Il blog di Gaetano Lo Presti

GOCCE DI MEMORIA GIORNALISTICA

Per una sera i KYMERA nuovamente profeti in patria

Come succede nelle famiglie in periodo di crisi, anche nelle rassegne musicali valdostane di questa estate si tende sempre più a fare coi prodotti che si hanno in casa. Ci si accorge così che, grazie ad una generale crescita qualitativa dei musicisti locali, i concerti “a chilometri zero” riescono a soddisfare anche i palati più fini. E’ il caso dell’appuntamento dell’Aosta Sound Fest che il 25 giugno ha visto sfilare sul palco dello stadio Puchoz tre gruppi che rappresentano il lato più soft della scena locale: i PolEnTino, la MB Band e, soprattutto, i Kymera. L’ultima volta che questi ultimi si erano esibiti ad Aosta era il 30 ottobre dello scorso anno, per un concerto, alla Cittadella dei Giovani, che Davide Dugros e Simone Giglio avevano organizzato per ringraziare i fans che li stavano sostenendo nell’avventura X Factor 4. Questa volta hanno fatto vedere come il loro percorso artistico si stia evolvendo dalle pregevoli interpretazioni di brani altrui (in questo caso le ruggeriane “Polvere” e “Atlantide”) alla proposta di proprie composizioni, come “Eden” e l’inedito “Planetarium”. «Quest’ultimo è stato un omaggio per i nostri fans- ha spiegato Davide- Vi sottolineiamo l’importanza dei sogni e della capacità di lottare per realizzarli. Non c’è nulla di utopico se ci si crede e si lotta per ottenerlo, forti della speranza che l’utopia diventi realtà Inevitabilmente si è tornato a parlare di “Utopia”, il concerto spettacolo che il 28 maggio i Kymera hanno messo in scena, in prima nazionale, all’auditorium di Pont-Saint-Martin. Quali sono state le ripercussioni? «Entusiastiche tra i nostri fans che sono arrivati da tutta Italia. C’è stata, anzi, più affluenza da fuori che dalla Valle. Anche gli addetti ai lavori presenti sono rimasti molto soddisfatti perché hanno capito l’originalità del progetto. Abbiamo stabilito contatti che stiamo portando avanti e che potrebbero riguardare anche l’estero.» Tra i fans attirati a Pont-Saint-Martin dal viaggio musicale nell’inconscio dei Kymera c’erano anche Nathalie Giannitrapani e Stefano Gentiloni, loro compagni d’avventura nella scorsa edizione di “X Factor”. «Alla fine erano entusiasti- ha raccontato Davide- e ci hanno detto che hanno visto la nostra vera essenza e toccato con mano il potere di coinvolgimento che ha il nostro progetto, che è ben diverso dalle covers interpretate a X Factor.» A parte “Everything I do”, con Davide alla chitarra acustica, e “My precious one” a cappella, al Puchoz i Kymera si sono esibiti con le basi musicali. Per ascoltarli in Valle accompagnati da un gruppo musicale bisognerà aspettare il 6 agosto quando si esibiranno a La Thuile per “Esta Thuile”. «Quello sarà un vero concerto di un’ora e mezza con un trio di bravissimi musicisti milanesi. Sarà un modo simpatico per festeggiare l’estate interpretando alla nostra maniera celebri covers e qualche nostro brano. »                                                                                                 

29 giugno 2011 Pubblicato da | Musica | , , , , , , , , | 3 commenti

MAX GAZZE’: per me la musica è il libretto d’istruzioni della realtà

Anche se è stato inserito tra i candidati solo all’ultimo momento, il quarantaquattrenne Massimiliano “Max” Gazzè aveva tutte le carte in regola per aspirare alla vittoria nel quarto Premio Mogol che si è svolto ad Aosta il 14 giugno. A cominciare, naturalmente, dalla canzone in gara, “Mentre dormi”, una soffice ballata in cui melodia fa rima con poesia. «E’ una canzone che descrive la sublimazione dello stato primordiale, nascente, dell’amore per un soggetto che può, indifferentemente, essere una madre, un figlio o un compagno- ha spiegato Gazzè al termine della conferenza stampa-. E’ nata grazie all’alchimia con una persona speciale come il mio amico poeta Gimmi Santucci (presente anche lui ad Aosta:n.d.r.)

Sulle proprietà della musica hai scritto addirittura una canzone, “Una musica può fare”, in cui, tra le altre cose, canti: “una musica può fare amare soltanto parole, una musica può fare parlare soltanto d’amore”…« parlo dei massimi sistemi, della mistica della musica che per me è come il libretto d’istruzioni della realtà. Perché tutto è musica, la materia stessa è suono rallentato. E’ come il Big Bang senza il quale saremmo tutti polvere. Siamo tutti immersi nella musica

Battuta al Premio Mogol da “Le tasche piene di sassi” di Jovanotti, “Mentre dormi” ha, comunque, già vinto un David di Donatello 2011 come “miglior canzone originale” nel film “Basilicata coast to coast” di Rocco Papaleo (autore anche del video ufficiale della canzone), film nel quale Gazzè ha interpretato un musicista muto. «Tutto nasce e finisce nel silenzio.- ha chiosato, a tal proposito, Max- Non ci potrebbe essere musica se non ci fosse il silenzio che la precede. Se, poi, la musica serve a veicolare significati emotivi, l’essere in arte può aversi anche senza produrre suono

Sei d’accordo con quanto è stato detto nella conferenza stampa di oggi che nella musica c’è già la parola? «Sì, ma sono convinto anche del contrario, che, come diceva Mallarmé, “la poesia è già musica”. L’insieme, poi, di parole e musica è un’altra forma di linguaggio, che, grazie all’alchimia che si stabilisce, riesce a veicolare significati che vanno oltre l’emotività della musica o della poesia, comunicando al di là delle capacità che il cervello ha di interpretare certe cose.»

Foto di Nadia CAMPOSARAGNA

28 giugno 2011 Pubblicato da | Cantautori, Cinema, Poesia | , , , , , , , , , , | 1 commento

JAM AOSTA ROCK: una marmellata di pietre miliari del rock anni Settanta

Willy Nigrisoli

Jam Aosta Rock” ha ricordato le marmellate di una volta, quelle fatte in casa con elementi genuini e tanto amore. Gli ingredienti del concerto, tenutosi la sera del 26 giugno allo stadio Puchoz di Aosta, erano, infatti, di primissima qualità: le covers di brani celeberrimi che hanno segnato la storia del rock degli anni Settanta. A servirle con gusto c’hanno pensato alcuni veterani del rock chez nous, tornati a ruggire gli antichi inni in compagnia di validissimi giovani seguaci dello stesso verbo. In alcuni casi si è, addirittura, trattato di padri e figli: come Fabio e Maurizio Baldassarri, chitarristi dei Fuszion Cream che hanno riproposto pezzi dei Cream di Eric Clapton. O Sergio (tastiere) e Simone Cremaschi (chitarra) che, coi Re-Visione, hanno interpretato “Proud Mary” e gli altri classici dei Creedence Clearwater Revival. Tutti giovanissimi, invece, i J.B. Experience cimentatisi col mitico Jimi Hendrix. Dove, però, l’atmosfera del Puchoz si è fatta incandescente è stata con le covers degli inventori dell’hard rock: i Led Zeppelin e i Deep Purple. I primi brillantemente riesumati dai Wild Company del bravissimo Raffaele Rossi, giovane clone di Plant, e del chitarrista Willy Nigrisoli, ideatore dell’iniziativa. «Per via di Jimmy Page sono il mio gruppo preferito- ha confessato Nigrisoli- Credo di essere uno dei pochi valdostani che li ha visti due volte dal vivo nel 1972. La prima a Montreux, e il biglietto costava 8.000 lire, e la seconda al Palais du Sport di Parigi. Era da poco uscito “Led Zeppelin IV” di cui al Puchoz abbiamo fatto “Black dog” e “Rock and roll”.» Gran finale coi Nuova Officina e le loro covers dei Deep Purple. Una dedizione, la loro, consacrata da due storici membri del gruppo nel corso di memorabili concerti al «Pigalle» di Aosta: l’8 dicembre 2007, col batterista Ian Paice e il 4 settembre 2009 col tastierista Don Airey.                                                                                                                                                                                                     

 

27 giugno 2011 Pubblicato da | Musica | , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Il “disordine dell’innocenza” dei SUBSONICA entusiasma Aosta

C’è un rapporto privilegiato tra Aosta e i Subsonica. Al punto che alcuni membri del gruppo torinese vi hanno lasciato pezzi di cuore. Letteralmente. «Tra il migliaio di concerti che abbiamo fatto, sono quelli in Valle che ricordo meglio.- ha confessato il tastierista Davide “Boosta” Dileo- In particolare uno al “Liberatutti”, negli anni Novanta, che psicologicamente fu devastante perché in un colpo solo sia io che Max (Casacci, il chitarrista) e Samuel (Romano, il cantante) fummo lasciati dalle fidanzate. Per me che guido gli aerei, poi, sorvolare la Valle è ogni volta emozionante

Emozione che, musicalmente, si è ripetuta il 23 giugno nel corso di un concerto allo stadio Puchoz, inserito nell’Aosta Sound Fest, che è stato il secondo del tour estivo iniziato a Genova il 18 giugno. Il gruppo (che comprende anche il batterista Enrico “Ninja” Matta e il bassista Luca “Vicio” Vicini) ha proposto più di due ore di spettacolo (con brevi intervalli per cambiarsi d’abito: prima vestiti di rosso con pantaloni neri e poi di nero con accessori rossi) che non hanno dato respiro ai quasi tremila ragazzi accorsi. In scaletta l’intero “Eden” (l’ultimo cd già disco d’oro), tutti gli evergreen tratti dai sei cd finora pubblicati e la cover di “Up Patriots to Arms” di Battiato. «Il momento dello spettacolo deve essere coinvolgente.- ha spiegato Boosta-Qualsiasi siano la vita e la musica che ogni spettatore ha alle spalle, in queste due ore deve staccare dalla quotidianità.»

Il tastierista è di casa in Valle anche perché, scrivendo romanzi noir, è un habitué del “Noir inFestival” di Courmayeur. «La mia anima noir traspare dalla difficoltà che ho sempre avuto a scrivere in maggiore. Il mio mondo in minore, più malinconico e da ballad, durante la registrazione di “Eden” ha interagito con quello, più ballereccio di Samuel. E, nonostante non lavorassimo insieme da 4 anni, la sintesi è arrivata in modo semplice ed istintivo. Forse anche perché abbiamo deciso di abbandonare la compartimentazione degli strumenti, suonando ciascuno strumenti diversi da quello abituale. E’ stato come accendere un ventilatore per cambiare aria, e dopo 15 anni di avventure è stato bello riuscire a mescolare nuovamente le carte divertendoci

In quest’ottica di “disordine dell’innocenza” rientra anche la composizione di “Benzina Ogoshi”, uno dei pezzi più acclamati, il cui testo è nato coi contributi dei fans sul tema di quello che non si riesce a fare e, inesorabilmente, ci viene rinfacciato. «Credo sia la prima “social song”. L’abbiamo fatto per ampliare e rendere più comprensibile una specie di mantra che avevamo scritto sulle critiche ricevute per non essere riusciti a bissare il successo di “Microchip emozionale”.»


In un pezzo cantate “libera l’Italia subito dal prodotto interno lurido”, il riferimento a fatti e personaggi è puramente casuale? «Se non altro a livello profetico mi sembra che stiamo lavorando bene.- ha concluso Boosta- In realtà siamo sempre stati un po’ premonitori. Subito dopo “L’eclissi”, disco molto scuro e con presagi apocalittici, scoppiò la bolla finanziaria. Adesso sembra che ci sia contemporaneità nei fatti tra “Eden” e la rinascita dopo la caduta. E’ la teoria della sincronicità, per cui scrivi quello che c’è nell’aria. E noi siamo attenti a quello che succede e lo raccontiamo. Ci piace tentare di contribuire con la nostra musica all’attuale risveglio delle coscienze. Come nel mito della caverna di Platone, speriamo sia la volta buona che qualcuno si rivolga verso la luce e spezzi le catene.»                                                                                                                                                                                                                             

24 giugno 2011 Pubblicato da | Musica | , , , , , , , , , | Lascia un commento

La vita è bella quando ti sorride con la voce di NOA

Stasera (alle 23) la si potrà ascoltare su RAI 1 nel corso della premiazione del Premio Mogol. Registrata ad Aosta il 14 giugno, l’esibizione andrà, quindi, in onda giusto il giorno del suo compleanno (è nata il 23 giugno 1969). Con alle spalle il suggestivo scenario notturno del Teatro Romano, Achinoam Nini, in arte Noa, interpreterà “I te vurria ‘vasà” , una delle celebri canzoni napoletane che da qualche tempo sono diventate la sua passione, al punto che ha dedicato loro “Noapolis“, il suo ultimo cd. «In questa musica- ha spiegato- c’è qualcosa di universale che accomuna i napoletani agli ebrei: entrambi sono, infatti, emigrati per cercare un futuro migliore in America, continuando, però, a sognare la patria al di qua dell’oceano

Nata a Tel Aviv da una famiglia di ebrei yemeniti costretti a fuggire dal loro paese dopo la proclamazione dello stato d’Israele, a due anni Noa si trasferì con la famiglia a New York. «Inevitabilmente- ha ricordato- imparai ad amare le sonorità di un certo rock degli anni Settanta, del jazz e dell’etno-folk di Paul Simon. Non si può, però, fuggire dalle proprie radici, per cui a 17 anni sono tornata in Israele. Nella mia musica sono, quindi, confluite anche melodie yemenite, ritmi arabi e, naturalmente, la tradizione ebraica. Il risultato è una musica universale, anche perché la mia storia personale mi ha portato ad abbattere ogni barriera. Ecco perché non sopporto le etichette. Non capisco, per esempio, perché, solo per il fatto di essere nata in Israele, qualcuno definisca la mia musica “ebraica”. Quando mai quella di Sting è stata definita musica “cristiana”?».

Non ti sembra, però- abbiamo chiesto- che, così come avevano fatto per il jazz musicisti come Gershwin, grazie a compositori come Paul Simon e Leonard Cohen si sia creato anche nella musica pop-rock un “Jewish mood”? «Gli Ebrei dopo la Diaspora non hanno più avuto una loro terra, per cui se la sono creata nel profondo dell’anima. Non potendo più dire questo è il mio albero, la mia casa, la mia verità, il loro mondo è diventato la poesia, la letteratura, l’elaborazione intellettuale basata sul continuo bisogno di porsi delle domande. L’enorme ricchezza poetica ed intellettuale che ne è scaturita si riflette anche nella nostra musica». Si parla di ebrei e di Olocausto anche nel film “La vita è bella” di Roberto Benigni, alla cui colonna sonora Noa deve uno dei suoi più grandi successi.«Nicola Piovani- ha ricordato- mi chiese di scrivere dei versi per due suoi temi tratti dal film “La vita è bella” di Benigni. “Buongiorno Principessa” era un po’ troppo lento ed i versi non si adattavano bene. Quando, invece, ho sentito quello che poi è diventato “Beautiful that way” ne sono stata subito conquistata. E’ stato come se la musica mi avesse detto: per favore, scrivi i versi per me». E’ stato, aggiungiamo noi, come se la musica di Piovani le avesse detto “cantami”. Indimenticabile, a questo proposito, la versione da brividi con la quale il 15 aprile 2000 Noa,accompagnata dalla sola chitarra di Gil Dor, chiuse, al Palais Saint-Vincent, il suo primo concerto valdostano.                                      

23 giugno 2011 Pubblicato da | Musiche del mondo | , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Stop alla messa in onda de “Il paradiso non è quì”, cantata da Ron al Premio Mogol 2011, da parte della vedova Battisti

In attesa che la sera del 23 giugno venga messa in onda su Rai1 la registrazione della serata finale del Premio Mogol tenutasi al Teatro Romano di Aosta il 14 giugno, scoppia un caso su ‘Il paradiso non e’ qui‘, l’inedito di Lucio Battisti che ad Aosta è stato interpretato magistralmente da Ron con Beppe Barbera al piano. La vedova di Lucio Battisti, Grazia Letizia Veronese, ha chiesto, infatti, alla Rai di non trasmettere quello spezzone.

E’ l’ennesima azione protezionistica nei confronti dell’immagine e dell’opera del marito che la signora Veronese porta avanti, e che ha, finora, portato al blocco di iniziative, cover e pubblicazioni di CD e DVD. «Per legge dobbiamo attenerci alla volonta’ degli eredi di Lucio Battisti- spiega il capostruttura di Rai1 Michele Bovi- Se dalla famiglia non arrivera’ l’autorizzazione a mandarla in onda taglieremo la parte in cui Ron canta “Il paradiso non e’ qui”.»

 Indispettita la reazione di Giulio Mogol Rapetti che della canzone aveva scritto il testo alla fine degli anni Settanta. «Quel brano – racconta Mogol – doveva far parte dell’album ‘Una giornata uggiosa’, l’ultimo che abbiamo fatto insieme. Poi ne rimase fuori e non se ne fece piu’ nulla. Battisti l’aveva cantata in un provino che circola liberamente su Internet.Non capisco questa idea di soffocare una canzone che se non e’ un successo non e’ niente. Ho gia’ deciso che, se mai sara’ possibile pubblicarla, devolverò tutti i proventi in beneficienza. Se la signora Battisti accetta, regaliamo una canzone meravigliosa agli italiani.»                                                                        

20 giugno 2011 Pubblicato da | Cantautori, Televisione | , , , , , , , , , , | 12 commenti

JOVANOTTI e “Le tasche piene di sassi”: con questa canzone qua ho proprio fatto… Mo…Gol.

Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, doppia la vittoria conseguita nel 2008, vincendo, al Teatro Romano di Aosta, anche la quarta edizione del “Premio Mogol” con la canzone “Le tasche piene di sassi”. Il verdetto è stato annunciato dal presidente della giuria, Giulio Mogol Rapetti, intorno alla mezzanotte del 14 giugno. Era, però, già stato deciso qualche giorno prima. Lo ha confermato il bassista Saturnino Celati, il “sarto delle canzoni di Lorenzo”, rientrato appositamente lunedì sera dagli Stati Uniti (dove il cantautore romano si trova) per ritirare il prezioso tatà dorato del valore di 18.000 euro. «Lorenzo era entusiasta quando mi ha detto: abbiamo vinto un’altra volta il Premio Mogol.- ha raccontato Saturnino- E ha aggiunto: con questa canzone qua ho proprio fatto… Mo…Gol. Poi mi ha chiesto: io non ce la faccio ad arrivare in tempo, puoi andare tu? Adesso, però, questo tatà me lo tengo finché non mi darà il diplomino del Davide di Donatello che abbiamo vinto insieme lo scorso anno per “Baciami ancora”.» Oltre ad essere un virtuoso del basso elettrico, il quarantunenne ascolano è, infatti, un bravissimo compositore, coautore di alcuni celebri brani di Jovanotti, come, appunto, “Baciami ancora”, ma, anche, “Penso positivo”, “L’ombelico del mondo” e “Il mio nome è mai più”. «Vorrei in questo momento ricordare anche Franco Santarnecchi, il nostro pianista che ha composto la musica di “Le tasche piene di sassi” e, in precedenza, di “A te”. Con Lorenzo e gli altri musicisti si prova la sensazione bellissima di far parte di un progetto di eccellenza, che in questi vent’anni in cui ci suono con lui non ha avuto mai un calo d’energia e continua a regalarci emozioni intense. Lo dimostra il tour che non è ma stato bello come quest’anno. Quando a fine mese darò il tatà a Lorenzo, fomenterò una data aostana perché questo Teatro romano è un posto straordinario.» Jovanotti ha sbaragliato una concorrenza la cui consistenza ed identità è cambiata fino al momento della registrazione della serata del 14 giugno, condotta con disinvoltura da Fabrizio Frizzi (andrà in onda su Rai 1 alle 23 del 23 giugno). 

Spariti, infatti, cantautori importanti come Cesare Cremonini e Max Pezzali, che fino alla conferenza stampa delle 17.30 erano nella “lista definitiva dei finalisti”, sono, invece, comparsi Max Gazzè con “Mentre dormi” e Le Striscie con “Vieni a vivere a Napoli” dei quali fino a quel momento non si era avuta notizia. Come da copione, invece, le esibizioni degli altri candidati: Alessandro Mannarino, con “Statte zitta”, e Davide Van De Sfroos,con “Yanez”. Il protagonista della serata è diventato, quindi, il maxi-schermo di 8 metri per 4.50 del peso di 8 tonnellate che dominava il palco del Teatro Romano. E’ lì che è stato proiettato un video di Jovanotti, registrato prima della partenza per gli Stati Uniti, che profeticamente preannunciava: «se dovessi vincere fatemi una telefonata e stapperò una bottiglia di champagne in giro per il mondo

Al momento della premiazione, effettuata dal Presidente della Giunta Augusto Rollandin e dall’assessore Laurent Vierin, Saturnino ha letto una lettera di Jovanotti che ha commosso Mara Maionchi che faceva parte della giuria con Mario Luzzatto Fegiz, Paolo Giordano, Marinella Venegoni e Dario Salvatori. «Ricevere il premio Mogol per la seconda volta è come dare il primo bacio per la seconda volta.- c’era scritto- “Le tasche piene di sassi” è nata in cinque minuti, e in quei cinque minuti sono stato di nuovo bambino alle prese con la sensazione forte dell’abbandono di mia madre. Ricevendo questo premio si compie un piccolo prodigio, il dolore e il senso di abbandono si trasformano in me nel loro opposto: gioia e voglia di condividere con tutti la soddisfazione di fare un mestiere che mi permette di non sentirmi mai davvero solo e abbandonato. Grazie Mogol, grazie a tutti e godetevi la vita!»                                                                                                                                                                                              

16 giugno 2011 Pubblicato da | Cantautori | , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

L’apocalisse della porta accanto de “I TRENI ALL’ALBA”

La vita- ha scritto Sandro Penna- è ricordarsi di un risveglio triste in un treno all’alba”. In questa immagine affondano le radici del nome e della poetica de “I treni all’alba”, il gruppo formato dai chitarristi valdostani Daniele Pierini e Paolo Carlotto e dai torinesi Sabino Pace (piano) e Felice Sciscioli (batteria). «Il nome- spiega Pierini- è un’immagine evocativa, di stampo cinematografico, che ognuno può fare sua. Un pò come la nostra musica strumentale che, più che dare messaggi all’ascoltatore, si presta ad esserne interpretata emotivamente

Il titolo del primo cd, “Folk Destroyers” del 2008, indicava già la tendenza a contaminare l’originale matrice folk acustica con un variegato bagaglio di esperienze personali. Tra queste il punk che suonavano nei gruppi di provenienza: gli “Encore Fou” per i valdostani e i “BelliCosi” per i torinesi. «Io e Daniele ci eravamo stancati di gruppi in cui si strillava e basta- racconta Carlotto- per cui, per reazione, nel 2002 abbiamo cominciato a suonare strumenti acustici, senza cantante né basso. Con l’arrivo di Sabino e Felice la tavolozza timbrica si è, poi, allargata. Il punk continua, comunque, ad affiorare nella ripetitività di certi riff, e, soprattutto, nella fisicità viscerale che esce fuori nei concerti. Dal vivo abbiamo sempre avuto una marcia in più, anche se nell’ultimo cd il gap si è livellato.» Si riferisce a “2011 A.D.“, il nuovo cd che il 10 giugno è stata oggetto di un “release party” all‘Espace Populaire di Aosta, nell’ambito della rassegna “Espace Indie Friday”. A balzare subito alle orecchie è una maggiore compattezza («ogni brano del primo cd seguiva una strada strade, per questo album ne abbiamo scelta una sola» ) e un’ulteriore virata verso il prog anni Settanta grazie al maggiore utilizzo di chitarre elettriche e all’organizzazione in concept album.

A legare i nove pezzi è, infatti, il tema dell’ “apocalisse della porta accanto”, nel senso che, come l’orchestrina che suonava mentre il Titanic affondava, i Treni all’alba fanno da colonna sonora alla catastrofe di una quotidianità folle e asservita, i cui vuoti possono essere colmati soltanto con la forza dell’emozione. Nel loro caso è quella di una musica da “fine del mondo” in cui Sergio Leone si mischia coi Black Sabbath, Nino Rota coi Calexico e De Andrè con Wim Wenders. «Siamo tutti appassionati di cinema- continua Carlotto- per cui nei pezzi ci sono molte suggestioni filmiche: da “Attila, flagello di Dio” a “Distretto 13” di John Carpenter. Ma, anche, letterarie come in “L’arte della guerra”. Le musiche, in genere, nascono da me o Daniele, per, poi, essere elaborate collettivamente. Ognuno di noi si fa un immaginario viaggio personale che, però, finisce per andare più o meno nella stessa direzione.» A una musica particolare si associa un progetto particolare: dalla grafica del pittore torinese Domenico Sorrenti al mixaggio di Mauro Tavella, fonico di Linea77, e Madaski degli Africa Unite. La produzione e distribuzione sono, poi, della INRI, neonata etichetta torinese gestita da Paolo e Davide Pavanello (chitarrista e bassista dei Linea77). «Prevediamo spettacoli “altri” rispetto al normale concerto- conclude Carlotto- perché èun progetto musicale senza limitazioni di genere che si presta ad interazioni con differenti arti: dal cinema al teatro alle installazioni.»                                       

11 giugno 2011 Pubblicato da | Musica | , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

“Déjà bu”, il concept album sull’alcool di Carlo ENRIETTI

Da “La società dei magnaccioni” ad “Amico whisky”, da “Fegato spappolato” a “John Barleycorn” (che, in un celebre motivo popolare inglese, personifica birra e whisky) l’alcool è sempre stato tra i temi preferiti delle canzoni. Al punto che una ricerca dell’Università di Pittsburgh ha quantificato che nel 2009 un terzo delle canzoni pop americane trattavano di alcool e altre droghe. E’, però, la prima volta che, grazie al valdostano Carlo Enrietti, l’alcool è protagonista di un intero concept-album, significativamente intitolato “Déjà bu”, che il 9 giugno è stato presentato con un miniconcerto (con il percussionista Guido Gressani) alla libreria A la page” di Aosta. «Che senso ha la moderazione nei confronti di una droga pesante?- si è chiesto il sessantenne cantautore- Nel cd prendo posizione con ironia sul problema del consumo responsabile di alcol, esorcizzandone, nello stesso tempo, il mio.» 

Enrietti ha, così, approfondito aspetti psico-sociologici finora musicalmente poco indagati dell’alcool: dall’evocazione, nella title-track, della “memoria del vino” (“Chiudo gli occhi e mi sento come un senso di…déjà bu!”) alle ripercussioni che le “pazze papille” hanno sul sociale. Eccolo, quindi, cantare dell’alcool come valvola di sfogo del mal di vivere in “Una persona per bere”, “Adagio contabile” e “Mamma, io da grande faccio l’alcolista” (“Sempre così assediato posso sembrare schivo, ma l’unico mio rito è ormai l’aperitivo”). O, peggio, come causa di violenza familiare (“Appena conosciuti il bere era l’unione- canta nel rock “Mah…Tilde”- Col tempo e con i figli tu quel vizio l’hai perso, lui invece continua e troppo spesso è un po’ sverso”) e di incidenti stradali (“la voglia di far ciò che vuoi mi ha cambiato tutto in un Bang!”, canta in “Bang”). “Déjà bu”, registrato negli studi Audio Musica Recordings con Andrea Dugros e vari ospiti, conferma l’eclettismo musicale di Enrietti, sia dal punto di vista compositivo che esecutivo (oltre a cantare vi suona chitarre, tastiere, basso, mandolino, armonica, flauto e kalimba). Qualità già messe in mostra nei precedenti cd “Quarantannisuonati” (del 1997) e “In perfetto ritardo” (del 2008), frutti maturi di una storia musicale che affonda le radici negli anni ’60, quando fu uno dei protagonisti del “Fontina rock”. «Per me- conclude- anche la musica è, come l’alcool, una droga pesante, che, però, inebria senza, per fortuna, lasciare il mal di testa.» La presentazione del cd è stata l’occasione per rilanciare la sua campagna per la riduzione dell’I.V.A al 4% sui supporti musicali contraddistinta dal logo “L’oca giù l’I.V.A.”                                                                                                                                            

9 giugno 2011 Pubblicato da | Musica valdostana | , , , , , , , | 1 commento

MICK HUCKNALL ad Aosta tra (SIMPLY) RED e (Bobby) BLUE

In vino veritas, dicevano i latini. Lo conferma Mick ‘Red’ Hucknall, il rosso leader dei Simply Red. Nato, a Manchester l’8 giugno 1960, ha una casa a Sant’Alfio, sul versante est dell’Etna, dove possiede sei ettari di superficie coltivata a vigneto. Con le sue uve produce un vino che è il suo ritratto: sia perché lo ha chiamato “Il cantante“, sia, soprattutto, perché è un rosso. Il viso e i lunghi riccioli rossi di Hucknall hanno caratterizzato le copertine dei cd e dei videoclip della band pop-soul britannica, che tra il 1984 ed il 2009 ha venduto ben 55 milioni di dischi. Nel maggio 2008, prima di chiuderne definitivamente l’esperienza con il “Farewell tour”, Hucknall pubblicò il suo primo, e finora unico, cd solista: Tribute to Bobby. Fu col suo tour promozionale che arrivò ad Aosta il 19 luglio 2008 per esibirsi nella tensostruttura del Teatro Romano gremita di oltre seicento appassionati. La serata, inserita nella rassegna “Aosta Classica”, iniziò con la proiezione di un documentario su Bobby “Blue” Bland, il bluesman del Tennessee che, pur senza aver mai composto né, tantomeno, suonato alcuno strumento, grazie alla sua incredibile voce é diventato uno dei principali artefici della svolta verso il moderno “Soul sound”. «Uno di quegli artisti- confessò Hucknall- che hanno influenzato il mio modo di cantare molto prima che io diventassi uno schiavo del successo.» Le 12 canzoni del cd, tratte dal vasto repertorio di Bobby (tra queste la “Farther up the road” fatta sua da Eric Clapton), hanno costituito buona parte della scaletta di un concerto che ha visto il pubblico scaldarsi gradualmente fino all’apoteosi finale, con tutti in piedi a ballare gli hit dei “Simply Red”, a cominciare da “Money’s too tight”.

8 giugno 2011 Pubblicato da | Musica | , , , , , , | Lascia un commento

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