Il blog di Gaetano Lo Presti

GOCCE DI MEMORIA GIORNALISTICA

ARIA NUOVA: musicisti valdostani insieme per i terremotati dell’Abruzzo

L’idea è nata nel giugno scorso sulla scia della canzone “Domani” realizzata dai migliori cantanti pop italiani per aiutare le popolazioni abruzzesi colpite dal terremoto dell’aprile 2009. Perché non fare qualcosa di simile in Valle d’Aosta?, si sono chiesti i musicisti aostani Andrea Dugros e Luca Pera. Detto fatto hanno composto (con Carlo Benvenuto) la canzone “Aria nuova”, contattatando i migliori cantanti valdostani perché la interpretassero. Hanno risposto in ventiquattro, in rappresentanza un po’ di tutti i generi: dal jazz (Donatella Chiabrera) al liscio (Lady Barbara), dalla lirica (il baritono Federico Longhi) alla musica etnica (Ranzie Mensah, Luis De Jyaryot e Maura Susanna), dal rap (i rapper Mene e Shite) al pop (Francesco C, Giorgio Pilon, Andrea Balestrieri, Maximilian Noussan, Patrick Mittiga, Francesco Tripodi, Patrick Vignale, Joe Sopala, Luca Stefanoli, Elisabetta Padrin, Morena Avenoso, Carlo Benvenuto ed Erika Iamonte). Senza contare che tra i musicisti che hanno confezionato la base musicale c’erano i fratelli Remy e Vincent Boniface della premiata ditta “Trouveur Valdoten”. Tutti insieme per la prima volta, eccezionalmente riuniti in una canzone e nel bel video della giornata di registrazione (un afoso 5 luglio) realizzato dal bravissimo Alessandro Di Renzo. Con tutta questa carne al fuoco il lavoro di post produzione è stato lungo ed impegnativo, concludendosi solo a fine ottobre. La presentazione del Cd è, quindi, avvenuta  il 21 dicembre, al Palazzo Regionale di Aosta, alla presenza del Presidente della Giunta Augusto Rollandin e dell’Assessore regionale all’Istruzione e Cultura Laurent Vierin. L’Amministrazione regionale ha, infatti, deciso di comprare mille copie del Cd, mentre altre mille saranno disponibili, dietro un’offerta minima di cinque Euro, nella sede di Via Trottechien del Centre Musique Aosta che fa capo ad Andrea Dugros. Il ricavato sarà devoluto a Lucoli, il paese abruzzese con il quale la Valle ha, in occasione del terremoto, stabilito un gemellaggio di solidarietà. 

ARIA NUOVA  (Testo: Carlo Benvenuto e  Luca Pera  Musica: Andrea Dugros)

Metti insieme tante mani e avrai / la certezza di un sorriso li per te

basta solo respirare / l’aria fresca e nuova che ti arriverà

Per colmare le distanze  / acqua che ci porta al mare

non siam poi così lontani  / un motivo per cantare  

 …per te …per noi …con te …l’aria è nuova

Metti ancora qualche mano e saprai  /  riscaldare cuore e anima …vedrai

come un grande girotondo  / senti tutte questa voci intorno a te

 Le vallate colorate  /  non son poi così distanti

se bastasse una canzone   /  per sentirci più vicini    /   …così …sarà …calore

Respira …gira nell’aria  / respira …prendi fiato e / respira …guarda che cielo   

 respira …oggi più che mai  / …siamo noi …siete voi …l’aria è nuova

 C’è un profumo nuovo che    /     su dalle montagne si alza e vola giù

come fosse un fiore fresco che  /    poi di mano in mano passa e arriva lì

 Porterà tanti colori    /    serve a non sentirsi soli

come fosse un grande abbraccio    /    un sorriso che ti passo    /     …così …sarà …luce

Respira …gira nell’aria  / respira …prendi fiato e / respira …guarda che cielo   

 respira …oggi più che mai  / …siamo noi …siete voi …l’aria è nuova

25 Dicembre 2009 Pubblicato da Gaetano Lo Presti | Musica valdostana | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Ancora nessun commento.

Chiedete alle oche e ai tacchini la loro opinione sul Natale…

Tutto è relativo in questo mondo.  Chiedete un po’ alle oche e ai tacchini la loro opinione sul Natale…

Peter Willforth

24 Dicembre 2009 Pubblicato da Gaetano Lo Presti | Aforismi, Miei gatti | , , | 2 Commenti

Natale con LADY BARBARA

Se è vero com’è vero che il Natale si festeggia con le persone più care e familiari, cosa c’è di meglio che allietarlo ascoltando il nuovo Cd di Barbara Matteucci in arte Lady Barbara? Nei venti anni di attività che il Cd celebra, la cantautrice valdostana ha, infatti, sottolineato con le sue note gli avvenimenti lieti e le feste di migliaia di valdostani. Tanti di quei momenti gioiosi sono sicuramente legati ai quattordici brani del Cd “Lady Barbara Volume 5” nel quale la cantante ripropone, con nuovi arrangiamenti, alcuni  suoi grandi successi: dagli inni più genuini alla Valle- come “Dzoà de noutra tera”, “Ma Reina” e “Coeur Valdotain”-  a “Lu me paisi” che riflette le sue origini calabresi in quanto è dedicata a San Giorgio Morgeto, il paese dei nonni materni. Per non parlare di “Aosta mia” (con testo di Ciccio Carere) che esprime un suo personalissimo “compromesso etnico” fra le sue due anime. Ma nel Cd c’è anche una versione in francese della celebre “Amici miei” di Piero Montanaro (la traduzione è di Claudine Ottin-Pecchio), la beguine “Eravamo in 19” che Franco Bagutti ha dedicato ai soldati morti nell’attentato di Nassirya, “Si fran counteun” scritta  dall’allievo Daniele Bionaz e vari strumentali. C’è anche il languido terzinato “Amo te” cantato con particolare trasporto da Giuseppe “Gus” Boemio che da due anni è il compagno di vita ed Arte di Barbara. Oltre a Gus, che suona chitarra e sassofono, l’attuale gruppo di Lady Barbara annovera Francesco Bencardino (fisarmonica), Piergiorgio Cerise (voce), Alessandro Anzalone (tastiere) e Gaspare Giardina (batteria). Il Cd può essere acquistato presso il negozio aostano “Musica e Ricordi” e durante i concerti del gruppo, il primo dei quali allieterà il pranzo di Natale del ristorante ”Ancien Bracconier” di Sarre.

Per ulteriori informazioni su Lady Barbara cliccare su http://www.myspace.com/ladybarbaralivemusic

23 Dicembre 2009 Pubblicato da Gaetano Lo Presti | Musica valdostana | , , , , , , , , , , | Ancora nessun commento.

L’energia selvaggia di MARINA REI

Il 16 dicembre scorso, nella giornata dedicata dalla “Cittadella dei Giovani” di Aosta alla rievocazione del quarantennale del festival di Woodstock (in collaborazione con la “Fondazione Arezzo Wave- Italia Wave“), lo spirito libero di quegli anni si è incarnato nella cantautrice romana Marina Rei, che, nel corso del concerto tenuto nell’Auditorium, ha dato un’interpretazione memorabile di “Piece of my heart”, restituendone la stessa selvaggia energia  con la quale nell’agosto 1969 Janis Joplin aveva infiammato la platea. «Mi piace questa cosa dell’energia selvaggia-  ha detto la Rei- perché mi sento nello stesso tempo energica e selvaggia. Adesso non c’è più quello spirito di grande aggregazione collettiva e di fermento giovanile di controtendenza, anche se ce ne sarebbero di cose a cui opporsi. A cominciare dalla musica che è sempre più in mano agli affaristi piuttosto che ai musicisti. Non a caso io da tempo sono passata alle etichette indipendenti, rinunciando consapevolmente ad un certo tipo di benefici che le grandi case discografiche danno in cambio della libertà artistica. Certo questo porta a dover essere più responsabili, ma oggi come oggi è difficile poter creare qualsiasi valore se non cominciamo a prenderci la responsabilità delle nostre vite.» Che non ci sia più lo stesso spirito di Woodstock lo si è visto anche dal fatto che ad assistere al concerto alla “Cittadella” ci fossero solo una trentina di persone, con una preoccupante (ma ormai abituale nei concerti che non si presentano come “evento”) assenza di giovani e musicisti locali. Un vero peccato, visto l’altissimo livello di un’esibizione incentrata sul repertorio del suo ultimo, bellissimo, Cd “Musa”. «Guardo alla Musa da un punto di vista femminile, identificandola nella capacità di essere un riferimento fondamentale, cosa che spesso succede alle donne sia in famiglia che nella società e nell’Arte. Tutto il contrario della visione, attualmente imposta dai media, di una femminilità fatta solo di fisicità che non mi appartiene e non appartiene alla donna.» Uno dei momenti più alti del concerto è stata la devastante esecuzione (con la Rei al canto ed alla batteria)  di ”Donna che parla in fretta“, uno dei pezzi chiave del Cd che  termina con la frase “io so come godere”.  «La testo della canzone-  aveva spiegato- è la mia traduzione di “Fast speaking woman” di  una poetessa della beat generation, Ann Waldman, che mi ha colpito per come viene decritto,  a 360 gradi e in modo quanto mai attuale, l’universo femminile.La parte finale l’ho tradotta con “io so come godere” perché mi piaceva l’idea  della necessità femminile di trasmettere e provare piacere senza nessun tipo di vergogna e regola

20 Dicembre 2009 Pubblicato da Gaetano Lo Presti | Musica | , , , , , , , | Ancora nessun commento.

Le architetture sonore di LUDOVICO EINAUDI alla “Cittadella dei Giovani”

Il nuovo Auditorium della “Cittadella dei Giovani” ha avuto un battesimo d’eccezione, lo scorso 14 dicembre, grazie alle architetture sonore senza tempo del compositore Ludovico Einaudi, il cui concerto solistico ha visto i 200 posti della piccola struttura esauriti. «I miei Cd- ha spiegato- li vedo come se avessero un’architettura: con colonne più imponenti che sostengono il palazzo, e poi vari ambienti che vanno dalle camere più piccole e intime agli ampi saloni. Nell’ultimo Cd, “Nightbook”, c’è perfino un brano, “Planets”, che vedo come una stanza senza pavimento. E’ un pezzo costruito come una polifonia cinquecentesca a quattro voci, in cui le quattro parti girano come dei pianeti cercando un equilibrio tra astrazione e spirito. Il pezzo termina con un lungo silenzio, prima di una traccia fantasma, che esprime la dimensione dell’attesa tipica della notte.» Concetti che Einaudi ha saputo tradurre in una musica comunicativa che ingloba varie esperienze (dal jazz-rock degli esordi alla musica contemporanea), esaltandosi nella dimensione “live” del concerto solistico, che, com’è successo ad Aosta, gli permette di seguire liberamente l’estro del momento. «Ho cominciato a eseguire la mia musica al pianoforte dal vivo per comunicare direttamente con il pubblico. Un po’ come fanno i cantautori popolari come Dylan che cantano quello che hanno dentro senza l’apparato dei rituali della musica classica.» Una comunicazione che, indubbiamente, funziona, visto il seguito che Einaudi ha da parte di un pubblico che trova nelle ripetitività evocativa della sua musica ampi spazi per guardarsi dentro. Finestra interiore che caratterizza anche i brani di “Nightbook” che hanno costituito l’ossatura del concerto aostano: «E’ una musica articolata su varie dimensioni: ci sono momenti di luce, di mistero, di sorpresa, di passione, di desiderio e, soprattutto, c’è il sogno in cui tutto può succedere

Michelangelo Buffa, Ludovico Einaudi, Gaetano Lo Presti

19 Dicembre 2009 Pubblicato da Gaetano Lo Presti | Musica | , , | Ancora nessun commento.

L’Oriental Pearl Tower di Shanghai

Come spesso succede in Cina, l’idea che è alla base dell’Oriental Pearl Tower di Shanghai è poetica: il suo disegno dovrebbe, infatti, evocare il suono prodotto dal liuto come descritto da un poema della dinastia Tang. Tutto ciò nel 1995 si è concretizzato in una struttura avveniristica composta da cinque sfere collegate da tre colonne che culmina con un’antenna  di ben 118 metri che trasmette programmi radio e televisivi. L’altezza totale di 468 metri ne fa la torre più alta in Asia e la terza torre più alta del mondo (nel 2014 è previsto il completamento della Shanghai Tower che arriverà fino ai 632 metri). Oltre a dominare lo skyline del distretto di Pudong, l’Oriental Pearl Tower è famosa per essere comparsa in diversi film come Godzilla e Mission Impossibile III. La torre possiede tre livelli per l’osservazione: a 90 metri (Space City), a 263 metri (Sightseeing Floor) e a 350 metri (Space Module). Lo spettacolo che si vede da quest’ultimo è da vertigine. Non è, quindi, tanto strano che, com’è successo a me nella foto, si possa cadere giùùùùù…

18 Dicembre 2009 Pubblicato da Gaetano Lo Presti | Viaggi | , , , , | 3 Commenti

La luce di CLAUDIA GERINI e l’Ombra di FEDERICO ZAMPAGLIONE al “Noir in Festival”

La luce e l’ombra. Lei a mostrare, radiosa, una matura bellezza neanche minimamente scalfita (anzi) dalla recente seconda maternità.  Lui a (di)mostrare il suo “dark side” presentando, fuori concorso, il suo secondo film “Shadow“. L’attrice Claudia Gerini ed il cantautore Federico Zampaglione sono stati  la coppia più ammirata della diciannovesima edizione del “Noir di Festival” svoltasi a Courmayeur dal 7 al 13 dicembre. «Un paio di anni fa – ha raccontato Zampaglione – stavo andando in bicicletta con Claudia nei boschi, quando, ad un certo punto, mi volto e lei non c’era più. Allora ho iniziato a chiamarla e a cercarla rifacendo la strada al contrario. Ero terrorizzato, quando, finalmente, l’ho trovata che stava facendo pipì dietro un albero! Mi sono veramente sorpreso di quanto spaventi la scomparsa improvvisa di qualcuno che ti è caro, soprattutto quando sei in un luogo solitario come un bosco. Cosi’ quando sono tornato a casa mi è venuta l’ispirazione è ho cominciato a scrivere il soggetto che poi sarebbe diventato ‘Shadow’». Il film racconta la storia di David, giovane soldato americano tornato dal fronte iracheno, che parte per l’Europa per mettersi alle spalle la tremenda esperienza della guerra. In un affascinante quanto misterioso luogo di montagna incontra Angeline con la quale si mette ad esplorare un luogo isolato dove aleggiano antiche leggende. Presto, però, la cosiddetta “normalità” si trasforma in un incubo più orribile della guerra, con due cacciatori che li inseguono per ucciderli e un nemico ancor più oscuro che li attende. «E’ un film molto violento- aveva detto Zampaglione- Sono un appassionato di horror, e facendo questi film (nel 2007 aveva diretto “Nero bifamiliare”, un film a metà fra noir e commedia: n.d.r.) sfogo, un pò schizofrenicamente, il mio dark side. Anche musicalmente sono più crepuscolare che solare.» Il 12 dicembre, nel corso della serata finale del “Noir in Festival”,  Zampaglione ha fatto un breve concerto riproponendo al “PalaNoir” una parte della colonna sonora psycho- dark del film con gli “Alvarius”, un trio formato con il fratello Francesco (batteria) e Andrea Moscianese (chitarra). «Sono tutti brani strumentali, molto d’atmosfera, completamente diversi da quelli dei “Tiromancino”. Io mi sono limitato a dare delle indicazioni ed una supervisione, ma sono stati Andrea e Francesco a portare avanti l’aspetto compositivo cimentandosi con suoni sperimentali e profondi.»  Accanto agli echi dei “Goblin” (il gruppo che frmò per Dario Argento il memorabile commento musicale di ‘Profondo rosso”:n.d.r.),  a predominare nella musica del trio è il “noise” che riflette le esperienze di Moscianese che vanta al suo attivo una tournee mondiale con Joe Lally,  bassita dei “Fugazi”. Un’ultima curiosità: il nome del trio deriva da quello del Bufo Alvarius, un rospo allucinogeno che se leccato (e nel film lo è)  produce allucinazioni provocate dalla bufotenina secreta dalle ghiandole della schiena.

15 Dicembre 2009 Pubblicato da Gaetano Lo Presti | Cinema, Musica | , , , , , , , , , , , , , , , | Ancora nessun commento.

L’inquieta scrittura Noir di SAMUELE BERSANI

Lo stretto rapporto tra “Noir in Festival” e musica ha fatto sí che negli ultimi anni diversi giovani cantautori italiani siano venuti, a vario titolo, a Courmayeur. Dopo David “Boosta” Dileo dei “Subsonica”,  scrittore di Noir, e Niccolò Fabi, che lo scorso anno partecipò coi “Mokadelic” all’evento “Ancora sulla cattiva strada” di Gabriele Salvatores, nell’edizione 2009 è stata  la volta di Samuele Bersani, che ha fatto parte della giuria del Festival, e di Federico Zampaglione (che sabato 12 dicembre ha presentato fuori concorso il suo film “Shadow” e si è esibito al Palanoir, prima della cerimonia di premiazione, con il nuovo gruppo “The Alvarius”). «Il mio rapporto con il noir risale ad oltre venti anni fa – ha spiegato Bersani- perché il “Noir in Festival” è nato dal “MystFest”, il Festival internazionale del giallo e del mistero per il quale lavoravo perché si svolgeva a Cattolica, la mia città. A parte questo c’è, comunque, la mia passione per il cinema, e, soprattutto, per il Noir che si è trasferita nei testi delle mie canzoni, anche perché quando scrivo sono molto cinematografico e mi esprimo per immagini.» Si scopre, così, che la produzione di un cantautore come Bersani, considerato “leggero” per successi come “Chicco e Spillo”(che è, comunque, la storia di una rapina) e “Spaccacuore”, è, in realtà, attraversata da una vena noir. «E’ un filone che emerge fin dalla mia primissima canzone “Il mostro” che parla della paura che fa il mostro che abbiamo dentro. Mi ricordo anche che nel 2003 mi chiamarono al “Noir in Festival” per il testo della canzone “Cattiva” in cui invitavo a chiedere l’autografo ad un assassino. E la copertina del mio ultimo Cd, “Manifesto abusivo”, potrebbe benissimo essere la scena di un Noir.» Potrebbe essere scritta da uno sceneggiatore noir anche Pesce d’aprile”, la canzone dell’ultimo Cd nella quale è più evidente la scrittura inquieta di Bersani che gioca spesso sulla dicotomia tra le immagine crude del testo e la musica che c’è sotto. «Già in “Chicco e Spillo” su una musica apparentemente rassicurante che sembrava una filastrocca per bambini cantavo cose molto taglienti. Le chiavi di lettura delle mie canzoni sono almeno due, poi molto dipende dalla sensibilità dell’ascoltatore.» Nelle sue ultime canzoni si possono, così, ritrovare uomini fragili che “potevano essere farfalla e sono rimasti crisalide”, che perdono i pezzi vivendo come dentro un pesce d’aprile e perdendosi in labirinti senza uscita. «Io, comunque, non sono senza speranza, perché intravedo una via d’uscita e spero sempre che le cose migliorino. Scrivere canzoni è come andare dallo psicologo senza pagarlo perché quando, poi, rileggi delle cose che hai scritto sembra appartengano ad altri. Sono molto curioso in assoluto, per cui mi piace sorprendermi ogni volta scrivendo canzoni sempre diverse. E’ una libertà che altri, che hanno avuto tanto successo, non hanno, per cui finiscono per ripetersi prigionieri del clichè

13 Dicembre 2009 Pubblicato da Gaetano Lo Presti | Cinema, Musica | , , , , , , , , , , , | Ancora nessun commento.

Il NOIR IN FESTIVAL conferma che il Noir si addice agli scrittori sardi

Con 45 case editrici locali, oltre 300 nuove uscite all’anno ed uno scrittore ogni settemila abitanti si parla ormai della Sardegna come dell’isola degli scrittori. Lo ha confermato l’incontro “Meglio Sardi che Noir” organizzato lo scorso martedì 8 dicembre presso il Jardin de l’Ange di Courmayeur nell’ambito del “Noir in Festival”. Condotto da Marcello Fois (il cui “Sempre caro”, pubblicato nel 1988, è preso come punto d’inizio del boom sardo), l’incontro ha visto gli scrittori Michela Murgia, Giulio Angioni, Giovanni Maria Bellu, Wilson Saba e Giorgio Todde concordare sul fatto che il Noir si addice a questo popolo rimasto per secoli felicemente appartato”. C’è stato chi, come Todde, ha parlato di particolare corredo genetico mantenutosi inalterato soprattutto nel centro dell’isolaPer essere noir basta essere… noiresi») e chi, come la Murgia, ha attribuito l’attitudine ad una cattiva coscienza con conseguente senso di colpa. «Anche quando le narrazioni battono tutt’altre strade- ha detto- noi sardi non riusciamo a fare a meno dell’idea di essere detentori di destini misteriosi da illuminare, di essere vittime di complotti nascosti orditi dal Fato o dai nostri vicini di casa, e la certezza granitica di avere sempre un colpevole dietro, accanto o dentro che ci esigerà complici o carnefici al momento giusto. Probabilmente siamo un popolo che ha qualcosa da nascondere, ma non ci ricordiamo dove diavolo lo abbiamo messo.» Da ciò deriverebbe una scrittura dell’inquietudine che, oltre ad essere comune a molti scrittori sardi, è, anche, l’anima del Noir. Soprattutto quello praticato, più o meno consapevolmente, dagli scrittori sardi presenti a Courmayeur che, stando in bilico tra ponderabile e imponderabile, tendono ad indagare i massimi sistemi, raccontando vicende a tinte più o meno forti dove la domanda principale non è tanto “chi è stato?”, quanto, piuttosto,perché l’ha fatto?”

12 Dicembre 2009 Pubblicato da Gaetano Lo Presti | Libri | , , , , , , , , , | Ancora nessun commento.

TIZIANO FERRO a Saint-Vincent: piccoli passi, grandi cifre

Tiziano Ferro è “condannato” a fare notizia. Al punto che se ne è fatta una ragione ludolinguistica cantando “notizia è l’anagramma del mio nome”. E notizia ha, inevitabilmente, fatto anche in occasione del concerto dello scorso 7 dicembre al Palais Saint-Vincent per la “Saison Culturelle”. A cominciare dalle cifre: dai 157 mila Euro più IVA che lo hanno convinto a fare un concerto “extra tour” agli oltre 1800 spettatori che hanno riempito il Palais, confermando come sia ormai diventato un fenomeno di costume. “Voglio che tu capisca quanto unico, prezioso e insostituibile sia tu nella nostra vita”, recitava, non a caso, il cartello inalberato da un gruppo di fans che avevano conquistato le posizioni più vicine al palco dopo ore di coda sotto la pioggia. Un amore incondizionato che TzN (diminutivo con cui lo chiamano le fans) ha mostrato di ricambiare durante l’intervista concessa poco prima di salire sul palco. «A me la musica ha cambiato la vita sotto ogni punto di vista e vorrei fosse cosí anche per gli altri. E’ una grande responsabilità perché rispetto a certe situazioni mi sento incapace di essere veramente utile, se, però con le mie canzoni ci dovessi riuscire anche solo per l’un per cento sarei felice.» Parole dette con uno di quei suoi sorrisi smaglianti che fanno “scogliere” le ammiratrici, ma che, evidentemente, non hanno lo stesso effetto sulle giornaliste, visto che una di queste gli ha ricordato l’interessamento della Guardia di Finanza per una ipotetica fuga di capitali all’estero legata al trasferimento della sua residenza a Londra. «Sono in pace con me stesso e le cose che faccio. – ha ribattuto il cantante – Questo lavoro mi ha insegnato che bisogna seguire la propria coscienza senza temere quello che gli altri possono pensare.» E’ grazie a questa filosofia, al talento e ad una volontà “di ferro” che è riuscito a superare ostacoli per altri insormontabili, diventando, a soli ventinove anni, uno dei migliori cantautori italiani. Uno dei pochi che riesce a mettere d’accordo critica, pubblico e, addirittura, colleghi come Franco Battiato. Al punto che questo ha finito per scrivere con lui un pezzo – “Il tempo stesso”- in cui non si capisce dove finisca Battiato ed inizi Ferro. «E’ stata una cosa surreale perché io ho scritto il testo e lui la melodia, stupendosi delle mie parole che avrebbero potuto benissimo essere scritte da lui. Credo sia la prima volta che Battiato canti il testo di un altro, ma conoscendoci ci siamo scoperti molto simili, con lo stesso interesse per il mondo, le lingue e  le culture diverse dalla nostra.» Tra le canzoni cantate a Saint-Vincent c’è stata anche “Non ti scordar mai di me” che due anni fa portò Giusy Ferreri al successo grazie alla trasmissione “X Factor”. Cosa ne pensi del fenomeno dei talent show televisivi? «Non invidio i concorrenti perché non è facile diventare famosi in un mese per poi dover pareggiare i conti». Se fossi agli inizi della carriera parteciperesti anche tu? «Lo farei, anche se sicuramente non vincerei, perché non ho mai vinto niente e tutte le volte che ho provato ad andare di fretta mi è andata male. Sono per la politica dei piccoli passi: tutte le cose che ho ottenuto, negli studi come nel lavoro, le ho conquistate a poco a poco… si vede che questo è il mio Karma.»

 

11 Dicembre 2009 Pubblicato da Gaetano Lo Presti | Musica | , , , , , | 1 Commento