Il blog di Gaetano Lo Presti

GOCCE DI MEMORIA GIORNALISTICA

200.000 visite in 22 mesi di BLOG. GRAZIE !!!

Duecentomila visite in soli 22 mesi per un blog culturale è, come canterebbe De Andrè, “cosa alquanto strana e più che altro non sperata”. Fa, in ogni caso, molto piacere, per di più, in un periodo di crisi dei Blog, minacciati, come sono, dall’avvento di strumenti meno impegnativi come Facebook e Twitter. Cliccare sul “mi piace” o linkare frasi o canzoni famose è pratica condivisibile a piccole dosi. Se diventa, invece, preponderante è troppo spesso sintomo di quella passività che, sconfinando in acquiescenza, rassegnazione ed indifferenza, è il vero male di questi tempi per niente facili. Meglio, piuttosto, provare a riempire l’oceano web con dei contenuti più o meno originali ma che siano propri. E’ questo che mi ha spinto a creare e curare questo blog che, attraverso le infinite vie del web, ha interessato decine di migliaia di persone, con “ritorni” impensabili come quelli di Walter Bonatti, Kevin Costner, Caetano Veloso o, recentemente, dei Voca People . GRAZIE a tutti quelli che si sono trovati a passare per caso da queste parti e, soprattutto, a quelli che vi tornano con assiduità. Cercherò, per quanto posso, di fare in modo che trovino sempre un motivo per farlo.

22 febbraio 2011 Pubblicato da | Speaker's Corner | , , , | 6 commenti

GATTI (8) 100.000 contatti in (poco più di ) 1 anno

5 maggio 2010 Pubblicato da | Gatti, Miei gatti, Speaker's Corner | , , , | Lascia un commento

UN ANNO DI BLOG

1 ANNO DI BLOG – 268 POST – 93.000 VISITE – GRAZIE MILLE

16 aprile 2010 Pubblicato da | Speaker's Corner | , , , | 6 commenti

SESSANTAMILA VISITE IN NOVE MESI

Sessantamila come gli sfollati del terremoto abruzzese. Sessantamila come i morti che ogni anno ci sono in Italia per incidenti automobilistici. Sessantamila come le cattedre perse nelle scuole primarie con il passaggio al maestro unico. Sessantamila come i preservativi mandati al Papa per protestare contro i suoi discorsi anti profilattici.  Tra tante notizie non proprie liete non si può che essere soddisfatti delle SESSANTAMILA visite totalizzate  da questo blog  in soli nove mesi di vita (giusti giusti visto che è nato il 13 aprile 2009).  Sessantamila, come gli abitanti di Savona. Mica male per un blog culturale che non segue a tutti i costi l’attualità e le vicende locali e non ha, finora, ospitato polemiche (e conseguenti commentatori seriali) che dalle mie parti  sembra  siano indispensabili per essere etichettati come “voce libera”. Sessantamila visite totalizzate, per di più, in un periodo di crisi dei Blog, minacciati, come sono, dall’avvento di strumenti meno impegnativi come Facebook e Twitter. Se proprio si volesse trovare una pecca, questa è, forse, il modesto  ”ritorno” di commenti dei lettori (198  per 225 post). Forse, visto l’alto livello dei contributi arrivati e la diffusa lamentazione dei blogger circa l’esiguità di commentatori celata spesso dalla loro serialità. GRAZIE  a tutti quelli che si sono trovati a passare per caso da queste parti e, soprattutto, a quelli che vi tornano con assiduità. Cercherò, per quanto posso, di fare in modo che trovino sempre un motivo per farlo.

15 gennaio 2010 Pubblicato da | Speaker's Corner | , , | 4 commenti

Ho fotografato la mia OMBRA

C’è chi per intuire la sua “Ombra” ci ha messo tutta una vita,  a me è  bastato, invece, andare un pomeriggio al Museo del Parco Astronomico di Pino Torinese per, addirittura, fotografarla. “Ombra”, cioè la parte oscura del nostro inconscio ipotizzata all’inizio del Novecento dallo psicanalista Carl Jung  che vi distinse  una parte personale, propria della personalità dell’individuo, ed una sovrapersonale, archetipo del Male. Ma la “materia oscura” c’è anche nell’Universo. E tanta. « È una situazione alquanto imbarazzante dover ammettere che non riusciamo a trovare il 90 %  della materia  dell’Universo», dichiarò nel 2001  l’astronomo americano Bruce H. Margon. In realtà non è la massa a mancare, ma solo la sua luce, in quanto questa massa, non emettendo alcuna radiazione elettromagnetica, non risulta individuabile dagli strumenti di analisi spettroscopica. Da qui l’aggettivo “oscura”. Tra le diverse ipotesi che cercano di spiegare la natura fisica di questa massa mancante c’è chi parla di particelle subatomiche, chi di buchi neri, chi di stelle nane bianche e brune. La sua esistenza è, comunque, dimostrata dagli effetti gravitazionali che questa massa provoca sulla luce di altre stelle, questa quando passa in prossimità di grandi masse di materia oscura ne viene  deviata, con conseguente deformazione  dell’immagine che osserviamo nei nostri telescopi. E lo è tanto più quanto maggiore è la massa.  Grazie ad un esperimento sugli effetti gravitazionali che si può fare al Museo del Parco Astronomico di Pino Torinese ho potuto “fotografare” la mia “Ombra”. Ne è venuta fuori un’immagine spettrale irriconoscibile, “fugace barlume reclamato dall’ombra” che dal grado di deformazione farebbe intuire un’Ombra niente male. L’importante è averlo sempre presente, perché come scriveva l’occultista britannico Aleister Crowley, uno che di Ombra se ne intendeva, “la pia finzione secondo la quale il Male non esiste lo rende soltanto vago, enorme e minaccioso”.

27 novembre 2009 Pubblicato da | Mistero, Speaker's Corner, Viaggi | , , , , , , , | Lascia un commento

FEDELE CONFALONIERI: i cimiteri sono pieni di persone indispensabili

Mentanaconfalonieri«Comunque anche i matrimoni finiscono male». Questa frase, ascoltata lo scorso 22 maggio da Fedele Confalonieri, poteva far pensare alla strombazzata vicenda personale del suo amico Silvio. In realtà il presidente di Mediaset- che si trovava ad un convegno svoltosi a La Bagnaia, vicino Siena- si riferiva al “divorzio” Mediaset-Enrico Mentana, susseguente alle polemiche scatenate dal giornalista per l’insufficiente approfondimento giornalistico su Canale 5 della notizia della morte di Eluana Englaro. Vicenda che Confalonieri liquidava con un terribile epitaffio: «i cimiteri sono pieni di persone indispensabili». Citazione colta (è del politico francese Georges Clemenceau)  ma spietata per la crudezza con cui colpiva una star dell’informazione italiana. “Tutti sappiamo riconoscere una campana quando suona per ognuno di noi”, ha scritto, allarmata, Lucia Annunziata su “La Stampa” del 24 maggio (http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=5986&ID_sezione=&sezione=). Spiegando come questa frase di Confalonieri rifletta l’idea degli editori di tutto il mondo che l’epoca dei Grandi Giornalisti sia arrivata alla fine. “Oggi l’editoria internazionale, in testa l’imprenditore dalle uova d’oro Rupert Murdoch, vuole passare su Internet- scrive la Annunziata- e vuole far pagare i contenuti. Il ragionamento funziona più o meno così: le notizie sono più o meno le stesse, prodotte da un alveare operoso ma senza nome dei vari media, e saranno dunque inevitabilmente gratis. Altro sono i contenuti e questi si faranno pagare. Dunque meno giornalisti per lavorare al corpaccione unico delle news generali, e poche pepite d’oro da far pagare care.» Il resto dell’articolo elenca tutta una serie di problemi che questo comporterebbe e la conseguente perdita di “audience” che i grandi opinionisti avrebbero. debordPersino Fiorello, che è una vera grande star- conclude la Annunziata- se messo dentro il tritacarne di una Tv da pagare (Sky) non raccoglie milioni ma solo decine di migliaia di spettatori”. La vicenda non sorprende chi conosce le teorie del filosofo francese Guy Debord che negli anni Sessanta teorizzava che nell’attuale “società dello spettacolo” “tutti gli esperti sono dei funzionari mediali-statali, e solo in quanto tali sono riconosciuti esperti. Ogni esperto serve il suo padrone, perché tutte le antiche possibilità d’indipendenza economica sono state pressappoco azzerate.” Dopo che questa società ha polverizzato il dibattito sociale, sono le opinioni di questi “funzionari” a indirizzare le “opinioni” della massa. Ma ciò succede perché il “comitato elettorale” (come Mentana ha definito Mediaset) permette loro di accedere alla cassa di risonanza dei mezzi di comunicazione che controlla (“in questo comitato c’è stato per diciotto anni”, ha ribattuto Confalonieri). Se, per qualche motivo i giornalisti, o chi per loro, perdono la coscienza di questa “concessione” il “comitato elettorale” glielo fa pesare. Sempre più frequentemente e brutalmente. Perché, come scriveva il preveggente Debord, “pensa di essere stato finora anche troppo buono e paziente; ma non vuole essere più criticato”. E poi, concludeva il filosofo, “ogni funzionario mediale sa di essere sostituibile”.

25 maggio 2009 Pubblicato da | Giornalismo, Speaker's Corner | , , , , , , | 1 commento

“Nativi digitali” o “Tardivi digitali”? Meglio “Eretici digitali”

Luca Sofri P5160197.jpg BLOGIl 1980 è la linea di demarcazione anagrafica che separerebbe chi è cresciuto con le tecnologie digitali- come computer, internet, telefoni cellulari e Mp3 (“Nativi  digitali”) – da quelli che vi si sono dovuti convertire (“Non nativi digitali”). Secondo Luca Sofri segnerebbe anche la separazione tra il mondo nuovo ed il mondo vecchio, tra i protagonisti e gli emarginati del nostro tempo . E’ questa la tesi espressa ne “L’era dei tardivi digitali”, la prefazione che ha scritto per il libro “Nati con la rete” di Urs Gasser e John Palfrey che uscirà il 3 giugno per Rizzoli (http://www.wittgenstein.it/2009/05/20/lera-dei-tardivi-digitali).  All’interno dei “non nativi digitali” ci sarebbero, poi, gli “ibridi” e i «tardivi digitali». I primi sarebbero quelli abbastanza vecchi da aver frequentato il mondo «di prima», ma anche abbastanza giovani da essersi subito adeguati al mondo «di dopo», avendo, quindi, gli strumenti per capire e discutere l’esplosiva crescita di internet. Il fenomeno nuovo è, invece,  la categoria dei «tardivi digitali» che negli ultimi tempi si sono riversati  in rete attratti dalla “accessibilità e familiarità di alcuni suoi luoghi e prodotti”.5410_fuori Tra questi un posto di rilievo spetta sicuramente a Facebook,  il cui straripante successo è dovuta alla facilità con cui vi si può accedere, anche se non si conoscono i meccanismi della rete, per cercarvi, e trovarvi, contenuti familiari e rassicuranti. Tra gli aspetti negativi di questo tipo di informatizzazione di massa ci sarebbe, secondo Sofri, la mutazione del diffuso “atteggiamento di laica e umile curiosità nei confronti di Internet in una rapida sopravvalutazione della propria esperienza”, e, soprattutto, una “normalizzazione” della rete. “Molte persone- scrive Sofri- che, attratte da questa semplificazione, accedono per la prima volta a Facebook sono vittime di una sbornia adolescenziale simile a quella dei “nativi” quando scoprono un nuovo straordinario e fantascientifico videogame online… Accumulano amici, reinventano le proprie relazioni e il loro tempo libero, scambiano Facebook per l’universo, e la grande rivoluzione tecnologica di questi decenni gli è improvvisamente chiara nella sua generosità: era Facebook. Questa sopravvalutazione ha un limite: impedire che questo primo e facile accesso alla rete preluda a nuove scoperte e nuove opportunità”. La conclusione di Sofri è che questa colonizzazione dei “tardivi digitali”, portando con sé tutti i difetti del “mondo di prima”, trascinerebbe indietro la rete in contenuti anacronistici e arretrati. L’unica speranza di salvezza, secondo lui, potrebbe venire dai “nativi digitali”  “La rete- conclude- è l’ultimo luogo che ci rimane per tenere le redini del futuro, in un Paese così per vecchi da essere diventato un cliché.. E proprio questo potrebbe essere un’opportunità per scongiurare il melmoso destino in cui si dimena il resto del Paese. L’Italia salvata dai nativi digitali”. La tesi di Sofi non ha trovato d’accordo molti “tardivi digitali”. Boninu.jpg blogParticolarmente interessante è quanto scrive Lorenza Boninu in http://contaminazioni.splinder.com/post/20591399/Io,+una+tardiva+digitale.Cosa dovrebbero insegnarci i “nativi digitali”?- si chiede- Come si naviga in Rete, come si scarica via Torrent, come si chatta con MSN, come si copia da Wikipedia? Perché sono queste le cose che i ragazzini comunemente fanno e, francamente, non è che occorrano tutte queste capacità cognitive per pigiare un tasto  e rimanere lì a vedere cosa succede.  Attenzione, do una comunicazione sconvolgente, almeno per qualcuno: i “nativi digitali” sono degli straordinari “consumatori” dei materiali e degli strumenti prodotti e diffusi in Rete, ma in quanto a consapevolezza critica e capacità di discernimento lasciano parecchio a desiderare. Sapete dove stanno buona parte dei ragazzini che conosco e che frequento? Vittorio ZambardinoMa tu guarda, proprio su Facebook…I nostri figli stanno proprio perdendo la battaglia per essere davvero protagonisti dell’innovazione e, con tutta probabilità, la stanno perdendo proprio per colpa nostra. Ovvero per colpa di quegli adulti che hanno identificato nella loro generazione uno straordinario target per il marketing, che hanno avuto tutto l’interesse a trasformare gli adolescenti (non solo loro, per la verità) in consumatori: consumatori passivi di mode, di simboli, di tecnologia, di atteggiamenti tanto vuoti quanto, apparentemente, irrinunciabili.” Ecco, allora, nascere, il movimento degli “eretici digitali” che fa capo ai giornalisti Massimo Russo e Vittorio Zambardino, che nel blog http://www.ereticidigitali.it  enunciano il loro manifesto che è condensato dalle parole di Giorgio Agamben: Contemporaneo è colui che tiene fisso lo sguardo sul suo tempo per percepirne non le luci, ma il buio. Contemporaneo è colui che riceve in pieno viso il fascio di tenebra che proviene dal suo tempo”. (…) “Appartiene veramente al suo tempo, è veramente contemporaneo colui che non coincide perfettamente con esso né si adegua alle sue pretese, ed è per questo inattuale. Ma proprio grazie a questo scarto e questo anacronismo è in grado più degli altri di percepire e afferrare il suo tempo”.

22 maggio 2009 Pubblicato da | Blog segnalati, Società, Speaker's Corner | , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

“Il caso Englaro è qualcosa di vomitevole”, afferma lo scrittore DANIELE GORRET

eluana3«E’ qualcosa di vomitevole. La situazione che si è creata intorno al dramma di Eluana Englaro è oscena». Ad essere indignato è lo scrittore Daniele Gorret, che al tema della morte ha dedicato anni di profonde riflessioni confluite nei tre volumi “Venticinque maniere per morire”, “Crocefissi” e “Via Crucis”. «Tutto ciò è conseguenza del fatto che la morte è l’argomento più rimosso e dimenticato della nostra epoca. Un atteggiamento irrazionale ed infantile che in Occidente è iniziato quando la civiltà contadina ha lasciato il posto a quella industriale. Da allora ci siamo illusi che, per vincere la morte o, almeno, per non provarne più l’angoscia, bastasse rimuoverla. Da “nostra sora morte corporale”, come la definiva San Francesco, è diventata qualcosa di oscuro che ogni tanto sembra ricomparire con caratteristiche di casualità e insensatezza. E ciò la rende ancora più paurosa, terribile e inaccettabile». Quale è, invece, la sua idea di morte? «In tutti gli esseri viventi la morte non è scissa dalla vita, ma, anzi, ne fa parte. E’ solo a prezzo della morte che la vita può continuare e rigenerarsi. Sono, piuttosto, i fantasmi di immortalità che ci vengono agitati davanti il segno più chiaro della nostra voglia di distruzione che coinvolge tutto il pianeta. Ne è una prova il problema, completamente censurato e rimosso, della demografia galoppante, che se da una parte porta all’aumento dei potenziali consumatori, dall’altra condanna a morte certa tantissima gente». Col suo impatto mediatico il caso Englaro ha, poi, fatto scoppiare tutta una serie di contraddizioni della società contemporanea.gorret-p20709784 «E’ emblematica- continua Gorret- l’immagine di questo corpo straziato totalmente in preda a poteri forti: la politica, la chiesa, la medicina, i giornali… Tutti a contendersi un corpo che, tra l’altro, non era più quello della splendida giovane delle foto che ci hanno fatto vedere. Perché almeno negli Stati Uniti le immagini diffuse di Terry Schiavo ne mostravano il disfacimento, qui, invece, si era indotti in inganno. Sembrava, infatti, che la contrapposizione fosse tra la vita e la morte, e non, piuttosto, tra la vita piena e quella artificiale a cui questa persona era affidata da 17 anni. Giustamente, infatti, il padre ha invitato i politici ad andare a vedere in che condizioni fosse Eluana. E qui si aprirebbe l’altro capitolo del feticcio della “quantità” di vita piuttosto che della “qualità”, e di quella più grave “morte seconda” dell’anima, come la definiva San Francesco, che interviene anche se si scoppia di salute. Da questo punto di vista viviamo in mezzo a “morti” che non sanno di esserlo». A proposito di politici, il loro atteggiamento ha reso ancora più esplosiva la situazione… «C’è stata l’incoerenza etica del nostro Presidente del Consiglio, che dopo essersi defilato, temendo una divisione del suo schieramento, quando il problema è diventato una patata bollente ha assunto il profilo del decisionista. Sono, tuttavia, convinto che, come diceva Pasolini, non possiamo ribaltare tutto sulla classe politica, perché, come confermano i sondaggi, la classe dirigente rispecchia il livello etico e culturale della maggioranza degli italiani».

13 aprile 2009 Pubblicato da | Speaker's Corner, Valle d'Aosta | , , , , | Lascia un commento

   

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