Il professore in musica d’autore ALBERTO VISCONTI canta Francesco DE GREGORI

Il 6 maggio il professore in musica d’autore Alberto Visconti è salito nuovamente in cattedra all’Espace Populaire di Aosta per dare la terza lezione sui grandi maestri della canzone d’autore. Dopo un anglofono (Leonard Cohen) ed un francofono (Georges Brassens), è toccato al principe dei cantautori italiani: Francesco De Gregori.
«Ne ha scritte anche di brutte- ha spiegato il cantautore valdostano- ma le sue canzoni belle sono perfette: sembrano partorite da un posto dove non c’è tempo né spazio e hanno l’ineffabilità della musica popolare. E, poi, ha reso bellissimo l’uso dell’italiano nelle canzoni, senza nessun scimmiottamento dell’inglese. Al punto che non è tanto importante che “Buonanotte Fiorellino” sia copiata da “Winterlude” di Bob Dylan, quanto, piuttosto, che la copia è molto più bella dell’originale.»
A dirlo è uno che con “L’Orage”, il gruppo valdostano di cui è “team leader”, ha mostrato di averne assimilato la lezione, soprattutto per il forte legame con la musica popolare che il più raffinato degli autori italiani da sempre coltiva. Ha influenzato anche le tue canzoni?, gli abbiamo chiesto. «Sicuramente, perché da ragazzo l’ho ascoltato tantissimo. Anche se non sono riuscito a copiarlo, come lui ha fatto con Dylan. Lo ripropongo anche perché in questo periodo, forse per snobismo, i giovani cantautori italiani non lo citano tra le fonti, preferendo risalire a Dylan fingendo di non aver digerito quella minestra già rielaborata da Francesco.»
“Evitando accuratamente le hit” (ma “Rimmel” l’ha cantata), all’Espace Visconti ha fatto un excursus sul De Gregori “minore”, quello che lo stesso cantautore romano frequenta poco, quello di di canzoni come “Due zingari”, “Bene”, Stella stellina”, “Il Signor Hood”, “Ultimo discorso registrato”, o, per venire ad anni un po’ più recenti, del cd “Prendere e lasciare”(“Un guanto” e “Battere e levare”) o “Amore nel pomeriggio” (“L’aggettivo mitico”). «Sono le canzoni un po’ strane che mi piacciono e vengono bene con chitarra e voce», ha precisato.
Prosegue, intanto, frenetica la sua attività con “L’Orage”. Sono, infatti, ancora in corsa per entrare tra i finalisti di “Musicultura” (li si può votare sul web http://www.facebook.com/musicultura o digitando il codice 09 allo 899.03.03.36). Nonostante, poi, le avverse previsioni meteo, il 30 aprile, a Cervinia, sono riusciti a terminare le riprese del video di “Fa bene giugno”, il nuovo singolo che sarà presentato il 12 maggio da Giancarlo ai Murazzi di Torino. «Alle 7 del mattino il cielo si è aperto- ha raccontato-per cui abbiamo tirato giù dal letto i piloti dell’elicottero e della mongolfiera e Marco Ponti ha fatto le riprese in volo. Appena in tempo, perché non abbiamo fatto in tempo a posarci, che, a mezzogiorno, è scoppiata una bufera di neve.»
ALBERTO VISCONTI canta BRASSENS

Incredibilmente per una regione francofona come la Valle d’Aosta, nel 2011 vi è passato quasi inosservato il trentennale della scomparsa del grande cantautore francese Georges Brassens, morto sessantenne a Saint-Gély-du-Fesc il 29 ottobre 1981.
A parziale riparazione è arrivata la serata che il cantautore Alberto Visconti gli ha dedicato il 15 aprile all’Espace Populaire, nell’ambito del ciclo “Master’s Song”, che il team leader de L’Orage sta dedicando ai grandi cantautori di tutto il mondo. Lo stesso nome del gruppo, tratto da una canzone di Brassens, testimonia, del resto, la sua devozione per il poeta di Sète. «L‘ho scelto per l’ anticonformismo che si respira nella canzone.- ha spiegato- Sono un bastian contrario, ed una dichiarazione d’amore in cui si canta “che delizia la pioggia, che orrore il sereno, non c’è cosa più triste dell’arcobaleno” non poteva non piacermi.»
Se è per questo è in buona compagnia, visto che senza Brassens non sarebbero esistiti alcuni dei migliori cantautori italiani. A cominciare da Fabrizio De Andrè, autore di alcune sue traduzioni in italiano, da “Marcia Nuziale” a “Le passanti”, che Visconti ha interpretato insieme ad una sua traduzione di “Gastibelza” e ad altre canzoni in lingua originale. Pezzi che hanno confermato come il cantautore di Sète continui ad essere uno degli astri più fulgidi del firmamento della canzone mondiale (non a caso, nel 1984, all’asteroide “6587” è stato dato il nome di Brassens).
«L‘ho scoperto grazie alla collezione completa dei suoi cd ascoltata alla Biblioteca Regionale di Aosta.- racconta Visconti- Oltre ai testi, mi colpì come le sue canzoni, anche le più raffinate, abbiano una matrice popolare fortissima che fa sì che possano essere cantate anche alle feste più scalcinate. E’ talmente “coverizzato” che è stato tradotto in quasi tutti i dialetti italiani.» Perché, allora, non esiste “La mauvaise réputation” o “Les Copains d’abord”in patois (il dialetto valdostano: n.d.r.)? «Perché, a trent’anni dalla morte, Brassens rimane uno scomodo. Era per una libertà totale e non le ha mai mandate a dire, per cui risulta difficile manipolarlo a livello istituzionale. Ha talmente detto merda alle istituzioni che l’autorità che lo celebri rischia seriamente il ridicolo.»
“You Know Who I Am – ALBERTO VISCONTI suona LEONARD COHEN” all’Espace Populaire di Aosta

Quando, il 10 marzo 2008, il canadese Leonard Cohen è stato inserito nel “Rock and Roll Hall of Fame” americana, Lou Reed lo ha definito come il “cantautore più grande e più influente“. Sono in molti a pensarla allo stesso modo. Tra questi il valdostano Alberto Visconti che, nel 2005, gli ha dedicato la tesi di laurea in Lettere intitolata “Una remota possibilità umana- Beautiful Losers, romanzo sulla trascendenza”. E dopo anni di attività come autore e frontman de “L’Orage“, l’11 marzo Visconti è tornato a “ritestarsi da solo”, all’Espace Populaire, proprio risciacquando i panni nel’oceano creativo del poeta canadese con la serata “You Know Who I Am – Alberto Visconti suona Leonard Cohen”, un viaggio solitario attraverso i suoi primi quattro album, quelli di perle come “Suzanne”, “The Stranger Song”, “Bird on the wire”, “Chelsea Hotel”, “Nancy” e “Famous Blue Raincoat”.
«Più cresco e più penso che, alla fine, il più grande sia lui.- ha spiegato Visconti- Per la limpidezza, perché non si nasconde mai dietro pose e atteggiamenti, perché i suoi pezzi hanno un’ineffabilità tutta particolare e, poi, perché Dylan quando si è mollato con a moglie è corso a nascondersi… a casa di Cohen!»
E’ uno dei tanti aneddoti sul settantasettenne Jikan (Silenzioso) (nome preso dall’ebreo Cohen quando, negli anni Novanta, divenne buddhista), che Visconti ha intercalato alle canzoni e alla lettura di sue poesie.
Anche perché il canadese è nato ed ha, fondamentalmente, continuato ad essere un poeta. «La poesia è musica della parola.- ha confessato in un intervista- Il primo vero poeta che mi ha fatto conoscere l’arte della poesia è stato Garcia Lorca; fu lui a insegnarmi che tutta la grande poesia è un suono che viene dal profondo.»
Com’è nato l’interesse di Visconti per Cohen? «Da ragazzino mi piacevano i Nirvana- ha risposto- e c’era una loro canzone, “Pennyroyal Tea”, che diceva “datemi un lavoro postumo di Leonard Cohen, così potrò singhiozzare per l’eternità”. Così, quando un giorno ho trovato tra i dischi di mio padre “Songs from a room”, incuriosito dal nome già sentito l’ho messo su. Ed è stato amore. Tipo che avevo l’impressione che fosse il disco che avevo sempre desiderato ascoltare e non avevo mai trovato. E Cohen è sopravvissuto a Cobain, nel mondo e nel mio interesse.» L’omaggio a Cohen rientra nel progetto di Visconti di una serie di serate tematiche dedicate a cantautori come Brassens e Dylan. «Mi dicono che ho l’aria di un professore di lettere.- conclude- In effetti, non mi dispiace raccontare le vicende dei cantautori a cui voglio bene. E’ fare in pubblico quello che faccio a casa: cantare le canzoni dei Maestri.»
L’ORAGE va a tutta birra!

L’Orage va a tutta birra. Artisticamente, ma, anche, nel senso letterale del termine, visto che il 30 settembre, a partire dalle 22, animerà “A Tutta Birra!”, la prima festa della birra artigianale organizzata in Piazza Severino Caveri dal Birrificio 63. Accanto a fiumi di birra chiara Swing spillata dal mastro birraio, vi si potranno assaporare wurstel e crauti, taglieri di formaggi e salumi, bretzel, patatine e stinco.
«Nella birra ci sono troppe erre, preferisco gli stinchi… ma non di santo», puntualizza Alberto Visconti, trentenne cantautore di Pré-Saint-Didier noto per la erre moscia e la trascinante musica che fa con un supergruppo formato da Stefano Trieste (basso), Florian Bua (batteria), Ricky Murray (percussioni), Matteo Crestani (chitarre e oud) e i fratelli Remy (violino, organetto, ghironda) e Vincent Boniface (organetto, clarinetto e sax soprano). L’Orage è reduce dal successo ottenuto il 9 settembre al Teatro Romano di Aosta per il III Festival des Peuples Minoritaires. Nell’occasione hanno accompagnato Luigi Fosson, in arte Luis de Jaryot ed il gaitero galiziano Carlos Nunez.
Il primo, mitico cantautore valdostano, con loro ha scoperto, a sessantatré anni, un’insospettabile vena rock nella selvaggia versione de “La fête du village”. «E’ il mio antico sogno della Noëla Tradixon che si realizza.- ha detto Jyaryot- Reinventare, cioè, la tradizione, modernizzandola.» Quest’estate, poi, L’Orage ha scorazzato in lungo e in largo per le valli valdostane con un tour pieno di allegria e energia. «E’ stata, proprio, dall’esperienza dei balli a palchetto- continua Visconti- che è nata “Giugno”, la canzone che canteremo per la prima volta in pubblico alla festa della birra. E’ un pezzo popolare di seduzione che vorrebbe aiutare i ragazzi a corteggiare le ragazze.» La canzone sarà inclusa nel secondo cd che il gruppo sta attualmente registrando in uno studio torinese. Fitti, poi, i loro impegni live: da quello di sabato, alle 15, nel Parco del Castello di Aymavilles per la mostra mercato dei prodotti eno-agro-alimentari a Km0 al concerto dell’11 novembre a “La scighera”, locale di tendenza milanese.
Con Carlos Nuñez la Galizia profuma d’intesa. Anche ad Aosta.

Nelle foto ufficiali il quarantenne musicista galiziano Carlos Nuñez, che è stata la star del concerto che si è tenuto la sera del 9 settembre al Teatro Romano di Aosta, compare spesso con in mano la gaita e, sullo sfondo, il mare. Non a caso, perché la tipica cornamusa gallega è lo strumento che ha fatto conoscere lui e la Galizia nel mondo, mentre l’Atlantico è la via di comunicazione attraverso la quale la musica del mondo è arrivata in Galizia. «Grazie a viaggi spesso pericolosi- ha raccontato prima del concerto- la musica ha viaggiato dall’Irlanda al Nord Africa, spingendosi, addirittura, in Sud America. E tutto ciò, si è, naturalmente, riflesso sulla nostra musica tradizionale. Senza contare il famoso cammino di Santiago de Compostela con cui sono arrivate da noi influenze da tutta Europa.»
Il concerto di Nuñez era inserito in una giornata del “Festival des peuples minoritaires” dedicata a questa piccole enclave celtica nel nord-ovest della Spagna. «La Valle d’Aosta è per l’Italia quello che la Galizia è per la Spagna.- ha continuato- Come voi siete stati a lungo il capolinea dell’Italia, così i Romani ci chiamavano “finis terrae”, perché era il punto più ad ovest verso cui si erano spinti, oltre il quale c’era l’oceano.»
Forte di più di un milione di cd venduti e di collaborazioni eccellenti che vanno da Ryuichi Sakamoto a Madonna, Nuñez ha suonato dappertutto. Valle compresa. «Ho scoperto la musica celtica quando a 12 anni andai, in Bretagna, al festival di Lorient. Da quel momento ho contribuito a far ritrovare al mio paese il suo spirito celtico. Perché la musica celtica è una piattaforma che, al di là della lingua, aiuta i paesi, anche quelli non celtici, a ritrovare le proprie tradizioni. Mi piace cercare identità simili alla mia in
altri paesi, e in Valle mi sento a casa, perché c’è un mondo di storie e leggende che si riflette in una musica che ricrea la magia e il mistero che sono alla base dello spirito della musica celtica.»
Ad Aosta Nuñez, accompagnato da un quartetto che annoverava alla batteria il fratello Xurxo Núñez, ha fatto un viaggio musicale che, seguendo idealmente il cammino di Santiago, si è snodato tra musiche celtiche e medievali e qualcuna delle tante colonne sonore interpretate: da “L’isola del tesoro” (con cui iniziò la collaborazione con gli irlandesi “Chieftains”) a “L’ultimo Samurai”. Ha anche trovato il tempo per chiamare sul palco i connazionali della Banda de Gaitas Xarabal e alcuni ospiti del “Nord dell’Italia”: dalla famiglia del liutaio Michele Sangineto ai valdostani Luis de Jyaryot, Maura Susanna ed Alberto Visconti con cui ha cantato “Raggle taggle gypsy”. Conclusione con il pubblico in delirio ed una scatenata “Rupert’s Mambo”. 

La “musica del futuro” degli ORAGE piace a Jasmine Trinca e Carmen Consoli
Che c’azzecca Alberto Visconti con Jasmine Trinca? Lui è il cantautore valdostano del momento, che con “L’Orage” ha valicato i confini regionali e conquistato la cantantessa Carmen Consoli. Lei, invece, è l’attrice italiana, scoperta da Nanni Moretti, che è entrata nei favori del pubblico italiano interpretando film come “Il caimano”, “La meglio gioventù” e “Romanzo criminale”. Indubbiamente quando lei appare sullo schermo “è come una festa” (come canta Visconti in un loro hit), ma fino ad adesso i due non avevano niente a che vedere. La sera del 9 novembre si sono, invece, ritrovati sul palco del “Kogin’s Club” di Torino a duettare in “Bang Bang”, un vecchio successo di Sonny & Cher. Alle loro spalle “L’Orage” li accompagnava con un insolito arrangiamento, con tanto di ghironda ed organetto suonati dai fratelli Remy e Vincent Boniface. Davanti, a riprenderli, c’era la troupe diretta dal regista Marco Ponti, quello di film come “Santa Maradona” e dei videoclip di Vasco Rossi e Jovanotti. Il tutto si spiega col fatto che quella che si può definire la “meglio gioventù” musicale valdostana è stata assoldata da Ponti per scrivere la colonna sonora di “Ti Amo Troppo Per Dirtelo“,
un suo film ambientato a Torino che, oltre alla Trinca, ha nel cast Francesco Scianna, Carolina
Crescentini, Enrico Bertolino. «Ponti- spiega Visconti- E’ un nostro fan, al punto che ha voluto suonassimo al suo matrimonio, regalando 
bomboniere fatte col nostro cd e sopra i confetti. Doveva fare un videoclip ad una nostra canzone, invece è finito che ci fa fare questa colonna sonora. Nei suoi precedenti film aveva chiamato i “Motel Connection” , questa volta ha scelto noi perché sostiene che stiamo facendo la musica del futuro.» Anche grazie al lavoro in studio di registrazione per il film, il sound de “L’Orage” si sta evolvendo. «Stiamo cercando di essenzializzarci, accentuando una velatura di elettronica,- afferma Vincent Boniface- Nell’arrangiamento gothic di “Bang Bang” c’è la vena dei “Dedale”, antesignani del progressive nella musica tradizionale. Per il film avevano preparato anche una versione di “Sous le soleil exactement” di Serge Gainsbourg che, però, non verrà inserita.» L’inconveniente potrebbe, però, trasformarsi in una fortuna insperata, visto che vi si prospetta una comparsata vocale nientepopodimenoche di Carmen Consoli. Visconti e Vincent Boniface ne hanno parlato direttamente con la cantantessa siciliana, quando, il 17 novembre, l’hanno incontrata in occasione della presentazione del suo nuovo cd “Per niente stanca” alla FNAC di Grugliasco. «E’ tutta l’estate che ascolto il vostro cd e lo faccio sentire ai musicisti che mi hanno accompagnato in tour.- avrebbe detto la Consoli- Non vi siete resi conto cosa sia stato per voi suonare il 1° maggio all’Auditorium Parco della Musica di Roma!» E’ stata in quell’occasione, infatti, che è divampata la passione musicale della cantautrice per “L’Orage” che, sembra, porti ad una collaborazione. «Andremo a suonare a Catania.- annuncia Visconti- Abbiamo già uno zoccolo duro di fans a Catania e Messina, ma Carmen ci ha prospettato un vero e proprio tour, salutandoci con un: Siciliani vi faccio diventare!!!»
Nel film NOI CREDEVAMO due garibaldini “per fiction” di Aymavilles
Curioso come nei Mille di Garibaldi che fecero l’Italia non ci fossero valdostani. Eppure l’82% proveniva dall’Italia settentrionale, e quasi duecento erano sudditi del regno Sabaudo di cui la Valle faceva parte. Un parziale e tardivo rimedio arriva, dopo 150 anni, grazie a due garibaldini “per fiction” di Aymavilles. Trattasi dei fratelli Remy e Vincent Boniface, noti membri dei “Trouveur Valdotèn”, che hanno interpretato due camicie rosse nel film “Noi credevamo” di Mario Martone che sarà nelle sale italiane il 12 novembre con un cast che comprende Luigi Lo Cascio, Francesca Inaudi, Toni Servillo (nel ruolo di Mazzini) e Luca Zingaretti (nel ruolo di Crispi). Presentato lo scorso 8 settembre al Festival del cinema di Venezia, il film è stato salutato da sette minuti di applausi ma anche da polemiche per una certa “freddezza” del racconto che poco concede allo spettacolo e che, più che gli entusiasmi, evidenzia le delusioni dei patrioti per le repressioni indiscriminate che seguirono l’Unità e le
incomprensioni fra “nuovi” italiani. Diffidenza che si respira anche nella scena che fa da trailer al film, presente su YouTube, in cui i Boniface, schierati con un centinaio di garibaldini sulla costa siciliana, accolgono dei rinforzi che arrivano in barca dalla costa calabrese. «In realtà abbiamo girato nel Cilento, su una spiaggia magnifica in provincia di Salerno.- spiega Vincent Boniface- Interpretavamo due garibaldini che sapevano suonare, per cui la sera, intorno ad un fuoco sulla spiaggia, abbiamo allietato la compagnia intonando canti garibaldini e anticlericali. E’ tra l’altro l’unico momento del film in cui si intravede Garibaldi a cavallo in mezzo alle fiaccole, in una scena che è stata ripresa nella locandina del film.» Tra i canti che vi si ascoltano c’è quello che recita “a Roma a Roma ci sta un papa che di nome fa Pio Nono. Lo butteremo giù dal trono, dei papa in Roma non ne vogliamo più”. «Li avevamo imparati ascoltando dei files ricevuti per posta dalla produzione.- continua Boniface- E’ stata dura insegnarli a 150 comparse sulla spiaggia sotto un sole cocente e 40 gradi di temperatura, visto che le riprese sono avvenute nel luglio 2009.» I Boniface sono stati coinvolti grazie alla segnalazione dell’organettista Ambrogio Sparagna. «Eravamo appena stati suoi ospiti nel concerto del 1° maggio che organizza tutti gli anni al Parco della Musica di Roma. E’ stato in quell’occasione che gli è venuto in mente che un suo amico cercava due fratelli musicisti per interpretare questa scena.» Oltre che per l’indubbia bravura musicale, la scelta è caduta sui Boniface per le loro fisionomie d’antan, dimostratesi già perfette nella Parigi di Rimbaud del 1871 in cui il regista Andrea Tomaselli aveva ambientato il video del brano “Come una festa” de “L’Orage”, gruppo del quale i due condividono la leadership con Alberto Visconti.
L’alchimia ethnorock degli “ORAGE”
“E’ come una festa”, di nome e di fatto, il primo Cd appena pubblicato degli “Orage”, il gruppo valdostano guidato da Alberto Visconti e dai fratelli Remy e Vincent Boniface. Pieno, com’è, di colori musicali, incanti poetici e, soprattutto, di quella sensazione di leggera follia che è garanzia di autentica urgenza creativa. «Il disco- spiega Visconti- ha due chiavi di lettura: i dodici pezzi si possono ascoltare come canzoni slegate che si reggono singolarmente sulle proprie gambe o uniti, a mò di “concept album”, dal filo conduttore della vita e alle opere di Arthur Rimbaud.» Si parte, infatti, dall’infelice infanzia del poeta francese nella provinciale Charlesville (“La fête du village”, rilettura rock di una canzone della valle di Cogne) per raccontare, poi, dello scontrò con il gruppo dei poeti parnassiani (“E’ come una festa”, resa popolare dal video caricato su YouTube) e dell’ironica accoglienza che il professore Georges Izambard riservò alla sofferta “Le Coeur Supplicié” (“Il novello Anarchista”, ispirata al canto popolare “Il galeone”). «Nacque li’- prosegue Visconti-quel senso di disgusto ed inadeguatezza nei confronti della norma che portò Rimbaud a cercare la compagnia degli sbandati e, tramite una “lunga e ragionata sregolatezza di tutti i sensi”, provare a raggiungere, alchemicamente, una condizione dell’anima superiore.» Se per Rimbaud non diede i frutti sperati, l’alchimia si rivela, invece, perfettamente riuscita nel Cd degli “Orage” nel quale le canzoni di Visconti si trasformano in intrigante
ethnorock grazie ad arrangiamenti in cui si fondono le due anime del gruppo: quella rock di Stefano Trieste (basso) e Florian Bua (batteria) e quella etnica di Ricky Murray (percussioni), Matteo Crestani (chitarre e oud) e dei fratelli Remy (violino, organetto, ghironda) e Vincent Boniface (organetto, clarinetto e sax soprano). «Anche se sono io che scrivo le canzoni- confessa Visconti- è talmente forte l’intervento negli arrangiamenti dei Boniface che li ho inseriti come coautori.» Tra gli autori c’è anche lo scrittore torinese Dario Voltolini, che ha riletto la rimbaudiana “Vocali” nella struggente “Queste ferite sono verdi”. Il Cd, autoprodotto, sarà venduto nel corso dei concerti del gruppo. A cominciare da quello del 1° maggio, all’Auditorium del Parco della Musica di Roma, in cui gli “Orage” saranno tra i protagonisti della terza edizione di “Si canta Maggio”, la festa dei canti di lavoro della tradizione popolare italiana organizzata da Ambrogio Sparagna. Nell’occasione Visconti canterà anche “Qu’et arevà” di Luis de Jyaryot, a conferma del filo che unisce Visconti alla parte più nobile del cantautorato valdostano.
Per ALBERTO VISCONTI e “L’Orage” è “come una festa”
Saltati i canali tradizionali di diffusione, la musica corre per le strade del mondo grazie a Internet e a social networks come “MySpace” e “YouTube”. E’, quindi, da segnalare il buon riscontro che sta avendo su “YouTube” il video-clip della canzone “Come una festa” de “L’Orage”, il gruppo valdostano guidato da Alberto Visconti e Remy Boniface. Al di là del dato numerico, oltre duemila visualizzazione in poco più di due mesi, sono da sottolineare i lusinghieri commenti (“che bello…degno del miglior folk Italiano”, “spiritoso e intenso allo stesso tempo!”) che gratificano anche lo sforzo produttivo dell’associazione culturale “Raffinerie Risonanze” di Courmayeur e la bravura del regista Andrea Tomaselli, del fotografo Daniele Fazio e del montatore Federico Lagna. «Il video è ambientato nella Parigi nel 1871- spiega Visconti, che ha composto la canzone- perché il pezzo parla di una storica serata in cui il poeta Arthur Rimbaud si scontrò con il gruppo dei poeti parnassiani. Il tutto raccontato da Rimbaud il mattino dopo coi postumi della sbornia.» “Deleghiamola ai postumi l’ardua sentenza” conclude, infatti, il raffinato testo in cui i parnassiani, chiusi nell’atmosfera ingessata ricreata nel video al “Circolo dei Lettori” di Torino, passano dall’incanto per la “lingua di fuoco” del giovane Rimbaud (che all’epoca aveva 16 anni) al panico, con conseguente rabbia, “di chi si sente invecchiato”.
Il risveglio sulle rive della Senna (girato vicino ad Ovada) ha per Rimbaud l’euforia di chi sa “che il tempo li avrebbe spazzati via”. Musicalmente “Come una festa” è l’esempio più riuscito dell’intrigante commistione di canzone d’autore ed etno-pop che il cantautore di Prè-St-Didier persegue dal 1999 quando, diciassettene, si affacciò alla scena musicale valdostana armato di chitarra ed una passione viscerale per cantautori come De Andrè, Guccini, Dylan e Cohen. Sono, poi, venuti la laurea in Lettere e il master in “Tecniche della narrazione” presso la scuola “Holden” di Alessandro Baricco. Musicalmente sono, invece, stati decisivi un viaggio in Sudamerica, in cui si è «un po’ svegliato con la chitarra ritmica», e la collaborazione con l’organettista e violinista Remy Boniface. «Io scrivo le canzoni- spiega Visconti- poi benedico Remy e gli altri che hanno la bontà di lavorarci per arrangiarle». Gli “altri” che dal 2008, quando ha formato il gruppo “L’Orage”, sono Remy e Vincent Boniface (organetto, clarinetto e sax), Ricky Murray (percussioni), Stefano Trieste (basso) e Florian Bua (batteria). Una energica band folk-rock che miscela “una forte base ritmica a melodie trad e liriche intense e spiazzanti. Il risultato è una via di mezzo tra “Noir Désir” e la “Rolling Thunder Rewiew” di Bob Dylan”. Più di tante parole vale l’ascolto di alcune anticipazioni del Cd di prossima pubblicazione che si possono ascoltare nel sito www.myspace.com/lorage1 . Brani come la versione tex-mex di “Satura” (che echeggia Montale), l’ipnotica “La Teoria del Veggente” (“Io conosco una condizione dell’anima che si rivela efficace nella produzione dell’arte”) e la strumentale “Tempo spietato” che ha una coda “rappata”. Oltre al Cd, nei programmi futuri di Visconti ci sono molti concerti, soprattutto a Torino dove si è trasferito. Ma prima sarà preso da “una condizione dell’anima che lo farà essere un altro”: in questi giorni sta, infatti, per diventare papà di Ginevra. Facile immaginare che quel giorno sarà “come una festa”.
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