MMF”. «Siccome loro si sono sciolti quasi subito- ha ammonito René Cuignon, responsabile regionale delle selezioni- questo premio deve essere uno stimolo affinché i “Noir” durino a lungo. Musicalmente sono puliti, e sono riusciti a mettere le cose giuste dove servivano.» Non è, comunque, stato facile il compito della giuria formata da Cuignon con Raffaele “Neda” D’Anello, Luca Minieri, Paolo Carlotto e Daniele Iacomini. Dei tredici gruppi esibitisi nelle due serate (i “Back to Eternity” non si sono presentati), alla fine a giocarsi la vittoria sono rimasti in tre: gli “El Negro”, i “Concrete Garden” e, appunto, i “Noir”. Il verdetto finale ha favorito le potenzialità di questi ultimi, a scapito degli altri due che, è stato sottolineato dalla giuria, “sono già pronti cosi’”. Nei programmi prossimi dei “Noir” c’è la pubblicazione di un cd che anticiperà il viaggio a Livorno per esibirsi sul palco dell’“Italia Wave Festival” che, tra il 21 e il 25 luglio, vedrà sfilare artisti del calibro di “Editors” e “Underworld”.