Il blog di Gaetano Lo Presti

GOCCE DI MEMORIA GIORNALISTICA

TUTTO IL CALCIO MINUTO PER MINUTO-Quando la radio diventa storia

Mythos, in greco, significa racconto. Un motivo in più per definire “mitica” “Tutto il calcio minuto per minuto”, la trasmissione radiofonica che da ben 51 anni racconta, epicizzandole, le partite del campionato italiano di calcio. Grazie ai suoi giornalisti-aedi generazioni di italiani hanno potuto “vedere” con l’immaginazione le gesta dei loro eroi, che, inserite nella sacralità circolare del rito radiofonico, assumevano contorni, spesso, mitici. E questo anche in tempi recenti, quando, come ha detto il suo conduttore Alfredo Provenzali, « … nel mare procelloso dei diritti, la trasmissione radiofonica ha saputo tenere alta e tesa la bandiera dei doveri.»

Il perchè di questo miracolo italiano si capisce ancor meglio leggendone la storia nel libro “Clamoroso al Cibali- Quando la radio diventa storia” curato da Riccardo Cucchi, che di “Tutto il calcio” dal ’94 è prima voce. Il 17 maggio lo ha presentato ad Aosta in una saletta del Palazzo Regionale con “alcuni vuoti sugli spalti”. A farlo notare, con la puntualità che lo contraddistingue, è stato Livio Forma, il sessantottenne giornalista aostano che nell’occasione lo affiancava, e che, attualmente, è il radiocronista di “Tutto il calcio” con più anzianità di servizio «Nelle 248 pagine del libro- ha detto Cucchi- sono raccolti gli aneddoti, le emozioni e la storia del programma, ma, parallelamente, una bella fetta della storia del costume italiano.» Un’avventura cominciata alle 15.15 del 10 gennaio 1960. Nello studio centrale di Corso Sempione, a Milano, c’era già Roberto Bortoluzzi che avrebbe condotto “Tutto il calcio” fino al 1987. E da Bologna era in collegamento Enrico Ameri. «Ameri e Sandro Ciotti mi hanno insegnato tutto- ha raccontato Forma- Ameri mi definiva il suo “pupillo”, ma, poi, nelle interviste non mi citava mai. Quando gli chiesi il perché mi rispose: bisogna citare quelli che sono graditi ai capi. Era il grande fotografo delle partite, mentre Ciotti le commentava con un linguaggio aulico.»

Roberto BORTOLUZZI

Dalla farina del sacco di Ciotti sembra sia uscita l’espressione che da il titolo al libro: clamoroso al Cibali. Frase che sarebbero stata pronunciata per fotografare l’incredibile sconfitta col Catania, che il 4 giugno 1961 fece perdere il titolo di campione d’Italia all’Inter di Helenio Herrera a favore della Juventus. Da allora “Tutto il calcio” è stata testimone di grandi gioie e dolori, contribuendo, come pochi, al processo di unificazione della lingua, che per  “coloro i quali si fossero messi soltanto ora di fronte all’ascolto” si arricchì di termini come “spalti gremiti”, terreni di gioco “al limite della praticabilità”, “ventilazione inapprezzabile”, difensori di fascia, laterali a sostegno e via discorrendo. Merito di giornalisti educati a non sprecare parole, ad “eliminare il superfluo- come scrive Cucchi nella premessa- per privilegiare la sostanza, a ridare forza alla parola. E all’immaginazione. Una piccola magia che si compie non appena la luce rossa dello studio si accende. Ogni domenica, da 50 anni.” Misura che ha avuto il suo esempio più alto in occasione del commiato di Sandro “Catarro Armato” Ciotti dai “gentili ascoltatori” di “Tutto il calcio”. Era il 12 maggio 1996, quando, al termine di Cagliari-Parma, concluse così la sua radiocronaca: «Soltanto 10 secondi per dire che quella che ho appena tentato di concludere è stata la mia ultima radiocronaca per la Rai, un grazie affettuoso a tutti gli ascoltatori. Mi mancheranno.»                            

                    

31 maggio 2011 Pubblicato da | Calcio, Libri, Televisione | , , , , , , , | 2 commenti

La poesia del calcio secondo PIER PAOLO PASOLINI

Dopo la letteratura e l’eros, per me il football è uno dei grandi piaceri

E’ l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo. E’ rito nel fondo, anche se è evasione. Mentre altre rappresentazioni sacre, persino la messa, sono in declino, il calcio è l’ultima rimastaci. Il calcio è lo spettacolo che ha sostituito il teatro. Perciò considero il calcio l’unico grande rito rimasto al nostro tempo…

Il football è un sistema di segni, cioè un linguaggio… Anche per la lingua del calcio si possono fare distinzioni del genere: anche il calcio possiede dei sottocodici, dal momento in cui, da puramente strumentale, diventa espressivo. 
Ci può essere un calcio come linguaggio fondamentalmente prosastico e un calcio come linguaggio fondamentalmente poetico. 
Per spiegarmi, darò alcuni esempi:

BULGARELLI- gioca un calcio in prosa: egli è un “prosatore realista”

RIVA- gioca un calcio in poesia: egli è un “poeta realista”

CORSO- gioca un calcio in poesia, ma non è un “poeta realista”: è un poeta un po’ maudit, extravagante

RIVERA- gioca un calcio in prosa,  ma la sua è una prosa poetica, da “elzeviro”

Anche MAZZOLA è un “elzevirista” che potrebbe scrivere sul “Corriere della Sera”,  ma è più poeta di Rivera: ogni tanto egli interrompe la prosa e inventa lí per lí due versi folgoranti                                                                                                                                                                   

11 ottobre 2009 Pubblicato da | Calcio, Cinema | , , , , , | Lascia un commento

   

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