Gli AUTOSCATTO esordiscono all’E.I.F. mettendo subito “a fuoco” la loro musica

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1 Autoscatto (by gaetano) IMG_3923Non hanno nessun video su YouTube, né, tantomeno, alle spalle patinati servizi fotografici o progetti grafici. Anzi, se è per questo, non si trovano nemmeno su iTunes, Spotify e SoundCloud.

Per sapere chi sono bisognava andare il 22 novembre all’Espace Populaire, dove gli AUTOSCATTO hanno esordito dandoci dentro come dannati, perché, come la buonanima di Jimi Hendrix, pensano che l’unica cosa che conti sia “fare della musica libera, dura, che picchi forte sull’Anima in modo da aprirla.”

1 Autoscatto (by gaetano lo presti)  IMG_3938Esordio, tra l’altro, per il gruppo, non certo i suoi membri che sono veterani, musicalmente molto navigati. Gente come il bassista Vincenzo Di Leo, originario di Salerno, dove suonava con gli Scismadisoriente, che ha scorazzato per l’Europa con gli Even More Vast. O come il batterista romano Cristiano Cara, che, coi Rising Band si era specializzato in reggae. Ancor meno bisogno di presentazioni hanno Josy Brazzale (chitarra) e Alberto Neri (voce), che hanno alle spalle gruppi che, in Valle, hanno fatto storia come Neurodisneyland, Soluzione, Femme Publique e Barfly.

1 Autoscatto (by gaetano lo presti)  IMG_3936Tutta gente che aveva quasi appeso gli strumenti al chiodo, quando il 30 aprile 2011 Di Leo postò su Facebook una domanda: “C’è ancora gente in giro a cui piacerebbe suonare e cantare della New Wave?”. A rispondere fu lo “sventurato” Neri.

Sono, così, nati gli “Autoscatto”, nome che rimanda ad una pruriginosa pratica in auge nei giornali porno degli anni Settanta. Dopo vari cambi di formazioni e traversie, la band è riuscita a mettere a punto una dozzina di pezzi, nei quali sull’impianto new wave si inseriscono grintose e dissonanti sonorità del rock anni Novanta, con qualche spruzzata di psichedelia e reminiscenze di ritmi in levare.

1 Autoscatto (by gaetano) IMG_3924L’ascolto “live” all’Espace, pur disturbato da un impianto audio non all’altezza, ha detto che la strada è quella giusta, perché il gruppo ha subito “messo a fuoco” una sua cifra stilistica apprezzabile per l’orecchiabilità delle linee melodiche, per il coinvolgente pulsare ritmico, per i brevi ma intensi spazi solistici affidati a Brazzale. I più penalizzati dall’audio sono, purtroppo, stati Neri ed i suoi efficaci testi che spaziano dall’universo femminile a scenari sociali, alternando storie vissute con altre solo immaginate.

1 Autoscatto (by gaetano lo presti) IMG_3935Si è, infatti, passati dall’introspezione di brani come “Tonite”, “Via del Paradiso Grande” e “Mazara del vento” (che nel testo ha un riferimento ad “Insetti” dei Massimo Volume) alla crudezza di “C.D.A.(Comitato delle atrocità)” e “Social Clockwork” (che parla del progressivo trasferimento della violenza nella realtà virtuale dei social network).

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«Ci rimettiamo in gioco con entusiasmo, ma in punta di piedi.- ha precisato Neri- Ormai nel rock è stato inventato tutto, per cui l’originalità viene fuori dalla miscela delle esperienze musicali e del vissuto individuale. Abbiamo passato abbondantemente i quaranta, per cui se abbiamo ricominciato a sbatterci, suonando tutte le settimane con una voglia crescente, è perché tra noi si è creata una grande alchimia che ha prodotto qualcosa di molto valido, che, probabilmente, nel 2014 fisseremo su cd.» Il concerto era inserito nella rassegna Espace Indie Friday.


SOCIAL CLOCKWORK

Come se / fossi ladro / pronto a / profanare

L’arte dei / figuranti / gente da / social clockwork

 Continua pure a credere che riesci a limitarti

Raccontati storielle a tutto spiano per inierzia

e mostrati beato della tua graziosa casa

Social clockwork

 Billante / la tua idea / di nickname / poderoso

prece soft / da profilo / perfetto/ per il social clockwork

C’ERA UNA VOLTA (13) ARTURO JEMMA, un batterista tra le nuvole

Anche le morti più discrete e appartate, possono, grazie a Facebook, assumere il clamore e l’emozione, momentanea, del grande lutto. E’ quello che è successo il 21 novembre 2011 nel giro dei rockettari valdostani, per uno di loro, il batterista Arturo Jemma, deceduto quel giorno all’Ospedale Parini di Aosta.

Oggi si è spenta una luce…tutti noi siamo un po’ più poveri e un po’ più al buio… Ciao Artur!”, ha scritto il fotografo Luca Perazzone.

“Ti saluto in silenzio”, ha aggiunto Francesco-C.

“Ciao Peter Pan”, è stato, invece, il messaggio di un suo collega, il batterista Giuliano Danieli.

Arturo Jemma aveva 60 anni, e negli anni Sessanta e Settanta era stato uno dei protagonisti più estrosi della scena rock valdostana con gruppi come I Selvaggi e Flower’s Love.

«Arturo era bravo- ricordava il cantante Gianni Bruna, suo sodale nei Flower’s Love- Ma aveva sempre la testa persa tra le nuvole e dietro le ragazzine. Finiva, così, che, nelle prove, ad ogni stop che non faceva si prendeva delle bacchettate in testa

1 Arturo Jemma 79364080739_1846318713_nFinito il suo momento di gloria, Jemma aveva continuato, comunque, ad essere assiduo frequentatore dei concerti rock e protagonista di infuocate jam sessions nei locali aostani. Sempre sorridente e pieno di progetti. Anche negli ultimi mesi in cui ha nascosto a tutti il male che l’ha ucciso.

«Dove c’era rock’n’roll, c’eri tu- ricorda , su FB, Alberto Neri- Sapere che non ti incrocerò più fa davvero molto male… ma so anche che te la sei goduta fino in fondo, my friend: alla facciazza di chi non poteva, di chi non potrà mai capire.
See ya in a garageland, picchia forte.» 

I funerali di Jemma si sono svolti il 23 novembre nella chiesa di Charvensod.