Il blog di Gaetano Lo Presti

GOCCE DI MEMORIA GIORNALISTICA

NAIF HERIN festeggia i 30 anni con “La peggior settimana della mia vita”

Il 28 ottobre 2011 sarà un giorno importante per la cantautrice valdostana Christine Naïf Herin. Per un motivo privato (compirà 30 anni) e uno pubblico. Quel giorno, infatti, uscirà nelle sale cinematografiche italiane “La peggior settimana della mia vita”, il film d’esordio del regista Alessandro Genovesi i cui titoli di coda sono accompagnati dalla canzone “L’amore sei tu”, scritta da Christine con Rosalba Pippa, in arte Arisa, che ne è pure l’interprete.

«E’ stata lei a contattarmi- racconta la cantautrice valdostana- Mi seguiva da un po’ di tempo e le serviva un brano ironico. Inizialmente ero un po’ titubante per via delle sue partecipazioni al Festival di Sanremo, che l’hanno resa un’artista molta conosciuta ma, anche, molto pop. Lavorando, però, insieme sul testo di una mia canzone, siamo riuscite a mischiare le carte: per cui io sono diventata un po’ più pop e lei un po’ più… Naïf.»

Ad un primo ascolto del videoclip della canzone (dal 18 ottobre su YouTube), la bilancia della collaborazione sembra, però, decisamente pendere verso una “naïffizzazione” di Arisa. Sia come stile vocale che, naturalmente, per il modo tipicamente “naïffio con cui la composizione coniuga melodia e swing. Per non parlare del sound, visto che il brano, arrangiato dalla cantautrice, è stato registrato nel “TdEstudio” di Quart con la supervisione di Momo Riva e le chitarre di Andrea “Manouche” Alesso.

“La peggior settimana della mia vita” s’ispira alla serie omonima trasmessa dalla BBC e racconta i dubbi e gli imprevisti che accompagnano la settimana che precede il matrimonio tra Paolo (Fabio De Luigi) e Margherita (Cristiana Capotondi). Situazione sviluppata in modo divertente grazie ad una sceneggiatura piena di ritmo ed un cast che annovera attori del calibro di Monica Guerritore, Antonio Catania e Alessandro Siani.

Prosegue, frattanto, spedita la carriera di Naïf Herin, che, in attesa del nuovo album in lingua francese, ha lanciato su YouTube il videoclip del singolo “Goute-Moi” uscito a giugno per il mercato francese. Un video pieno di gusto e sapore (in tutti i sensi, visto che ambientato in un surreale ristorante) che, come ha scritto una commentatrice su YouTube, sa far sorridere e sognare lasciando, inevitabilmente, fame di lei. Il brano è la traduzione della canzone “Goccia”, scritta per la cantautrice romana Paola Turci con la quale Naïf Herin si esibirà il 3 febbraio al Teatro Giacosa di Aosta per la “Saison Culturelle”.                                                                                                     

24 ottobre 2011 Pubblicato da | Cinema, Musica | , , , , , , , , , , , | 1 commento

ELVIRA DOPPIU: a su male su remediu

A su male su remediu (a tutti i mali c’è un rimedio)”. Chissà quante volte questo proverbio sardo è rimbombato nella testa di Elvira Doppiu nei sei anni in cui la malattia le destabilizzava ogni certezza? Finché, nel 2009, il “remediu” è arrivato, e con esso è tornata la voglia di vivere. Per riprendersi si è tuffata nel lavoro (fa l’Infermiera all’Ospedale di Aosta) e nella musica, che negli anni difficili l’aveva aiutata a non sentire il silenzio che la circondava. In fondo aveva una bella voce che l’aveva fatta diventare solista nella cantoria della Cattedrale di Aosta. E, poi, c’era il figlio, Alex Sechi, che le parlava con entusiasmo del corso C.E.T. di Mogol che aveva frequentato in Umbria. Perché non provare anche lei? Eccola, quindi, nel febbraio 2009 presentarsi come interprete all’audizione con Mogol. Il celebre autore l’aveva selezionata, ma le aveva detto: «Io la vedrei meglio nel corso autori.» Autore? Ma se non aveva mai neanche pensato di comporre qualcosa, né, tantomeno, suonare uno strumento? Una dote, a pensarci bene, l’aveva: spesso le sgorgavano melodie già complete di testo. Ancor più dopo la malattia, perché , come le diceva la nonna, “a chie no dolede, non friede (chi non prova dolore, non è sensibile). Una dote, questa, che durante il corso è stata apprezzata da insegnanti come Beppe Anastasi, il fidanzato di Arisa nonché autore di “Sincerità”. Al punto che all’esame finale il suo giudizio su Elvira è stato: “buona comunicazione emozionale, svolgimento comprensivo di un linguaggio chiaro e sincero. Continua a lavorare così.” Continuando così sono nate le canzoni che, elaborate dal tastierista Ivan Colosimo, Elvira ha presentato allo stadio Puchoz di Aosta quando nel giugno 2010 ha aperto il concerto di Povia. Canzoni come “Il giorno e la notte”, dedicata al figlio, che le ha fatto sfiorare la partecipazione alla finalissima del Festival di Saint-Vincent. O come “A volte l’amicizia”, che “a volte è così avara” e “a volte sembra un sogno”. O, ancora, quelle dedicate alle sue due patrie: quella acquisita nel 1996, la Valle, e quella natia, la Sardegna. Per la prima, “piccola ma grande terra da sognare”, ha composto “Per te”, nel cui arrangiamento si sentono echi di Tiziano Ferro, che, con Maria Carta e i “Negramaro”, è tra i suoi autori preferiti. Alla Sardegna ha dedicato, invece, “Nel mio cuore [In su coro meu]” in cui canta “tue ses cantu e poesia”. Dalla sua terra le vengono qualità come solarità, socievolezza, buon cuore e rispetto per l’altro. In una parola quel suo essere “geniosa” che si riflette in canti che in Sardegna sono piaciuti, al punto da essere trasmessi dalla sassarese “Radio Nova” o cantati dal “Duo Blue Moon” sulla nave “Moby” in linea tra Porto Torres e Genova. Si sono ascoltati anche il  3 settembre a Pont-Saint-Martin, in Piazza IV Novembre, per “Sa Festa Sarda”. Tra queste “Colorina”, filastrocca dedicata ad una bambola di pezza che considera il suo porta fortuna. La stessa che durante la malattia sembrava ripeterle “a su male su remediu”.

6 settembre 2010 Pubblicato da | Musica valdostana | , , , , , , , , | Lascia un commento

Il fuoco e il desiderio di GINO CASTALDO al Premio MOGOL

Quando si ascoltano personaggi come Gino Castaldo viene, inevitabilmente, in mente il detto “parla come un libro stampato”. Ne ho avuto una conferma il 3 giugno, quando ho incontrato il celebre critico musicale di “Repubblica” prima della cerimonia di consegna, al Teatro Romano di Aosta, del terzo Premio Mogol, di cui era uno dei membri della giuria. Punto di partenza della nostra chiaccherata è stato, proprio, un suo interessantissimo libro del 2008: “Il buio, il fuoco, il desiderio. Ode in morte della musica”. «E’ stato un atto di libertà.- mi ha spiegato- Mi sono permesso il lusso di scrivere un libro di riflessione filosofica sulla musica che nasce dal timore che, sotto un’apparente vitalità, la musica che conosciamo stia morendo. E’ quanto è sicuramente successo allo spirito di avventura che la caratterizzava quando noi, pionieri del giornalismo musicale, abbiamo iniziato a fare questo mestiere. Ho cominciato a lavorare a 21 anni, con un “pezzone” sul jazz d’avanguardia che “Musica Jazz”, cui l’avevo spedito, mi pubblicò. Erano altri tempi, e capitava, come mi è successo con “Repubblica”, che fossero i giornali a chiamarti. Adesso il mestiere è molto cambiato, diventando troppo spesso routine.»

Nel libro scrivi che le più belle canzoni di tutti i tempi sono tutte canzoni del desiderio, lo ritrovi anche nelle cinque canzoni finaliste del Premio Mogol? «Mi riferivo ai capolavori del passato, queste sono canzoni oneste che, però, non so se rimarranno nella storia della canzone. Alcune sono originali, come “U Cuntu” di Battiato che abbiamo inserito per dare un’idea dei possibili diversi tipi di canzone. La canzone può e deve parlare di tutto, senza pudori. Invece, a causa dei talent show, che stanno imponendo un’immagine omologata della canzone, siamo in un momento di grande restaurazione.» E la follia? Hai scritto che le canzoni migliori nascono dalla follia, è così anche in questo premio? «In quasi tutti i protagonisti di quest’anno c’è una vena di follia: Bennato vive in un suo stato mentale particolare, Cristicchi (che ha vinto ex aequo con Bennato: n.d.r.) ha lavorato nei manicomi, e anche in Arisa c’è quella leggera follia che ci deve essere nella creatività.» In molti articoli ed in libri come “La Terra Promessa. Quarant’anni di cultura rock” hai messo il relazione la musica pop con la realtà sociale in cui è nata, è un nesso importante per le canzoni? «Secondo me la canzone non deve essere impegnata come si intendeva una volta, bensì consapevole, cioè deve conservare, anche quando parla d’amore, la consapevolezza del mondo che ci circonda.» Come giudichi il Premio Mogol? «Mi piace l’idea che ha avuto Giulio (Giulio Mogol Rapetti:n.d.r.). In Italia abbiamo questo patrimonio enorme rappresentato dalla canzone, che non ha, però, né riconoscimenti né luoghi dove possa essere vissuta come merita. Questa organizzata dalla Valle d’Aosta, che mette, in particolare, l’accento sui testiè, quindi, un’iniziativa meritoria.»

17 giugno 2010 Pubblicato da | Libri, Musica | , , , , , , , , | 2 commenti

DORI GHEZZI e il pudore nel cantar d’amore di FABRIZIO DE ANDRE’

Nella giuria che ha deciso l’assegnazione del “Premio Mogol 2010” spiccava la presenza della cantante Dori Ghezzi, che coi testi di qualità, grazie al marito Fabrizio De Andrè, ha convissuto per 25 anni. «In veste di giurata mi trovo a disagio- ha confessato- perché per anni, quando cantavo, ho sofferto molto ad essere giudicata. Mi ha convinto l’entusiasmo che trasmette Mogol, che con questo premio si può dire che cerchi di riportare la canzone popolare in paradiso, dov’è nata.» Com’era vedere nascere i testi di Fabrizio? «Quello che mi colpì, mentre lo scriveva, fu “La domenica delle salme”. E’ una canzone che continuo a vedere molto avanti e ogni volta che l’ascolto mi crea nuovi punti interrogativi.» Tra i candidati al premio di quest’anno c’era una donna, come giudica la situazione delle autrici italiane? «Carmen Consoli ha una scrittura molto personale che mi piace. Per il resto la situazione è molto buona. A parte quelle più note, come Elisa o la Nannini, mi piace Cristina Donà, una che sa scrivere bene ma che ha avuto più successo all’estero.» Per ragioni anagrafiche i due candidati più vicini a Fabrizio erano Battiato e Bennato, che ne pensa delle loro canzoni in gara? «”E’ lei” mi ha colpita per l’enorme sofferenza che trasmette, sulla cui autenticità, conoscendo il mondo tormentato di Edoardo, non ho dubbi. “U Cuntu”, invece, è struggente ma non triste. Sfrutta quel contrasto tra testo e musica che Fabrizio usava spesso. Come in “Don Raffaè”, in cui il messaggio arriva meglio per il contrasto tra il testo tagliente e la leggerezza con cui è cantata.» La Ghezzi ha mostrato apprezzamento anche per “Pace” di Giuseppe Anastasi ed Arisaè brava, deve solo convincersi che non ha bisogno di nessuna maschera») e ”L’ultimo valzer” di Simone Cristicchiil tema dell’amore negli anziani era stato affrontato nel cinema, ma mai in una canzone»). Quest’ultimo richiama il “Valzer per un amore” che è stata l’unica canzone a lei dedicata da De Andrè. Come mai questa reticenza a parlare d’amore nelle canzoni? «Nelle canzoni Fabrizio ha parlato di amori che finivano ma non in corso, come se avesse una sorta di pudore di estrinsecare questo sentimento. A parte “Hotel Supramonte”, dove si parla chiaramente del nostro sequestro, ha sempre sostenuto che ci sono canzoni per le quali si è ispirato a me, anche se non ha mai confessato quali fossero.» Parole d’amore sono, in ogni caso, quelle che Fabrizio scrisse dopo quei terribili 117 giorni di sequestro: «senza Dori sarei, probabilmente, morto di alcol, di pessimismo, di dolore o semplicemente di autodistruzione». «Se non ci fossi stata io-si schermiscela Grezzi- penso che avrebbe trovato un’altra Dori, non sono insostituibile anche se mi fa piacere che l’abbia creduto lui. Sicuramente per me sarebbe stato più difficile trovare un altro Fabrizio.» Ancora più doloroso è quindi il ricordo di quella telefonata da Aosta che annunciò la malattia che glielo avrebbe strappato. «Era l’estate del 1998 e Fabrizio si trovava a Saint-Vincent per un concerto quando si sentì male. Mi telefonò in Sardegna, dove ero rimasta, per dirmi che all’ospedale di Aosta gli avevano diagnosticato un tumore al polmone. Dapprima ero incredula, poi subentrò la speranza di un errore. Invece fu l’inizio della fine

7 giugno 2010 Pubblicato da | Cantautori, DONNE | , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Il PREMIO MOGOL 2010 ex aequo a Edoardo BENNATO e Simone CRISTICCHI

E’ stata caratterizzata da inconvenienti e ritardi la premiazione del terzo “Premio Mogol” svoltasi il 3 giugno. E se i primi sono quasi fisiologici per le riprese televisive della serata condotta al Teatro Romano da Fabrizio Frizzi (trasmessa ieri su Rai Uno), imprevisto era, invece, il ritardo con cui è stato comunicato il vincitore del Tatà d’oro che ha reso inutile la conferenza pomeridiana al Palazzo Regionale. La giustificazione ufficiale è stata l’incertezza della giuria composta da Dori Ghezzi, Gino Castaldo e Dario Salvatori e presieduta da Giulio Mogol Rapetti. In realtà già nelle prove pomeridiane circolavano voci di un salomonico ex aequo tra i due “pezzi da novanta” arrivati ad Aosta: Edoardo Bennato e Simone Cristicchi. E così è stato. «Eravamo indecisi- ha detto Mogol intorno alla mezzanotte- per cui abbiamo optato per due vincitori, dando fondo alla scorta di Tatà d’oro dell’anno prossimo.» Niente da fare, quindi, per “Mandaci una cartolina” di Carmen Consoli (impegnata in Svizzera), “U cuntu” di Franco Battiato (in concerto a Berlino) e “Pace” scritta da Giuseppe Anastasi e cantata dalla fidanzata Arisa. Quest’ultima, presente, ha confermato la corrente di simpatia che la lega al pubblico, immedesimatosi nell’autobiografismo della canzone. «E’ stata scritta in un momento particolare del nostro rapporto- ha confessato la cantante- Gli impegni dopo il Festival di Sanremo dello scorso anno avevano creato delle incomprensioni, con l’affiorare di orgoglio, nervosismo e noia. In realtà l’unica cosa che volevamo era stare insieme.» L’intento del premio, creato da Mogol con l’Assessorato regionale all’Istruzione e Cultura, di valorizzare la produzione di testi italiani dell’anno è stato, tra l’altro, sottolineato dalla lettura di quelli in gara da parte degli attori Rosalinda Celentano e Andrea Montovoli. Naturalmente felici i due vincitori. «Per me è come una laurea ad honorem – ha detto Cristicchi – per di più davanti a miei miti giovanili come Bennato e Mogol.» Per la sua “L’ultimo valzer”, poetica fotografia di un amore senile, i complimenti si sono sprecati. Da quelli dell’ospite Mara Maionchibellissima, anche se un po’ di preoccupazione di andare a finire in “via dei coglioni” ce l’ho») a Mogol («è una poesia che avrebbe potuto scrivere Charlie Chaplin, che sapeva come fare ridere e piangere nello stesso tempo»). “Le strade del rock sono infinite” recita, invece, il titolo dell’ultimo cd di un ritrovato Edoardo Bennato. Se da una parte lo hanno portato a immedesimarsi nella rabbia di pirati e briganti, dall’altra gli hanno ispirato la struggente dolcezza di “E’ lei”, la canzone in gara. «E’ una canzone di speranza per il futuro e anche un elogio della femminilità, perché ho sempre creduto che le donne abbiano una marcia in più.» «Lo trovo molto cresciuto», ha chiosato, bontà sua, Mogol, che ha sciolto anche un dubbio di Dori Grezzi. «Giulio- ha chiesto la moglie di De Andrè- ma un tuo testo potrebbe vincere il premio Mogol?». «Devo essere sincero- ha risposto l’autore di “Emozioni”- me lo sono già chiesto, e mi sono riposto che 2 o 3 volte l’avrei vinto.» Il che, se la matematica non è un’opinione, vorrebbe dire che nelle 3 edizioni avrebbe vinto sempre lui.

5 giugno 2010 Pubblicato da | Musica | , , , , , , , , , , , , , , , , | 5 commenti

Le nominatons del terzo PREMIO MOGOL

La cerimonia di premiazione della terza edizione del “Premio Mogol”, organizzato dall’Assessorato regionale all’Istruzione e cultura, si svolgerà il prossimo 3 giugno (ore 21.15-ingresso gratuito) nella nuova struttura del Teatro Romano di Aosta. Lo sottolinea anche la grafica del premio che quest’anno è dominata dalla foto del monumento e da un “tatà”(cavallo giocattolo) stilizzato (che richiama quello d’oro che costituisce, materialmente, il premio). A condurla sarà  Fabrizio Frizzi, il “presentatore smart (brillante)”, come l’ha definito Mogol il 26 maggio, nel corso della conferenza stampa in cui l’assessore Laurent Vierin ha annunciato la rosa delle “nomination” dei migliori testi di canzoni italiane edite nel periodo 1° marzo 2009 – 28 febbraio 2010. La giuria presieduta da Giulio Mogol Rapetti e formata dalla cantante Dori Grezzi e dai giornalisti Gino Castaldo e Dario Salvatori ha candidato al premio “Mandaci una cartolina”, scritta ed interpretata da Carmen Consoli; “L’ultimo valzer”, scritta e interpretata da Simone Cristicchi; “Pace”, scritta da Giuseppe Anastasi ed interpretata dalla fidanzata Arisa; “E’ lei”, scritta ed interpretata da Edoardo Bennato e “’U Cuntu”, scritta (con Manlio Sgalambro) e interpretata da Franco Battiato. «La nomination è già un premio.- ha sottolineato Mogol- Sono canzoni belle anche musicalmente, ma quello che sarà premiato è il testo. Con questo premio vogliamo valorizzare la cultura popolare per impedire che sprofondi nel “marketing”, stimolando gli autori affinché scrivano testi che appartengano  al mondo dell’Arte piuttosto che del business.» Alla cerimonia, che sarà trasmessa alle 22.30 del 5 giugno su Rai Uno, parteciperanno Mara Maionchi, Mario Lavezzi e alcuni finalisti (sicure, al momento, sono le presenze di Simone Cristicchi, Edoardo Bennato, Arisa e Giuseppe Anastasi).

27 maggio 2010 Pubblicato da | Musica | , , , , , , , , , , , , , | 1 commento

ARISA: un’adorabile Calimero fuori dal tempo e dalle mode

Arisia IMG_2895 blogPer certi versi si può dire che all’ultimo Festival di Sanremo la “sincerità” di Arisa abbia vinto ma non convinto. C’è stato, infatti, chi ha dubitato dell’autenticità dell’aria da Calimero un po’ sfigato e fuori dal tempo messa in mostra dalla vincitrice della categoria “giovani”. La ventiseienne lucana Rosalba Pippa (questo il suo vero nome)  non ha, però, tardato a convincere e conquistare la stragrande maggioranza degli italiani. Se ne è avuta una conferma in occasione della cerimonia di premiazione del “Premio Mogol” svoltasi il 15 giugno scorso nella Piazza d’Armi del Forte di Bard.  Al termine, infatti, più che Povia, vincitore con “Luca era gay”, è stata Arisa ad essere assediata da donne, uomini e, soprattutto, bambini in cerca di autografi, foto o anche solo di una battuta. «Sento molto questo affetto che è assolutamente ricambiato, perché io voglio bene a tutti. - mi aveva detto prima della cerimonia- Senza volermi vantare, sto facendo molti concerti e sono tutti affollatissimi. Vivo di rendita sul successo di Sanremo, ma non è detto che riesca a cavalcare la sua onda. Se, comunque, andasse male sono sicura che continuerei a cantare.» Comunque vada, la musica le ha portato in dote un fidanzato, Giuseppe Anastasi, che a Bard ha interpretato con lei una intensa “E penso a te”, e che è, tra l’altro, l’autore di “Sincerità”. Come è nata la canzone? «Sono uno degli insegnanti dei corsi C.E.T. di Mogol, – ha spiegato il musicista palermitano - ed è stato durante uno di questi corsi che, nel 2007, l’ho conosciuta. Nella canzone non ho fatto altro che raccontare la nostra storia, dagli inizi fino ad oggi, che è stata vissuta all’insegna, appunto, della sincerità. Ho capito che  funzionava già mentre la componevo, perché veniva dal cuore. Quando, poi, l’ho fatta ascoltare a Mogol il suo giudizio è stato: “deliziosa”.»  Oltre a respirarsi a pieni polmoni quando li si vede insieme, il sentimento nato tra i due si è intuito anche dalla risposta che, durante la serata, Arisa ha dato alla dotta domanda di Arnaldo Colasanti: ”Perché solo l’amore fa crescere l’anima? ” E lei, pronta: “Per essere in grado di accogliere l’amore che cresce a sua volta.”  Arisa, quale cantante hai come modello? «Mina. Infatti a Sanremo sono stata molto contenta di cantare con Lelio Luttazzi che ha a lungo lavorato con lei. Luttazzi mi ha dato molto anche umanamente, facendomi sentire come se fossi stata sul palco con mio nonno». Inevitabile un accenno al look che tanta parte ha avuto nel tuo successo mediatico. Sai che il tipo di occhiali che usi caratterizza anche il cantautore inglese Elvis Costello? «Non conosco Costello, il mio modello è, invece, Charlie Chaplin. Dato che non ho un buon rapporto con il mio aspetto esteriore preferisco che dal look venga fuori il mio lato ironico. D’altronde  mi vesto e mi trucco così solo quando ho tempo. Siccome,  però, non ce l’ho quasi mai, nella vita di tutti i giorni l’alternativa è la tuta

Giuseppe Anastasi IMG_2892Con Mogol IMG_2667Arisa IMG_2873Con Arisia IMG_2668 blog

22 giugno 2009 Pubblicato da | DONNE, Foto Gaetano Lo Presti, Musica | , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Nonostante il (o, forse, grazie al) “massacro mediatico” “Luca era gay” di POVIA vince il “Premio Mogol”

 

Povia IMG_2687 blogFinchè i cretini fanno boh … tutto resta uguale”. Cosi cantava qualche anno fa, nel suo successo più grande, Giuseppe Povia. E rimane, pressappoco, questo il succo di quanto ha detto lunedì 15 giugno nella sala degli Archi Candidi del Forte di Bard in risposta al nuovo “massacro mediatico” per la presunta omofobia della sua “Luca era gay” che ha accompagnato la vittoria della canzone nella seconda edizione del “Premio Mogol”. «Accanto alla soddisfazione di essere premiato dal più grande autore italiano- ha detto- c’è quella per lo smacco subito dai giornalisti italiani che non hanno fatto informazione corretta su questa canzone. D’altronde già avevano dimostrato di contare come il due di picche quando al Festival di Sanremo la gente non si era fatta condizionare dalle polemiche e mi aveva votato facendomi arrivare secondo. Penso che il compito del cantautore sia quello di fare riflettere, il che non vuol dire cambiare le carte in tavola ma riuscire a fare accettare punti di vista diversi dal proprio.» L’intervento moderatore dell’esperto Mogol (“Guarda che questi sono tutti giornalisti”, gli ha sussurrato indicando i presenti alla conferenza stampa)  ha fatto sfumare la “tirata” polemica del cantautore in una pacata rivendicazione della sua vena sociale. «La maggior parte degli artisti scrive canzoni d’amore o parla di sé stesso, io, invece, sono sempre stato affascinato dalle tematiche sociali. Nel 2003 ho vinto il Premio Recanati con la canzone “Mia sorella” che parlava di bulimia e anoressia, anche in quel caso scatenando polemiche. Poi ho toccato il problema delle religioni che sono spesso usate per dividere mentre è, invece, la spiritualità che unisce. E ho cantato pure il tema delle violenze sui bambini. Naturalmente mi piace scrivere anche canzoni d’amore, ma quando le ho mandate alle radio non me le hanno passate perché non fanno parlare.» A dare man forte a Povia hanno provveduto anche i membri della giuria del premio presenti alla conferenza stampa (Oliviero Beha, Marcello Veneziani e Arnaldo Colasanti), e soprattutto Mogol. «Non capisco queste proteste- ha detto il titolare del premio- perché questa è una storia di sentimenti prima che di sesso, e i sentimenti sono liberi. La prima condizione per essere autori è essere liberi, e, quindi, un autore non può mai seguire i diktat di qualche associazione ( si riferiva alle critiche di “Arcigay” e “Gaynet”: n.d.r.)». Povia, lei ha annunciato che ha in cantiere una canzone sul caso di Eluana Englaro, che, probabilmente, presenterà al prossimo Festival di Sanremo scatenando ulteriori polemiche, non le sembra che perseverare sia diabolico? «Ho pianto per la vicenda di Eluana e quindi voglio scriverne la storia. Ci sono già polemiche sull’intenzione perché esiste una velata censura morale che si nutre di ipocrisia. E, poi, non posso piacere a tutti. Se non ce l’ha fatta Gesù Cristo, che, nonostante facesse miracoli, è stato messo in croce, come posso mai farcela io?»

A proposito di VOCI CRITICHE: http://www.freddynietzsche.com/2009/06/16/le-discese-ardite-e-basta/

 Mogol IMG_3045 blogArisia IMG_2875 blogAudio 2 IMG_3096 blogPremio Mogol IMG_2755 blogPovia IMG_3430 blogMara Maionchi IMG_2825 blogGiada IMG_3131 blog

 

17 giugno 2009 Pubblicato da | Cantautori, Valle d'Aosta | , , , , , , , , , , , , , | 2 commenti

NOMISTRANI.COM: da Campo Santo a Rosalba Pippa

Arisa 1“Ciaooo vorrei nomi x cuccioli tigre, grazie”. “Che significato ha il nome Jitka in Italiano?” “Mi potreste dire tutti i nomi razze di cane con la lettera O?”. “Quali sono i soprannomi di Garibaldi?”. Sono solo alcuni dei quesiti inviati al blog “Nomistrani.com”, un blog utile per chi è alla ricerca di un nome strano, curioso e originale, ma, anche, un blog esilarante quando cita persone con accoppiamenti infelici di nome e cognome (sono in diversi a chiamarsi Campo Santo). Il blog serve anche per le mamme che cercano un nome originale per il loro bebè o per chi è curioso di sapere il significato dei nomi (“Google”, per esempio, deriverebbe da googol, termine coniato nel 1938  da Milton Dirotta  per riferirsi al numero rappresentato da 1 seguito da 100 zeri) . Tra le curiosità anche il vero nome di gente nota. Si capisce, così, il perché Rosalba Pippa si sia scelta il nome d’arte di Arisa per partecipare al Festival di Sanremo con la canzone “Sincerità”. 

http://www.nomistrani.com

8 maggio 2009 Pubblicato da | Blog segnalati | , , , , | 2 commenti

   

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