Ad Aosta l’AntifaFest dà nuova linfa al 25 aprile

Nata per dare “nuova energia ad una festa della Liberazione atrofizzata ed appiattita sulla commemorazione”, il 25 aprile l‘ “AntifaFest” di Aosta è riuscita nel suo intento coinvolgendo, in una cima di festa, centinaia di persone nella centrale Place des Franchises.
Ad organizzarla è stato il Collettivo Studentesco, movimento apartitico nato nel 2008, che comprende studenti valdostani tra i 15 ed i 25 anni accomunati dall’essere contro la globalizzazione, il capitalismo ed il fascismo (da cui l’Antifa del nome della festa).
«In Italia- ha spiegato Ismail Fayad del Collettivo – il fascismo sopravvive in alcuni gruppi politici, ma, anche, nel razzismo sempre più manifesto e nella repressione sistematica del dissenso. Per ribadire il nostro impegno a resistere a queste situazioni, abbiamo veicolato il nostro messaggio ricreando della socialità intorno alla musica.»
Dalle 17 alle 23 si è, infatti, mangiato, bevuto e, soprattutto, fatto festa con l’accompagnamento della musica di Skattering, Rebel Nova, Sciultz, Sago degli Altroquando e, dalle 20, dei torinesi Madò che Crew. Tra “Bella Ciao” e “Stalingrado”, c’è stato spazio anche per “Io resisto”, in cui il rapper Sago ha ribadito come la soluzione non può che essere collettiva: “se resisto allora sono un partigiano, basterebbe dire tutti insieme: noi resistiamo”.
PIERLUCIO TINAZZI detto SPADINO, semplicemente un eroe


Era il 24 marzo 1999 quando un TIR belga prese fuoco all’interno del tunnel del Monte Bianco. L’incendio che sviluppò richiese ai vigili del fuoco italiani e francesi due giorni di lavoro per essere domato. Le vittime accertate furono 39.
Tra queste Pierlucio Tinazzi, detto “Spadino” per la corporatura smilza. Addetto alla sicurezza della Società Italiana del Tunnel del Monte Bianco, utilizzò l’adorata BMW K75 per salvare quante più persone possibile. Dopo aver portato al sicuro dieci persone, gli risultò fatale il quinto tentativo di salvataggio. Venne ritrovato morto, insieme ad un camionista, all’interno di uno dei rifugi antincendio, trasformatosi in un forno mortale. Per il suo eroico comportamento venne insignito della Medaglia d’oro al valor civile.
Da allora, ogni anno, i motociclisti di tutta Europa lo ricordano, l’ultima domenica di marzo, riunendosi all’ingresso del tunnel del Monte Bianco (quelli del versante italiano lo raggiungono con un corteo che parte dal Piazzale del Mercato di Morgex) con una cerimonia che culmina con il saluto alle vittime del rogo coi caschi alzati verso il cielo.
Il MEMORIAL SPADINO, organizzato dal Coordinamento Motociclisti, ha, di anno in anno, acquistato imortanza.
Il 1° aprile 2012, anche grazie ad una bella giornata di sole, i partecipanti alla XIII edizione hanno raggiunto la cifra record di 5.000, provenienti in parti uguali dai due versanti, italiano e francese, del Monte Bianco.
Qualche anno fa il cantautore valdostano Riccardo De Siena aveva dedicato a Spadino la canzone “Easy Rider”.
Cavalcavi libero / Vento e sole su di te
Nei tuoi occhi l’allegria / Il tuo sogno? Vivere!
Nei tuoi occhi l’allegria / In quel giorno livido
La montagna gigantesca / Non si aspetta quel massacro
Fumo nero guarda cosa capita laggiù?
Corri dentro prova a salvarne più che puoi…
E cavalchi libero / Nei tuoi occhi ora è il cielo
La montagna guarda e piange / Il suo eroe libero!
La “celebrazione” dell’ALLUVIONE del 2000 in Valle d’Aosta tra memoria e retorica
Una decina di bare, portate dalla Dora in piena, incagliatesi sotto il ponte di Chambave. Questa foto, che scattai il 15 ottobre 2000, simbolizza al meglio l’alluvione che ha duramente colpito la Valle d’Aosta tra il 14 ed il 16 ottobre del 2000. Diciassette morti, danni per mille miliardi e settemila sfollati furono il terribile bilancio. Ma ad essere sconvolta fu tutta l’Italia Nord-occidentale, tanto che anche in Piemonte si contarono 4 morti.
A dieci anni di distanza la Valle ha pensato di “celebrare” la catastrofe per “ricordare come la società valdostana abbia saputo rispondere all’emergenza in modo solidale ed efficiente”
e “concorrere a formare una cultura del rischio”. Sono, così, stati stanziati ben 128.150 euro per organizzare varie manifestazioni- dibattiti, conferenze, mostre e spettacoli- legate da un titolo, “Valluvione”, che si è attirato aspre critiche per avere “imbellettato” la tragedia, “banalizzando la storia” e non aiutando “a rendere onore a chi ha vissuto in prima persona gli eventi dell’ottobre del 2000” (http://www.puntorossonero.info/2010/09/16/valluvione-e-abruzzomoto). In effetti la memoria culturale ha il suo fondamento nella commemorazione dei defunti, mentre in “Valluvione” più che il ricordo dei morti, ad essere protagonisti sono parsi i vivi con la continua sottolineatura dell’efficienza della ricostruzione, che indubbiamente c’è stata, e dei potenti mezzi a disposizione dell’attuale protezione civile. Inevitabile la caduta in quella retorica che, come insegnano gli specialisti, è la peggiore nemica della Storia perché finisce, ineluttabilmente, per illuminare solo alcuni aspetti della memoria oscurandone altri.

Sono, per esempio, caduti nell’oblio i risvolti giudiziari per “omicidio plurimo colposo” dei geologi o gli episodi di corruzione avvenuti durante la ricostruzione. Niente di nuovo sotto il sole, come sosteneva Ralph Waldo Emerson la Storia è scritta da chi governa per risucchiare il vecchio scomodo in quello che lui chiamava “l’inevitabile abisso che la creazione del nuovo apre”. Per altri versi nel mare magnum di iniziative ci si è dimenticati di aspetti forse minori, ma che al momento ebbero un’importante, salutare, risonanza emotiva. E’ il caso della Musica, dalla quale vennero i primi segnali di rinascita. Ironia della sorte furono proprio quei tamburi che in Africa evocano, a volte, la pioggia, ad esorcizzare, in Valle l’alluvione. Fin dal 18 ottobre, infatti, i percussionisti dell’associazione “Tamtando” cominciarono ad animare i pomeriggi dei bambini delle zone alluvionate sfollati nella caserma “Testafochi” di Aosta. Quasi per nemesi storica, è stata, poi, la musica a rimandare un’immagine meno edulcorata dell’evento con la canzone dei “Los Bastardos” “Fino in fondo” che mise il dito sull’iniziale sottovalutazione del pericolo (“telegiornale rassicura, non c’è da allarmarsi, niente di preoccupante).
…FINO IN FONDO di Lothar Benso Nieddu-Erik Noro (2002)
telegiornale rassicura
non c’è da allarmarsi
niente di preoccupante
Ma
stranamente insistente
quest’acqua filtra dappertutto
arriva ora fino sotto al letto
trasuda dal muro
(perché?)
e il mio piede dolcemente
sprofonda nel fango
non c’è più tempo
per aspettarti
Prendi la corda o mi butto giù
Muoio con te
Scappa via
E’ notte fonda e più nessuno arriverà
un rumore sordo preannuncia
E sassi e melma sopraggiungeranno!
Forse è meglio andar via
Forse Maria i tuoi figli è meglio salvare
Prendi quello che rimane e scappa
Prendi il meno possibile e scappa
Non ho più tempo
non c’è più tempo
per aspettarti
Prendi la corda o mi butto giù
Muoio con te
Scappa via
Esce il torrente e valanga di fango
La stanza travolgerà
Evacuare le case o questo paesino
La notte non passerà
Forse è meglio andar via
Forse Maria i tuoi figli è meglio salvare
Prendi quello che rimane va via
Forse Maria, forse è meglio andar via
E allora scappa via.
9 novembre 1989: il suono della caduta del Muro di Berlino

9 novembre 1989: il Muro di Berlino è stato da poco abbattuto, quando al checkpoint Charlie di Berlino Est, dove erano avvenuti alcuni dei più tragici tentativi di fuga dalla DDR, arriva MSTISLAV ROSTROPOVICH, il più grande violoncellista dei nostri tempi. Si siede, e davanti alle macerie improvvisa un concerto con alcune suite di Bach. Tutte in tonalità maggiore, perché, dopo 28 anni di vita in tonalità minore, per i berlinesi è giunto il momento della gioia. E, poi, è musica di Bach: assoluta, che unisce i popoli e abbatte le barriere. «Quando sono andato al Muro di Berlino non è stato un atto politico, ma personale. -spiegò Rostropovich- Ero a Parigi, la sera ho telefonato a un amico che mi ha detto di accendere immediatamente il televisore, era di sera. All’inizio non capivo, guardavo quelle immagini e non capivo. Quando ho capito le lacrime hanno iniziato a scendere. Il Muro di Berlino nella mia vita ha avuto il ruolo di una cicatrice sul cuore. Avevo 47 anni quando mi hanno cacciato dall’Unione Sovietica, dopo i 47 anni è iniziata un’altra vita. E queste due vite non si sono mai riunite. Quando ho visto che buttavano giù il Muro di Berlino ho pensato che finalmente avrei potuto avere la speranza che queste due parti della mia vita potessero ricongiungersi. E come un pazzo la mattina successiva ho preso il violoncello, sono salito su un aereo. Non sono andato a Berlino a suonare per la gente, sono andato lì a suonare affinché Dio mi ascoltasse, direttamente dal Muro di Berlino. Una specie di preghiera di ringraziamento a Dio. E davvero, dopo quel giorno, le mie due vite si sono riunite».
C’ERA UNA VOLTA (2) Ricordando la 76^ Adunata Nazionale degli Alpini, nel 2003, ad Aosta
Con la grandiosa sfilata dell’11 maggio 2003 si concluse la 76^ Adunata degli Alpini ospitata da Aosta. E’ stata la più grande festa popolare mai ospitata in Valle d’Aosta, con numeri da record ed emozioni da ricordare. Dietro il suo successo ci fu il lavoro, più o meno oscuro, di centinaia di persone che il 12 maggio furono ringraziate con una megacena, offerta dagli organizzatori della Sezione Valdostana dell’ANA, presso il grande punto ristoro in Viale Chabod che si concluse con una gigantesca torta di 120 chili. A tagliarla furono il Presidente della Giunta regionale Roberto Louvin, il Sindaco di Aosta Guido Grimod, il Presidente Nazionale dell’ANA Beppe Parazzini e quello della Sezione Valdostana Rodolfo Coquillard. 



Il TERREMOTO ABRUZZESE? Un sisma maleducato, che si annuncia emettendo gas (di LIA CELI)
Terremoto in Abruzzo, cominciano ad emergere le prime responsabilità. E l’accusato numero uno è lui, il SISMA: ha sorpreso tutti nel sonno, senza preavviso, nell’era della comunicazione globale, quando nessuno fa più uno sternuto senza anticiparlo con un video su Youtube o almeno con due righe su Twitter. Secondo il responsabile della Protezione civile BERTOLASO, lo sciame sismico che da due mesi interessava l’Abruzzo e le emissioni di radon segnalate dal laboratorio del Gran Sasso non bastavano per parlare di catastrofe annunciata: «E un sisma, in uno dei paesi più industrializzati del mondo, crede di farsi prendere sul serio annunciandosi con tremolii e nuvolette di gas? Gli costava tanto mandare un sms?» A dire la verità, nei giorni scorsi la polizia abruzzese fa aveva intercettato un’inquietante telefonata tra la faglia appenninica e quella adriatica: «Sono sconvolta da sommovimenti profondi, mi sa che nella notte fra domenica e lunedì provocherò un terremoto a l’Aquila. Spero di non fare troppi danni», diceva una zolla, e l’altra: «Non preoccuparti, è zona notoriamente sismica, gli edifici saranno stati messi in sicurezza da un pezzo.»
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