Il blog di Gaetano Lo Presti

GOCCE DI MEMORIA GIORNALISTICA

GIANLUIGI MARIANINI E IL SATANISMO

Negli anni Cinquanta, la prima febbre televisiva italiana scoppiò con il quiz “Lascia o raddoppia?” di Mike Bongiorno. Tra i 68 vincitori del premio finale di 5 milioni, indimenticabile rimane il professore torinese Gianluigi Marianini (Lanzo Torinese 17 gennaio 1918- Torino 25 gennaio 2009). Nell’autunno 1956 spopolò rispondendo a domande su “moda e costume”, ma, soprattutto, imponendo il suo personaggio di eccentrico dandy dal fornitissimo guardaroba e la battuta sempre pronta.

Caratteristiche che apparirono immutate nel corso di un’intervista che gli feci, nel maggio 1994, in occasione dello spettacolo “Noi..di Radio Torino” all’Hotel Billia di Saint-Vincent. «Andai a “Lascia o Raddoppia” per questioni d’onore.- mi raccontò- Al caffè Augustus, in galleria San Federico, dove gravitava tutto il mondo di notte della Torino dell’epoca, misero in dubbio che ne avessi il coraggio. Allora affrontai il mostro

La celebrità non si rivelò, però, tutta rosa e fiori… «Alla fine il mondo dell’autentica cultura ha finito per ghettizzarmi come una persona poco seria. Il nostro mondo culturale è piagnone, austero, serioso, senza elasticità mentale e, tutto sommato, noioso. Riflette un pò il carattere del paese, nel quale l’ottimista è estremamente raro

Chiusa la parentesi televisiva, continuò a vivere all’insegna della più completa libertà e dedicandosi ai problemi dello spiritismo e dell’occultismo. Grazie a questi interessi, Marianini era tornato alla ribalta partecipando a diverse trasmissioni RAI in veste di demonologo (era, tra l’altro, molto amico di monsignor Balducci che, oltre ad essere uno dei più famosi esorcisti, era il demonologo personale di Papa Giovanni Paolo II). «I satanismi- mi spiegò a Saint-Vincent- se ne stavano tranquilli e non conosciuti, finché una trentina di anni fa ho cominciato le mie ricerche sulle sette di Torino. Per capire l’entità del fenomeno si pensi che mentre Londra, che è considerata la capitale di Satana, su 12 milioni di abitanti ha, secondo Scotland Yard, 60.000 iscritti a sette sataniche, Torino su un milione di abitanti ne conta ben 40.000. Pur essendo un cattolico di stretta osservanza, con la licenza dei superiori ho partecipato qualche volta a questi riti per cui ne posso parlare con cognizione di causa. Sgombriamo, innanzitutto, il campo da leggende metropolitane come quelle che legano il satanismo al sesso. Le orge, in realtà, le fanno sono solo alcuni commendatori lombardi in vena di facezie il sabato sera. I veri satanisti sono molto austeri, perché la componente amorosa, anzichè aumentare il loro peccato, lo sminuirebbe. L’odio verso Dio per il vero satanista deve essere lucido, freddo e perfettamente disinteressato. Se uno non sta a sentire quello che si dice, una messa nera è molto simile ad una messa cattolica.»

Come si manifesta la presenza del diavolo nella vita di tutti i giorni? «Con la tentazione. Tutti siamo tentati: può venir voglia di avere un’antipatia, di non dare l’elemosina, di andare con una ragazza, di maltrattare un dipendente.., il cedere è sempre una vittoria del diavolo.»

17 gennaio 2012 Pubblicato da | Mistero, Televisione | , , , , , , , , | Lascia un commento

PURE QUESTO E’ AMORE (8) LA FIERA DELLA VANITA’

WILLIAM DOBBIN (Nando Gazzolo): Basta. Ve l’ordino. Basta. Non potete distruggere in un momento d’ira una vita intera di devozione e d’affetto. Anzi, d’amore. Ma adesso mi accorgo che il mio sentimento era troppo grande per voi. Continuate a pretendere tutto senza concedere nulla. Sì, forse avete lottato, ma non sono mai diventato abbastanza importante per voi. E questo dura da troppo, ormai. Siamo stanchi. Tutti e due. E allora tanto vale che me ne vada

AMELIA “EMMY” SEDLEY (Ilaria Occhini): Volete andarvene?

WILLIAM DOBBIN (Nando Gazzolo): Un’altra volta vi avevo detto addio, vi ricordate? Sarebbe bastato uno sguardo, una parola… Ma eravate ancora sconvolta dalla morte di George. Ed eravamo giovani, Emmy. Questa volta non mi vedrete tornare. Questa volta è davvero l’addio.

WILLIAM THACKERAY (VOCE NARRANTE) (Romolo Valli): Diremmo proprio un paradosso affermando che gli uomini troppo docili e generosi eccitano nelle donne l’egoismo e la crudeltà? E, per chi si sente padrone, non c’è rivolta più amara e inammissibile di quella dello schiavo fedele, sulla cui devozione si conta ciecamente, e che ad un tratto osa spezzare le catene.

Da “LA FIERA DELLA VANITA’” (1967) sceneggiato TV diretto da Anton Giulio Majano

6 novembre 2011 Pubblicato da | Libri, Pure questo è amore, Televisione | , , , , , | Lascia un commento

Stop alla messa in onda de “Il paradiso non è quì”, cantata da Ron al Premio Mogol 2011, da parte della vedova Battisti

In attesa che la sera del 23 giugno venga messa in onda su Rai1 la registrazione della serata finale del Premio Mogol tenutasi al Teatro Romano di Aosta il 14 giugno, scoppia un caso su ‘Il paradiso non e’ qui‘, l’inedito di Lucio Battisti che ad Aosta è stato interpretato magistralmente da Ron con Beppe Barbera al piano. La vedova di Lucio Battisti, Grazia Letizia Veronese, ha chiesto, infatti, alla Rai di non trasmettere quello spezzone.

E’ l’ennesima azione protezionistica nei confronti dell’immagine e dell’opera del marito che la signora Veronese porta avanti, e che ha, finora, portato al blocco di iniziative, cover e pubblicazioni di CD e DVD. «Per legge dobbiamo attenerci alla volonta’ degli eredi di Lucio Battisti- spiega il capostruttura di Rai1 Michele Bovi- Se dalla famiglia non arrivera’ l’autorizzazione a mandarla in onda taglieremo la parte in cui Ron canta “Il paradiso non e’ qui”.»

 Indispettita la reazione di Giulio Mogol Rapetti che della canzone aveva scritto il testo alla fine degli anni Settanta. «Quel brano – racconta Mogol – doveva far parte dell’album ‘Una giornata uggiosa’, l’ultimo che abbiamo fatto insieme. Poi ne rimase fuori e non se ne fece piu’ nulla. Battisti l’aveva cantata in un provino che circola liberamente su Internet.Non capisco questa idea di soffocare una canzone che se non e’ un successo non e’ niente. Ho gia’ deciso che, se mai sara’ possibile pubblicarla, devolverò tutti i proventi in beneficienza. Se la signora Battisti accetta, regaliamo una canzone meravigliosa agli italiani.»                                                                        

20 giugno 2011 Pubblicato da | Cantautori, Televisione | , , , , , , , , , , | 12 commenti

TUTTO IL CALCIO MINUTO PER MINUTO-Quando la radio diventa storia

Mythos, in greco, significa racconto. Un motivo in più per definire “mitica” “Tutto il calcio minuto per minuto”, la trasmissione radiofonica che da ben 51 anni racconta, epicizzandole, le partite del campionato italiano di calcio. Grazie ai suoi giornalisti-aedi generazioni di italiani hanno potuto “vedere” con l’immaginazione le gesta dei loro eroi, che, inserite nella sacralità circolare del rito radiofonico, assumevano contorni, spesso, mitici. E questo anche in tempi recenti, quando, come ha detto il suo conduttore Alfredo Provenzali, « … nel mare procelloso dei diritti, la trasmissione radiofonica ha saputo tenere alta e tesa la bandiera dei doveri.»

Il perchè di questo miracolo italiano si capisce ancor meglio leggendone la storia nel libro “Clamoroso al Cibali- Quando la radio diventa storia” curato da Riccardo Cucchi, che di “Tutto il calcio” dal ’94 è prima voce. Il 17 maggio lo ha presentato ad Aosta in una saletta del Palazzo Regionale con “alcuni vuoti sugli spalti”. A farlo notare, con la puntualità che lo contraddistingue, è stato Livio Forma, il sessantottenne giornalista aostano che nell’occasione lo affiancava, e che, attualmente, è il radiocronista di “Tutto il calcio” con più anzianità di servizio «Nelle 248 pagine del libro- ha detto Cucchi- sono raccolti gli aneddoti, le emozioni e la storia del programma, ma, parallelamente, una bella fetta della storia del costume italiano.» Un’avventura cominciata alle 15.15 del 10 gennaio 1960. Nello studio centrale di Corso Sempione, a Milano, c’era già Roberto Bortoluzzi che avrebbe condotto “Tutto il calcio” fino al 1987. E da Bologna era in collegamento Enrico Ameri. «Ameri e Sandro Ciotti mi hanno insegnato tutto- ha raccontato Forma- Ameri mi definiva il suo “pupillo”, ma, poi, nelle interviste non mi citava mai. Quando gli chiesi il perché mi rispose: bisogna citare quelli che sono graditi ai capi. Era il grande fotografo delle partite, mentre Ciotti le commentava con un linguaggio aulico.»

Roberto BORTOLUZZI

Dalla farina del sacco di Ciotti sembra sia uscita l’espressione che da il titolo al libro: clamoroso al Cibali. Frase che sarebbero stata pronunciata per fotografare l’incredibile sconfitta col Catania, che il 4 giugno 1961 fece perdere il titolo di campione d’Italia all’Inter di Helenio Herrera a favore della Juventus. Da allora “Tutto il calcio” è stata testimone di grandi gioie e dolori, contribuendo, come pochi, al processo di unificazione della lingua, che per  “coloro i quali si fossero messi soltanto ora di fronte all’ascolto” si arricchì di termini come “spalti gremiti”, terreni di gioco “al limite della praticabilità”, “ventilazione inapprezzabile”, difensori di fascia, laterali a sostegno e via discorrendo. Merito di giornalisti educati a non sprecare parole, ad “eliminare il superfluo- come scrive Cucchi nella premessa- per privilegiare la sostanza, a ridare forza alla parola. E all’immaginazione. Una piccola magia che si compie non appena la luce rossa dello studio si accende. Ogni domenica, da 50 anni.” Misura che ha avuto il suo esempio più alto in occasione del commiato di Sandro “Catarro Armato” Ciotti dai “gentili ascoltatori” di “Tutto il calcio”. Era il 12 maggio 1996, quando, al termine di Cagliari-Parma, concluse così la sua radiocronaca: «Soltanto 10 secondi per dire che quella che ho appena tentato di concludere è stata la mia ultima radiocronaca per la Rai, un grazie affettuoso a tutti gli ascoltatori. Mi mancheranno.»                            

                    

31 maggio 2011 Pubblicato da | Calcio, Libri, Televisione | , , , , , , , | 2 commenti

”I GUFI” si sciolsero nel 1969 perchè era agosto e faceva caldo

«”I Gufi” si sciolsero nel 1969 perchè era agosto e faceva caldo…». Con questa battuta Roberto Brivio, quando lo intervistai nel giugno 1993, ironizzò sulla fine di questo gruppo di cabaret che ha segnato la storia del “Derby” di Milano, ma, anche, di tutto il teatro leggero italiano,spianando la strada al folk revival ed al genere demenziale di gruppi come “Skiantos” e “Elio e le Storie Tese”. La loro “reunion” al 3° “Festival della Satira” di Saint-Vincent fu l’occasione per rievocarne la storia con i tre superstiti: oltre a Brivio, Nanni Svampa e Lino Patruno. Il quarto membro, il “cantamimo” Gianni Magni, era morto nel 1992, «ma, tutto sommato, è sempre con noi», affermarono in coro. «Iniziai scrivendo delle canzoni in siculo maccheronico- ricordò Brivio- per poi specializzarmi nel genere macabro con pezzi come “Vorrei tanto suicidarmi”, “Scheletri beguine”, “Quando sarò morto”. La mia “Il cimitero è una cosa meravigliosa”, tradotta in “Cimitero is a wonderful thing”, è stata adottata da un’impresa di pompe funebri americana. Allora, parlo del 1962-’63, era difficile fare accettare alla gente questo genere di canzoni per cui chiamai Gianni Magni, con cui avevo lavorato nei programmi di Mago Zurlì, perchè mimandole le addolcisse un pò». Ai due si unirono il jazzista Lino Patruno e Nanni Svampa (appassionato di musica popolare milanese e di Brassens) per formare prima i “Pipistrani”, e poi, nel 1964, “i Gufi” («Si tratta di un uccello notturno, come notturno è il clima del cabaret», precisò Patruno). I “Gufi” furono tra i primi a valorizzare il patrimonio della canzone popolare milanese, che nel loro repertorio si mischiò con canzoni macabre e d’epoca, nonsense e la satira sociale. Quest’ultima costituisce la parte più cospicua delle loro canzoni, con spettacoli (“Non spingete, scappiamo anche noi”) e canzoni (“Io vado in banca/stipendio fisso/ così mi piazzo/ e non se ne parla più””) che ancora si ricordano. “Protetti” dal dialetto, riuscirono perfino a fare passare la satira politica fra le maglie della censura della Rai di Ettore Bernabei. Riuscendo a diventare addirittura profetici con canzoni come ”Socialista che va a Roma”. «Rifacendoci a “Pellegrin che vien da Roma”- mi spiegò Svampa- ironizzavamo sulla posizione dei socialisti che entravano nel governo. I fatti ci hanno dato ragione, anche se è triste ammettere che, mentre noi ci smazzavamo a fare un discorso sulla cultura di una città, gli altri pensavano a rubare»…

13 aprile 2011 Pubblicato da | Musica, Satira, Televisione | , , , , , , , , , , | 2 commenti

CATHERINE SPAAK: la seduzione è sempre ambigua

«Ma lo sa che a Roma i tassisti sanno a memoria tutte le battute del mio personaggio del film “Febbre da cavallo”! E me le ripetono: “Allora come sta Soldatino?”, mi chiedono. Indubbiamente si tratta di una commedia graziosa, ma non certo di un capolavoro. Credo di avere fatto ben altro che meriti di essere ricordato». Catherine Spaak (nata il 3 aprile 1945) me lo confessò, con distaccato disappunto, il 12 novembre 2007, prima di salire sul palco del Teatro “Giacosa” di Aosta per condurre unaSoirée Debussy”. Per ironia della sorte, infatti, l’attrice e giornalista franco-belga finisce per essere ricordata dal grande pubblico proprio per lavori in cui, secondo lei, il suo talento artistico non è uscito particolarmente fuori: dall’interpretazione, nel 1964, dell’inno generazionale “L’esercito del surf” alla partecipazione di “Ballando con le stelle”, lo show di Rai Uno in cui ha mostrato le sue doti ballerine. Per non parlare delle sue “paparazzatissime” vicende sentimentali culminate con la relazione con Johnny Dorelli. La Spaak si mostra, invece, molto più orgogliosa di lavori “seriosi” come, appunto, la Soirée Debussy”, nel corso della quale interpretò, con aria ieratica, poesie di Baudelaire e Pierre Louys su musiche di Claude Debussy (ma, anche, di Fauré e Ibert) eseguite dall’Ensemble musical Play Europe diretto da Massimo Mercelli. «La musica è sempre stata molto importante per me.- mi spiegò- Ad Edith Piaf, alla quale ho dedicato lo spettacolo “Storie parallele”, devo la formazione del mio immaginario sentimentale. Quando la Piaf era la Piaf io ero bambina, e, più che un libro o una poesia, sono state le sue canzoni, così passionali e travolgenti, a farmi domandare: che cos’è quest’amore di cui parlano? come sarà provare un sentimento così forte? ». Turbamenti che la Spaak ha a sua volta trasmesso ai giovani italiani quando, negli anni Sessanta, si è trasformata in oggetto del desiderio generazionale in film come “I dolci inganni”, “La voglia matta”, “Il sorpasso” e “La parmigiana”. C’è qualche musica che la lega particolarmente a quegli anni?, chiesi. «C’erano i Beatles. Ho avuto la fortuna di essere giovane quando sono comparsi. Già allora ci apparivano come un evento grandioso, ed il tempo lo ha confermato». Potrà apparire blasfemo, ma lo sa che per molti giovani italiani il suo “esercito del surf” è stato più importante di molte canzoni deiBeatles? «Mi sembra assurdo, ma era un momento particolare, e, probabilmente, la canzone interpretava bene il sentimento di appartenenza ad un gruppo». Che fine ha fatto quell’“esercito”? «In questo momento è meglio non parlare di eserciti. Penso, comunque, che siamo cresciuti bene». Finito il momento d’oro cinematografico, la Spaak si è saputa riciclare giornalista, prima della carta stampata e, negli anni Ottanta, televisiva. Avrebbe fatto accomodare sul divano televisivo di “Harem” Bilitis, la prostituta greca, contemporanea di Saffo, protagonista delle “Chansons” che recita?

«Tra le ospiti di “Harem” non ho avuto prostitute. Anche perché non è un argomento che mi interessi. Non chiamerei, però, Bilitis prostituta, ma, piuttosto, cortigiana colta. Non le frequento, ma penso che le prostitute attuali siano un po’ più triviali e un po’ meno erudite e carismatiche. Nella Grecia antica erano delle vere e proprie muse, in fondo se stasera si parlerà di Bilitis è perché ha ispirato un uomo a scrivere di lei». Le “Chansons de Bilitis” sono state interpretate anche da Vladimir Luxuria che ha dichiarato che per rendere al meglio il loro erotismo bisogna essere ambiguamente seducenti? «Questo non toglie niente alla grandezza dell’opera- ribattè, con una punta di malizia, la Spaak – Sono, però, convinta che queste poesie debbano essere recitate in francese perché la traduzione italiana non rende le sottigliezze dell’originale. Il fatto che si parli di erotismo conferma che Bilitis non era una prostituta, perché, anche se forse voi maschi non ve ne siete ancora accorti, le prostitute sono tutto tranne che erotiche. E in quanto alla seduzione, questa è sempre ambigua».


3 aprile 2011 Pubblicato da | Cinema, DONNE, Musica, Teatro, Televisione | , , , , , , , , , , | 1 commento

ARTE (22) SOFFI DI LIBERTA’ illustrati da EUGENIA MOLA DI LARISSE’

Per chi ha più di quarant’anni il cavallo per antonomasia è lo stallone bianco che, negli anni Settanta, trasmetteva una “sensazione di prorompente vitalità” correndo libero sulla spiaggia in una pubblicità di Pino Silvestre Vidal. Si chiamava Cardinero, e, quando nel 2007 morì, San Genesio, dove aveva vissuto la vecchiaia, gli dedicò una piazza. Alla fama televisiva erano, purtroppo, seguiti anni bui, che Dacia Maraini, che l’aveva conosciuto, ha descritto nel racconto “La rinascita di Orlov”. “Mi guardò- scrive- con l’aria annoiata e spenta di chi si sente di troppo e sa che non l’aspetta niente di buono”. Stato d’animo e sorte che accomunano quasi tutti i purosangue dismessi dalle piste. Dal 2009 cerca di aiutarli il progetto Relived Horses, che ha il sostegno di ippofili come Riccardo Scamarcio e Roberto Vecchioni (che a Cardinero ha dedicato la canzone “Bandolero stanco”). All’associazione sono destinati anche i fondi raccolti con la vendita del libro “Soffi di libertà”, edito da “Equitare”, che, oltre a quello della Maraini, raccoglie altri quattro racconti sul rapporto uomo-cavallo. Si parte con la magia ancestrale dell’incontro descritta da Maria Lucia Galli e Sandra Petrignani. Patrizia Carrano racconta, invece, di Egle Fanelli, ex attrice che nei cavalli trovò le emozioni che il palcoscenico non le aveva dato, diventando la prima grande allevatrice italiana. Chiude il libro Paola Mastrocola con il “Monologo del cavallo laterale”, che spiega la persistente seduzione che non permette al cavaliere di liberarsi del pensiero dell’amico a quattro zampe al cui fianco ha fatto un tratto di strada più o meno lungo. I disegni ad acquarello che impreziosiscono il volume sono dell’aostana Eugenia Mola di Larissé, grande appassionata di cavalli, per e con i quali ha fatto di tutto: li ha accuditi, cavalcati, addestrati, disegnati, fotografati e rincorsi nei migliori allevamenti e scuole del mondo. «Il cavallo ce l’ho nel sangue- confessa- Con lui riesco a stabilire una simbiosi particolare fatta di costante e reciproco ascolto. E’ un rapporto vero che fa recuperare la naturalità persa, aiutando a vivere le proprie emozioni.» Una passione totalizzante, la sua, che si è approfondita attraverso una lunga serie di cavalli: da Danika, una cavalla polacca regalatale dal padre, a Sigfried, Furioso 43°, Scandinavia, Peres e Charlie Brown. Passione che, inevitabilmente, si è riflessa in quella artistica, ponendo il cavallo al centro del suo universo creativo. «Fin da ragazzina disegnavo cavallini sui diari e sui libri dei miei compagni. Finché un’amica di una scuderia di Torino mi ha detto: perché non fai una mostra?». Era il 2000, e da allora l’evoluzione artistica di Eugenia ha attraversato varie fasi: dal pastello gessato all’accostamento, grazie al digitale, dell’acquarello con la fotografia in grandi tavole in alluminio o vetrate. Di pari passo sono arrivati i riconoscimenti. Nel 2008 alcune sue opere sono state esposte all’Agora Gallery di New York e a Parigi, nella sede della prestigiosa rivista “L’Eperon”. Fino alla consacrazione, nel 2006, con l’assegnazione, all’Ippodromo delle Capannelle di Roma, del “Premio Lydia Tesio – Signore dell’Ippica”. Unica vincitrice di una regione, la Valle d’Aosta, dove, incredibilmente, non ha mai esposto.


8 marzo 2011 Pubblicato da | Arte, Libri, Pubblicità, Televisione | , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

SE TI AFFEZIONI SEI FOTTUTO !!!

SE  TI  AFFEZIONI  SEI  FOTTUTO !!!

Enrico Vaime

11 gennaio 2011 Pubblicato da | Satira, Televisione | , | Lascia un commento

Aspettando il Cd, i KYMERA cantano con “Freddy Mercury” all’Alcatraz di Milano

Con Samanta Ghiotto di Vicenza

C’è chi chiede a Babbo Natale il regalo di poterli vedere in concerto e chi conta le ore che mancano all’uscita del loro cd. Chi implora un passaggio sul loro tappeto volante musicale e chi, come Samanta di Vicenza, “costringe” il marito Enea a farsi 5 ore di macchina per salutarli nella festa di bentornati ad Aosta. La “Kymeramania” sta contagiando un po’ tutta l’Italia. A latitare, semmai, è proprio la loro Valle d’Aosta, dove, come spesso succede, la risposta non si è finora dimostrata esplosiva e appassionata come dalle altre parti. Lo zoccolo duro di fans ed amici di Davide Dugros e Simone Giglio si è, comunque, ritrovato il 26 novembre al disco pub “No Comment” di Quart per la “Festa di bentornati ai Kymera” organizzata da Marcello Giglio.

Con il regalo di Marzia Serafini

«E’ il primo vero incontro coi valdostani dopo l’avventura “X Factor”.- ha spiegato Davide- Siamo felici di abbracciarli per ringraziarli del sostegno che ci hanno dato in questi mesi. Guardando le nostre Fans Pages sul web abbiamo visto che su di noi c’è una forte attenzione e attesa e ne siamo orgogliosi.» Martedì 23 i “Kymera” erano, naturalmente, presenti alla finale di “X Factor 4”. Non sul palco, da protagonisti, come erano stati per 12 settimane, ma dietro le quinte. A tifare per Nathalie Giannitrapani, che, alla fine, ha avuto la meglio sul favorito, Davide Mogavero. «Siamo contentissimi,- commentano- lo speravamo, ma eravamo convinti finisse per vincere Davide, invece si vede che la speranza ha avuto più forza. E’ un segnale forte perché ha vinto una donna e per di più cantautrice che ha proposto un suo brano. Fa capire che la novità non deve essere demonizzata perché può essere fonte di scoperta. Speriamo che la casa discografica la lanci non snaturandola, ma enfatizzando quello che Nathalie è

Simone e Marcello Giglio

Tra le righe delle loro parole si può leggere la solidarietà verso una compagna di avventura che è riuscita a vincere quelle resistenze nel fare accettare le proprie canzoni incontrate anche dai Kymera. Il fatto che l’istrionico Nevruz Joku in finale sia stato subito eliminato aumenta i rimpianti per l’esito del ballottaggio della semifinale? «Abbiamo capito che la gara è tutta una questione di equilibri, sono questi che hanno portato Nevruz in finale. E, comunque, non poteva che finire terzo.» Al No Comment Davide e Simone hanno scambiato coi fans abbracci e baci, posato per tantissime foto e tagliato le due grandi torte con la loro immagine, ma non hanno cantato. Li si è, invece, potuti ascoltare il 27 sera all’Alcatraz di Milano in un “cameo” nella ballata acustica di “Love of my life” in un concerto dei “Queenmania”, tribute band dei “Queen”. Lì hanno duettato con Freddy Mercury, o meglio con la sua migliore reincarnazione italiana , Sonny Ensabella, che del gruppo è il cantante e frontman. Il perchè di questa partecipazione è facile da capire sapendo che il bassista dei “Queenmania” è  quel Fabrizio Palermo che, con Enrico Ruggeri, ha cucito addosso ai “Kymera” la canzone “Atlantide“ che darà il titolo a loro EP che sarà pubblicato dalla Sony Music il 30 novembre. «Abbiamo un grandissimo sogno che può concretizzarsi con il sostegno dei nostri amati fans.-scrivono Simone e Davide nelle loro pagine Facebook- Tra un mesetto verranno stabilite le partecipazioni al Festival di Sanremo e desideriamo salire su quel palco immensamente. Chissà che le vendite del disco “ATLANTIDE” non possano aiutarci a volare verso L’Ariston!? »

Foto di Mars Giglio

Con Sonny "Freddy Mercury" Ensabella all'Alcatraz di Milano (by Giuseppe Ganelli)

28 novembre 2010 Pubblicato da | Musica, Musica valdostana, Televisione | , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

A furia ‘e ddicere “è cosa ‘e niente” siamo diventati tutti cosa ‘e niente

A furia ‘e ddicere “ è cosa ‘e niente” siamo diventati tutti cosa ‘e niente


EDUARDO DE FILIPPO da “Peppino Girella”


22 novembre 2010 Pubblicato da | Aforismi, Società, Teatro, Televisione | , , , , | 1 commento

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