Le colonne sonore immaginarie dei RONIN all’Espace Populaire di Aosta

“Ronin”, in giapponese, indicava i samurai caduti, per vari motivi, in disgrazia, che però, pur essendo perdenti con lo stigma del fallimento, continuavano a vivere ed operare con dignità ed eroismo. Dal 1999 Ronin è il nome del gruppo guidato dal trentottenne chitarrista e batterista ravennate Bruno Dorella. «E’ un’attitudine in cui ci riconosciamo.- ammette- Anche perché, in fondo, la stessa musica indie è fatta di eroici e bravissimi musicisti che, però, il mercato discografico tende a ghettizzare.»
Quanto siano bravi i Ronin lo dimostrano nell’ultimo cd pubblicato, “Fenice”, che, acclamatissimo dalla critica specializzata, è stato presentato il 21 gennaio all’Espace Populaire di Aosta, nell’ambito della rassegna “Espace Indie Friday”. «Si intitola così- ha spiegato Dorella prima del concerto- perché rinasciamo dalle ceneri di qualche defezione e delusione che mi stavano portando a sciogliere il gruppo.» A convincerlo a continuare hanno provveduto i membri superstiti, l’altro chitarrista Nicola Ratti e il bassista Chet Martino, che, con l’ingresso dell’eclettico batterista Paolo Mongardi, costituiscono l’attuale formazione.
E’ questo il quartetto che si è esibito all’Espace per il terzo concerto di un tour di oltre trenta date che li porterà in giro anche per l’Europa (da Londra a Vienna, da Praga a Berlino), entusiasmando con il repertorio dei cinque cd finora pubblicati, che negli anni si è evoluto conservando le stesse coordinate: musica strumentale basata sulle chitarre che vuole creare atmosfere da colonna sonora immaginaria. «Sono un cinefilo- confessa Dorella- ma, soprattutto, amo le musiche da film. Da Henry Mancini a Morricone, da Angelo Badalamenti a Ry Cooder, è questa la musica che mi è entrata nel cuore.»
Lo conferma “Fenice”, cd vario e godibilissimo, con vertici come il paludoso country-psichedelico “Selce”, la swingante “Gentlemen only” e la luminosità sudamericana della finale “Conjure Men”. Ad arricchire di timbri strumentali del cd hanno provveduto numerosi ospiti, tra questi il padre di Dorella, Umberto (grazie al quale il batterista è, tra l’altro, fratellastro della celebre ballerina Oriella Dorella). E’ lui a suonare l’organetto elettrico in “It was a very good year”, cover di un pezzo di Frank Sinatra. «E’ una tradizione mettere nei nostri cd una cover.- conclude Dorella- In genere sono legate alla mia infanzia, questa, in particolare, era un cavallo di battaglia di mio padre nelle feste familiari, per cui l’ho portato in studio, anche se erano venti anni che non toccava una tastiera.»
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