Il soffio di sensualità di ARABA FENICE DANZA

Teatro della Cittadella dei Giovani di Aosta tutto esaurito il 16 giugno per lo spettacolo “Dal Medio Oriente all’Occidente. Soffio d’amore in danza e musica” organizzato dall’associazione Araba Fenice Danza.

Protagoniste sono state le allieve dei corsi di danza orientale tenuti al C.C.S. Cogne da Maria Paola Spagnuolo ed il gruppo musicale Jazira.

Ha presentato Lauretta Cigolini.

«Le motivazioni che spingono le valdostane a venire a studiare danza del ventre sono molteplici.- ha spiegato la Spagnuolo-  C’è la ragazza che pensa sia molto femminile e la signora con famiglia che si ritaglia un spazio per sé stessa. Ogni tanto, poi, arriva qualche femme fatale che ha un bisogno psicologico di seduzione, quando, però, capisce che deve lavorare, sparisce in fretta.» 

L’INTERCULTURA tra i popoli? Si può fare

Presente in Valle d’ Aosta dal 1955, l’Associazione Intercultura si occupa di “promuovere e favorire il dialogo e la pace fra i popoli”. Più concretamente, ogni anno l’associazione dà l’opportunità a più di 1.500 giovani valdostani di studiare all’estero e ad altrettanti stranieri di essere ospitati dalle famiglie valdostane.

Da tre anni, inoltre, organizza una Giornata europea del dialogo interculturale che quest’anno ha avuto come clou un concerto svoltosi il 30 settembre alla Cittadella dei Giovani di Aosta. Condotto da Andrea “Sago” Di Renzo, lo spettacolo ha “viaggiato” dalla Valle d’Aosta di “Wandering” e “PolEnTino” all’Ucraina del cantautore YuriY Dmytriyiv, dall’Argentina dell’Associazione SpazioTango al Brasile del fachiro Jeff. Si sono, inoltre, ammirate le percussioni dei Mamima Swan Junior, la danza del ventre delle ragazze dell’Associazione Araba Fenice, l’elettrodance dei “VDAec”, il rap di Face & Flebwoy e i Mad Heroes . Dove lo spirito di “Intercultura” si è incarnato al meglio è stato in una canzone presentata da “La Valle in Rima” . Il titolo, “Si può fare”, riassume il messaggio che le differenze si possono annullare: per uno scopo comune, tutti insieme, in ogni lingua.

A dimostrarlo concretamente ci ha pensato il pool multietnico che l’ha realizzata: la base musicale è opera di Raffaele Neda D’Anello su dei suoni dei fratelli Remy e Vincent Boniface, il testo è, invece, del polacco Mateusz Sebastian, del tunisino Gaiht Hamza e dell’aostano Andrea Sago Di Renzo. Hanno, poi, collaborato il marocchino Samy El Jouarani e Daniele Caregaro. “Razzismo serpente serpeggia tra la gente- vi rappa Sago- ma schiaccio quel mostro come san Giorgio. San Giacomo calabro arabo o slavo, claro che apro anche all’ultimo arrivato.” «Il razzismo è presente anche tra noi giovani- spiega il rapper- Spesso è subdolo, camuffato da una maschera ipocrita di perbenismo. E’ difficile tenere la mente aperta in una società sempre più conformista e venale. E’ quello che sta succedendo anche nel rap: una volta era un modo per essere sè stessi, adesso è diventato un modo per essere qualcuno.»